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Mali: a Bamako vertice dei paesi G5 Sahel, previsto varo nuova forza militare congiunta
Bamako, 02 lug 2017 11:30 - (Agenzia Nova) - I capi di stato dei paesi del G5 Sahel (Mauritania, Mali, Burkina Faso, Niger e Ciad) si riuniscono oggi a Bamako per discutere di come rendere operativa la forza militare congiunta antiterrorismo approvata nei giorni scorsi dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Nel corso del vertice, al quale prenderà parte anche il presidente francese Emmanuel Macron, si discuterà soprattutto di come finanziare la nuova formazione, che secondo le previsioni avrà bisogno di circa 400 milioni di euro per diventare operativa. Finora, infatti, l’unico sostegno concreto è arrivato dall’Unione europea, che per voce dell’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Ue Federica Mogherini ha annunciato un supporto finanziario di 50 milioni di euro.

"La stabilità e lo sviluppo della regione del Sahel – aveva dichiarato Mogherini in occasione del terzo incontro ministeriale dell'Ue con i paesi del G5 Sahel in Mali – sono cruciali non solamente per l'Africa ma anche per l'Europa. Noi siamo vicini e tutto ciò che accade in uno dei nostri continenti ha un impatto sull'altro. Dobbiamo unire le nostra forze per lottare contro il terrorismo, contro i traffici di tutti i generi, incluso quello di esseri umani, e per una migliore gestione delle frontiere". Secondo il capo della diplomazia Ue, "la cooperazione tra i paesi del G5 Sahel è la chiave per garantire con successo il territorio del Sahel". Il "nostro sostegno" alla forza congiunta "mostra che possono contare su di noi". Garantire la sicurezza della regione "è anche una condizione indispensabile per il suo sviluppo. Conduciamo in parallelo azioni complementari di aiuto alla creazione di lavoro, alla formazione o alla salute della popolazione. Continueremo a investire nello sviluppo dell'Africa, perché è un investimento nel nostro futuro comune".

Nella prima bozza di risoluzione presentata lo scorso 6 giugno dalla Francia, Parigi aveva chiesto al segretario generale Onu, Antonio Guterres, supporto logistico ed economico per la nuova forza. Nella bozza approvata dal Consiglio, invece, si rimanda ai prossimi mesi l’analisi degli ostacoli incontrati e delle misure da adottare, incluse quelle di carattere finanziario. Le modifiche la testo, che appare molto ridimensionato rispetto alla versione precedente, seguono il veto degli Stati Uniti, contrari a porre la missione sotto il mandato Onu. Il testo approvato non contempla il capitolo sette della carta delle Nazioni Unite, che autorizza l’utilizzo della forza, ma si limita a “salutare con favore l’impiego di una missione africana congiunta nella regione”. Un cambio di rotta in linea con la scelta della nuova amministrazione statunitense di ridurre il suo coinvolgimento in operazioni militari all’estero, come dimostrato dal recente accordo raggiunto in seno alle Nazioni Unite per ridurre di 600 milioni di dollari – pari al 7,2 per cento – il budget delle forze di pace Onu.

I paesi del G5 Sahel contano ora sull’appoggio dei partner internazionali, come Banca mondiale e Fondo monetario internazionale, e dei loro alleati occidentali, primi tra tutti Berlino e Parigi. A insistere sulla necessità di impiegare una forza congiunta africana sono stati infatti soprattutto i francesi, presenti nella regione fin dal 2013 con l’operazione Serval, poi confluita nella più ampia operazione Barkhane, partita quando il Mali sembrava sul punto d’implodere sotto la pressione dell’offensiva dei jihadisti e dei ribelli tuareg. Non è un caso che il vertice di domenica si terrà alla presenza del presidente Macron, lo stesso che ha riservato al Mali la sua prima visita istituzionale fuori dall’Europa. Parlando al proprio contingente a Gao lo scorso mese, lo stesso Macron ha confermato l’impegno militare della Francia nella regione, da rafforzare anzi con le attività di cooperazione internazionale e di aiuto allo sviluppo.

La nuova forza congiunta, si legge nel comunicato finale dell’ultima riunione G5 Sahel, sarà plasmata sul modello del contingente di sicurezza che già opera nella zona di Liptako-Gourma, a ridosso della frontiera tra Niger, Burkina Faso e Mali. Si punta a rafforzare la collaborazione in atto moltiplicando l’impegno militare in una delle zone più calde della regione. L’idea di una forza militare saheliana aveva iniziato a circolare nel corso di un vertice a N’Djamena già nel novembre 2015. Da allora, tuttavia, il progetto era entrato in fase di stallo, complice l’apertura di altri fonti di conflitto, primo tra tutti quello che vede le forze militari della regione impegnate a contrastare l’offensiva del gruppo jihadista Boko Haram, che continua a mietere vittime nel bacino del lago Ciad.

Una volta costituita la nuova forza militare, che in una fase iniziale dovrebbe disporre di 5 mila uomini, affiancherà le operazioni condotte dai militari maliani e dalle forze internazionali di stanza nella regione, tra cui la già citata missione francese Barkhane e quella delle Nazioni Unite Minusma, definita dagli osservatori l’operazione più pericolosa al mondo per i caschi blu. Proprio per consentire una maggiore cooperazione tra le forze in campo il Consiglio si sicurezza Onu ha rinnovato di un anno, rafforzandolo, il mandato della missione. Oltre a vigilare sulla messa in opera dell’accordo di pace tra governo centrale e ribelli tuareg del nord siglato nel giugno 2015, la missione dovrà fornire supporto alle forze militari maliane e alla nuova forza militare del G5 Sahel e rafforzare la cooperazione con l’operazione a guida francese Barkhane. (Res)
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