SPECIALE DIFESA

 
 
 

Speciale difesa: Ue, nell'ottava edizione "The State of Union" confronto tra paesi membri su bilancio 2021-2027 e invito a solidarietà

Firenze, 14 mag 2018 15:15 - (Agenzia Nova) - Il confronto sul bilancio dell'Ue per il periodo 2021-2027, la politica di Difesa e sicurezza comune, l’allargamento ai Balcani, la situazione nei principali scenari di crisi internazionali, l’esigenza della “solidarietà europea” e del rafforzamento dell’area euro. Questi i temi principali che hanno caratterizzato il dibattito di venerdì 11 maggio a Palazzo Vecchio a Firenze nell'ambito dell’ottava conferenza “The State of Union”, organizzata dall’Istituto universitario europeo (Eui). I lavori della conferenza, finalizzata a fare il punto sul progetto comune europeo, sono stati chiusi venerdì pomeriggio dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni; mentre in apertura venerdì mattina sono intervenuti i presidenti di Commissione e Parlamento Ue, rispettivamente Jean Claude Juncker e Antonio Tajani.

Presenti anche l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue Federica Mogherini, il governatore della Banca centrale europea Mario Draghi, il presidente greco Prokopios Pavlopoulos e due commissari europei: quello per l’Unione energetica Maros Sefcovic e quello alle Politiche regionali Corina Cretu. Da Firenze è arrivato un chiaro richiamo ad una maggiore solidarietà nell’Unione con tutti i paesi membri che devono essere impegnati “a tempo pieno” nel progetto comune affinché “la politica e i cittadini possano prevalere sulla burocrazia”. Sostegno è stato espresso anche per l’integrazione europea dei Balcani occidentali, in vista del vertice di Sofia del 17 maggio, e per i risultati nella politica di Difesa comune che dimostrano che l’Ue può recitare “un ruolo da protagonista” nello scenario internazionale.

Nell'intervento conclusivo, Gentiloni ha parlato delle sfide decisive del prossimo Consiglio europeo di fine giugno, "al quale non sarò presente", ma nel corso del quale dovranno essere prese delle decisioni importanti. Tra queste il completamento dell’Unione bancaria, che non dovrebbe fondarsi solo sulla "riduzione del rischio finanziario" e sugli equilibri di bilancio ma per garantire "crescita, sviluppo e occupazione"; l’immigrazione, tema su cui Gentiloni ha rivendicato il successo del suo governo nella riduzione dei flussi migratori con “un’operazione che è stata fatta dall’Italia, e deve proseguire”; il confronto sull’adozione del piano di spesa Ue 2021-2027, su cui Gentiloni ha evidenziato le difficoltà di adottarlo come voluto da Juncker prima delle elezioni europee del 2019: ci sono risorse minori, vista l’uscita del Regno Unito, e quindi ci sarà un confronto “che durerà molto a lungo” tra i paesi membri, ha chiarito.

Il premier ha parlato di un “momento di incertezza”, in quanto “siamo fuori dalla sua stagione più difficile” ma, nonostante alcuni risultati, “facciamo fatica a tradurre queste ambizioni in passi avanti concreti”. In ogni caso, a suo parere, il multilateralismo non può essere abbandonato e “l’Europa deve essere sempre di più bandiera di questi valori”. Gentiloni ha infine auspicato che la maggioranza dei cittadini italiani “non voglia deragliare” dai valori europei che hanno garantito pace e prosperità in tutti questi anni.

Dal presidente della Commissione europea Juncker è arrivato un invito a tutti i paesi membri a impegnarsi “a tempo pieno” nel progetto comune in quanto “solidarietà e Ue devono andare di pari passo”. Secondo il presidente dell’esecutivo Ue, la solidarietà europea dovrebbe essere valida anche per quanto riguarda il percorso di integrazione europea dei Balcani occidentali, “con nuovi Stati membri da accogliere nel futuro” quale strategia per scongiurare il ripetersi “delle sciagure del passato”. “Quando le cose vanno bene non è difficile, ma quando ci sono crisi allora la solidarietà si sfilaccia”, ha affermato il presidente della Commissione europea notando che nelle situazioni di emergenza i sentimenti euroscettici ritornano come visto durante la recente crisi migratoria. Juncker ha ricordato in proposito “la risposta tardiva” all’appello fatto da due paesi membri come Italia e Grecia per una gestione comune e fondata sulla solidarietà nella risposta alla crisi migratoria. “Ci sono europei sempre pronti ed europei part-time”, ha detto Juncker auspicando che tutti i paesi Ue siano impegnati "a tempo pieno". "Bisogna riformare il sistema di Dublino che non funziona", ha affermato il presidente della Commissione europea.

