SPECIALE DIFESA
 
Speciale difesa: Turchia, comandante curda Abdullah al "Corriere della Sera", resisteremo e siamo pronti a chiedere aiuto ad Assad
 
 
Roma, 10 ott 15:45 - (Agenzia Nova) - Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan vuole creare una fascia di sicurezza profonda una trentina di chilometri nella Siria settentrionale. Tuttavia il suo obiettivo è quello di eliminare la presenza organizzata dei curdi. Lo ha dichiarato al “Corriere della Sera” Nesrin Abdullah, comandante di spicco e portavoce delle Unità Femminili di Protezione Popolare (o Ypj), commentando l’offensiva “Fonte di pace” lanciata ieri dalle Forze armate turche nella parte settentrionale della Siria. “Ci stanno attaccando. Sono in corso vergognosi bombardamenti. Noi curdi siamo pronti, ci difenderemo in ogni modo", ha dichiarato la Abdullah. La comandante delle Ypj ha sottolineato che i curdi sono consapevoli del potere dell’esercito turco: “Noi curdi siamo abituati a combattere contro nemici più forti. Abbiamo 600 chilometri di confine in comune con la Turchia, un territorio dove è facile applicare le tecniche della guerriglia. Comunque non abbiamo scelta”. La Abdullah ha ricordato che in passato le forze curde hanno “resistito ben 58 giorni prima di abbandonare alla furia criminale turca la piccola enclave di Afrin". Alla domanda sull'eventuale rifornimento di aiuti militari da paesi stranieri la comandante delle Ypj ha risposto: "No. Siamo soli contro le mire neo-ottomane di Erdogan". Secondo la Abdullah il presidente Usa Donald Trump “ha commesso un errore gravissimo nel ritirare le truppe dal confine”, ma “anche se erano solo poche decine di uomini, rappresentavano una deterrenza simbolica” e il loro ritiro ha rappresentato “una luce verde per Erdogan”. In questo contesto per la Abdullah le minacce lanciate da Trump di mettere sotto embargo economico la Turchia non servono: “L'attacco va bloccato prima che avvenga, non punito dopo". La Abdullah ha osservato che con questa mossa gli Stati Uniti vogliono proteggere i loro interessi e migliorare i rapporti con la Turchia e sono pronti a sacrificare i turchi, i loro alleato più fedele nella lotta contro lo Stato islamico: “In fondo speriamo però ancora ci ripensino. In caso contrario, passeranno come traditori, come alleati inaffidabili per tutto il mondo. Ci lasciano nel momento del bisogno. Nessuno si fiderà più di loro". In merito alla posizione dell’Europa la comandante curda ha osservato che “tanti governi europei hanno criticato l'aggressività turca”, ma i curdi necessitano “di molto di più del sostegno morale”. In merito al destino dei 12.000 combattenti di Isis e i loro 75.000 tra donne e bambini, la comandante curda ha osservato: “Questo è un tema vitale, per noi e per il mondo intero. Finora li abbiamo tenuti sotto controllo. Ma dovremo concentrarci contro i turchi, dovremo sguarnire i campi di detenzione. Isis tornerà a colpire e per giunta motivato dal desiderio di vendetta". Infine la comandante delle Ypj ha rivelato la possibilità per i curdi siriani di rivolgersi al governo del presidente Basbar al Assad: "Pur di proteggere la nostra gente ogni opzione è aperta. Siamo sempre stati pronti a negoziare con il regime di Damasco. Ci consideriamo parte integrante dello Stato siriano. Purtroppo nel passato questo è rimasto elusivo, tanto da incoraggiare l'aggressività turca. Ora ci sono nuovi segnali d'apertura. Però Damasco deve garantire la nostra autonomia locale". (Res)
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