SPECIALE DIFESA
 
Speciale difesa: Iraq, prosegue l'avanzata dell'esercito nel nord del paese, militari impegnati su tre fronti
Baghdad, 22 set 15:30 - (Agenzia Nova) - Le forze irachene sono ormai vicine alla liberazione di tutto il territorio nazionale dal giogo dello Stato islamico (Is). Ieri l’esercito e le milizie a maggioranza sciita (Pmu) hanno lanciato due nuove offensive nel nord del paese, nelle province di Kirkuk e Salah al Din, per strappare al gruppo jihadista le sue ultime roccaforti di Hawija e di Sharqat Est (parte orientale del distretto di Sharqat), dopo aver avviato sabato 16 settembre l’operazione per liberare Akashat e al Qaim, nella provincia di Anbar. La prima fase delle operazioni ad Hawija e Sharqat si è conclusa nel giro di poche ore con la liberazione di numerosi villaggi, come annunciato da Abdul Amir Rashid al Jarallah, comandante delle forze congiunte irachene.

L’operazione nel distretto di Hawija, dove si sarebbero rifugiati molti leader dello Stato islamico fuggiti da Mosul, era stata data per imminente già dieci giorni fa, ma la decisione del consiglio provinciale di Kirkuk di far partecipare i cittadini della provincia al referendum sull'indipendenza della regione autonoma del Kurdistan iracheno, programmato per il 25 settembre, ha spinto le forze irachene a rimandarla e anticipare quella ad al Qaim, nel governatorato di Anbar. Le forze di Baghdad sono quindi impegnate su tre fronti diversi e in nessuno di essi sono coinvolte le forze curde Peshmerga.

Questa mattina il premier iracheno, Haider al Abadi, annunciando l'inizio della prima fase della liberazione di Hawija, nella provincia di Kirkuk, ha precisato che i Peshmerga, il cui ruolo nella lotta all’Is in Iraq è sempre stato determinante, non vi avrebbero partecipato. "All'alba di un nuovo giorno per l'Iraq, annunciamo la prima fase dell'operazione per liberare Hawija, adempiendo al nostro impegno verso il popolo iracheno di liberare tutto il territorio iracheno dalla presenza dei combattenti", si legge nel comunicato. "Rivolgendomi alle nostre forze eroiche di ogni genere - ha detto Abadi - stiamo combattendo contemporaneamente e stiamo conseguendo una vittoria dietro l'altra".

Le forze curde, tuttavia, hanno fatto sapere che avranno comunque un ruolo nella liberazione delle ultime roccaforti dell’Is. Il ministero dei Peshmerga della regione autonoma del Kurdistan iracheno ha emesso un comunicato in cui sottolinea che le forze curde sono coinvolte nella battaglia per la liberazione di Hawija ma solo in coordinamento con l'esercito. Le milizie curde avrebbero già ricevuto i documenti relativi ai piani strategici per la liberazione di Hawija la scorsa settimana. "Sui documenti abbiamo visto quali sono i punti più importanti da proteggere per prevenire l'infiltrazione dei terroristi”, si legge nel comunicato.

Le forze Peshmerga quindi “non parteciperanno alle operazioni di liberazione di Hawija sul terreno, ma sono coinvolte solo nel coordinamento militare", ha dichiarato nella nota il segretario generale del ministero Jabbar Yawar. Quest’ultimo ha aggiunto che "le forze Peshmerga sono presenti lungo la linea che si estende dal distretto di Makhmour fino a Tuz Khurmatou, come supporto alle forze federali per evitare infiltrazioni dei terroristi". Nella nota si precisa infine che "le forze armate irachene sono presenti in coordinamento con i Peshmerga nelle aree di Makhmour e Dibke”. La partecipazione dei Peshmerga sembra quindi essere ancora determinante, malgrado le recenti tensioni tra Baghdad ed Erbil in merito al referendum consultivo sull'indipendenza previsto lunedì 25 settembre.

L’avanzata delle forze dell’esercito iracheno contro lo Stato islamico nella provincia di Anbar, nel frattempo, sta registrando dei rallentamenti a causa della massiccia presenza sul terreno di ordigni esplosivi lasciati dai terroristi islamici. I militari di Baghdad sono giunti nel distretto di Anah dove le tante mine lasciate sul terreno rallentano l’avanzata dell’esercito verso il confine siriano. Intanto ieri le truppe irachene con l’aiuto delle milizie tribali sunnite hanno iniziato le operazioni per la riconquista di Anah e distano solo poche centinaia di metri dall'ingresso della città. L’avanzata nell’area desertica dell’Anbar, che gode della copertura dei caccia della Coalizione internazionale contro il terrorismo, va avanti su tre direttrici e punta ad al Qaim al confine con la Siria che è ora la nuova roccaforte dello Stato islamico.

Le forze armate irachene hanno annunciato sabato 16 settembre di aver iniziato un'offensiva per cacciare lo Stato islamico (Is) da un'area al confine con la Siria, a sud dell'Eufrate nella provincia di Anbar. Secondo quanto riferito da Abdel Amir Yarallah, "l'Esercito, le milizie Hashd al Shaabi (Unità di mobilitazione popolare a maggioranza sciita, Pmu) e le guardie di frontiera hanno iniziato l'operazione per liberare la zona di Akashat" che si trova vicino al Qaim. Secondo l'esercito iracheno, ad Akashat erano rimaste circa 300 famiglie di civili. Imed Meshaal, sindaco di Rutba, città dell'Anbar liberata lo scorso anno dal giogo dell'Is, ha spiegato che il gruppo jihadista ha trasformato l'area di Akashat, una volta importante per la produzione di fosfati, in un "hub" per lo smistamento di armi con campi di addestramento e centri di comando. In tutta la zona di al Qaim dovrebbero essere presenti poco più di 1.500 miliziani dello Stato islamico. (Irb)
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