SPECIALE DIFESA
 
Speciale difesa: Sud Sudan, ex coordinatore Onu Schumann, “fermare forniture di armi”
Berlino, 10 lug 15:15 - (Agenzia Nova) - L’indipendenza del Sud Sudan avrebbe dovuto portare la stabilità e la pace necessaria a innescare lo sviluppo di quella regione africana. Tuttavia, sei anni dopo la dichiarazione di indipendenza del 9 luglio 2011, la situazione nello Stato africano è precaria. Le linee di frattura della guerra civile scoppiata nel 2013 sono ancora presenti. Le Nazioni Unite hanno contato quasi due milioni di sfollati interni, e centinaia di migliaia di persone sono fuggite nei Paesi vicini. Secondo Amnesty International, il Sud Sudan resta teatro di violazioni dei diritti umani gravi e diffuse. Il saccheggio e la distruzione hanno portato a carenze alimentari acute. Le carestie sono indotte da alcune fazioni come arma contro la popolazione. A fine di giugno la situazione è peggiorata ulteriormente: Sia le milizie che il governo hanno minacciato un genocidio nelle regioni di Jonglei e Equatoria. Il conflitto, però, "non è solo di natura etnica”, sostiene Peter Schumann, ex coordinatore della missione Onu “Unmis” nel Sudan meridionale, intervistato dalla “Frankfurter Allgemeine Zeitung”. “La guerra civile è personificata dalla rivalità tra il presidente Salva Kiir (membro del Dinka) e l’ex Vice Presidente Riek Machar (un Nuer). Questo è accompagnato dalla scissione del Movimento di Liberazione del Sud Sudan”, spiega l'esperto.

“Si tratta di un conflitto multi-dimensionale, in cui diverse influenze e gli interessi si sovrappongono. Anche se la dimensione etnica svolge un ruolo, la regione o gli interessi dei paesi confinanti sono attori protagonisti”. Tra i fattori di destabilizzazione, spiegai l funzionario, c’è senz’altro l’importazione di armi dall’Ucraina, oltre che dall’Egitto e da Israele. “Il lavoro della politica dovrebbe essere quello di fermare l’esportazione di armi verso questi Paesi”, sottolinea Schumann. “Senza questo commercio, senza esperti che operano su questi sistemi d’arma, il conflitto nel Sudan meridionale non avrebbe un’escalation così brutale, né la minaccia per i caschi blu della Unmis sarebbe così mortale”. La missione delle Nazioni Unite ha visto il ritiro lo scorso anno delle truppe tedesche proprio a causa del pessimo quadro della sicurezza. Tuttavia, scrive il funzionario, con la sua non-azione il governo tedesco è corresponsabile dell’escalation del conflitto. La comunità internazionale dovrebbe concentrarsi, secondo Schumann, sulle possibili soluzioni politiche. “È stato un errore ritenere che l’indipendenza avrebbe sedato i conflitti interni e ci sono stati chiari segnali che la componente etnica sarebbe stata sfruttata una volta che fosse scoppiato il conflitto”, sottolinea l’esperto tedesco. La diversità culturale ed etnica del Sud Sudan è la sua forza e nel contempo la sua debolezza. Interi villaggi sono stati distrutti, le persone cacciate o perseguitate e in questo il governo del presidente Silva Kiir ha una responsabilità particolare. Occorrerebbe creare aree protette in cui convogliare la popolazione, spiega Schumann, ma questo genere di iniziative richiede tempo, risorse e determinazione politica. (Res)
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