ECUADOR
 
Ecuador: proteste anti-austerità, ministro Interno si scusa per uso lacrimogeni
 
 
Quito, 10 ott 11:44 - (Agenzia Nova) - La ministro dell'Interno dell'Ecuador, Maria Paula Romo, ha offerto le sue scuse per l'uso dei gas lacrimogeni fatto dalla polizia nella repressione delle proteste dei giorni scorsi, assicurando che l'episodio non si ripeterà più. Si tratta di un fatto "assolutamente inammissibile. Non si dovrà più ripetere, l'ho già detto con estrema fermezza", ha detto la ministro in apertura di una conferenza stampa rilanciata dai media locali. I gas lacrimogeni sono caduti nei pressi di un complesso universitario nel quale sono state approntati campi di accoglienza umanitaria per i manifestanti giunti nella capitale Quito per protestare contro le ultime misure economiche del governo. "Chiedo scusa al rettore dell'Università cattolica e lo stesso farò con quello della Salesiana. Sono luoghi in cui le comunità indigene vengono ospitati e dovranno rimanere sicuri", ha insistito Romo.

I disordini nei pressi delle università sono iniziati nella serata di lunedì 7, con l'arrivo dalle periferie dei rappresentanti delle comunità indigene in protesta contro il pacchetto di misure per l'austerità voluto dal governo a inizio mese. Nella serata di ieri il presidente della Confederazione delle nazionalità indigene dell’Ecuador (Conaie), Jaime Vargas, ha dichiarato di avere tenuto una riunione con esponenti delle Nazioni Unite per denunciare gli eccessi compiuti dalle forze di sicurezza durante le proteste in corso nel paese. “L’unica cosa che abbiamo chiesto alle Nazioni Unite è di essere garanti dei diritti umani e di denunciare quello che sta accadendo”, ha detto Vargas parlando alla stampa. Il presidente della Conaie, riferisce il quotidiano “El Comercio”, ha inoltre ribadito che la condizione per avviare un dialogo con il governo è il ritiro del decreto 883, che elimina i sussidi ai carburanti.

Il paese è da giovedì scorso teatro di accese proteste contro il pacchetto di riforme presentate dal governo a inizio mese per "riattivare" l'economia nazionale, che prevede tra le altre cose la liberalizzazione del prezzo delle benzine, con uno stop ai sussidi che durava da diversi anni. Iniziativa concordata con il Fondo monetario internazionale (Fmi) e che ha portato in breve a far lievitare anche del 100 per cento i costi dei carburanti alla pompa. Per garantire "ordine, tranquillità e sicurezza" contro il "caos" generato dall'ondata di proteste di piazza e dallo sciopero indetto dal sindacato dei trasporti, il governo aveva decretato il 3 ottobre uno stato di emergenza, per un periodo iniziale che la Corte Costituzionale ha fissato in 30 giorni, divenuto in breve nuovo motivo di serrate critiche da opposizioni e organismi internazionali. Ad oggi il numero di arresti compiuti dalle autorità supera quota 700.

Il presidente ha inoltre firmato nella serata di martedì un decreto con cui prescrive lo stop alla circolazione in zone adiacenti edifici e istallazioni strategiche, dalle due alle cinque della mattina, dal lunedì alla domenica. Un coprifuoco che potrà essere esteso "ad altre zone decise dal comando congiunto delle Forze armate". La misura sarà valida per il periodo di vigenza dello "stato di emergenza" proclamato a inizio mese come prima risposta alle proteste, 30 giorni. Il decreto ratifica inoltre la decisione annunciata in precedenza di spostare l'attività di governo dalla capitale Quito alla città sudoccidentale di Guayaquil. Nella capitale Quito il coprifuoco vale per il centro storico, il complesso di edifici che ospita il parlamento, la sede della procura generale dello stato e il tribunale amministrativo. Nel territorio nazionale lo stop alla circolazione verrà applicato a presidi militari e commissariati di polizia, porti e aeroporti, ripetitori, raffinerie, pozzi petroliferi e centrali di distribuzione elettrica.

La situazione di tensione nel paese è oggetto di attenta osservazione da parte della comunità internazionale. L'Ufficio dei diritti umani delle Nazioni Unite ha invitato le autorità a rispettare il diritto dei manifestanti a esprimere "pacificamente" il loro dissenso, limitando l'uso della forza ai soli casi eccezionali. La polizia, si legge in una nota "ha il dovere di identificare le persone che agiscono con violenza e isolarle dal resto dei manifestanti. Gli atti di violenza o reati che possono commettere alcune persone non devono essere attribuiti ad altri il cui comportamento è pacifico". L'agenzia rimarca quindi che qualsiasi "privazione di libertà" deve poggiare sui principi stabiliti dal diritto internazionale, esprimendo "preoccupazione" per gli atti di violenza che le forze di sicurezza ecuadoriane avrebbero commesso contro i manifestanti. Al tempo stesso si "respingono fermamente" i fatti violenti commessi da terzi, quali "aggressioni, distruzioni dei beni pubblici e privati, saccheggi, interruzioni della via pubblica".

Sul tema è intervenuta anche la Corte costituzionale, con un decreto con cui ratificava lo stato di emergenza pur dimezzandolo dagli originali 60 giorni chiesti dal governo. Nel dispositivo, la Corte costituzionale ha al tempo stesso invitato "la Polizia nazionale e le Forze armate al compimento dei loro doveri di proteggere e salvaguardare l'incolumità e i diritti dei giornalisti e dei mezzi di comunicazione, degli organismi di assistenza umanitaria, così come della cittadinanza in generale". Secondo quanto segnala il segretario della presidenza ecuadoriano le persone arrestate dall'inizio delle proteste sono 570. Le cronache parlano anche della morte di un manifestante, investito da un camion apparentemente responsabile di una manovra pericolosa. (Brb)
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