COREA DEL NORD

 
 

Corea del Nord: segretario di Stato Usa Pompeo punta a rapido smantellamento del programma nucleare

Washington, 03 mag 2018 04:19 - (Agenzia Nova) - Il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, ha ribadito ieri che il governo degli Stati Uniti punta ad avviare lo smantellamento del programma nucleare nordcoreano “senza ritardi”. “Siamo votati allo smantellamento permanente, verificabile e irreversibile dei programmi nordcoreani delle armi di distruzione di massa, e a farlo senza ritardi”, ha dichiarato il segretario durante la cerimonia di insediamento a capo del dipartimento di Stato a Washington. L’ex direttore della Central Intelligence Agency (Cia), ritenuto un falco in Corea del Nord, ha dichiarato ieri che gli Stati Uniti hanno “un’opportunità senza precedenti di cambiare il corso della storia della Penisola coreana”. Pompeo ha però espresso cautela, sottolineando che il percorso di denuclearizzazione della Corea del Nord si trova soltanto “agli stadi iniziali” e “l’esito è certamente ancora sconosciuto”. Alla cerimonia di insediamento ha assistito il presidente Usa Donald Trump, alla sua prima visita alla sede del dipartimento di Stato da quando si è insediato alla Casa Bianca, a gennaio dello scorso anno.

Le dichiarazioni di Pompeo precedono di poche settimane l’atteso summit tra lo stesso Trump e il leader nordcoreano, Kim Jong-un. Luogo e la data dell’attesissimo incontro verranno annunciati “nei prossimi giorni”, ha dichiarato il presidente Usa nella giornata di martedì. “Stiamo organizzando gli incontri in questo momento, e penso che entro i prossimi giorni potremo annunciare luogo e data”, ha detto Trump nel corso di una conferenza alla Casa Bianca. Stando a una fonte citata dall’emittente Cnn, il presidente sudcoreano, Moon Jae-in, avrebbe convinto il leader nordcoreano Kim Jong-un a incontrare Trump presso il villaggio di Panmunjom, lungo il confine demilitarizzato tra le due Coree, dove si è tenuto anche il summit inter-coreano di venerdì 27 aprile. Stando alla fonte, è “altamente probabile” che il summit si tenga in quella sede, con alcuni eventi simbolici sul lato nordcoreano della linea di demarcazione.

Nei giorni scorsi Trump ha citato proprio Panmunjom, oppure Singapore, come possibili sedi dello storico incontro con Kim. “Stiamo valutando diversi paesi, incluso Singapore. Stiamo anche soppesando la possibilità (di tenere l’incontro) presso la Casa della Pace (a Panmunjom)”, ha detto Trump domenica, durante una conferenza stampa congiunta con il presidente nigeriano Muhammadu Buhari, in visita ufficiale a Washington. Trump ha sottolineato che tenere il summit al confine tra le due Coree avrebbe un significato simbolico che mancherebbe invece ad altri luoghi. Trump aveva pianificato una visita al confine militarizzato tra le due Coree lo scorso novembre, nel pieno delle tensioni con il Nord seguite ai test balistici e nucleari di Pyongyang, ma aveva dovuto rinunciare a causa del maltempo.

Gli Stati Uniti stanno valutando il ricorso al modello già adottato per la Libia di Muammar Gheddafi per la denuclearizzazione della Corea del Nord. Lo ha dichiarato domenica il consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Usa Donald Trump, John Bolton. “Abbiamo in mente il modello della Libia (adottato) nel 2003 e 2004”, ha detto Bolton nel corso di una intervista a Fox News, in risposta a una domanda su eventuali concessioni statunitensi a Pyongyang prima del completamento del processo di denuclearizzazione. Se Pyongyang accettasse di intraprendere la denuclearizzazione secondo lo stesso modello applicato alla Libia, non riceverebbe alcuna concessione dagli Usa prima dell’avvenuta verifica della completa denuclearizzazione.

