CINA
 
Cina: stabilità e coesione al centro del 70mo anniversario della Repubblica Popolare
 
 
Pechino, 01 ott 12:54 - (Agenzia Nova) - La Cina ha celebrato oggi il 70mo anniversario della fondazione della Repubblica popolare, all’insegna degli straordinari traguardi di sviluppo conseguiti, ma anche delle sfide poste da un futuro incerto sul piano dell’economia globale, della stabilità interna e del confronto sempre più serrato con la prima potenza globale, gli Stati Uniti. Oltre 850 milioni di persone sono uscite dalla povertà in Cina sin dall’adozione dell’economia orientata al mercato, nel 1979: un risultato che la Banca mondiale ha definito “rimarchevole”. La repentina ascesa della Cina sul palcoscenico globale ha posto però Pechino in una situazione di contrasto sempre più aspro con gli Usa. Lo sviluppo cinese, accompagnato da un rafforzamento militare orgogliosamente esibito anche nella giornata di oggi, ha allarmato anche i vicini della Cina, specie quelli che le contendono la sovranità sulle vie marittime e le risorse del Mar Cinese Meridionale. Le celebrazioni di oggi sono state un’occasione per la leadership comunista di esaltare i risultati conseguiti nei decenni e dal 2013, all’insegna del “socialismo dalle caratteristiche cinesi” che è al centro della dottrina del presidente e segretario di partito Xi jinping. All’orizzonte, però, si profilano sfide assai ardue, come palesato dal rallentamento di un’economia che ha ormai conseguito uno stadio di maturità, e dalle violente proteste antigovernative che da mesi agitano Hong Kong, e che sono in corso anche nella giornata di oggi.

Nelle scorse settimane, i media di Stato cinesi hanno posto l’accento sul ruolo giocato dal Partito comunista nella progressiva affermazione della Cina come potenza globale emergente. “Il successo del paese nell’arco degli ultimi 70 anni ha provato pienamente che solo il Partito comunista cinese può guidare la Cina”, recita ad esempio un editoriale pubblicato lo scorso 24 settembre dal quotidiano “China Daily”, che riprendeva dichiarazioni del presidente Xi. “Solo il socialismo può salvare la Cina, solo la riforma e l’apertura possono promuovere lo sviluppo cinese, e solo il socialismo con caratteristiche cinesi può guidare la Cina sulla via della prosperità”. L’economia cinese sta però perdendo slancio, appesantita dalle ostilità commerciali con gli Stati Uniti e dalle proteste di Hong Kong. La crescita del prodotto interno lordo è sotto pressione sin dal 2010, tanto da minacciare l’obiettivo ufficiale di crescita del 6,5 per cento nel quinquennio che si concluderà il prossimo anno.

Il primo ministro cinese, Li Keqiang, ha ammesso il mese scorso che sarà “molto difficile” per l’economia cinese mantenere una crescita del 6 per cento o superiore, a causa delle incertezze che caratterizzano il contesto globale. Il governo cinese, attento alla traiettoria dell’indebitamento, ha mantenuto una generica preferenza per le riforme strutturali tese a dare impulso alla produttività, in luogo degli interventi di stimolo fiscale su larga scala. All’orizzonte della Cina, i principali analisti istituzionali del globo scorgono comunque un progressivo rallentamento della crescita, che secondo la Banca mondiale potrebbe ridursi ad appena l’1,7 per cento entro gli anni Trenta di questo secolo, in assenza di misure decise di riallocazione delle risorse.

Ad oggi, comunque, le incertezze economiche non pongono minimamente in discussione l’autorità del partito comunista, quantomeno nella Cina continentale. Al contrario, la posizione del presidente Xi sul fronte domestico si è rafforzata per merito della gestione decisa delle ostilità commerciali con gli Usa, a dispetto di iniziali segnali di malessere da parte degli alti ranghi del Partito. I media cinesi hanno presentato con successo gli Stati Uniti come un avversario inaffidabile, prone a mutare in maniera costante ed arbitraria i termini su cui poggiano gli scambi tra i due paesi. In tal modo, Pechino ha blindato per ora il contratto sociale non scritto con i cittadini cinesi, che prevede la prosecuzione delle riforme di mercato e la progressiva diffusione dei benefici dello sviluppo economico, in cambio del mantenimento di un modello di governo autoritario e centralizzato.

