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Stati Uniti: Trump in Medio Oriente ed Europa per presentare nuova visione Washington su sicurezza, economia e difesa
Roma, 19 mag 18:15 - (Agenzia Nova) - Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dato il via oggi al suo primo viaggio all’estero dal suo insediamento avvenuto lo scorso 20 gennaio. Il tour toccherà alcuni dei paesi chiave per la politica estera della nuova amministrazione statunitense: Arabia Saudita, Israele, Italia e Città del Vaticano e la sede delle istituzioni dell’Unione Europea: Bruxelles. Il tour precede la partecipazione di Trump al G7 di Taormina, previsto dal 26 al 27 maggio. Tanti i temi sul tavolo dell’importante e delicato viaggio di Trump: il dialogo tra le tre religioni monoteiste, la sicurezza dei paesi del Golfo e di Israele in funzione anti-Stato islamico e anti-Iran, le crisi in Medio Oriente e Nord Africa, il nuovo ruolo della Nato sul fronte meridionale, i rapporti con la Russia e la Cina, le nuove strategie di politica economica espansiva per rilanciare la crescita. Il viaggio giunge inoltre in un periodo particolarmente delicato per l’amministrazione Trump a causa del “Russia gate” che ha visto il presidente accusato di presunte rivelazioni di informazioni segrete al ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov durante la visita di quest’ultimo a Washington lo scorso 10 maggio.

La prima tappa del tour del presidente degli Stati Uniti sarà la capitale dell’Arabia Saudita, Riad. La scelta del paese del Golfo, principale alleato nel Medio Oriente insieme ad Israele e culla dell’Islam, è stata accolta con grande favore dai rappresentanti delle monarchie sunnite. Secondo gli analisti la visita di Trump nel regno degli Al Saud non si limiterà ad essere una visita di Stato, ma un evento teso ad avviare un nuovo ciclo delle relazioni non solo con l’Arabia Saudita ma con tutti i paesi arabi e musulmani. Secondo il quotidiano panarabo “Asharq al Awsat”, tra il 20 e il 21 maggio ci saranno “48 ore di dialogo che cambieranno le regole del gioco nella regione”.

A Riad Trump avrà un incontro bilaterale con re Salman Bin Abdel Aziz e un vertice con i rappresentanti del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg). L’appuntamento più atteso è però il vertice dei leader e dei rappresentanti di 55 paesi musulmani che si terrà nella capitale saudita sotto lo slogan “Uniti sotto un’unica visione, insieme possiamo prevalere”. Durante l’incontro Trump dovrebbe pronunciare un discorso relativo all’Islam che secondo gli analisti sarà nettamente differente, sia per cornice che per il contenuto, da quello del 2009 che vide come protagonista il presidente Barack Obama, con il suo messaggio di apertura lanciato dall’Università di Al Azhar in Egitto. Il discorso Trump dovrebbe essere improntato sulla lotta comune contro il terrorismo dello Stato islamico e mirato ad un rilancio del processo di pace arabo-israeliano.

Ieri, 18 maggio, il ministro degli Esteri saudita, Adel al Jubeir ha delineato alcuni dei punti della visita di Trump, sottolineando che la scelta dell’Arabia Saudita come prima tappa è una chiara indicazione della “sua volontà di stabilire una partnership con i paesi arabi e il mondo islamico”. “Vogliamo mandare un messaggio ai paesi occidentali: il mondo islamico non è un vostro nemico”, ha dichiarato il responsabile della diplomazia saudita. Uno degli argomenti principali al centro di tutti e tre gli incontri sarà il contenimento dell’Iran e una possibile revisione dell’accordo sul nucleare iraniano, appoggiato dall’amministrazione Obama e fortemente osteggiato dalle monarchie sunnite.

