SIRIA
 
Siria: partito curdo Pyd rimuove bandiere nelle città sul confine siro-turco
 
 
Beirut, 07 ago 09:47 - (Agenzia Nova) - Il partito curdo-siriano dell'Unione democratica (Pyd), principale formazione politica dei curdi siriani e ramo politico delle Unità di protezione dei popoli (Ypg), avrebbe ordinato la rimozione dei propri simboli dalla maggior parte delle città al confine con la Turchia. La mossa sarebbe legata alla possibile offensiva annunciata ieri dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Ieri il capo dello Stato turco ha dichiarato che le operazioni di “anti-terrorismo” della Turchia nel nord della Siria passeranno presto a una “nuova fase”, parlando in occasione dell’11ma Conferenza degli ambasciatori ad Ankara. “Porteremo avanti il processo che abbiamo avviato con Scudo dell’Eufrate e Ramo d’ulivo”, ha detto Erdogan facendo riferimento alle operazioni militari condotte dalla Turchia in Siria rispettivamente nel 2016 e nel 2018. Da mesi Erdogan minaccia il lancio di una nuova offensiva a est del fiume Eufrate, soprattutto nel caso in cui non dovessero andare a buon fine i colloqui con gli Stati Uniti sull’ipotesi di una “zona di sicurezza” lungo la frontiera settentrionale della Siria, con l’obiettivo di allontanare dal territorio turco i militanti curdi delle Unità di protezione dei popoli (Ypg), che Ankara considera un’organizzazione terroristica.

“Se necessario, la Turchia proteggerà i suoi interessi nazionali in Siria attraverso il dialogo, il ‘soft power’, gli strumenti di diplomazia coercitiva o la ‘realpolitik’”, ha aggiunto il capo dello Stato. Una nuova operazione militare in Siria, secondo Erdogan, non solo risolverebbe la questione legata ai flussi migratori irregolari, ma accelererebbe anche il ritorno dei rifugiati siriani al loro paese. Il presidente turco ha chiarito inoltre che la Turchia si aspetta che gli Stati Uniti smettano di armare le Ypg, che considera un’estensione in Siria del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), oltre all’estradizione di Fetullah Gulen, leader del movimento Hizmet che secondo Ankara organizzò il fallito colpo di Stato del luglio del 2016 in Turchia. I colloqui a proposito della “zona di sicurezza” restano tuttavia in fase di stallo. La Turchia vuole che tale l’area sia ampia almeno 32 chilometri, richiesta ritenuta eccessiva dagli Stati Uniti.

Sempre ieri il segretario alla Difesa Usa, Mark Esper, ha dichiarato che gli Stati Uniti sono pronti a contrastare qualsiasi “incursione unilaterale” da parte della Turchia nella Siria nord-occidentale. Parlando ai giornalisti durante una visita in Giappone, il responsabile del Pentagono ha sottolineato che “qualsiasi operazione turca nella Siria settentrionale sarebbe inaccettabile”. Esper ha aggiunto che gli Stati Uniti sono pronti a “prevenire incursioni unilaterali che potrebbero turbare, ancora una volta, gli interessi reciproci” di Stati Uniti, Turchia e Forze democratiche siriane (Fds) nella Siria settentrionale. (Res)
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