LIBIA
 
Libia: ministro Esteri egiziano Shoukri, "paesi della regione sostengono terroristi, abbiamo le prove"
 
 
Tripoli, 25 set 2015 09:33 - (Agenzia Nova) - Il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukri, ha dichiarato al quotidiano filo-governativo del Cairo “al Ahram” di “avere le prove di un coinvolgimento di paesi della regione nella crisi libica”. Parlando della situazione nel paese vicino, il capo della diplomazia egiziana ha spiegato che “ci sono paesi della regione coinvolti nel conflitto e che sostengono i gruppi terroristici in Libia, garantendo loro finanziamenti e luoghi sicuri dove curare i loro feriti. Questi paesi consentono l’attraversamento del confine dei miliziani dalla Libia”. Shoukri ha assicurato che "le prove saranno presentate al momento opportuno per chiedere provvedimenti a livello internazionale". Le parti libiche che partecipano al negoziato mediato dall’inviato Onu, Bernardino Leon, dovrebbero tornare al tavolo dei negoziati dopo la festività dell’Eid al Adha (Festa del Sacrificio, ndr) con l'obiettivo di raggiungere un accordo sulla formazione di un governo di concordia nazionale. Le tempistiche, tuttavia, restano incerte.

Dopo giorni di trattative, il mandato dell’inviato dell’Onu per la Libia, Bernardino Leon, è terminato senza che i due governi libici contrapposti, quello di Tripoli e quello di Tobruk, riuscissero a trovare un accordo per la nascita di un esecutivo di unità nazionale. Il mandato del diplomatico spagnolo è terminato alla mezzanotte del 20 settembre, data entro la quale Leon sperava di raggiungere un accordo definitivo da presentare al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Le Nazioni Unite hanno prolungato le trattative fino al primo ottobre. Intanto il governo di Salvezza nazionale di Tripoli, non riconosciuto dalla comunità internazionale, ha chiesto chiarimenti al Congresso nazionale generale rispetto al dialogo inter-libico, chiedendo esplicitamente di poter rispondere agli attacchi lanciati dall’esercito del generale Khalifa Haftar a Bengasi contro le milizie islamiste. Il governo di Tripoli ha riferito di “voler sostenere i rivoluzionari di Bengasi”. Nonostante i tentativi di Leon, dunque, la situazione sul terreno sta evolvendo in nuovi e violenti scontri, soprattutto nella parte orientale della Libia.

Sabato scorso, 19 settembre, il generale Khalifa Haftar - ministro della Difesa e capo di Stato maggiore del governo di Tobruk, sostenuto da un parlamento riconosciuto a livello internazionale - ha lanciato un'operazione a Bengasi per liberare la città dalle milizie di Ansar al Sharia. Gli scontri hanno già provocato diversi morti e feriti. Ieri Haftar ha passato in rassegna le truppe di stanza presso l’aeroporto di Benina, impegnate a combattere contro le milizie islamiste presenti a Bengasi. Secondo quanto riferisce il sito informativo libico “Akhbar Libya 24”, Haftar ha tenuto una riunione allargata con tutti gli ufficiali informandoli sugli ultimi sviluppi della situazione in Libia e sulle fasi dell’operazione militare “Destino” avviata sabato scorso, incitando i militari a continuare a combattere contro i gruppi armati della zona. L’operazione “Destino” fa seguito a quella “Dignità” ed è stata lanciata in modo particolare contro le milizie di Ansar al Sharia a Bengasi. (Res)
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