INFRASTRUTTURE
 
Infrastrutture: Diga rinascita, ambasciatore etiope al Cairo convocato in parlamento dopo fallimento colloqui
 
 
Il Cairo, 07 ott 08:43 - (Agenzia Nova) - La commissione per gli Affari africani presso la Camera dei rappresentanti dell’Egitto intende convocare l'ambasciatore etiope al Cairo. La decisione giunge dopo lo stop ai colloqui sulla Grande diga della rinascita (Gerd), il progetto dell’Etiopia per costruire una maxi infrastruttura da 6.450 megawatt (Mw) che potrebbe mettere a rischio l’approvvigionamento idrico dell’Egitto attraverso il Nilo. “Siamo pronti a utilizzare tutti gli strumenti per aumentare la pressione parlamentare, diplomatica e politica a partire dalla convocazione dell'ambasciatore etiope al Cairo in parlamento per informarlo delle preoccupazioni dell'Egitto sull'escalation ingiustificata e deliberata da parte dello Stato africano”, ha spiegato ad “Agenzia Nova” Tarek Radwan, capo della commissione. La decisione è maturata a causa della "posizione irremovibile dell’Etiopia", la cui "inflessibilità" ha portato all’attuale posizione di stallo. La commissione parlamentare egiziana si dice pronta a sollecitare la comunità internazionale, europea e africana sulle presunte “violazioni dell'Etiopia” in relazione alla costruzione della diga.

Sulla vicenda è intervenuto ieri il presidente dell’Egitto, Abdel Fatah al Sisi, assicurando che il paese prenderà tutte le misure necessarie per proteggere i suoi diritti sulle acque del fiume Nilo minacciati dalla Grande diga della rinascita. "Lo Stato egiziano con tutte le sue istituzioni è impegnato a proteggere i diritti idrici dell'Egitto nel fiume Nilo e continua ad adottare tutte le procedure necessarie per proteggere questi diritti a livello politico e nell'ambito del diritto internazionale", ha detto Al Sisi in un messaggio pubblicati sui social network. "L'immortale fiume Nilo continuerà a scorrere con forza, collegando il sud al nord del Paese attraverso la storia e la geografia", ha aggiunto il presidente. Dopo quattro anni di colloqui diretti sulla Grande diga della rinascita, il governo egiziano ha annunciato che le trattative con la controparte etiope sono giunte a un punto morto.

"I colloqui sono in fase di stallo perché la controparte etiope rifiuta tutte le proposte che tengono conto degli interessi idrici dell'Egitto ed evitano di causare gravi danni al paese", ha dichiarato Mohamed al Sebaai, portavoce del ministero dell'Irrigazione egiziano. "L'Etiopia ha presentato una proposta che rappresenta un passo indietro su tutti i principi precedentemente concordati che regolano il processo riempimento del bacino idrico e il funzionamento della diga; una proposta che non include nemmeno un limite minimo per il drenaggio annuale delle acque", ha indicato al Sabaai. "La proposta etiope non tiene conto delle siccità che potrebbero avvenire con sempre maggiore frequenza in futuro", ha proseguito il portavoce. L'Egitto sta spingendo per ottenere un periodo di riempimento della diga di 5 anni anziché 3 anni proposti dall'Etiopia, cosa che influenzerebbe fortemente la quota dell'Egitto nell'acqua del Nilo.

La diga, che sarà costruita dall’italiana Salini, è attualmente in fase di costruzione vicino al confine occidentale dell’Etiopia con il Sudan e una volta completata sarà la più grande dell’Africa, con un costo complessivo stimato di 4 miliardi di dollari, una capacità di 6.450 megawatt (Mw) per un volume totale di 74 mila metri cubi. Il progetto vede da mesi contrapposti Egitto, da una parte, ed Etiopia e Sudan, dall’altra, in relazione alla spartizione delle acque del fiume Nilo. Il nuovo ciclo di colloqui tecnici sugli impatti della diga Gerd è fallito dopo che nel settembre 2017 Addis Abeba ha respinto la relazione consegnata dalle società di consulenza francesi Brl e Artelia, che avvertivano dell'impatto negativo della diga etiope sul flusso dell'acqua del Nilo in Egitto e sulla produttività della diga di Assuan. Per questo motivo dal 2010 l’Egitto boicotta l'Iniziativa del bacino del Nilo, istituita con l’accordo di Entebbe firmato da sei paesi: Etiopia, Kenya, Ruanda, Tanzania, Uganda e Burundi. All’accordo non hanno tuttavia aderito l’Egitto e il Sudan, a causa della riassegnazione delle quote d'acqua del Nilo che sfavorirebbe questi due paesi. (Cae)
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