COOPERAZIONE
 
Cooperazione: ex ministro Tunisia presenta al Senato fondo innovativo per l’istruzione
Roma, 03 apr 19:03 - (Agenzia Nova) - L’obiettivo è di raccogliere stanziamenti per un miliardo di dollari per sostenere l’istruzione in Africa e nel Medio Oriente, ma la novità sta nel modello innovativo definito per raggiungere risultati effettivi e verificabili. L’ex ministro del Turismo della Tunisia Amel Karboul ha presentato oggi pomeriggio al Senato l’Education outcomes fund per l’Africa e il Medio Oriente, un esperimento promosso dalla Education commission dell’ex premier inglese Gordon Brown e dal Global steering group for impact investment (Gsg). Partner italiano è Social impact agenda, organizzazione presieduta dall’ex ministro Giovanna Melandri.

“Oggi 250 milioni di bambini non vanno a scuola. Molti altri vanno a scuola ma non imparano nulla. E non è solo un problema africano: sono sicura vi sia anche in Italia”, ha osservato la Karboul nel suo intervento. “Per questo – ha aggiunto - stiamo spostando la nostra attenzione dal tema della scolarizzazione a quello dell’apprendimento”. Il modello presentato dall’ex ministro tunisino ha un importante elemento di innovazione: viene superato il tradizionale finanziamento dei programmi “dall’alto verso il basso”, basato sul numero di studenti raggiunti o sulla quantità di materiale scolastico acquistato, e s’incentiva il successo pagando per i risultati di apprendimento e di impiego che i programmi sono in grado di raggiungere.

Vi sono diverse fasi: un’attività di coordinamento con i governi per definire obiettivi di apprendimento e determinare i criteri di misurazione dei risultati; la definizione delle qualità che i giovani devono possedere per avere successo nel 21mo secolo; l’istituzione di partenariati con le organizzazioni sul terreno per raggiungere i risultati prestabiliti; la mobilitazione di fondi da parte degli investitori; l’adozione di un approccio basato su “quello che funziona”. Secondo Giovanna Melandri, si tratta del “più grande esperimento di costruzione operativa di un outcome fund”, oltre che di una “rivoluzione copernicana” del modello di finanziamento dei progetti per l’educazione. La presidente di Social Impact Agenda ha ricordato la genesi del progetto.

“Da un po’ di anni attorno a organizzazione che si chiama Global Steering Group for Impact investment (Gsg) si è riunita una serie di soggetti convinti della necessità di un’auto-riforma del capitalismo finanziario. Il movimento nasce dopo la crisi del 2008, si è condensato in un lavoro importante affidato alla task-force del G7 e ha portato a una riflessione internazionale. Si tratta di un movimento inedito, perché raccoglie operatori della finanza, del terzo settore, imprese sociali, università, centri di ricerca. In Italia vi è Social Impact Agenda. L’obiettivo è accelerare costruzione nel mondo di progetti di outcome fund che ribaltino il paradigma tradizionale della finanza e che promuovano meccanismi volti ai risultati sociali che si vogliono raggiungere. Il più importante e ambizioso progetto in corso è quello che presentiamo, un outcome fund di un miliardo di dollari che possa restituire capitale agli investitori che in Africa e Medio Oriente investano su uno dei grandi problemi del nostro tempo: la crisi educativa della regione”.

All’evento ha preso parte il viceministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Emanuela Del Re, che ha ricordato l’impegno in prima linea dell’Italia per l’istruzione nel mondo e l’approccio “innovativo” della Cooperazione italiana in fatto di partenariato con il settore privato. "Ci siamo battuti durante le discussioni sulla Legge di bilancio per fare in modo che Cassa depositi e prestiti entrasse a far parte della famiglia della cooperazione, ora vogliamo che il settore privato abbia un suo ruolo a pieno titolo", ha spiegato il viceministro. Nel contempo, ha ricordato Del Re, l'Italia si rivolge alle tante organizzazioni internazionali con le quali ha stretto accordi per promuovere progetti che costruiscano un futuro stabile per i giovani.

"Abbiamo in atto una serie di progetti, tra cui uno a me particolarmente caro in Somalia, dove la famosa Università nazionale somala, che ha ripreso le attività nel 2014, ha completato i suoi primi cicli di laurea. Nella mia ultima visita nel Corno d'Africa sono riuscita a ricavare alcune borse di studio che andranno a studenti meritevoli che potranno così partecipare a progetti italiani", ha detto il viceministro. Allo stesso modo, Del Re ha ricordato la sua recente visita alle due scuole italiane in Etiopia ed Eritrea, dove studiano circa 1.000-1.400 bambini. "Ho trovato straordinario - ha aggiunto - che eritrei ed etiopi decidano di affidare i propri figli al sistema educativo italiano, che per loro rappresenta un'opportunità di partecipazione al mondo globale".

All’evento è intervenuto inoltre Lapo Pistelli, direttore delle Relazioni internazionali di Eni, che opera oggi in 71 paesi ma è “la più africana” tra le compagnie internazionali per volume di riserve. Anche in questo caso, secondo Pistelli, tutto nasce con il fondatore Enrico Mattei, imprenditore che “cerca un modello diverso di partenariato con i paesi ospitanti”. “Quel modello – ha osservato il direttore della compagnia – oggi ha cambiato nome e caratteristiche ma è rimasto”: “Oggi siamo almeno altrettanto attenti alla creazione di valore di lungo termine quanto al business di breve termine. Non si può entrare in un paese con l’obiettivo di restare 30 anni e senza creare relazioni di partnership che creino valore”. E oggi, secondo Pistelli, gli investitori guardano sempre più agli aspetti dell’impatto sociale e dello sviluppo generato, non solo nel settore dell’energia.

In tutti questi anni “Eni si è molto abituata a fare da sola”, mettendo i propri capitali in paesi in cui “non si investe volentieri”. Tuttavia, occuparsi dell’Africa è oggi una necessità. “Cento anni fa l’Europa aveva una popolazione doppia rispetto all’Africa, tra cento anni sarà pari a un terzo. O noi ci occupiamo dell’Africa, o l’Africa si occuperà di noi”. Pistelli ha menzionato l’esempio della Nigeria, che fra trent’anni sarà “il terzo paese del pianeta con una popolazione di 500-600 milioni di abitanti”. Per quanto riguarda l’istruzione, la prima battaglia è spesso di comprensione del valore sociale dell’educazione. Eni, ha spiegato l’ex viceministro, opera su tre livelli: “dare casa all’istruzione”, accompagnare il percorso degli studenti dalla scuola primaria all’università (in Italia o in loco), coinvolgere gli “stakeholder” locali. Esempi di particolare successo, secondo Pistelli, sono i progetti in Mozambico e in Iraq.

Le due sfide riguardano soprattutto la misurazione dell’efficacia delle iniziative e la promozione del partenariato pubblico-privato (Ppp). “Quelle che facciamo non sono donazioni, sono progetti che devono per necessità essere misurabili: quanto reddito aggiuntivo si innesca, quante persone vengono portate a un titolo. Il Ppp è importantissimo, ma ci vuole pazienza e tenacia. I tempi che ha un’azienda sono molto diversi dai tempi delle burocrazie internazionali con cui facciamo i conti. Nessuno si salva da solo, è fondamentale che tutti stiano al tavolo, ma più persone ci sono al tavolo più diventa difficile. Ma a questa fatica non c’è alternativa”, ha concluso Pistelli. (Gmr)
ARTICOLI CORRELATI
 
 
 
 
 
 
 
 
 
TUTTE LE NOTIZIE SU..