La tappa in Israele, prevista dal 22 al 23 maggio è un altro punto molto delicato del tour di Trump e della sua agenda di politica internazionale che mira a rafforzare il ruolo dello Stato ebraico nella regione, aprendo al tempo stesso la possibilità di un trasferimento dell’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme, ma soprattutto fornendo garanzie di protezione dalla minaccia iraniana, come dimostrato dall’imposizione nei giorni scorsi di nuove sanzioni contro due funzionari della difesa iraniani legati al programma missilistico. La visita del presidente Usa nello Stato ebraico, attesa soprattutto per i rapporti di collaborazione e cordialità con il premier Benjamin Netanyahu, sostenitore dell'ex "tycoon" durante la campagna elettorale, è stata in parte messa in ombra dalle forti polemiche legate alle presunte rivelazioni di informazioni segrete sullo Stato islamico alla Russia cedute a Washington dall’intelligence israeliana.

Malgrado le speculazioni da parte dei media statunitensi, il ministro della Difesa israeliano Avigdor Lieberman è intervenuto dichiarando che le relazioni fra Israele e Stati Uniti sono “profonde, significative e senza precedenti sia nella loro portata che nel contributo alla nostra forza”. Per gli analisti le polemiche che stanno accompagnando il viaggio di Trump in Israele, a cui si sono aggiunte dichiarazioni controverse da parte dello staff presidenziale sullo status del Muro occidentale, non dovrebbero intaccare lo stretto rapporto con le autorità israeliane e soprattutto con Netanyahu. L’unità di intenti tra Washington e Gerusalemme è stata resa chiara da Trump già all’indomani dell’insediamento con la nomina a consigliere del genero Jared Corey Kushner, appartenente ad una influente famiglia ebraica, e con la scelta come ambasciatore in sostituzione di Dan Shapiro, dell’avvocato David Friedman, molto vicino alle posizioni della destra israeliana per quanto riguarda l’espansione degli insediamenti.

Il viaggio di Trump in Medio Oriente, dovrebbe prevedere anche una tappa a Betlemme, in Cisgiordania, anche se per ora la Casa Bianca non ha ancora diffuso un’agenda ufficiale dei vari appuntamenti. Tuttavia la questione israelo-palestinese è un tema molto sentito dal presidente statunitense, che nelle scorse settimane ha accolto a Washington prima il premier Netanyahu e in seguito il presidente dell’Autorità nazionale palestinese Mahmoud Abbas. In un’intervista rilasciata ieri al quotidiano israeliano filo-governativo Israel Hayom, Trump ha ripetuto la sua convinzione di poter raggiungere un accordo di pace tra Israele e i palestinesi. "Penso che ci sia una grande opportunità per raggiungere un accordo (fra Netanyahu e il presidente dell'Autorità palestinese Mahmoud Abbas)", ha detto il presidente. "Sto lavorando molto duramente per fare in modo che israeliani palestinesi raggiungano la pace”, ha aggiunto Trump, osservando che “vi sono buone opportunità per la pace perché vi sono per le persone giuste per negoziare un accordo”, tra cui l’ambasciatore Friedman e l’inviato speciale Jason Greenblatt.

Il 24 maggio Donald Trump lascerà Israele per raggiungere Roma dove è previsto l’atteso colloquio con papa Francesco. In Italia, dove il presidente Usa tornerà il 26 maggio per prendere parte al G7 di Taormina, l’inquilino della Casa Bianca incontrerà anche il presidente Sergio Mattarella e il premier Paolo Gentiloni. Il dialogo con Bergoglio, reduce dallo storico viaggio in Egitto avvenuto a fine aprile, rappresenta uno dei punti più significativi del tour di Trump nei paesi culla delle tre religioni monoteiste. Al centro dell’incontro tra il Papa e Francesco vi saranno vari punti dell’agenda statunitense oltre al dialogo con l’Islam: i rapporti con la Cina e il riavvicinamento alla Russia. Questi due temi vedono una convergenza tra Washington e Santa Sede, quest’ultima impegnata a rafforzare sempre di più il dialogo tra cattolici e ortodossi e a spingere la Cina verso un’ulteriore apertura, in particolare per quanto riguarda la libertà religiosa.

