ISRAELE

 
 
 

Israele: Massolo (Fincantieri) a “Nova”, annessione dipenderà dal prezzo politico che pagherà Netanyahu

Roma , 02 lug 12:45 - (Agenzia Nova) - La decisione del governo israeliano di procedere o meno con l’annessione di parti della Cisgiordania dipende dalla percezione del prezzo politico che l’attuale primo ministro, Benjamin Netanyahu, riterrà di dover pagare. Lo ha dichiarato ad “Agenzia Nova” l'ambasciatore Giampiero Massolo, presidente dell'Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi) e di Fincantieri, commentando la possibile annessione di circa il 30 per cento della Cisgiordania e della Valle del Giordano, secondo il piano illustrato lo scorso gennaio dall’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump. La “questione della sicurezza è una considerazione frenante, ma non dirimente”, ha chiarito il diplomatico, spiegando che anche gli aspetti giuridici non sono prevalenti nella decisione che verrà presa. Massolo ha sottolineato che il tema della sicurezza potrebbe “essere accomodato con un’annessione che non sia eccessiva”. L’annessione “avverrà solo se Netanyahu avrà la consapevolezza che per farlo non dovrà pagare prezzi politici. Se dovesse avere la percezione che dovrà pagare prezzi politici in termini di rapporti con gli Stati Uniti, in termini di popolarità interna, di precarizzazione ulteriore del governo, frenerà sulla questione”, ha chiarito il presidente di Ispi. Al contrario, “se Netanyahu dovesse avere la percezione che al di là delle reazioni scolastiche, come il raffreddamento dei rapporti, non vi sarà altro non si fermerà”.

Sul tema dell’annessione vi sono tre piani da tenere in considerazione: uno politico, uno regionale e un altro interno israeliano, ha affermato l’ambasciatore Massolo. “L’attuale coalizione di governo è debole, frutto di un patto politico ambiguo”, ha dichiarato il presidente di Ispi e Fincantieri riferendosi all’accordo raggiunto lo scorso 20 aprile tra Netanyahu e il leader del partito Blu e Bianco, Benny Gantz. Il patto politico tra Netanyahu e Gantz “vede nella riaffermazione di sovranità un modo per trovare delle linee condivise”, ha evidenziato Massolo, sottolineando una “contraddizione”. Dei due partner, ha aggiunto “Netanyahu, è figlio di una logica più americana, mentre Gantz è più prudente. Entrambi sono alla ricerca del consenso e cercano di far mettere il piede in fallo al rivale”, ha proseguito il presidente dell'Ispi. È in quest’ottica che si inseriscono i proclami di diverso tenore del primo ministro e del ministro della Difesa di Israele. La contraddizione tra i due “rivali” “spiega – secondo Massolo - anche agli annunci a cui non necessariamente e non subito seguono dei fatti concreti”.

Il dibattito si concentra anche sulla tipologia di annessione: totale oppure più limitata. Nelle settimane scorse, infatti, è emersa l’ipotesi che l’annessione riguardi soltanto tre insediamenti - Ma’ale Adumin, a est di Gerusalemme, il blocco Etzion, a sud di Gerusalemme, e Ariel, a sud di Nablus, in Cisgiordania. A tal proposito, l’ambasciatore Massolo ha sottolineato che “dal punto di vista di chi sarà annesso ai fini pratici cambierà poco, perché lo status giuridico sarà modificato, ma le condizioni nelle quali de facto si trovano a vivere non subiranno variazioni sostanziali”. Nel caso in cui il governo di Gerusalemme dovesse procedere con un annuncio sull’annessione si tratterebbe di un messaggio “forte a livello politico, che alla prova dei fatti non produrrebbe di fatto cambiamenti concreti”, ha proseguito il presidente di Fincantieri.

