COOPERAZIONE
 
Cooperazione: diaspore e sviluppo, approvato a Parigi testo congiunto G7-G5 Sahel
 
 
Parigi, 04 lug 18:01 - (Agenzia Nova) - Le diaspore sono un potente motore di sviluppo sia nei paesi di origine che di destinazione, e su questa base la loro emancipazione nei programmi di sviluppo condivisi va sostenuta. E' sulla base di queste considerazioni che nell'ambito della riunione dei ministri dello Sviluppo dei paesi G7, tenuta oggi a Parigi, è stata adottata una dichiarazione congiunta G7+G5 Sahel sulle azioni da intraprendere per affrontare le emergenze della regione. Il testo, presentato dall'Italia con la partecipazione della vice ministra degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Emanuela Del Re, riconosce il ruolo svolto dalle diaspore e dalla società civile impegnata nello sviluppo delle comunità di origine dei migranti: un documento che, secondo la vice ministra, "rappresenta un importante segnale politico in quanto pone i due gruppi sullo stesso piano presentando un’analisi condivisa delle cause della fragilità nel Sahel e dei possibili rimedi per farvi fronte".

Nel suo intervento parigino, la Del Re ha sottolineato il ruolo di "attore del cambiamento" svolto dalle diaspore. "La migrazione è un'aspirazione naturale dell'essere umano, nonché un potente motore per il cambiamento economico e sociale", ha osservato la vice ministra, per la quale "tutte le diaspore sperimentano la migrazione come attività transnazionale" e i migranti vivono una "molteplicità di impegni sia nella società di origine che nella società di destinazione". In questo contesto, ha proseguito Del Re, le cosiddette "rimesse sociali" svolgono un ruolo centrale, creando scambio di capitale sociale, idee e comportamenti tra il paese di origine e il paese di destinazione. Oltre alle rimesse economiche, per la vice ministra "le rimesse sociali sono probabilmente il contributo più solido apportato dai migranti alle loro comunità nei paesi di origine": le diaspore possono "possono promuovere il commercio e gli investimenti esteri diretti, creare imprese e stimolare l'imprenditorialità, trasferire conoscenze e competenze", ha sottolineato.

E' in questa creazione di capitale sociale che le imprese gestite dalle diaspore nei paesi di destinazione partecipano a "costruire ponti, stabilire reti di prodotti, commerci e altre attività economiche che possono portare al miglioramento delle condizioni economiche e sociali nei paesi di origine". A titolo di esempio Del Re ha citato il caso di Madi Sakande, un cittadino italiano nato in Burkina Faso che nel 2016 è stato premiato come "miglior imprenditore italiano della diaspora". Accanto alla sua piccola azienda nel settore della refrigerazione, con sede nella ricca e dinamica regione dell'Emilia Romagna, ha raccontato Del Re, il signor Sakande ha aperto una filiale a Ouagadougou con cinque dipendenti locali, oggi viaggia regolarmente in Burkina, dove tiene a proprie spese corsi di formazione e workshop sulle tecniche di refrigerazione e catena del freddo, ed è inoltre uno dei membri fondatori dell'Associazione della diaspora burkinabé (Diafaso), il cui obiettivo principale è quello di mobilitare fondi per finanziare progetti di sviluppo sostenibile in Burkina Faso.

Il contributo di Sakande al Burkina Faso va ben oltre gli investimenti in termini monetari, ha osservato la vice ministra: include anche l'aumento delle rimesse collettive per sostenere altre attività legate ai trasferimenti di tecnologia, lo scambio di conoscenze, un migliore accesso ai mercati internazionali dei capitali e maggiori collegamenti commerciali, per citarne solo alcuni. "I nostri governi dovrebbero sostenere il lavoro di tutti quei membri della diaspora che, come il signor Sakande, hanno la volontà e l'iniziativa di promuovere nei loro paesi di origine modelli di business innovativi che generano maggiore efficienza, creando lavori qualificati e professionali e catene di valore sostenibili", ha dichiarato Del Re, affermando la necessità di "sostenere l'empowerment delle diaspore nei programmi di sviluppo condiviso".

Le diaspore, infine, dovrebbero essere coinvolte nella pianificazione dello sviluppo nazionale, regionale e locale, nell'elaborazione delle politiche, rafforzando - ha sostenuto Del Re - la loro partecipazione ai processi decisionali e aumentando la consapevolezza pubblica su questioni sociali, politiche ed economiche. "Dovremmo tutti lavorare per creare partenariati fattibili per lo sviluppo che migliorino gli impatti positivi dello sviluppo migratorio in modo ampio e sostenibile. In relazione a questo, dovrebbero essere efficacemente promossi partenariati concreti tra governi, professionisti dello sviluppo della diaspora, agenzie di sviluppo tradizionali, associazioni della società civile e settore privato, in un approccio olistico", ha spiegato la vice ministra. Del Re ha infine invitato a diffondere una maggiore conoscenza del mondo delle diaspore, senza la quale è difficile "fornire spunti per misure politiche e azioni pratiche per promuovere il suo ruolo nella società". "Le Ong locali nei paesi di origine hanno spesso sottovalutato i benefici che le organizzazioni di sviluppo della diaspora possono offrire. Lavorare insieme come un sistema, creando piattaforme transnazionali migliorando i contatti e le reti, aiuterà le organizzazioni della diaspora a intraprendere progetti comuni", ha detto la vice ministra. Di qui la proposta di tenere "un seminario del G7 incentrato sulle strategie per rafforzare il ruolo della diaspora come attore di sviluppo", come "interessante opportunità che vorrei discutere con la prossima presidenza. Il seminario discuterà collettivamente sfide e prospettive per coinvolgere le comunità della diaspora nei processi di sviluppo nei paesi di origine", ha aggiunto Del Re. (Res)
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