BRASILE
 
Brasile: riserve indigene in Amazzonia registrano maggior numero di incendi dal 2011
 
 
Brasilia, 10 ott 23:31 - (Agenzia Nova) - L'Istituto nazionale di ricerca spaziale brasiliano (Inpe) ha reso noto che il numero di incendi dolosi registrati nell'area delle riserve indigene tutelate, nei primi nove mesi di quest'anno, è il più alto dal 2011 e rappresenta il doppio dei roghi registrati lo scorso anno nello stesso periodo. Secondo quanto rilevato dai satelliti nelle aree delimitate delle riserve indigene tra il primo gennaio e il 30 settembre, ci sono stati 5.242 incendi, contro i 2.680 registrati nello stesso periodo del 2011 (quando si registrarono 7.451 incendi) e contro i 2.544 registrati nello stesso periodo dello scorso anno scorso. La terra indigena di Karipuna, che si sviluppa su un'area di 153.000 ettari nello stato di Rondonia, è l'area più colpita dagli incendi. In valore assoluto il parco Xingu che comprende 16 riserve su un territorio di 2.642 milioni di ettari ha registrato il maggior numero di focolai nella propria area. Tra i nove stati brasiliani che ospitano parte della foresta amazzonica, le terre indigene situate a Mato Grosso, Pará, Amazonas e Rondonia sono quelle che appaiono maggiormente nell'elenco delle 30 popolazioni indigene maggiormente colpite dal fuoco. Secondo il ricercatore dell'Istituto di ricerca sull'Amazzonia (Ipam), Anne Alencar, intervistata dal quotidiano "G1", l'aumento degli incendi in queste terre può essere spiegato solo dall'invasione del terre da parte dei speculatori e dalla mano dell'uomo. Alencar ha sottolineato che l'Amazzonia ha registrato i più alti tassi di precipitazioni degli ultimi quattro anni. Considerando che non esiste il rischio di incendi spontanei per gli esperti mettono in relazione gli incendi alla deforestazione criminale.

Dallo scorso agosto il paese è stato interessato da un'ondata di incendi senza precedenti. Dallo scorso 23 agosto è in corso un'operazione delle forze armate, disposta dal governo brasiliano per dare supporto alle amministrazioni locali nella lotta agli incendi. Tuttavia, nonostante le misure intraprese, l'ondata di incendi non è stata arrestata e la velocità di disboscamento non ha conosciuto frenate. Secondo i dati diffusi ieri mattina, 2 ottobre, dall'Istituto di ricerca spaziale (Inpe), infatti, il disboscamento della foresta pluviale amazzonica a settembre 2019 è avanzato il 58 per cento più rapidamente rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente ed è raddoppiato rispetto alla media registrata negli ultimi 4 anni. I dati raccolti tra il giorno 1 e il giorno 19 settembre dal sistema di monitoraggio satellitare mostrano che 1.173 chilometri quadrati di foresta evidenziano segni di devastazione. Lo scorso anno nello stesso periodo i segni della deforestazione erano evidenti su un'area di 739,4 chilometri quadrati. La media registrata nel periodo tra gli anni 2015 e 2018 è di 582 chilometri quadrati di area deforestata. Il dato della deforestazione del 2019 mostra una crescita allarmante della velocità di distruzione di foresta amazzonica. Dal primo luglio al 19 settembre sono stati distrutti 5.129 chilometri quadrati di foresta contro i 1.862 distrutti tra il 1 e il 30 settembre. La crescita è pari al 175 per cento in più.

Lo stato brasiliano di Amazzonia ha registrato un numero di incendi superiore alla media del periodo anche nel mese di settembre 2019. Secondo quanto reso noto ieri, 30 settembre, dall'Istituto brasiliano di ricerca spaziale (Inpe) nello stato, tra il giorno 1 e il giorno 28 settembre, si sono registrati 2.913 roghi. A settembre del 2018 si erano registrati 2.682 roghi. Tuttavia negli altri otto stati brasiliani che ospitano parte della foresta pluviale amazzonica (Acre, Amapa, Maranhao, Mato Grosso, Para, Rondonia, Roraima e Tocantins) in settembre si è avuta un'inversione di una tendenza sul numero di incendi rispetto alla media del periodo. A livello nazionale comunque settembre 2019 ha registrato più focolai attivi rispetto a settembre 2018. Fino al 28 settembre, ci sono stati 51.747 incendi nel paese, il 22 per cento in più rispetto ai 42.251 roghi registrati nello stesso periodo dell'anno scorso. Il bioma principalmente colpito dagli incendi è stato il Pantanal, immensa pianura alluvionale ritenuta la più grande zona umida del mondo. Tra il primo gennaio e il 28 settembre si sono registrati infatti 5.937 incendi rispetto ai 1.388 nello stesso periodo dell'anno precedente, per un aumento del 327 per cento dei roghi totali.

A causa della enorme crescita del numero di incendi nel Pantanal gli stati brasiliani di Mato Grosso (sul cui territorio ricade anche la foresta amazzonica) e il Mato Grosso del Sud, hanno dichiarato lo stato di emergenza. Nel solo Mato Grosso do Sul sono stati già registrati 3.115 incendi questo mese, rispetto ai 1.782 dello scorso anno. Nel bioma del Cerrado, savana tropicale caratterizzata da una grande biodiversità di fauna e flora (Goias, Tocantins, Mato Grosso, Mato Grosso do Sul, Minas Gerais, Bahia, Maranhao, Piaui, Rondonia, Paraná, San Paolo e Distretto Federale) a settembre si è registrato un aumento del 62 per cento degli incendi in rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Tra il giorno 1 e il 28 settembre sono stati infatti contati 22.832 focolai, quasi il doppio rispetto a quanto verificato nello stesso periodo dell'anno precedente: 11.467. Uno degli stati particolarmente colpiti è quello di Goias, che ha registrato un totale di 4.124 record, con un aumento del 285 per cento rispetto agli stessi giorni di settembre dello scorso anno: 1.070.