Sul piano regionale “ci sono alcuni rischi” che riguardano anche la sicurezza ed è “indubbio” che incidano sulla “contraddizione” dei politici israeliani, ha chiarito Massolo. In primo luogo, ha evidenziato l’ambasciatore vi sono le pressioni internazionali per essere prudenti, in secondo luogo c’è la possibilità di conseguenze sulla sicurezza, sia nei rapporti israelo-palestinesi nei Territori, con il rischio di scontri e disordini locali, sia con la Giordania, nel caso di un’annessione estremamente ardita, che inciderebbe sui confini con il regno hascemita. Massolo ha poi evidenziato che “paradossalmente” si sviluppano delle “resistenze interne perché gli stessi coloni israeliani vedono nell’annessione una specie di rischio”. I coloni temono che l’annessione inneschi un processo “do ut des” che costringerebbe Netanyahu a dichiarare uno Stato palestinese, ha proseguito il diplomatico. “Paradossalmente i coloni frenano” Netanyahu, “ecco perché non necessariamente alle parole seguono i fatti, su cui gioca molto l’aspetto locale israeliano interno e l’aspetto regionale”, ha spiegato il presidente di Fincantieri.

La “politica degli annunci sull’annessione rientra nella logica del piano di pace di Trump”, ha affermato Massolo. Ricordando i commenti fatti dopo l’annuncio alla Casa Bianca del piano lo scorso gennaio alla presenza di alcuni ambasciatori dei paesi del Golfo, Massolo ha affermato: “All’epoca si disse che era velleitario e irrazionale. In realtà quel piano rifletteva una logica precisa. L’assunto del piano è che i palestinesi sono sempre meno una parte rilevante nel conflitto”. “Il fatto che i paesi arabi oggi si avvicinino crescentemente ad Israele in funzione anti-iraniana induce due conseguenze: il progressivo isolamento dei palestinesi, i cui residui alleati tendono sempre più a lavarsi la coscienza con simbolici stanziamenti finanziari e poco più; la perdita di attualità e rilevanza dal punto di vista politico della questione palestinese”. Pertanto, ha proseguito Massolo “man mano che i paesi arabi in funzione anti-sciita e anti-iraniana si avvicinano a Israele, quest’ultimo finisce per ritenere sempre meno cruciale per la propria sicurezza la soluzione del conflitto israelo-palestinese. Le amministrazioni israeliane si sentono, dunque, sempre meno vincolate a perseguire una politica incentrata su una soluzione della questione palestinese”, ha proseguito, ricordando come di questa logica abbia offerto evidenza anche la presenza di alcuni ambasciatori arabi a Washington alla presentazione del piano di pace “Peace to prosperity”. Il piano di Trump, inoltre, dimostra la “percezione” dell’amministrazione Usa della “nuova realtà” in Medio Oriente “alla quale si adegua, proponendo un piano che solo poco tempo fa sarebbe stato considerato impraticabile”. L’ambasciatore Massolo ha sottolineato che l’iniziativa non è “così assurda dal momento che il governo israeliano le dà seguito parlando di annessione”.

Per quanto riguarda gli scenari, il presidente di Ispi ne ha ipotizzati due, pur sottolineando la difficoltà di effettuare qualsiasi previsione. “Se dovesse prevalere nei palestinesi la logica del 'principio', evidentemente contesteranno duramente annessioni e Piano Trump. Se invece – ha proseguito - prevalesse una logica di convenienza le rimostranze potrebbero essere più di facciata”. “Personalmente ritengo più probabile la prima ipotesi. Penso però allo stesso tempo che la causa palestinese venga percepita effettivamente come sempre meno dirimente nella regione. Ciò mi induce a credere che prima o poi arriverà il momento – forse con un’altra amministrazione Usa – della ricerca di un compromesso e che i palestinesi in quell’esercizio partiranno da posizioni di crescente debolezza”, ha concluso Massolo. Per quanto riguarda l’Europa, egli ha affermato: “Temo purtroppo che abbia perso molte leve sul dossier mediorientale. Se Netanyahu si muovesse, avremo delle reazioni, ma saranno ad efficacia limitata”. (Mom)
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