SPECIALE DIFESA
 
Speciale difesa: Slovenia-Croazia, ministro Esteri Erjavec, Zagabria rivedrà posizione su arbitrato confini
Lubiana, 10 lug 15:45 - (Agenzia Nova) - La Croazia ammorbidirà la sua posizione contraria alla sentenza della Corte internazionale d'arbitrato dell'Aja sui confini: l'attuazione di tale decisione è nell'interesse sia di Lubiana che di Zagabria. Lo pensa il ministro degli Esteri sloveno, Karl Erjavec, secondo quanto affermato nel corso di una lunga intervista al quotidiano "Vecer". Erjavec ha espresso rammarico per i recenti incidenti che hanno visto coinvolti alcuni pescatori croati nel Golfo di Pirano, l'area interessata dalla decisione arbitrale, precisando tuttavia che "non sono stati causati dalla Slovenia". Secondo il ministro Erjavec è molto importante che la Commissione europea si sia chiaramente espressa a sostegno della necessità di rispettare il verdetto dell'Aja sulla demarcazione delle acque territoriali tra Slovenia e Croazia e "le cose stanno andando nella direzione giusta". Ma l'avvicinamento delle posizioni tra i due paesi sarà graduale e richiede tempo, a parere di Erjavec, motivo per cui non bisogna aspettarsi risvolti decisivi dall'incontro bilaterale in programma per il 12 luglio tra i premier croato e sloveno, Andrej Plenkovic e Miro Cerar. Maggiori aspettative sono state espresse dal capo della diplomazia slovena riguardo al prossimo Vertice di Trieste sui Balcani occidentali, che si svolgerà lo stesso giorno del bilaterale Plenkovic-Cerar.

Secondo quanto emerso dalla riunione dei partiti sloveni presieduta nei giorni scorsi dal premier Cerar, la classe politica slovena è unita nell’impegno di rispettare la sentenza della Corte d'arbitrato internazionale dell'Aia del 29 giugno scorso sui confini con la Croazia attraverso il dialogo con Zagabria e informando regolarmente la Commissione europea del processo. Il primo ministro sloveno ha aggiunto di aver concordato con il presidente del parlamento Milan Brglez, con il presidente del Consiglio nazionale Mitja Bervar, il presidente Borut Pahor e i leader di tutti i partiti politici sul fatto che "una discussione costruttiva ha valutato che la Slovenia deve essere determinata nel processo di attuazione ma anche prudente". "Ogni passo deve essere accuratamente pensato e adottato con prudenza e il dialogo con la Croazia deve essere costantemente mantenuto nello spirito delle relazioni di vicinato", ha detto ancora il premier.

Cerar ha poi spiegato di aver voluto confermare l'unità politica per quanto riguarda il rispetto della sentenza arbitrale. “Tali incontri avranno luogo anche in futuro, quando si verificheranno nuovi fatti e circostanze”, ha aggiunto il primo ministro, che ha ricordato ai partecipanti che incontrerà la sua controparte croata Andrej Plenkovic il 12 luglio. "Gli esporrò le nostre prime e future mosse per quanto riguarda la decisione arbitrale e ascolterò le sue proposte", ha affermato Cerar, secondo cui però la riunione bilaterale non riserverà grandi sorprese, considerando che la Croazia ha già dichiarato di non voler rispettare la sentenza. Infatti, Plenkovic, commentando l'invito della Commissione europea a Slovenia e Croazia ad attuare la decisione, ha dichiarato che l’Ue dovrebbe restare nella sua giurisdizione, che non include il problema delle frontiere tra Croazia e Slovenia.

Il presidente Pahor ha concordato con Cerar che l'attuazione della sentenza del tribunale arbitrale di frontiera doveva essere raggiunta in modo pacifico e attraverso il dialogo. "Abbiamo un'occasione unica per chiudere questo capitolo una volta per tutte con una politica paziente e prudente", ha detto alla stampa. Pahor si è detto molto soddisfatto della sentenza arbitrale relativa al corso del confine nella baia di Pirano, aggiungendo che nessun altro percorso diverso dall'accordo arbitrale sarebbe tanto favorevole per la Slovenia. Cerar ha aggiunto che nella discussione si è anche sottolineata l'importanza della sentenza arbitrale per la regione, in particolare per i paesi dei Balcani occidentali. "Una tale decisione è un esempio di best practice su come le frontiere e le altre controversie tra i paesi possano essere risolte in modo civile e legale", ha detto, aggiungendo che questa decisione è importante per la regione, ancora molto inquieta.

