SPECIALE DIFESA
 
Speciale difesa: Moldova, si acuisce il conflitto istituzionale, scontro tra governo e presidente Dodon su nomina ministro Difesa
Chisinau, 22 set 15:30 - (Agenzia Nova) - La Corte costituzionale della Moldova e i deputati di Chisinau hanno un ruolo decisivo per risolvere lo scontro istituzionale che si sta acuendo nel paese dell’Europa centro-orientale. E’ quanto sembra emergere dagli ultimi sviluppi del conflitto tra il governo filo-europeo del premier Pavel Filip e il presidente filo-russo Igor Dodon. Le tensioni sono cresciute dopo che Dodon ha rifiutato la candidatura di Eugen Sturza per la carica di ministro della Difesa, come proposto dal leader del Partito democratico della Moldova, al governo nel paese, Vlad Plahotniuc. Dodon ha rifiutato due volte la candidatura di Sturza e il governo ha già presentato un ricorso davanti alla Corte costituzionale. Il governo vuole sapere come procedere nel caso in cui “il presidente della Repubblica Moldova rifiuta ripetutamente la proposta di nomina di un ministro". Tale vicenda si somma al rifiuto da parte di Dodon di promulgare una serie di leggi approvate dal governo.

Il leader liberare Mihai Ghimpu ha inoltre annunciato durante la sessione odierna del parlamento che intende richiedere la sospensione del presidente moldavo presentando un progetto di risoluzione in tal senso. Secondo la Costituzione, in caso di “atti gravi” che violano la legge suprema, il presidente della Repubblica può essere sospeso dall'incarico con il voto favorevole di due terzi dei deputati in parlamento. “Non accettiamo compromessi su questo argomento e non proporremo un'altra persona”, ha dichiarato Plahotniuc in riferimento alla scelta di Sturza. “Il presidente è obbligato a nominare un candidato proposto più volte dal governo: questo prevede la legge, e noi la rispetteremmo”, ha aggiunto Plahotniuc.

Struza è stato capo del gabinetto di Iurie Leanca quando quest’ultimo era primo ministro, dal 2013 al 2015. Il portafoglio della Difesa è rimasto scoperto il 12 dicembre dello scorso anno quando il partito liberale (Pl) ha ritirato il sostegno politico ad Anatol Salaru, e il leader dello schieramento Mihai Ghimpu ne ha richiesto le dimissioni dalla carica di ministro della Difesa. Sempre nel dicembre del 2016, il presidente della Repubblica Moldova ha annunciato le sue intenzioni di non accettare alcun ministro proposto dall’attuale maggioranza parlamentare. E il presidente Dodon ha proposto al primo ministro un'alternativa: nominare il generale Victor Gaiciuc come ministro della Difesa.

Per risolvere il contrasto tra governo e parlamento da una parte, e la Presidenza da un’altra parte, il governo si è rivolto alla Corte costituzionale alla quale richiede di chiarire la situazione in cui il presidente rifiuta ripetutamente un candidato governativo per la carica di ministro. Il governo ha fatto riferimento in particolare ad una recente decisione della Corte costituzionale, che stabilisce che il presidente non può bloccare una nomina del governo, anche se non è d'accordo con la sua proposta. “La sentenza della Corte costituzionale n. 15 del 23 marzo 1999 specifica che il dovere di nomina dei membri del governo da parte del il presidente della Repubblica Moldova, in seguito al voto di fiducia concesso dal parlamento, è obbligatoria e non dipende dalla volontà del capo dello Stato. Il presidente non può rifiutare una nomina del governo, e questa deve rispettare i requisiti derivanti dal voto di fiducia del parlamento. La Corte ha inoltre concluso che il presidente moldavo non ha il diritto di rifiutare la nomina del governo”, si legge nel comunicato pubblicato sul sito del governo di Chisinau. La sentenza della Corte del 1999 interpreta tuttavia l'articolo 82 della Costituzione moldava, abrogata nel 2000.

Per quanto riguarda la votazione per la sospensione di Dodon, la Costituzione moldava indica che il presidente della Repubblica può essere sospeso con il voto di due terzi dei 101 deputati del parlamento di Chisinau. Se la sospensione viene votata in parlamento, allora entro 30 giorni deve essere organizzato un referendum popolare per approvare le dimissioni del presidente. I 24 deputati socialisti sono sicuri di non votare contro un’eventuale sospensione di Dodon. Il resto dei partiti parlamentari, ovvero 77 deputati, potrebbero essere aperti a negoziati sulla proposta di destituzione del capo dello Stato.

D'altra parte, Dodon ha annunciato che si rivolgerà alla Commissione di Venezia, organismo consultivo del Consiglio d’Europa, facendo leva sulla posizione secondo cui non può essere obbligato a firmare decreti con i quali non è d'accordo. In un'intervista per l’emittente “Tribuna.md”, il portavoce del Partito democratico Vitalie Gamurari ha annunciato che il Pd non ha avuto e non ha intenzione di estromettere Dodon dalla carica di presidente della Repubblica. Nella stessa intervista, Gamurari ha precisato tuttavia che i democratici non trascureranno una situazione in cui il presidente Dodon continuerà a violare espressamente le disposizioni della Costituzione. (Moc)
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