LIBIA

 
 

Libia: missione Ue condanna uccisione di 30 migranti a Mizda

Tripoli, 31 mag 2020 15:49 - (Agenzia Nova) - La delegazione dell’Unione europea e i capi missione delle ambasciate europee in Libia hanno condannato l’uccisione di trenta migranti, per la maggior parte di nazionalità bengalese, avvenuta il 27 maggio a Mizda, a sud di Tripoli. In un comunicato stampa, la missione Ue ha accolto con favore l’apertura di un’inchiesta su questo “terribile crimine” e si aspetta che i responsabili siano portati davanti alla giustizia. Mercoledì 27 maggio, il ministero dell’Interno del Governo di accordo nazionale di Tripoli ha denunciato che trenta migranti sono stati uccisi e undici feriti nella città libica di Mizda in una “vendetta” per la morte di un trafficante di esseri umani. Il presunto trafficante classe 1990 e residente a Mizda, riferisce il comunicato, è stato ucciso dai migranti che egli stesso stava trafficando. “La famiglia della vittima si è vendicata uccidendo 26 persone di nazionalità del Bangladesh e quattro africani. Altri undici migranti sono stati feriti e portati nell’ospedale di Zintan per ricevere le cure. Il ministero ha diramato una circolare alle direzioni della sicurezza di Mizda per prendere tutte le iniziative e gli adempimenti legali necessari per trovare i responsabili. La legge non consente di farsi giustizia da soli”, si legge nella nota.

La zona della strage era stata recentemente riconquistata dalle forze dell’operazione militare "Vulcano di Rabbia” del Gna, per poi tornare pochi giorni sotto il controllo dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna). Mizda è ritenuta strategica per tagliare le linee di rifornimento alle forze al generale Khalifa Haftar, il comandante dell’Esercito nazionale libico, nella zona a sud della capitale. Il ministero degli Esteri del Bangladesh, citando la testimonianza di un sopravvissuto alla strage, ha denunciato ieri che i 30 migranti uccisi dai trafficanti in Libia sono stati rapiti mentre attraversavano il Paese e poi torturati per ottenere un riscatto. I migranti hanno attraversato il deserto da Bengasi, il capoluogo della regione orientale della Cirenaica, in cerca di lavoro quando sono stati presi in ostaggio da un gruppo armato vicino a Mizda, 160 chilometri a sud di Tripoli, circa 15 giorni fa. "Li hanno torturati in modo disumano per ottenere un riscatto. Ad un certo punto del loro calvario, i prigionieri hanno ucciso il loro principale rapitore. Per rappresaglia, la milizia ha sparato indiscriminatamente contro tutti loro", ha aggiunto il ministero degli esteri del Bangladesh in una nota.

Il coordinatore umanitario delle Nazioni Unite per la Libia, Yacoub El Hillo, si è detto “scioccato” dalle “orribili notizie” sulla “spietata uccisione” a colpi d’arma da fuoco di 30 migranti in un hangar di Mizda, 160 chilometri a sud di Tripoli. “La tratta e il traffico di esseri umani, che condanno nel modo più forte possibile, costituiscono una grave violazione del diritto internazionale e dei diritti umani e non dovrebbero rimanere impuniti. Le autorità con influenza sul terreno nell'area in cui si è verificato questo incidente hanno la responsabilità di garantire che i trafficanti di esseri umani non siano autorizzati a proseguire questi atti disumani e degradanti. Tale crimine atroce e spietato contro persone indifese dovrebbe essere immediatamente oggetto di indagine e i responsabili assicurati alla giustizia”, ha aggiunto El Hillo.

El Hillo ha spiegato che i centri di detenzione non ufficiali come quello di Mezda “sono diffusi in Libia e testimoniano l'abuso, lo sfruttamento, l'estorsione e la violenza contro i migranti”. Il coordinatore umanitario dell’Onu ha spiegato che ci sono oltre 654.000 migranti e rifugiati in Libia; molti dei quali affrontano detenzione arbitraria, violenza di genere, lavoro forzato, estorsione e sfruttamento. “In Libia, la detenzione arbitraria continuata di migliaia di migranti e rifugiati nei centri ufficiali e nei siti di contrabbando informali è una preoccupazione fondamentale. È deplorevole vedere che la mancanza di rispetto per la loro sicurezza ha portato a questa insensata atrocità. Salvaguardare la vita delle persone, rispettare e proteggere i loro diritti umani e garantire il loro benessere è una responsabilità nazionale ed è la massima priorità delle Nazioni Unite. I responsabili dell'attacco devono essere ritenuti responsabili. L'impunità con cui i trafficanti operano in Libia deve essere immediatamente fermata”, ha concluso.

Il capo della missione dell'Oim in Libia Federico Soda ha condannato “questo crimine insensato ci ricorda ancora una volta quali siano gli orrori che i migranti subiscono per mano dei trafficanti in Libia". L'Oim chiede alle autorità libiche di avviare immediatamente un'indagine per assicurare i responsabili alla giustizia. Il personale medico dell'Oim, che ha fatto in modo che le persone che si trovavano in condizioni critiche fossero ospedalizzate e che stanno fornendo loro assistenza, riferisce che alcuni dei migranti portano vecchi segni di percosse e di abusi fisici. "Questi gruppi criminali approfittano dell'instabilità e della situazione di insicurezza del paese per dare la caccia e approfittarsi di persone disperate e per sfruttare le loro vulnerabilità". Secondo l'Oim, molti di coloro che sono stati intercettati o soccorsi in mare quest'anno e riportati in Libia sono stati portati in centri di detenzione non ufficiali dove possono facilmente cadere nelle mani dei trafficanti. Secondo i dati forniti dall'Oim, ad oggi, da inizio anno, sono state quasi 4 mila le persone intercettate o soccorse in mare e riportate in Libia. (Lit)
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