TUNISIA

 
 

Tunisia: crisi petrolifera di Al Kamour, interviene la presidenza della Repubblica

Tunisi, 04 set 2020 16:38 - (Agenzia Nova) - La presidenza della Repubblica della Tunisia è consapevole della gravità della crisi petrolifera di Al Kamour e troverà una soluzione d’intesa con il capo del nuovo governo, i ministeri interessati e le autorità regionali. Lo ha detto Hassen Bedhiaf, consigliere per gli affari economici del presidente tunisino, Kais Saied, all'agenzia di stampa “Tap”. Questa crisi "è tra i dossier prioritari" che saranno studiati con tutte le parti interessate, ha detto oggi Bedhiaf, ex direttore delle operazioni di cambio presso la Banca centrale tunisina. La soluzione a una questione definita “di sicurezza nazionale” dal consigliere del capo dello Stato deve “tenere conto delle specificità della regione e adottare un modello di sviluppo adottato”, ha aggiunto.

In una corrispondenza inviata lo scorso 20 agosto all’attenzione del presidente della Repubblica, Kais Saied, le società Omv, Atog Ventures Limited ed Eni Tunisia hanno lamentato la chiusura dal 16 luglio di una valvola che impedisce l’afflusso di idrocarburi al porto di Skhira (Sfax), oltre ai blocchi stradali dei manifestanti che non consentono le attività produttive a Tataouine. “A causa della mancanza di capacità di stoccaggio nei nostri siti produttivi, siamo costretti a chiudere gradualmente i pozzi. Inoltre sosteniamo costi straordinari e significativi per l'approvvigionamento via aerea dei nostri siti produttivi per sostenere i nostri dipendenti nelle aree di produzione", si legge nel testo della missiva, pubblicata dal quotidiano economico “Il Bursa”.

Nella lettera alla presidenza della Repubblica, le tre aziende hanno spiegato che questi comportamenti irresponsabili e illegali "sono di estrema gravità": una situazione che danneggia gli interessi della Tunisia e che potrebbe impedire alle compagnie petrolifere di rispettare il loro impegni nei confronti dello Stato. A questo si aggiunge il ritardato nel pagamento di “significativi importi” dovuti alle aziende statali tunisine Etap (petrolio) e Steg (gas). "Ci troviamo in grande difficoltà nel pagare i nostri fornitori e appaltatori e persino nel mantenere gli stipendi del personale", precisano i funzionari delle compagnie tre petrolifere. Questi ultimi chiedono al presidente Saied di garantire un clima di stabilità, favorevole alla ripresa e alla continuità delle proprie attività produttive, degli investimenti e dello sviluppo del settore. "Auguriamo sinceramente un intervento urgente per porre fine agli eventi eccezionali e che potrebbero portare al mancato rispetto dei nostri obblighi e al licenziamento di migliaia di lavoratori", conclude la lettera.

Secondo Hassen Bedhiaf, l'interruzione della produzione di idrocarburi nel sud del paese ha portato a una diminuzione delle risorse petrolifere, nonché una riduzione dei guadagni in valuta estera e quindi delle riserve di cui lo Stato ha bisogno per coprire le importazioni e ripagare i debiti. “Bisogna trovare una soluzione rapida” in modo da tornare al ritmo normale della produzione, tenendo conto "per quanto possibile" delle esigenze dei manifestanti e individuando un modello di sviluppo adeguato alle specificità della regione. Per quanto riguarda i debiti insoluti delle compagnie petrolifere, il consigliere del capo dello Stato ha precisato che la soluzione terrà conto anche di questo dossier. “Bisogna trovare soluzioni innovative in rottura con i modelli tradizionali. Dobbiamo incoraggiare l'imprenditorialità, le start-up, lo sviluppo agricolo, i servizi petroliferi legati al settore energetico, in collaborazione con le aziende attive nella regione”, ha affermato Bedhiaf. “In una situazione eccezionale, è necessaria una soluzione eccezionale”, ha aggiunto il consigliere.

Il governatorato di Tataouine, ricca di idrocarburi e teatro di diversi movimenti di protesta che rivendicano occupazione e sviluppo, occupa la più vasta area della Tunisia ma ha un basso indice di sviluppo e un’alta disoccupazione. La produzione di idrocarburi in Tunisia è in costante calo da diversi anni. Alla fine di giugno 2020, la produzione nazionale di gas e petrolio è diminuita rispettivamente dell'8 e dello 0,7 per cento rispetto alla fine di giugno 2019. L'arresto della produzione nei giacimenti di petrolio e gas nel sud della Tunisia a causa del sit-in di Al Kamour ha destabilizzato ulteriormente il bilancio energetico. Il paese è da tempo impossibilitato a pagare le royalty ai suoi fornitori di energia, in patria e all'estero. (Tut)
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