RPT - IRAQ
 
RPT - Iraq: almeno 73 morti dall’inizio delle proteste antigovernative
 
 
Baghdad, 05 ott 11:06 - (Agenzia Nova) - Ripetizione con testo corretto: la fonte della notizia citata da "Al Arabiya" non è la commissione parlamentare per i Diritti umani, ma l'organizzazione non governativa Iraqi Human Rights Commission.

E’ salito a 73 morti oggi il bilancio delle vittime dopo cinque giorni consecutivi di proteste a Baghdad e nelle città del sud dell'Iraq. Lo afferma l'organizzazione non governativa Iraqi Human Rights Commission, secondo quanto riferisce l’emittente televisiva panaraba “Al Arabiya”. Oltre 3.000 persone sono state ferite nelle proteste contro la disoccupazione, la mancanza di servizi pubblici e la corruzione scoppiate nella capitale a inizio settimana. Un totale di 540 manifestanti sono stati arrestati, di cui quasi 200 rimangono in custodia. Sempre secondo "Al Arabiya", la polizia ha aperto il fuoco contro i manifestanti scesi in piazza sfidando il coprifuoco imposto dal governo. Le forze di sicurezza irachene, da parte loro, hanno accusato "cecchini non identificati" di aver ucciso almeno quattro persone - tra cui due agenti - nei disordini di ieri nella capitale. Nei giorni scorsi per fermare la protesta, le forze di sicurezza hanno usato prima le pallottole di gomma e poi quelle vere, oltre ai gas lacrimogeni. I servizi internet sono stati sospesi e gli alimenti cominciano a scarseggiare nei supermercati.

Le proteste iniziate ufficialmente lo scorso 29 settembre hanno visto scendere in piazza manifestanti di varie estrazioni sociali ed economiche: dagli studenti universitari, fino agli esponenti delle Unità della mobilitazione popolare sciita (Pmu), le milizie a maggioranza sciita più volte accusate di essere eterodirette dall'Iran. Le principali richieste dei manifestanti riguardano anzitutto la carenza di servizi sanitari, la bassa qualità dell’istruzione, l’alto tasso di disoccupazione, la diffusione illegale di armi nelle città, i frequenti sequestri di persona, l'alto tasso di criminalità e la distribuzione settaria del potere e l’eccessiva influenza dell’Iran sulla politica irachena. Una delle cause delle proteste sarebbe la decisione di Abdul Mahdi di rimuovere il generale Abdul Wahab al Saadi dal suo incarico di comandante delle forze antiterrorismo e trasferirlo ad altra mansione presso il ministero della Difesa. Finora il premier non ha fornito una spiegazione alla rimozione dell’alto ufficiale dall’incarico. Secondo alcuni osservatori, la rimozione di Al Saad, che sarebbe tra le cause scatenanti delle proteste, almeno a Baghdad, è avvenuta su pressioni dei politici più vicini all’Iran che vedevano con preoccupazione la popolarità del generale tra la popolazione.

Secondo l’ayatollah Ali al Sistani, massima autorità religiosa dell’islam sciita dell’Iraq, il governo iracheno ha fallito nella lotta alla corruzione sollecitata dalla popolazione. “Il governo deve cambiare il suo approccio nell’affrontare i problemi del paese prima che sia troppo tardi”, ha affermato. Inoltre, Al Sistani ha condannato gli attacchi contro le manifestazioni pacifiche e ha messo in guardia dalle proteste non pacifiche in alcune città. L’ayatollah ha rinnovato la richiesta alle massime autorità dello Stato di formare una commissione indipendente, incaricata di ascoltare e esaminare le istanze della popolazione. Il leader religioso sciita iracheno, Moqtada al Sadr, ha chiesto ai parlamentari alleati della coalizione irachena antisistema al Sairoon (“In marcia insieme”) di boicottare i lavori della Camera dei rappresentanti fino a quando il governo non introdurrà un programma adeguato a rispondere alle esigenze dei cittadini. Le dichiarazioni di Al Sadr, il cui movimento politico vanta 54 seggi su 329 in parlamento, aggiungono ancora più pressione sul primo ministro iracheno Adel Abdul-Mahdi.

Il capo del governo di Baghdad ha sollecitato i parlamentari ad appoggiare un possibile rimpasto di governo, facendo un appello alla calma e ad una riduzione degli scontri. In un discorso trasmesso dall'emittente statale irachena, Abdul Mahdi ha affermato che le "legittime richieste" dei manifestanti sono state ascoltate dall'esecutivo, osservando che le criticate misure di sicurezza impiegate in questi giorni sono "pillole amare che devono essere ingoiate”. Parole che però non hanno fermato la mobilitazione popolare, mentre lo Stato islamico potrebbe approfittare dei disordini per tornare a colpire. Il comando per le operazioni militari congiunte dell’Iraq ha annunciato ieri la riapertura della strada che collega Baghdad a Samarra, bloccata per ore ieri sera da un gruppo legato al sedicente “califfato”. “Mentre le forze di sicurezza stavano lavorando per proteggere le aree e le istituzioni statali in cui sono in corso le manifestazioni a Baghdad e in altre province, ieri sera un gruppo legato allo Stato islamico ha bloccato la strada Samarra-Baghdad”, si legge in un comunicato comunicato. Le forze irachene hanno riaperto l’arteria stradale “dopo la distruzione del gruppo terroristico”. (Irb)
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