USA-COREA DEL NORD
 
Usa-Corea del Nord: colloqui di lavoro fissati per sabato
 
 
Pyongyang, 02 ott 07:12 - (Agenzia Nova) - La Corea del Nord e gli Stati Uniti hanno concordato il rilancio dei colloqui di lavoro tesi a negoziare la denuclearizzazione della Penisola coreana. Una nota ufficiale di Pyongyang, firmata dal viceministro degli Esteri, Choe Son-hui, annuncia che un incontro preparatorio tra delegazioni dei due paesi si terrà sabato, 4 ottobre, prima dei colloqui di lavoro veri e propri, fissati per il giorno successivo. “I nostri rappresentanti sono pronti a prendere parte ai colloqui di lavoro tra Corea del Nord e Stati Uniti”, recita la nota di Choe. “Spero che questi colloqui possano accelerare il miglioramento delle relazioni tra Corea del Nord e Stati Uniti”, prosegue la nota. I colloqui sarebbero dovuti riprendere lo scorso luglio, dopo l’incontro a sorpresa del 30 giugno tra i leader dei due paesi lungo il confine inter-coreano. Il riavvio dei colloqui potrebbe preludere a un approccio più flessibile di Washington al processo di denuclearizzazione.

La Corea del Nord ha effettuato un nuovo test di missili balistici a corto raggio nelle prime ore di oggi, 2 ottobre. Lo hanno riferito la Difesa sudcoreana e la Guardia costiera del Giappone. Poche ore prima del lancio dei missili, Pyongyang aveva annunciato l’organizzazione di colloqui di lavoro con gli Stati Uniti il prossimo fine settimana. Secondo le prime informazioni fornite dallo stato maggiore congiunto della Corea del Sud, un proiettile non identificato è stato lanciato da un sito nei pressi di Wonsan, nella provincia nordcoreana di Kangwon, lungo la costa orientale del paese. Secondo il governo giapponese, un secondo missile – forse un missile balistico lanciato da sottomarino (Slbm) – è stato lanciato dalla Corea del Nord, e si è inabissato nella Zona economica esclusiva del Giappone al largo della prefettura di Shimane.

L’ex consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Usa Donald Trump, John Bolton, ha dichiarato lunedì, 30 settembre, che la Corea del Nord non ha davvero scelto di rinunciare al proprio arsenale nucleare, nonostante il dialogo sulla denuclearizzazione intrapreso lo scorso anno con gli Stati Uniti. Intervenuto ad una conferenza sulla Corea del Nord del think tank Center for Strategic and International Studies, il falco neoconservatore ha dichiarato di poter parlare ora “francamente” della “grave minaccia” posta dal regime di Kim Jong-un. “Sembra chiaro che la Repubblica Popolare Democratica di Corea non ha assunto la decisione strategica di rinunciare alle sue armi atomiche”, ha detto Bolton, cui Trump imputa, tra le altre cose, di aver ostacolato i negoziati sulla denuclearizzazione evocando il “modello libico” per la Corea del Nord. “Penso infatti che sia vero il contrario”, ha aggiunto Bolton. “Penso che la decisione strategica adottata da Kim Jong-un sia di fare tutto il possibile per mantenere la capacità di veicolazione delle armi nucleari, e di svilupparla ulteriormente”.