Juncker ha poi sottolineato l’importanza del piano degli investimenti strategici: oggi l’Ue è riuscita a raccogliere dai paesi membri 285 miliardi di euro, “un ottimo inizio, ma non basta” e per questo si punta a raccogliere 500 miliardi da qui entro il 2020 e oltre 600 miliardi fino al 2022. “Una parte del quadro finanziario è dedicata proprio alle politiche di investimento”, ha ricordato Juncker. “Bisogna rivedere i meccanismi decisionali sulla politica estera”, ha osservato il presidente della Commissione Ue affermando che “abbiamo bisogno di più Europa” in quanto a livello internazionale serve “un’Europa forte”. “Bisogna ampliare la rete di accordi commerciali con il resto del mondo”, ha detto ancora Juncker sottolineando l’impatto positivo sull’economia e sull’occupazione, anche se tali intese “devono rispettare i valori europei”. Parlando del bilancio Ue per il periodo 2021-2027, Juncker ha detto che prevede un aumento “realistico” della spesa e ha osservato che è dedicato alle “priorità per i cittadini europei”: in questo senso il presidente ha parlato dell’importanza dei giovani per cui è essenziale sostenere il programma Erasmus.

Anche la sicurezza è stato un tema centrale nell’intervento del presidente della Commissione europea, l’obiettivo dell’Ue è di 10 mila agenti europei per il controllo delle frontiere esterne: “Tutti vogliono maggiore protezione delle frontiere ma non si ricordano quanto costano”, ha detto Juncker. Il presidente della Commissione Ue si è poi soffermato sulla politica di Difesa comune, evidenziando la necessità di avvicinare le politiche industriali tra i paesi membri e indicando nella creazione di “sinergie per gli appalti pubblici militari” uno degli scopi del fondo di 13 miliardi istituito per la Difesa europea. “Le politiche di coesione vedranno un calo del volume del 6 per cento, ma in ogni caso il suo importo rimarrà notevole”, ha assicurato Juncker auspicando l’adozione del bilancio 2021-2027 prima delle elezioni europee del 2019.

Incentrato sul ruolo primario della politica e dei cittadini l’intervento del presidente del parlamento europeo Tajani. A suo parere, la politica e i cittadini devono tornare al centro del progetto dell’Unione europea. “Credere nell’Europa non significa non essere patrioti”, ha dichiarato Tajani, secondo cui “essere italiani significa anche essere buoni cittadini europei”. “Uscire dall’Europa non ha alcun senso, come non avrebbe senso lasciare la moneta unica”, ha affermato il presidente del Parlamento europeo aggiungendo che “molte cose vanno cambiate, ma cambiare significa andare avanti” e ciò significa “avere un’Europa più politica” che dovrebbe “trionfare sulla burocrazia”. “La prima riforma da fare è quella della primazia della politica, che significa la primazia dei cittadini”, ha detto Tajani parlando delle esigenze di 500 milioni di cittadini europei che chiedono sicurezza e protezione.

Anche per quanto riguarda la nuova proposta di bilancio della Commissione europea per il periodo 2021-2027 serve “un dibattito politico”, ha detto Tajani, osservando con soddisfazione la possibilità di stanziare più fondi per il Parlamento europeo. Secondo Tajani, si tratta di una scelta in favore “dei più deboli” e questo dovrebbe valere anche per la web tax per tassare anche i “giganti” e non solo i più piccoli. Anche l’Unione economica e monetaria dovrebbe essere “più solidale”, a parere di Tajani, il quale ha rimarcato che spetta alla Commissione europea, non alla vigilanza della Banca centrale europea, scrivere delle regole sulla gestione dei crediti deteriorati nel sistema bancario: questa sarebbe “una prova che la politica viene prima della burocrazia”.

