ECONOMIA
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Economia: viceministro Castelli a "La Stampa", sull'Iva nessun tabù, il Parlamento è libero di discutere aumenti
 
 
Roma, 02 ott 09:18 - (Agenzia Nova) - Laura Castelli risponde al telefono mentre rientra al ministero del Tesoro, già sede delle Finanze del Regno d'Italia. Torinese, già attivista no-Tav, da un anno e mezzo occupa l'ufficio da viceministro. Ha la fama di studiarsi tutto e di non mollare mai, soprattutto se qualche funzionario si permette di celarle questo o quel numero. "Sono ancora qui per fare quel che ritengo utile al Paese", dice in una intervista a "La Stampa". Una volta in radio confessò di avere nove tatuaggi, uno dei quali raffigura l'albero della vita coi colori dell'arcobaleno. L'Iva aumenterà o no? "Abbiamo scritto chiaramente nel Documento di economia e finanza che gli aumenti verranno sterilizzati". Fin qui ci siamo. Però avete anche scritto che stimate di aumentare le entrate da lotta all'evasione per sette miliardi di euro. Una cifra enorme, non credibile. Nei piani del Tesoro quella somma doveva essere in buona parte frutto di aumento delle aliquote Iva. Ieri lo ha ammesso anche Palazzo Chigi. "Secondo le stime fatte dall'Agenzia delle Entrate la sola lotta ai prestanome fra i distributori di carburante potrebbe valere sei miliardi. Si può rafforzare la lotta alle frodi nel settore del gas e dell'elettricità. Nel 2020 si allargherà l'uso di fatture e scontrini elettronici, con annessa lotteria". Ma è favorevole o no all'ipotesi di aumenti, seppur parziali dell'Iva? Su questo ci risulta che la squadra dei sottosegretari del Tesoro fosse unita per il sì. "Il dibattito innescato sull'Iva dimostra che il problema esiste. Non è ragionevole che sulle patatine fritte ci sia l'imposta al quattro per cento. O che sia al dieci quella sui prodotti da collezione. Tabù non ce ne devono essere, su nulla. Se il Parlamento riterrà opportuno fare un dibattito durante l'iter della Finanziaria, è liberissimo. Anche perché ci sono aliquote che devono scendere: nei mesi scorsi abbiamo tentato senza successo di abbassare l'imposta sugli assorbenti femminili. E' indegno che si debba pagare il ventidue per cento su un prodotto del genere". (segue) (Rin)
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