INDIA
 
India: Kashmir, leader arrestato della Conferenza nazionale incontra delegazione di partito
 
 
Nuova Delhi, 07 ott 12:37 - (Agenzia Nova) - Farooq Abdullah, presidente della Conferenza nazionale del Jammu e Kashmir (Nc), e il figlio Omar, vicepresidente, entrambi ex capi del governo dello Stato indiano, arrestati due mesi fa in concomitanza con la revoca dello statuto speciale decisa da Nuova Delhi, hanno incontrato ieri a Srinagar, separatamente, una delegazione del loro partito. Davinder Singh Rana, che ha guidato la delegazione, ha poi dichiarato che non può iniziare alcun processo politico senza la liberazione dei leader detenuti. Mehbooba Mufti, presidente del Partito democratico popolare (Pdp), anche lei ex capo del governo statale agli arresti, ha smentito, invece, attraverso il suo account Twitter, gestito dalla figlia Iltija, la notizia circolata sui media di una riunione del Pdp in programma oggi nella sua residenza. I tre politici sono i nomi di spicco di un lungo elenco di persone arrestate in base al Jammu and Kashmir Public Safety Act (Psa), la legge del 1978 sulla pubblica sicurezza che consente alle autorità di detenere persone senza processo e senza incriminazione per un periodo fino a due anni per prevenire atti illeciti.

Non si sa esattamente quanti arresti siano stati effettuati dalla revoca dello statuto speciale, ad ampia autonomia; la stampa internazionale, sulla base di fonti di polizia, ne ha stimati più di duemila, minori compresi. Gli attivisti e i politici sarebbero circa 500. Tra i politici arrestati figurano non solo separatisti, ma anche autonomisti, eletti dal popolo. La Conferenza nazionale, partito autonomista favorevole alla permanenza nell’Unione indiana e alla riunificazione del Kashmir, è stato quasi sempre al governo statale, approvandone la Costituzione con statuto speciale e attuando la riforma fondiaria. Il Pdp è una formazione regionalista che ha governato dal 2015 a giugno 2018, in coalizione col Partito del popolo indiano (Bjp).

Gli arresti rientrano tra le stringenti misure di sicurezza, solo in parte allentate, imposte contestualmente alla revoca del regime autonomista, insieme al blocco delle telecomunicazioni, alla chiusura di scuole e mercati, all’interruzione dei servizi di trasporto pubblico. Le operazioni antiterrorismo proseguono quotidianamente: ieri nel distretto di Baramulla è stato arrestato un presunto affiliato di Jaish-e-Mohammad (Jem), Mohsin Manzoor Salhea. Il governo del Jammu e Kashmir, una sorta di amministrazione straordinaria al potere già prima degli ultimi sviluppi, ha annunciato la scorsa settimana che i politici arrestati saranno rilasciati gradualmente e che la decisione sarà presa caso per caso; secondo fonti di Nuova Delhi ascoltate dalla stampa indiana, comunque, la liberazione di Farooq e Omar Abdullah e di Mehbooba Mufti non dovrebbe essere imminente.

Il 5 e il 6 agosto il Consiglio degli Stati e la Camera del popolo, rispettivamente la camera alta e bassa del parlamento indiano, su proposta del governo, hanno approvato un ordine presidenziale e una risoluzione – Constitution (Application to Jammu & Kashmir) Order e Resolution for Repeal of Article 370 of the Constitution of India – per la revoca dell’articolo 370 della Costituzione dell’India che riconosceva allo Stato di Jammu e Kashmir uno statuto speciale, con una costituzione propria e un’ampia autonomia. A ciò si è aggiunta l’approvazione di un disegno di legge – il Jammu & Kashmir (Reorganisation) Bill – che prevede la soppressione dello Stato di Jammu e Kashmir e il suo smembramento, a partire dal 31 ottobre, in due Territori dell’Unione: il Territorio di Jammu e Kashmir, con assemblea legislativa, e quello del Ladakh, senza assemblea.

L’articolo 370, in combinazione con l’articolo 35A, dal 1954 ha concesso ai residenti del Jammu un trattamento differenziato in materia di cittadinanza, proprietà immobiliari e diritti fondamentali. Sull’articolo 370, contenente disposizioni transitorie sullo statuto, si fonda l’autonomia, mentre sull’articolo 35A (sul quale era già aperta una questione di legittimità alla Corte suprema, perché fu incorporato nella Costituzione nel 1954 per ordine dell’allora presidente della Repubblica, Rajendra Prasad) si fondano i diritti speciali dei residenti. In virtù delle due norme, ai cittadini indiani di altri Stati è stato finora vietato di acquistare terreni o immobili nel Jammu e Kashmir, di stabilirvisi in modo definitivo o di lavorare per l’amministrazione locale. I Territori dell’Unione sono divisioni amministrative che, diversamente dagli Stati, che hanno governi propri, sono territori federali governati direttamente dal governo centrale.

Lo Stato di Jammu e Kashmir fu istituito nel 1947, in seguito all’adesione del principato di Jammu e Kashmir all’India. È l’unico tra gli Stati indiani ad avere una popolazione a maggioranza musulmana, in un’India a prevalenza induista: più del 68 per cento. La lingua kashmira è la più parlata, da oltre il 53 per cento degli abitanti, anche se è l’urdu la lingua ufficiale. Da sempre il Jammu e Kashmir è rivendicato dal vicino Pakistan, a prevalenza musulmana, che lo considera un territorio occupato. A sua volta l’India rivendica l’intero territorio kashmiro, che attualmente è controllato in parte da un paese e in parte dall’altro: circa il 43 per cento corrisponde al Jammu e Kashmir indiano; circa il 37 per cento alle divisioni amministrative pakistane Azad Kashmir e Gilgit-Baltistan. Le due parti sono separate dalla linea di controllo, la demarcazione militare tracciata in seguito all’Accordo di Simla del 1972.

Si distinguono diverse guerre indo-pakistane legate al territorio kashmiro: del 1947, del 1965 e del 1999. Nonostante le successive dichiarazioni di pace e cessate il fuoco, gli scontri proseguono tuttora, con una recrudescenza dal 2016 e un ulteriore aumento della tensione quest’anno. Quello del Kashmir, tuttavia, non è solo un conflitto tra i due Stati, ma anche interno all’India, esploso soprattutto a partire dal 1989, anno delle prime azioni dei ribelli separatisti. Si stima che dagli anni Ottanta, tra le azioni pakistane e la repressione indiana, siano morte in Kashmir almeno 40 mila persone, per la maggioranza civili. Tale situazione ha giustificato finora la concessione di una larga autonomia, che il secondo governo Modi, nell’ambito di un programma che dà priorità alla sicurezza nazionale e dichiara “tolleranza zero” contro il terrorismo, ha deciso di revocare. (Inn)
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