Tajani ha osservato invece che “siamo perplessi” dalle recenti scelte di politica commerciale da parte degli Stati Uniti, in quanto “abbiamo gli stessi problemi” di Washington nei confronti delle politiche commerciali di altri paesi come la Cina e quindi dovremmo essere alleati. “Dobbiamo avere una politica commerciale che tuteli l’occupazione e l’industria”, ha detto Tajani rimarcando che “dobbiamo fare capire agli Stati Uniti che sono una parte necessaria” e quindi il presidente statunitense Donald Trump dovrebbe ricordarsi che “America first, non significa America da sola”. “Abbiamo gli stessi interessi degli Stati Uniti, soprattutto per quanto riguarda l’acciaio: c’è una sovra-produzione cinese che porta quel paese a tentare di invadere il mercato europeo ed il mercato americano. Noi dobbiamo tentare di reagire avendo una strategia comune, non dividendo l’Europa dagli Stati Uniti”, ha ribadito parlando ai giornalisti a margine della riunione aggiungendo: “Soltanto con un’azione coordinata si può avere una situazione più equilibrata e più equa”. “Bisogna riequilibrare egemonia l’franco-tedesca”, ha detto Tajani riguardo i futuri equilibri nell’Ue, precisando che si tratta di un ruolo che attende nei prossimi mesi Italia e Spagna ed è la sfida a cui “si troverà di fronte il nuovo governo”.

Attenzione particolare è stata data da Tajani anche alle politiche di Difesa e sicurezza e all’integrazione dei Balcani occidentali. L’aumento dei fondi per la difesa, previsto nel piano di bilancio Ue per il periodo 2021-2027, è un segnale del fatto che l’Europa conta di poter avere “un ruolo da protagonista nella politica estera”, ha dichiarato il presidente del Parlamento europeo. Secondo Tajani, l’aumento dei fondi per la difesa comune è “la prova che l’Europa crede nella politica estera e di poter svolgere un’azione da protagonista” a livello internazionale. “Senza difesa europea difficilmente potremmo essere protagonisti e tutelare gli interessi dei nostri cittadini”, ha osservato Tajani sottolineando l’esigenza di “un forte aumento dei fondi per la sicurezza, per la lotta al terrorismo e per la protezione dei confini esteri”. Secondo il presidente anche su questo “si misura la solidarietà europea” e in questo senso rimane prioritaria la riforma del sistema di Dublino “per tutelare quei paesi che fino ad oggi si sono assunti le responsabilità maggiori” per la gestione dei flussi migratori. “Bisogna investire di più in Africa”, ha detto Tajani sottolineando l’importanza anche di saper gestire i flussi migratori lungo “il corridoio libico”.

Per quanto riguarda la regione balcanica, in vista del vertice Ue del 17 e 18 maggio in Bulgaria, Tajani ha assicurato che “la prossima settimana al vertice di Sofia sosterrò chiaramente la prospettiva europea dei Balcani occidentali". Secondo Tajani, la regione balcanica “è essenziale anche per lotta al terrorismo e per la gestione frontiere”. Il presidente del Parlamento europeo ha definito i Balcani “una polveriera” citando in particolare il caso della Bosnia Erzegovina e dei delicati rapporti tra la comunità islamica e quella cristiana. “Sui Balcani bisogna lavorare molto e le continue visite dei leader Ue dimostrano quanto importante è lavorare verso questa regione così vicina all’Ue”, ha affermato Tajani.

Tra gli interventi a “The State of Union” anche quello del vicepresidente della Commissione e commissario Ue per l’Unione energetica Sefcovic. Serve una sempre maggiore diversificazione delle fonti energetiche dell’Unione europea, ha sottolineato Sefcovic, il quale ha detto che il lavoro verso l’Unione energetica prevede una “transizione graduale” verso un’energia sempre più pulita, “con aziende più efficienti dal punto di vista energetico” in tutti i paesi dell’Europa. Anche la sicurezza dell’energia è cruciale, ha osservato Sefcovic, secondo cui 54 milioni di cittadini europee scontano carenze dal punto di vista delle forniture energetiche e “vogliamo risolvere con i paesi membri tali questioni importanti”. Sefcovic ha quindi parlato dell’importanza dell’accordo di Parigi Cop21 e delle sfide poste dai cambiamenti climatici elogiando il fatto che l’Ue è "il maggiore donatore" nel settore. “Abbiamo un forte valore economico, quando i nostri valori sono forti”, ha detto il commissario indicando che l’impegno dell’Ue non riguarda solo i paesi membri ma anche Stati di aree come l’Africa che devono essere sostenute nel loro percorso di sviluppo.