La scorsa settimana il regime della Corea del Nord ha esortato Trump ad assumere “decisioni coraggiose” per giungere ad una svolta nei negoziati sulla denuclearizzazione, in stallo dopo l’incontro tra i leader dei due paesi ad Hanoi, lo scorso febbraio. L’esortazione, contenuta in un comunicato di Kim Kye-gwan, consigliere del ministero degli Esteri nordcoreano, giunge a pochi giorni di distanza dalle dichiarazioni di Trump, secondo cui un suo nuovo incontro con il leader nordcoreano, Kim Jong-un, “potrebbe avvenire presto”. Kim avverte che difficilmente un nuovo summit tra i due leader produrrà svolte significative, se non muterà “l’opinione prevalente a Washington” che chiede al Nord il disarmo completo prima di concessioni significative sul fronte delle sanzioni. Il funzionario del ministero degli Esteri nordcoreano accusa anche Washington di non aver agito per attuare l’accordo raggiunto dai due paesi dopo il primo summit dei due leader, lo scorso anno. Di contro, afferma Kim, la Corea del Nord ha compiuto “sforzi sinceri” per edificare un clima di fiducia comune sulla base della Dichiarazione di Singapore, ad esempio tramite il rimpatrio di tre detenuti statunitensi e la restituzione di spoglie di guerra.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha menzionato nei giorni scorsi la possibilità di un nuovo incontro con il leader della Corea del Nord, Kim Jong-un, entro la fine del 2019. Interrogato dai giornalisti in merito alla possibilità di un nuovo confronto diretto con Kim, Trump ha replicato: “Ad un certo punto, sì. Vogliono certamente un incontro, vorrebbero incontrarci. Credo sia qualcosa che accadrà”. Le parole del presidente Usa seguono le dichiarazioni del viceministro degli Esteri nordcoreano, Choe Son-hui , che lunedì ha aperto a colloqui di lavoro con gli Usa entro fine settembre.

Trump ha dichiarato mercoledì, 11 settembre, che il suo ex consigliere per la Sicurezza nazionale, John Bolton, ha commesso un errore facendo riferimento al cosiddetto "modello libico" nei suoi rapporti con la Corea del Nord. "(Bolton) ha commesso alcuni errori molto grandi. Ha parlato di un modello libico per Kim Jong-un", ha detto Trump ai giornalisti alla Casa Bianca, ricordando che l'osservazione del consigliere aveva causato un blocco dei colloqui con la Corea del Nord. “Non appena ha menzionato il modello libico è stato un disastro. Guarda cosa è successo a Gheddafi", ha detto Trump." Non incolpo Kim Jong-un per quello che ha detto dopo. E non voleva avere niente a che fare con John Bolton. E non è una questione di essere duro. È un questione di non essere intelligente nel dire qualcosa del genere". Trump avrebbe chiesto le dimissioni di Bolton anche perché il consigliere per la sicurezza nazionale non era in accordo con altre persone dell'amministrazione. “È così duro che ci ha portato in Iraq ... In realtà è qualcuno con cui ho avuto un'ottima relazione. Ma non andava d'accordo con le persone dell'amministrazione che io considero importanti", ha aggiunto il presidente.

Il presidente Usa ha ribadito lo scorso 4 settembre che gli Stati Uniti non intendono innescare un cambio di regime in Corea del Nord, in un apparente tentativo di riavviare i colloqui sulla denuclearizzazione tra i due paesi. Durante una conferenza stampa alla Casa Bianca, Trump ha nuovamente tracciato un parallelo tra Corea del Nord e Iran, ventilando l’ipotesi che gli Usa possano negoziare un accordo sul nucleare con entrambi. “L’Iran può essere una grande paese, e lo stesso vale per la Corea del Nord”, ha detto Trump. “Possono essere entrambi paesi grandiosi. Non puntiamo al cambio di regime. Abbiamo imparato la lezione tempo fa. Staremo a vedere cosa accade, ma in questo momento stiamo discutendo molto, e penso che molto, forse tutto verrà incluso in accordo molto importanti”.

Trump è tornato a mettere in discussione l’opportunità e l’utilità delle esercitazioni congiunte tra le forze armate statunitensi e quelle sudcoreane, giorni dopo la manovra annuale che ha suscitato una dura reazione da parte della Corea del Nord, allontanando ulteriormente il rilancio dei colloqui sulla denuclearizzazione della Penisola. Le esercitazioni combinate conclusesi di recente sono state “inutili” e un “totale spreco di denaro”, ha affermato l’inquilino della Casa Bianca a margine del summit del G7 in Francia, lo scorso 25 agosto. Trump ha anche dichiarato che i test di missili balistici a corto raggio effettuati dalla Corea del Nord in risposta alla manovra combinata non rappresentano una violazione degli accordi verbali tra il presidente Usa e il leader della Corea del Nord, Kim Jong-un, che riguardano invece i test nucleari e di missili balistici intercontinentali. (Git)
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