EURASIA

 
 
 

Eurasia: Prodi a “Nova”, i rapporti fra Europa e Russia, le sanzioni e il caos libico

Verona, 21 ott 2016 14:44 - (Agenzia Nova) - Eventi come il Forum Eurasiatico in corso a Verona, giunto alla sua quinta edizione, sono l‘occasione per una discussione libera tra persone autorevoli, utile a “gettare semi e formulare proposte” che possono avere una qualche conseguenza positiva. Lo ha dichiarato in un’intervista ad “Agenzia Nova” l’ex presidente del Consiglio italiano Romano Prodi, che ha partecipato all’evento come relatore nella veste di presidente della Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli. Europa e Russia, ha detto Prodi, si trovano in una situazione “così paradossale, incapaci di parlarsi anche sulle questioni di più elementare buonsenso”, che eventi come quello organizzato dall’Associazione Conoscere Eurasia assumono un rilievo e un’importanza particolare.

Il presidente ha sottolineato come sia diffuso, nella popolazione italiana, un consenso quasi unanime nel senso di una normalizzazione delle relazioni con la Russia: un sentimento, ha precisato Prodi, di cui certamente il governo italiano in carica tiene conto nello sviluppo del dialogo politico e delle relazioni economiche con quel paese. Quanto invece alle relazioni tra Russia e Stati Uniti, Prodi ha affermato di non condividere l’opinione di chi ravvisa, nell’esito delle prossime elezioni presidenziali Usa, il rischio di un ulteriore peggioramento delle relazioni tra le due potenze.

“Non vedo come il prossimo presidente degli Stati Uniti potrebbe peggiorare la situazione. E del resto”, ha chiosato il presidente, “peggio di così c’è solo una guerra”: uno scenario, ha precisato Prodi, che non si concretizzerà, perché “il mondo è cambiato, e nessuno ha interesse a un allargamento dei conflitti”. Quanto all’Europa, che proprio in queste ore discute l’ipotesi di una ulteriore estensione del regime sanzionatorio alla Russia, il presidente si è limitato a sottolineare che “con le sanzioni non è stato mai risolto nulla”.

Nel corso dell’intervista, Prodi ha anche toccato uno dei temi dello scenario internazionale che riguardano più da vicino l’Italia: la crisi libica, e più in generale l’instabilità della regione del Sahel. E’ difficile, ha ammesso il presidente, districarsi nel caos libico: troppo frammentarie sono le notizie che giungono da quel paese e troppe le omissioni da parte dei molteplici attori interni ed esterni attivi nello scenario libico. Quel che è certo, ha sottolineato Prodi, è la connessione diretta tra la crisi libica e l’instabilità in cui versa ormai da tempo il Sahel. “La vera destabilizzazione del Sahel è avvenuta con il conflitto libico”, ha sottolineato Prodi, che è stato inviato speciale delle Nazioni Unite in quella regione. “Anche prima esistevano tensioni, ma erano tensioni locali, che non sfociavano in una anarchia completa”, afferma il presidente.

Per regolare in qualche modo le dinamiche in quella regione, e far fronte con una qualche efficacia ai problemi che ne derivano – a partire dai flussi migratori attraverso il Mediterraneo – è necessario anzitutto lavorare a una risoluzione del conflitto libico. “In diverse occasioni”, ha ricordato Prodi a questo proposito, “(Muammar) Gheddafi mi minacciò di inviare barconi di immigrati in Italia. Non lo fece mai, perché allora esisteva un confronto tra Stati, che consentiva di chiarire i problemi. Oggi regna una anarchia totale: senza la pace in Libia, non sarà mai possibile affrontare i problemi del Sahel e gli altri che ne derivano”. (Res)
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