Altro componente dell'esecutivo Ue presente a Firenze, il commissario per le Politiche regionali Cretu. A suo modo di vedere, le politiche di coesione dell’Unione europea sono uno strumento fondamentale: si deve lavorare per ridurre alcuni tagli contenuti nel piano di spesa proposto per il periodo 2021-2027. “Credo che le politiche di coesione sono la più grande espressione di solidarietà per l’Unione europea”, ha detto Cretu sostenendo che toccano da vicino “gli interessi dei cittadini” e puntano a colmare le divergenze tra le regioni dei vari paesi membri. Per questo, ha affermato, è importante che nel prossimo periodo continuino ad essere centrali queste politiche anche per aumentare “la fiducia dei cittadini” nell’Ue. Il commissario Cretu ha parlato di “molte sfide” presenti nel bilancio 2021-2027, in quanto dopo l’uscita di un grande contributore al bilancio Ue come il Regno Unito è inevitabile un confronto aperto. Secondo il commissario, è importante il confronto per l’approvazione del bilancio nel 2019 in modo da assicurarne l’attuazione a partire dal primo gennaio 2021.

Sulle attese riguardo il confronto dei prossimi mesi in vista dell’approvazione del nuovo bilancio Ue ha insistito anche il presidente Tajani, parlando ai giornalisti a margine del suo intervento a Palazzo Vecchio. A modo di vedere di Tajani, è auspicabile l’approvazione del bilancio Ue per il periodo 2021-2027 prima delle elezioni europee del 2019. Secondo il presidente, nel nuovo piano di bilancio pluri-annuale Ue ci sono passi positivi per su lotta all’immigrazione, sicurezza e crescita. Dall’altra parte – ha detto - “mi preoccupano i tagli all’agricoltura. Secondo me si potrebbe lavorare per ridurre il taglio che ora è del 5 per cento fino al 4-4 e mezzo per cento”, ha detto Tajani secondo cui lo stesso discorso vale per le politiche di coesione, ove bisogna evitare danni per le regioni del sud Italia, "dove c’è un tasso di disoccupazione più elevato di quello dei paesi dell’Est".

Dedicato alla politica di Difesa e sicurezza comune l’intervento dell’Alto rappresentante Mogherini, la quale ha rivendicato il successo di un’Unione europea “finalmente in grado” di muoversi insieme sulla politica di difesa comune. Mogherini ha definito l’attuale ordine mondiale in uno stato di “caos”, ragione per cui per risolvere i problemi non servono gli approcci che aggiungono conflittualità su conflittualità” ma “la paziente, razionale e umile arte del compromesso”. “Abbiamo problemi comuni, per cui servono risposte comuni”, ha dichiarato Mogherini secondo cui per questo obiettivo è necessaria “un’Europa forte”. Nel suo intervento, l’Alto rappresentante ha evidenziato che la forza e l’efficacia dell’Ue dipendono dal contributo di ogni Stato e di ogni cittadini europeo.

L’Alto rappresentante ha ricordato che dopo l’annuncio della Brexit si temeva che altri paesi avrebbero lasciato l’Unione, mentre invece i 27 si sono impegnati a Roma nel 2017 per rilanciare il progetto comune e “in quest’ultimo anno l’Unione si è rafforzata”. Sicurezza e difesa sono emblematici di questo rafforzamento dell’Ue, ha osservato, e “dopo 60 anni di fallimenti abbiamo raggiunto risultati fondamentali”: è stato creato un Fondo europeo per la difesa, con 1,5 miliardi di euro l’annuo per aiutare gli stati “a spendere meglio, insieme”; per la prima volta “abbiamo proposto di destinare una parte del bilancio al settore della difesa”; ed è stata avviata la Cooperazione strutturata e permanente (Pesco), come previsto dai Trattati, con la possibilità di progredire con diverse velocità nell’integrazione nel campo della difesa. “Solo insieme possiamo sviluppare tutte le capacità di cui abbiamo bisogno per proteggere i nostri cittadini e costruire la pace”, ha detto Mogherini parlando dell’esigenza di complementarietà tra Ue e Nato. Secondo Mogherini, “l’approccio Ue alla pace e alla sicurezza” si sta dimostrando l’unico valido tramite un giusto equilibrio di soft e hard power.