La prosecuzione delle difficoltà economiche rischia però di urtare le elite burocratiche ed economiche cinesi, che più hanno beneficiato delle riforme di mercato. Desta anche preoccupazione la presenza sempre più pesante dello Stato sull’economia e sulla società, ad esempio tramite il sistema del credito sociale recentemente entrato in vigore nel paese. E’ proprio questo processo ad aver alimentato le tensioni che sono deflagrate dallo scorso giugno ad Hong Kong, innescate da un disegno di legge poi revocato che avrebbe consentito le estradizioni di sospettati verso la Cina continentale. Sul piano economico, la crescente presenza dello Stato cinese, a fronte delle promesse di ulteriore apertura al mercato, è esemplificata dal recente annuncio del governo della città di Hangzu in merito all’invio di funzionari del Partito comunista presso un centinaio di aziende con sede nella città, incluso il colosso dell’e-commerce Alibaba Group Holdings.

La preoccupazione più immediata della leadership cinese, però, è rappresentata dalla tenuta del principio “un paese, due sistemi”, che detta la convivenza tra la Cina continentale e le ex colonie di Hong Kong e Macao, restituite a Pechino negli anni Novanta. L’integrità territoriale e istituzionale, caposaldo degli Stati nella loro accezione contemporanea, è simbolicamente minacciata dai manifestanti antigovernativi che da mesi paralizzano Hong Kong: l’ex colonia britannica ha ormai perduto la propria centralità come motore della crescita economica cinese, ma resta un centro finanziario di livello globale, e una finestra ancora fondamentale per garantire la sopravvivenza del rigido sistema cinese in un mondo sempre più aperto e globale.

Il presidente Xi ha fatto apertamente riferimento alla tutela del principio “un paese, due sistemi” durante il discorso rivolto al paese da Piazza Tiananmen, durato circa 10 minuti. “Dobbiamo insistere sulla strada della riunione pacifica e sul principio ‘un paese, due sistemi’, ha detto il presidente cinese. “Dobbiamo mantenere la stabilità ad Hong Kong e Macao. Dobbiamo spingere lo sviluppo pacifico delle relazione attraverso lo Stretto, e lavorare duramente per giungere infine all’unificazione della nostra nazione”, ha detto Xi, senza fare esplicito riferimento a Taiwan. Xi ha anche rivolto un avvertimento esplicito agli Stati Uniti, accusati da Pechino di soffiare sul fuoco del dissenso ad Hong Kong. “Nessuna forza potrà mai scuotere lo status della Cina, o frenare l’avanzata del popolo e della nazione cinese”, ha affermato Xi. Pechino ha sottolineato tale avvertimento con una massiccia parata militare, che ha visto sfilare anche nuovi sistemi d’arma strategici, a cominciare dal missile balistico intercontinentale Df-41.

Alla cerimonia in Piazza Tiananmen, Xi è stato affiancato dai massimi vertici del Partito comunista, inclusi gli ex presidenti Jiang Zemin e Hu Jintao, e il capo esecutivo di Hong Kong, Carrie Lam. La leadership di Lam resta precaria, specie alla luce delle violente proteste verificatesi ad Hong Kong oggi, nonostante i divieti delle autorità. I manifestanti anti-governativi hanno marciato verso Wan Chai, dove le autorità dell’ex colonia britannica si sono riunite per un alzabandiera. Nella mattinata la marcia di “lutto nazionale” si è svolta perlopiù senza incidenti, tra imponenti misure di sicurezza, con la chiusura di almeno 11 stazioni della metropolitana. Nel pomeriggio, però, proprio Wan Chai è stato teatro di scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, che sono ricorse ai gas lacrimogeni; un giovane manifestante è stato colpito al petto da un colpo d’arma da fuoco esplosi dalla Polizia. Manifestazioni sono state convocate anche a Tsuen Mun, Wan Chai, Sham Shui Po, Wong Tai Sin e Sha Tin. Anche “Safeguard Hong Kong”, gruppo che riunisce diversi movimenti pro-cinesi, intende chiamare a raccolta 10mila persone per impedire il vilipendio delle bandiere cinesi nella città. (Cip)
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