SPECIALE DIFESA
 
Speciale difesa: Libia, tribù Sebha, rispetteremo gli accordi firmati a Roma
Tripoli, 27 apr 15:45 - (Agenzia Nova) - I capi tribù dei Tebu e degli Awlad Suleiman di Sebha, nel sud della Libia, si sono detti “fermi nel rispettare gli accordi di riconciliazione nazionale e tribale firmati a Roma lo scorso mese”, assicurando che i capi tribù non verranno meno all’impegno preso. In una nota congiunta diramata al termine di una riunione tenuta ieri sera, le due tribù hanno reso noto di aver discusso della situazione della sicurezza a Sebha e chiedono “a tutti i miliziani di rientrare nelle proprie postazioni precedenti”. Dopo tre giorni di intense trattative, venerdì 31 marzo al Viminale i capi delle principali tribù della Libia meridionale, gli Awlad Suleiman (arabi) e i Tebu (etnico sahariano, ceppo etiope), alla presenza dei leader Tuareg e del vicepresidente libico Kajman, hanno firmato un insperato accordo di riconciliazione. Le stesse tribù hanno chiesto all'Italia (rappresentata dal ministro dell'Interno, Marco Minniti, e dal segretario generale della Farnesina, Elisabetta Belloni) di farsi garante del patto.

Dal 2011 il Sud della Libia è teatro di una lotta fratricida tra i Tubu e diverse tribù arabe per il controllo delle rotte transfrontaliere attraverso cui transitano merci e bestiame, ma anche migranti, sigarette, droghe ed armi; si tratta di una vastissima area desertica che confina con l'Algeria, il Niger ed il Ciad e che sfugge all'autorità di Tripoli anche se la maggior parte dei leader politici e militari locali hanno dichiarato fedeltà al governo di unione nazionale di Fayez al Sarraj. Il documento finale dell'incontro di Roma, svoltosi grazie alla mediazione italiana, afferma di voler combattere "una economia basata sui traffici illeciti che provoca centinaia di morti nel Mediterraneo, spinge migliaia di disperati alla ricerca di una vita migliore ed alimenta le spinte populiste in Europa e la minaccia jihadiste nel deserto". L'accordo inoltre sancisce l'impegno a mettere in pera al più presto delle opportunità di formazione professionale per i giovani libici allo scopo di "allontanarli dal loro unico mezzo di sussistenza, la criminalità". (Res)
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