Il dato relativo al mese di agosto ha superato tutti i record negativi per incendi e deforestazione. Secondo i dati dell'Inpe, relativamente ai soli incendi, il numero di roghi nel territorio della foresta pluviale amazzonica brasiliana è aumentato del 196 per cento ad agosto rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Nel 2018 i roghi registrati erano stati 10.421, nel 2019 la cifra è salita a 30.901. Secondo l'Inpe si tratta del numero più alto osservato dal 2010. Secondo i calcoli dell'istituto, la media storica di incendi nella foresta pluviale amazzonica, relativamente al mese di agosto, è di 25.853 roghi. Da gennaio ad agosto di quest'anno sono stati registrati nella sola foresta amazzonica 46.825 incendi rispetto ai 22.165 dello stesso periodo del 2018, in aumento dell'111 per cento. Gli incendi sono aumentati ad agosto e nei primi otto mesi dell'anno anche in relazione al territorio dell'Amazzonia legale, composta dagli stati di Acri, Amapá, Amazonas, Mato Grosso, Pará, Rondonia, Roraima e Tocantins e parte del Maranhao. Ad agosto nella regione sono stati registrati 39.177 incendi rispetto ai 15.001 di agosto dello scorso anno, in aumento del 161 per cento quest'anno. L'ondata di incendi dolosi che ha interessato varie aree della foresta amazzonica brasiliana ha causato una preoccupante accelerazione della deforestazione registrata nei primi otto mesi dell'anno. Secondo quanto rivelato dall'Inpe solo ad agosto, mese nel quale la foresta amazzonica è stata colpita da un'ondata di incendi senza precedenti, sono andati distrutti 1.700 chilometri quadrati di foresta in aumento del 223 per cento rispetto ad agosto 2018 quando la deforestazione aveva colpito 526 chilometri di territorio.

Spinta dai dati negativi di agosto la deforestazione è praticamente raddoppiata anche nel periodo compreso tra gennaio e agosto 2019. Nei primi otto mesi dell'anno sono andati distrutti 6.404 chilometri quadrati di foresta pluviale, rispetto ai 3.336 chilometri quadrai del 2018, segnando un aumento del 91,9 per cento. I dati del sistema Deter mostrano un continuo aumento della deforestazione amazzonica dal 2012. Quell'anno, la perdita fu di 4.571 chilometri quadrati. Nel 2016 la deforestazione ha raggiungo complessivamente i 7.893 chilometri quadrati e l'anno successivo i 7.536 chilometri quadrati. L'ondata di incendi ha anche causato problemi alla popolazione. Lo scorso 2 ottobre, la fondazione Oswaldo Cruz (Fiocruz), istituzione scientifica per la ricerca e lo sviluppo nelle scienze biologiche considerata una delle principali istituzioni mondiali di ricerca sulla salute pubblica, ha reso noto che il numero di ricoveri ospedalieri per bambini con problemi respiratori è raddoppiato nei nove stati brasiliani che ospitano parte della foresta pluviale amazzonica, da mesi colpita dagli incendi. Da gennaio a giugno di quest'anno, il Servizio sanitario nazionale (Sus) ha registrato un totale di 30.546 ricoveri ospedalieri, circa 5.000 al mese. La cifra pari al doppio della media mensile, normalmente non superiore ai 2500 ricoveri al mese.

Secondo gli scienziati della Fiocruz, l'aumento è stato significativo in circa 100 comuni della regione amazzonica colpiti dal fumo degli incendi. "I bambini sono più sensibili a fattori esterni, come l'inquinamento", ha detto uno degli autori della ricerca, Christovam Barcellos. "Il sistema immunitario dei bambini è ancora in via di sviluppo e per questo sono più esporti e sensibili alle allergie", ha affermato. I ricercatori hanno rilevato che che in alcuni municipi in particolare i ricoveri sono aumentati di cinque volte. E' era il caso di Santo Antonio do Tauá, Ourilandia do Norte e Bannach, nello stato di Pará, Santa Luzia d'Oeste, nello stato di Rondonia e Commodoro, nello stato di Mato Grosso. Inoltre, la ricerca ha mostrato gli stati dove maggiore si è registrata la morte di bambini per complicanze respiratoria. Pará, Rondonia, Maranhao e Mato Grosso sono emersi come i più vulnerabili a questo problema. Lo stato di Roraima ha registrato il maggiore aumento dei casi di morte infantile per complicanze respiratorie. Nel 2018 nello stato si erano registrate 1.427 morti con queste caratteristiche ogni 100.000 bambini. Quest'anno la cifra è stata di 2.398. I ricercatori hanno segnalato che vivere in una città a contatto con focolai di incendi può aumentare fino al 36 per cento il rischio di ospedalizzazione per problemi respiratori. Secondo la fondazione Fiocruz, l'ondata di incendi di quest'anno ha comportato un costo aggiuntivo di 1,5 milioni di real (330 mila euro) per il Sus. Lo studio sottolinea che le popolazioni indigene sono più vulnerabili a questo inquinamento dell'aria ma, tuttavia, riconosce che non è ancora possibile valutare l'incidenza della malattia in queste aree. (Brb)
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