MALESIA
 
Malesia: governo prepara bilancio espansivo per il 2020
 
 
Kuala Lumpur, 08 ott 08:24 - (Agenzia Nova) - Il governo della Malesia presenterà venerdì la legge di bilancio per il 2020. Secondo le anticipazioni fornite da fonti governative, il provvedimento conterrà misure espansive tese a far fronte alla debolezza della crescita economica, ad affrontare in senso anti-ciclico il consistente debito pubblico nazionale, e a rafforzare il paese a fronte delle tensioni commerciali tra Usa e Cina. Nel primo trimestre del 2019 l’economia malese è cresciuta più del previsto, ma gli economisti si aspettano un rallentamento nella seconda metà dell’anno. L’esecutivo ha promesso che la nuova legge di bilancio non includerà alcun aumento della pressione fiscale. Il governo malese aveva annunciato per quest’anno un obiettivo di disavanzo del 3,4 per cento del pil quest’anno, e del 2,8 per cento nel 2020, per giungere nel medio termine al 2 per cento. A luglio, però, il ministro delle Finanze, Lim Huan Eng, ha ammesso che difficilmente il paese ridurrà il deficit al 3 per cento entro il 2020. Il processo di consolidamento finanziario verrà rallentato anche dal rilancio dei progetti infrastrutturali con la Cina.

Il primo ministro della Malesia, Mahathir Mohamad, ha discusso il ruolo della Cina nello sviluppo infrastrutturale del suo paese il 26 settembre scorso, ospite del think tank Council on Foreign Relations di New York. Mahathir, negli Usa in occasione dell’annuale Assemblea generale delle Nazioni Unite, ha parlato della sua lunga esperienza come capo di governo della Malesia, e delle sfide affrontate dal suo paese, specie in materia di sviluppo infrastrutturale. Nel corso del suo intervento, Mahathir ha preso atto che Pechino, con la sua capacità finanziaria ineguagliata a livello regionale, rappresenta un partner imprescindibile per lo sviluppo infrastrutturale della Malesia e dei paesi vicini. Il premier 94enne ha argomentato che Kuala Lumpur è “obbligata” a guardare a Pechino e alla nuova Via della seta, perché “semplicemente non ci possiamo permettere (di sostenere autonomamente i costi).

Dobbiamo cercare una via”, ha detto il premier, riferendosi alla cooperazione con la Cina sul fronte dello sviluppo infrastrutturale. Mahathir, che dopo la sua elezione ha duramente contestato il predecessore, Najib Razak, per aver ceduto a condizioni vessatorie da parte di Pechino, ha intrapreso nei mesi scorsi una rinegoziazione dei principali progetti in corso d’opera, ma da allora ha ammorbidito la linea nei confronti della cooperazione con la Cina. “Il nostro approccio è improntato alla preservazione delle nostre finanze”, ha spiegato il premier malese. “Non possiamo permetterci di costruire queste costosissime linee ferroviarie. Che ci piaccia o no, dobbiamo rivolgerci ai cinesi e fare appello, mostrare che siamo pronti alla collaborazione, e alla fine, penso concluderanno che la via migliore è una certa riduzione dei costi”.

Il premier malese ha ricordato il progetto della linea ferroviaria da 688 chilometri East Coast Rail Link (Ecrl), e i progetti di due gasdotti sostenuti a loro volta dalla Cina, i cui termini erano stati giudicati dal premier troppo onerosi e iniqui nei confronti della Malesia. Il governo Mahathir è riuscito quest’anno a rinegoziare i termini dell’Ecrl in termini di minori costi per 5 miliardi di dollari rispetto ai 16,4 miliardi iniziali, e di maggior condivisione degli oneri. La rinegoziazione è stata possibile anche tramite una parziale riduzione delle dimensioni dell’opera, ridimensionata a 640 chilometri accantonando la costruzione di un tunnel.

L’intervento di Mahathir di fronte al think tank newyorkese ha riguardato anche il ruolo della Cina nel più ampio contesto dello sviluppo regionale asiatico. Il premier ha parlato dell’ambiziosa iniziativa cinese Belt and Road Initiative (Bri, la nuova Via della seta), con particolare riferimento al rischio, per i paesi partner di Pechino, di scivolare nella “trappola del debito” cinese. Secondo Mahathir, i paesi del Sud-est asiatico dovrebbero far fronte a questo rischio coordinando il confronto e l’interlocuzione con la Cina: “Comprendiamo tutti che è necessario avere a che fare con la Cina congiuntamente, perché questo ci dà maggior forza”, ha detto il premier.

La medesima considerazione, ha sottolineato il capo del governo malese, vale per le dispute territoriali che oppongono Pechino ai paesi che affacciano sul Mar Cinese Meridionale: “Oggi non siamo davvero forti a sufficienza per dire ad esempio ai cinesi: ‘Non dovreste fare questo genere di cose, è contrario al diritto internazionale”. Il premier malese si è comunque detto tranquillo in merito alle dispute territoriali con la Cina: secondo Mahathir, infatti, Pechino ha moderato almeno per il momento l’aggressività delle sue rivendicazioni territoriali, per tentare di aggiudicarsi il sostegno dei paesi del Sud-est asiatico. (Fim)
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