Mogherini ha anche difeso la validità dell’accordo sul nucleare iraniano. “Gli europei sono uniti sulla necessità di mantenere in vita l’accordo sul nucleare con l’Iran”, ha detto l’Alto rappresentante per la politica estera. “Invitiamo gli altri a rispettare questo accordo per la sicurezza della nostra regione", ha detto l’Alto rappresentante in riferimento alla recente decisione degli Stati Uniti di abbandonare l'intesa. “Dobbiamo fare tutto il possibile per mantenere l’accordo con l’Iran”, ha ribadito Mogherini secondo cui “sarebbe un grande errore” smantellare un accordo funzionante raggiunto dopo 12 anni di difficili negoziati. A suo parere, ciò comprometterebbe la credibilità per ogni altro accordo futuro. Mogherini ha aggiunto che anche il presidente iraniano Hassan Rohani ha dato assicurazioni sulla volontà di Teheran di mantenere in vigore il trattato sul nucleare.

La parte della conferenza dedicata al futuro dell’area euro ha avuto come relatore il presidente della Banca centrale europea Draghi. La crescita economica sta tornando in Europa ma la recente crisi finanziaria ha messo in luce la necessità di “irrobustire” l’Unione, ha detto il presidente della Bce. “Dopo la grande crisi finanziaria, l’area euro ora sembra uscire più resiliente”, ha dichiarato Draghi. Nella ricostruzione del presidente della Banca centrale europea, la crisi finanziaria ha avuto cinque fasi e l’istituzione di Francoforte ha risposto cercando di “ripristinare la fiducia nel mercato dei titoli sovrani” e interrompendo lo “spirale al ribasso”. Anche la decisione di creare un’Unione bancaria e il Meccanismo europeo di stabilità, come ricordato da Draghi, si inseriscono in questi sforzi della Bce per fare uscire l’area euro dalla crisi.

Secondo Draghi, se la crisi economica in buona parte ha avuto una risposta, tale situazione ha evidenziato che ci sono alcuni aspetti dell’Unione che meritano ulteriori riforme. “Abbiamo bisogno di politiche che rendano il sistema finanziario più stabile”, ha detto Draghi sottolineando l’esigenza "di un aumento della resilienza delle banche, e completando l’unione bancaria e l’Unione dei mercati di capitale”. “Tre quarti dei cittadini che vivono nell’area euro ora sostengono la moneta unica”, ha osservato Draghi aggiungendo che gli europei si aspettano “che la moneta unica porti stabilità e prosperità”. “Il nostro dovere è di far tornare loro la fiducia e rispondere alle aree della nostra Unione che sappiamo essere incomplete”, ha concluso Draghi.

Nella stessa giornata anche l’intervento di un capo dello Stato straniero, il greco Prokopios Pavlopoulos, intervenuto a Firenze dopo che nella giornata di apertura, il presidente Sergio Mattarella e i suoi omologhi di Irlanda e Portogallo, Michael Higgins e Marcelo Rebelo de Sousa, avevano fatto un importante richiamo alla solidarietà europea. “Lo stato sociale deve rimanere uno dei cardini dell’Unione europea insieme al principio di solidarietà per rispondere all'esplosione del populismo", ha rimarcato il presidente greco nel suo intervento a Palazzo Vecchio a Firenze. “L’esplosione del populismo ha dimostrato che in Europa, lo stato sociale è al collasso. Dobbiamo salvaguardare lo stato sociale, che è un pilastro dell'Unione europea", ha affermato Pavlopoulos sottolineando che senza un forte stato sociale, i movimenti e partiti di orientamento populista continueranno ad aumentare il loro consenso, anche alla luce delle elezioni europee in programma nel maggio del 2019.

“Se non prendiamo decisioni ora per sostenere lo stato sociale, i risultati delle elezioni europee saranno negativi per i partiti pro-Europa, molti settori di cooperazione dell'Ue dipendono dalla solidarietà: la politica estera, la difesa, l’immigrazione e la politica finanziaria dipendono tutti da precise norme direttamente correlate al principio di solidarietà", ha aggiunto il capo di Stato greco nel corso del suo intervento rimarcando che nonostante in alcuni paesi esistano delle sanzioni Ue, queste “non vengono applicate” perché “c'è un deficit democratico in Europa. Non è concepibile per la civiltà e la cultura dell’Europa testimoniare che alcuni stati membri violano i valori dell'Ue", ha ribadito Pavlopoulos. (Pav)
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