Un altro argomento che potrebbe essere affrontato durante i colloqui è il rapporto tra Stati Uniti e America Latina, particolarmente delicato a causa della posizione di Trump contro i flussi migratori verso gli Usa, ampiamente criticata dallo stesso Papa anche nel corso della campagna elettorale del "tycoon" statunitense. Dopo l’udienza con papa Francesco, prevista intorno alle 8.30 del 24 maggio, Trump incontrerà il cardinale il segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, e il segretario per i Rapporti con gli Stati, monsignor Paul Gallagher.

Per quanto riguarda i possibili argomenti al centro degli incontri con Mattarella e Gentiloni, i temi caldi sono la situazione in Libia, i dossier relativi al G7 e il rafforzamento dei rapporti bilaterali. La questione più delicata è quella libica, da cui dipendono vari temi fra cui l’immigrazione, la lotta al terrorismo e il maggiore impegno della Nato sul fronte meridionale, richiesto sia dall’Italia che dagli Stati Uniti. Gli argomenti sono già stati affrontati lo scorso 20 aprile durante la visita di Gentiloni a Washington, dove Trump nel corso della conferenza stampa congiunta con il premier italiano ha riconosciuto all’Italia il ruolo di leadership in Libia ed escludendo un intervento militare nel paese nordafricano. L’amministrazione statunitense ha risposto alle sollecitazioni italiane sulla mediazione tra le parti libiche in conflitto per trovare un compromesso tra il generale Khalifa Haftar, comandante dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna), e il premier Fayez al Sarraj, capo del governo di accordo nazionale, sostenuto dalla Comunità internazionale e dall’Onu. Trump dovrebbe dunque riconfermare il sostegno di Washington al ruolo italiano.

Molti dei dossier affrontati da Trump a Riad, Gerusalemme e Roma saranno discussi al vertice della Nato di Bruxelles del 25 maggio. Nelle scorse settimane la Casa Bianca ha confermato che il presidente confermerà il forte sostegno degli Stati Uniti alla Nato, discutendo i temi centrali per l’Alleanza, in particolare la condivisione delle responsabilità e l’aumento della spesa da parte dei paesi membri, oltre al maggior ruolo del Patto atlantico nella lotta al terrorismo. Il vertice di Bruxelles rappresenterà un’occasione per il presidente Usa di indicare con chiarezza la direzione da imprimere all’Alleanza in particolare l’allargamento della sfera d’azione sul fronte meridionale, fornendo però adeguate garanzie ai paesi Nato del fronte orientale particolarmente preoccupate da eventuali mosse ostili della Russia. Nel corso della campagna elettorale, Trump ha accusato gli alleati della Nato di non destinare abbastanza fondi per la difesa, di essere poco concentrati nella lotta contro il terrorismo giungendo a definire obsoleta l’Alleanza atlantica. Tuttavia durante la visita alla Casa Bianca del segretario generale della Nato Jens Stoltenberg avvenuta lo scorso 13 aprile, il presidente Trump, ha definitivamente fugato ogni dubbio in merito al suo sostegno alla Nato sottolineando che l’Alleanza “non è più obsoleta".

Il G7 di Taormina, previsto dal 26 al 27 maggio, rappresenta invece un’occasione per Trump per presentare i temi della sua agenda economica e di sicurezza globale, dai rapporti con la Cina, anche alla luce dell’incontro con il presidente Xi Jinping avvenuto ad inizio aprile, a quelli con la Russia. Trump potrebbe presentare la sua ricetta di espansione dell’economia, in netta controtendenza con la visione dell’Ue a trazione tedesca, emersa soprattutto dopo alcune decisioni adottate in questi mesi. Un esempio sono il piano per la riduzione delle tasse per imprese e persone fisiche, che riguarda l’economia interna, e le misure di maggiore deregolamentazione del sistema bancario, con profonde ripercussioni a livello internazionale, come il congelamento delle norme sui requisiti di capitale bancario (penalizzanti per gli istituti europei, in particolare italiani) tratteggiate nella riforma nota come Basilea 3, frutto del lavoro del Comitato di Basilea che opera sotto il patrocinio della Banca dei regolamenti internazionali. (Sic)
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