SPECIALE ENERGIA
 
Speciale energia: Descalzi (Eni), abbiamo aumentato distribuzione gas nei paesi dove operiamo
Roma, 19 lug 14:00 - (Agenzia Nova) - La società petrolifera e del gas italiana Eni ha deciso di intensificare la distribuzione di gas nelle aree dove opera - dal Venezuela, alla Libia fino al Pakistan - per contribuire a sviluppare le economie dei paesi ospitanti. Lo ha detto l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, ieri in un’audizione sul Piano strategico 2017-2020 alla commissione per le Attività produttive della Camera dei deputati. “Abbiamo intensificato la distribuzione di gas per dare accesso all'energia in tutte le aree dove lavoriamo”, ha detto Descalzi. In Egitto, infatti, la società italiana “ha chiuso temporaneamente le linee di esportazione” per garantire al paese delle piramidi il gas di cui ha bisogno. “In Libia - ha aggiunto l'amministratore delegato - siamo gli unici ad aver sviluppato una linea di gas domestica, nessun altro lo ha voluto fare. Il 60 per cento del gas che produciamo lo diamo alla Libia, dove siamo l'unico fornitore: il resto lo mandiamo in Italia”. Lo stesso discorso, ha detto Descalzi, vale anche per l'Algeria e la Nigeria, “dove abbiamo sviluppato per circa 700-800 milioni di dollari una centrale a ciclo combinato da 480 megawatt a cui diamo tutto il gas”.

In Venezuela, ha detto ancora Descalzi, tutto il gas prodotto dall’azienda italiana va al mercato domestico, così come in Congo e Ghana. "Abbiamo già preso un impegno con il Mozambico per sviluppare una centrale da 75 megawatt e questo avviene anche in Pakistan e parzialmente in Indonesia", ha detto l'amministratore delegato. “La vendita all'export dà più valore. Ovviamente – ha aggiunto Descalzi - quando si dà il gas ai paesi ospitanti bisogna pensare che poi il gas vada tradotto in elettricità e che debba essere pagato per recuperare l’investimento: da questo punto di vista ci sono maggiori rischi”. La strategia di Eni, tuttavia, si basa sul lungo periodo. “In Africa 650 milioni di persone non hanno accesso all’elettricità e, quindi, non vi è possibilità di sviluppare alcuna forma di industrializzazione”, ha detto ancora Descalzi. “Noi crediamo che l’Africa debba poter diventare un interlocutore sicuro: l’Africa deve assolutamente poter avere l'energia per sviluppare l’industria, un po’ come è successo in Italia nel dopoguerra”. (Asc)
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