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Algeria: il presidente Tebboune ha dato il via libera al rilancio della raffineria di Augusta

Algeria: il presidente Tebboune ha dato il via libera al rilancio della raffineria di Augusta
Algeria, 15 lug 2020 11:13 - (Agenzia Nova) - Il presidente dell'Algeria, Abdelmadjid Tebboune, ha dato il via libera al piano di rilancio della raffineria di Augusta, in Italia, acquistata da Sonatrach nel 2018. Lo sviluppo rientrerebbe, secondo quanto riporta il quotidiano algerino "Echorouk", nel piano di ripresa economica e sociale e nella tabella di marcia economica fissata dal capo dello Stato algerino. Nel testo finale della dichiarazione del Consiglio dei ministri algerino di domenica scorsa, 12 luglio, tra gli ordini del presidente Tebboune figura quello di fermare completamente le importazioni di carburante di ogni tipo entro il primo trimestre del prossimo anno, nel quadro di una razionalizzazione delle spese e delle risorse in valuta estera. Questa decisione rilancerebbe la raffineria di Augusta, considerata dagli algerini come una struttura a livello nazionale: uno smantellamento o una vendita dell'impianto, secondo alcuni osservatori citati da "Echorouk", sarebbe troppo complicato. Ecco quindi che le autorità puntano sulla produzione (almeno parziale) dell'impianto siciliano, prospettando due soluzioni: continuare le operazioni raffinando il petrolio saudita utilizzando i macchinari lasciati da Exxon Mobil; investire nella struttura per consentire la raffinazione del petrolio algerino, che è di qualità diversa. A prescindere dalla scelta, le autorità algerine puntano a soddisfare la domanda nazionale di carburante (diesel e benzina), che è di circa 20 milioni di tonnellate all'anno. Al momento in Algeria sono attive le raffinerie di Algeri, Skikda, Arzew, Hassi Messaoud e Adrar.

Va ricordato che lo scorso 3 luglio la giustizia algerina ha avviato un'indagine approfondita sull'acquisizione della raffineria di Augusta da parte del gruppo energetico Sonatrach. Il giudice istruttore della corte di Bir Mourad Rais, un sobborgo di Algeri, ha ascoltato diverse testimonianze sull'acquisizione di questa raffineria costata circa un miliardo di dollari. Il principale accusato è l'ex amministratore delegato di Sonatrach Abdelmoumen Ould Kaddour, che è attualmente all'estero. Molto vicino alla “cerchia presidenziale” dell’ex capo dello Stato Abdelaziz Bouteflika, Ould Kaddour ha sempre difeso l'acquisizione di questa struttura costruita 70 anni fa e comprata dalla statunitense ExxonMobil. Il giudice istruttore ha autorizzato l’arresto di Ahmed Hashemite Amazighi, ex consigliere di Ould Kaddour, accusato di sperpero di fondi pubblici, abuso d’ufficio e concessione di privilegi ingiustificati.

L'importo per l'acquisizione della raffineria in Sicilia si aggira intorno a 725 milioni di dollari, a cui vanno aggiunte spesa immediate per conformarsi agli standard ambientali, così come altre spese da rinnovare altre strutture: il costo effettivo supererebbe il miliardo di dollari. L’attuale primo ministro, Abdelaziz Djerad, aveva criticato l’acquisizione dell’impianto dal gigante statunitense ExxonMobil prima della sua nomina alla guida del governo. In un messaggio postato sul suo profilo Twitter personale, Djerad si era spinto fino a chiedere l’apertura di un’inchiesta per determinare le ragioni dell’affare. Anche la stampa algerina aveva all’epoca criticato duramente l’acquisizione parlando di “scandalo” e di “truffa”, al contrario di Ould Kaddour che nel contempo definiva “straordinario” il prezzo al quale Sonatrach aveva comprato la raffineria. Sonatrach ha dovuto ricorrere a un prestito da 250 milioni di dollari dall’istituto Apicorp, con sede in Arabia Saudita, per la manutenzione dell’impianto e per l’acquisto del greggio saudita necessario al funzionamento della raffineria.

Nel mirino degli inquirenti c’è anche la logica industriale dell’acquisizione, perché Augusta è stata progettata per la lavorazione di un petrolio greggio di densità media e pesante, non per il greggio leggero (Sahara Blend) che produce l’Algeria. I dirigenti di Sonatrach avevano giustificato l’affare evidenziando come l’Algeria importi 3 milioni di tonnellate l’anno di prodotti raffinati e promettendo che Augusta avrebbe ridotto il deficit trasformando il greggio algerino. La stessa compagnia si era anche impegnata con ExxonMobil a utilizzare la raffineria per la produzione di lubrificanti per un periodo di dieci anni. Al netto delle indagini, va ricordato come si tratta ad ogni modo di uno stabilimento sul quale da 70 anni si poggia un pezzo sostanziale dell’economia siracusana. Lo scorso febbraio, il futuro piano di occupazione della struttura, le scadenze e i costi per ridurre l’inquinamento degli impianti ereditati dall’ex proprietario, ExxonMobil, sono stati oggetto di un duro confronto tra i membri del consiglio comunale di Augusta e i funzionari di Sonatrach. (Res)
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