Pahor da parte sua ha ammesso anche che l’attuazione sarà un problema grande e impegnativo, dato che la Croazia ufficialmente non riconosce la sentenza. “Ma questo problema non è insolubile”, ha aggiunto. Il presidente ha ribadito poi l’importanza dell’aiuto della Commissione europea per promuovere il dialogo tra i paesi e degli sforzi della comunità internazionale affinché Slovenia e Croazia arrivino a una soluzione basata sul diritto internazionale. Solidali all’attuazione della sentenza anche le opposizioni. “I partiti parlamentari sono uniti, anche se non c'è consenso sul fatto che l'arbitrato fosse necessario e su come iniziare ad attuare la sentenza”, ha detto Janez Jansa, leader della principale forza di opposizione il Partito Democratico sloveno (Sds).

"La decisione è giuridicamente vincolante per la Slovenia come per la Croazia e non è possibile attuarla unilateralmente", ha aggiunto Jansa, che ha espresso dubbi sul fatto che il governo sfrutterà le sue opportunità. Secondo il leader dell’Sds, la Slovenia può realisticamente aspettarsi un tentativo di mediazione, tra cui "riunioni di rappresentanti di Commissione europea, Slovenia e Croazia, in cui i due paesi saranno nella stessa posizione". Zagabria e Lubiana hanno firmato alla fine del 2009 l'accordo sull'arbitrato. L'accordo, firmato a Stoccolma, è stato raggiunto grazie a un'intermediazione dell'Unione europea. Il tribunale dell'Aia ha stabilito che il confine tra la Slovenia e la Croazia nella zona del Vallone di Pirano deve essere rappresentato da una linea retta che collega il Capo di Madonna in Slovenia e il Capo di Pirano in Croazia. Tale decisione significa che l'80 per cento del Vallone di Pirano è stato assegnato alla Slovenia, mentre il confine sulla terraferma è rimasto, in base alla decisione della corte, invariato.

Il confine in Istria deve seguire il fiume Dragogna, come richiesto dalla Croazia, mentre alla Slovenia va garantita una fascia "di giunzione" per l'accesso alle acque internazionali. Tale fascia, dalla larghezza di 2,5 miglia nautiche deve garantire alla Slovenia il diritto di navigazione, di sorvolo e di posa di tubi o cavi sottomarini, nonostante faccia parte di acque territoriali croate. La corte ha inoltre stabilito che il picco di Sveta Gera rimane territorio croato ma si è dichiarata "non competente" per decidere della richiesta della Croazia di ordinare la dislocazione dei complessi militari sloveni dal territorio croato. La Croazia e la Slovenia hanno firmato alla fine del 2009 l'accordo sull'arbitrato. L'accordo, firmato a Stoccolma, è stato raggiunto grazie a un'intermediazione dell'Unione europea.

Zagabria ha annunciato due anni fa l'intenzione di ritirarsi dalla procedura, dopo che i media locali hanno pubblicato registrazioni di comunicazioni tra lo sloveno Jernej Sejolec, allora uno degli arbitri, e Simona Drenik, funzionaria del ministero degli Esteri di Lubiana. Nei trascritti in questione i due hanno discusso la possibilità di definire "una strategia per influenzare gli altri membri della Corte d'arbitrato" e la loro pubblicazione ha ovviamente creato una valanga di richieste di ritirarsi dalla procedura da parte dei rappresentanti politici croati. In seguito alle dimissioni di Sekolec e della Drenik, l'allora ministro degli Esteri croato Vesna Pusic ha comunque chiesto alla corte di sospendere la procedura. La decisione di ritirarsi dalla procedura in modo definitivo è stata approvata dal parlamento monocamerale croato all'unanimità nel 2015 e Zagabria ha in seguito proposto a Lubiana di "avviare trattative su una soluzione alternativa" mentre la Slovenia ha continuato invece a insistere sulla continuazione della procedura. (Lus)
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