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Imprese: Callegari (Gim Unimpresa) a “Nova”, possiamo essere protagonisti in Russia
 
 
Mosca, 10 dic 2019 12:00 - (Agenzia Nova) - L’incontro "Investors Talks", che riunirà domani le imprese straniere operanti nella regione russa di Sverdlovsk, sarà dedicato alla collaborazione con l’Italia, anche in vista della partecipazione del nostro paese come ospite d’onore alla fiera internazionale Innoprom. La riunione di domani è stata organizzata dalla Corporazione per lo sviluppo degli Urali, in collaborazione con il consolato onorario Italiano a Ekaterinburg e con la filiale locale di Banca Intesa. Il presidente di Gim Unimpresa e amministratore delegato di Generali Russia Giorgio Callegari, fra i partecipanti della riunione, ha condiviso con "Agenzia Nova" alcune osservazioni sul ruolo che l'imprenditoria italiana ha la possibilità di svolgere nei processi di industrializzazione del paese ospite. In vista di Innoprom, Callegari prende atto del lavoro svolto negli ultimi anni per valorizzare la competenza italiana in ambito industriale. “L'Italia, come diciamo spesso, è la seconda manifattura europea ed è stata in grado di sviluppare legami solidi con il principale tessuto imprenditoriale qui in Russia. Ma ha anche la capacità di continuare a svilupparli questi legami, grazie a competenze specifiche, all'innovazione e grazie alla capacità di capire i mercati più diversi”, ha detto Callegari

“L’Italia è il partner ideale per Innoprom”, ha proseguito Callegari, secondo cui “la serie di incontri che precederanno quest’appuntamento e che vi daranno seguito rappresenteranno altrettante opportunità per intercettare specifici interlocutori” nel mercato russo. “Il tema principale di Innoprom 2020 si adatta perfettamente alla concezione italiana di sviluppo tecnologico: flexible manifacturing, ovvero la capacità di adattare competenze e innovazione a un processo manifatturiero che deve essere il più possibile elastico. Quello che i giapponesi qualche anno fa chiamavano 'just in time' e che, secondo me, le imprese italiane sono riuscite ad evolvere in un concetto più ampio. Si parla di competenze specifiche al limite della capacità artigianale, in un processo che però, essendo flessibile, consente di servire i clienti più disparati”, ha spiegato il presidente di Gim Unimpresa, secondo cui è questo che “può permetterci di essere la seconda manifattura europea” e che si “può portare in Russia”. D’altronde, spiega Callegari, “è la Pmi che vive di flexible maniufacturing, perché non può competere per quanto riguarda le dimensioni e le capacità di investimento ma solo sull'abilità straordinaria di valorizzare le proprie competenze. La Pmi che funziona, come quella italiana, porta benessere diffuso e, di conseguenza, stimoli nel campo della formazione, con impatti positivi sullo sviluppo demografico. Lo sviluppo armonico e sostenibile della piccola impresa è fondamentale per l'implementazione dei progetti nazionali lanciati dalla Russia”.

Callegari si è concentrato anche sulle crisi che coinvolgono diverse grandi imprese in Italia, nell’ottica delle problematiche derivanti dall’assenza di un motore principale che, con le sue commesse a piccoli e medi fornitori, un tempo ha fornito slancio allo sviluppo di tale innovazione. “Sto seguendo da vicino questo dibattito in Italia. Avendo passato vent'anni della mia vita professionale in Alitalia, potrete immaginare che segua sia il tema Ilva che quello, appunto, della compagna aerea; sia dal punto di vista istituzionale che personale. La mia opinione è che sia in Alitalia che in Ilva ci siano straordinarie competenze, ma che nel tempo si sia perso in entrambi i casi quello che è appunto il tema del 2020, proprio il flexible manifacturing”, ha detto Callegari. “Ci sono capacità progettuali e manageriali, livelli di innovazione del tutto invidiabili. Mancano le condizioni – disponibilità di investimento, quadro regolamentare e tutta una serie di altri fattori – perché tutta questa competenza possa essere valorizzata. Inseguire la dimensione di grande azienda, affinché poi questo funga da motore per l'economia locale, dal mio punto di vista non è necessariamente la soluzione. Proprio perché la caratteristica dell'Italia non è la grande dimensione, ma la capacità di innovare in continuazione, a costi contenuti e in grande efficienza”, ha spiegato il presidente di Gim Unimpresa, secondo cui quando si chiude “questa capacità di innovazione la chiudiamo in un unico contenitore, senza adeguata capacità di investimento, spesso il risultato non è quello auspicato, salvo brillanti eccezioni”.

