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Credito: professor Pelanda a "Nova", no ad eccessivo potere a singolo soggetto in Mediobanca e Generali

Roma, 09 giu 16:41 - (Agenzia Nova) - E' comprensibile che il presidente esecutivo di EssilorLuxottica, Leonardo Del Vecchio, abbia il "problema di dove investire 20 miliardi" e sul piano tecnico la mossa di chiedere alla Banca centrale europea (Bce) l'autorizzazione ad aumentare al 20 per cento la sua partecipazione in Mediobanca "ha senso". E' questo parte del ragionamento che il professor Carlo Pelanda, economista, accademico e politologo, ha fatto con "Agenzia Nova" in merito all'ipotesi che il numero uno di EssilorLuxottica miri alla principale banca d'affari italiana per controllare il più importante gruppo assicurativo del Paese. Resta il fatto, ha precisato Pelanda, che permane "il sospetto che dietro ci sia una manovra geopolitica. Se si alza lo sguardo - ha spiegato - e si osserva cosa la Francia ha fatto negli ultimi 20 anni e cioè il tentativo di dominio degli asset economici italiani con la finalità di bilanciare sul piano dell'economia reale la potenza economica tedesca, crescono i sospetti che Del Vecchio si sia messo d'accordo con il Club francese per tentare la conquista dell'Italia".

"Si tratta di un sospetto legittimo”, ha continuato Pelanda, secondo cui "bisognerebbe capire però se Del Vecchio lavora con la Francia per rinforzare un club privato a beneficio dei governi di Roma e Parigi o se, per contro, lavora per Macron ad una geopolitica di potenza”. In merito l’economista ha ammesso: "E' difficile saperlo, perché è difficile sapere chi comanda in Francia". Il professore ha quindi rilevato che da una parte "Del Vecchio dichiara l'intenzione di salvare l'italianità di Mediobanca e dunque di Generali", dall'altra "occorre restare in una situazione di attesa prudente". In ogni caso "non mi sentirei di dare troppo potere ad un solo soggetto in Mediobanca e dunque in Generali anche per una logica di mercato", ha puntualizzato Pelanda prima di concludere: "Preferirei piuttosto veder prevalere un accordo di concorrenza che avrebbe riflessi anche in chiave geopolitica". (Rin)
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