Per quanto concerne il dibattito su pubblico e privato, Callegari ha una posizione chiara. “Per quello che riguarda la Russia, realtà a me più vicina – rispondo con le parole del presidente Vladimir Putin nel corso della conferenza ‘Russia Calling' – non è importante la proprietà pubblica o meno dell'azienda. È importante l'efficienza della stessa, se cresce o meno. Se un'azienda a controllo statale cresce e opera a servizio dei propri clienti può rimanere in mano allo Stato. Certo deve prestare attenzione all'ambiente in cui opera”, ha spiegato. Callegari prende come esempio la compagnia di bandiera Aeroflot: “E’ controllata dallo Stato, ma è la compagnia aerea tradizionale che negli ultimi anni è cresciuta di più al mondo, migliorando la qualità del servizio, rinnovando la flotta – dunque con grandi investimenti – aumentando il profilo tecnologico. Siamo di fronte ad un'azienda ritenuta strategica, esclusa dalla lista di quelle privatizzabili, che pure ha remunerato gli azionisti (il 40 per cento è sul mercato) e che è stata capace di innovare in continuazione”. In questo contesto riemerge il tema del rapporto con le Pmi e, secondo l’amministratore delegato di Generali Russia, ci si trova davanti un circolo vizioso. “Le grandi società promettono di dar più lavoro alle piccole, lamentandone però l’assenza. Le piccole non riescono a crescere perché, dichiarano, non gli viene lasciato abbastanza spazio. In questo senso è necessario aiutare lo sviluppo delle medie e piccole, nel portare competenza, esperienza, metodologia per condurre il sistema fuori da questo circolo vizioso”, ha detto Callegari.

Il presidente di Gim Unimpresa, infine, si concentra sui progetti nazionali inseriti nei decreti presidenziali emanati il maggio scorso, subito dopo l’elezione di Putin al quarto mandato. “I rischi sono quelli evidenziati dal presidente della Corte dei conti Aleksej Kudrin e ai quali hanno risposto Maksim Oreshkin e Anton Siluanov (rispettivamente ministri dello Sviluppo economico e delle Finanze): la disponibilità di capitale e l'incapacità di spendere. La cosa relativamente più facile è costruire un budget per un progetto, mentre è più difficile spenderlo e tradurlo in azioni concrete. Quindi la critica di Kudrin è corretta ma può essere rivolta ugualmente a tutte le realtà industriali del mondo. Il passaggio dalle necessità di finanziamento a realizzazione delle opere che utilizzano questi fondi è sempre complicato”, ha spiegato Callegari. “La Russia non ha una storia di passaggio, quindi è giusto stimolare criticamente lo sviluppo di questi meccanismi di spesa, ma è altrettanto corretto avere un certo grado di tolleranza nella loro capacità di implementazione. Altrimenti si finisce per precludere qualsiasi possibilità di spesa, partendo dall'assunto che i fondi non verranno impiegati”, ha aggiunto l’Ad di Generali Russia, secondo cui le vere criticità stanno nel fatto che “il desiderio legittimo di vedere questi progetti realizzati il più velocemente possibile generi un’impazienza che potrebbe pregiudicarne il successo”. (Rum)
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