Bolton ha ammesso che il quadro libico di inizio anni Duemila è differente da quello nordcoreano odierno: “Il programma (nucleare) libico era molto più piccolo, ma l’accordo che sottoscrivemmo è fondamentalmente quello”, ha detto il consigliere del presidente Trump, aggiungendo che nel 1992 Pyongyang aveva già accettato di rinunciare ad ogni aspetto del suo programma nucleare, incluso l’arricchimento dell’uranio. “Ora abbiamo anche altre cose di cui discutere: i missili balistici, le armi chimiche e batteriologiche, gli ostaggi americani e i cittadini giapponesi rapiti. Cominciare dal nucleare con quanto la Corea del Nord aveva già accettato oltre un quarto di secolo fa sarebbe un buon punto d’inizio”, ha detto Bolton. Bolton si è detto ottimista in merito all’incontro tra Trump e il leader nordcoreano Kim Jong-un, atteso entro l’inizio di giugno. “Penso che accadrà. Penso sia una cosa cui il presidente ha già riflettuto a lungo”. I dettagli dell’incontro, ha puntualizzato Bolton, sono ancora oggetto di discussioni con Pyongyang ivi compreso il luogo dello storico evento.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il primo ministro giapponese, Shinzo Abe, hanno discusso nella serata di sabato l’esito del summit inter-coreano di venerdì scorso, definendolo una tappa positiva verso la denuclearizzazione della Penisola coreana e un “passo storico” verso la pace e la stabilità dell’Asia Nord-orientale. Nel corso di una conversazione telefonica durata circa 30 minuti, i due leader hanno però concordato l’esigenza di mantenere immutate le pressioni sanzionatorie che gravano su Pyongyang: pressioni che Tokyo e Washington giudicano un fattore essenziale nel determinare l’attuale svolta della crisi nordcoreana. “Il punto veramente importante è se la Corea del Nord assumerà o meno azioni concrete verso la denuclearizzazione”, ha dichiarato Abe nel corso della sua conversazione con il presidente Usa.

Nel corso della telefonata, Trump ha anche confermato ad Abe l’intenzione di incontrare il leader nordcoreano, Kim Jong-un, entro le prossime tre o quattro settimane. Commentando la sua conversazione con il presidente Usa, nella giornata di ieri, Abe ha spiegato di aver passato in rassegna con il suo interlocutore i contenuti e le conclusioni del summit di venerdì tra i leader delle due Coree. Abe ha ribadito che le azioni positive assunte dalla Core del Nord nelle ultime settimane sono il frutto della campagna di “massima pressione” a carico di quel paese, che ha visto Usa e Giappone giocare un ruolo di primo piano. Questa politica, ha detto il premier giapponese, “resta invariata”. Abe ha ha anche promesso il sostegno di Tokyo a Stati Uniti e Corea del Sud per garantire il successo del summit Usa-Corea del Nord, e la cooperazione “con la Cina, la Russia e la comunità internazionale” per risolvere le questioni pendenti tra il Giappone e il regime nordcoreano.

Si è concluso nel tardo pomeriggio di venerdì l’attesissimo summit-inter-coreano di Panmunjom, oggetto per settimane di meticolosi preparativi da parte delle due Coree. L’evento è stato osservato con attenzione dal mondo intero, che ha tentato di cogliere indicazioni e chiarimenti in merito a una figura per molti versi ancora incompresa – quella del leader nordcoreano Kim Jong-un – e alla reale volontà del regime nordcoreano di lasciarsi alle spalle le ambizioni di potenza nucleare e l’isolamento sulla scena internazionale. Il summit, trasmesso in diretta televisiva in alcuni suoi passaggi, si sarebbe concentrato proprio sullo spinoso tema della denuclearizzazione della Penisola. La copertura mediatica dell’evento da parte delle due Coree e le parole dei due leader hanno trasmesso però un messaggio e priorità differenti. E’ chiaro infatti, dai gesti simbolici dei leader delle due coree, e dai loro calorosi scambi di sorrisi, strette di mano e persino battute, che l’incontro di Panmunjom segna anzitutto e principalmente una svolta senza precedenti nelle relazioni bilaterali tra i due paesi.

Il summit inter-coreano è il terzo nel suo genere dalla fine della Guerra di Corea (1953). L’incontro tra i leader dei due paesi giunge al culmine di un percorso di distensione politica e diplomatica tra Seul e Pyongyang, dopo la grave crisi regionale innescata dai test balistici e nucleare effettuati dal Nord alla fine dello scorso anno. Con l’avvento del 2018, però, Pyongyang ha sostituito allo scontro frontale con gli Usa e i loro alleati una spiazzante “offensiva dello charme”, che ha lasciato spiazzata la comunità internazionale ma è stata prontamente capitalizzata dal governo del presidente sudcoreano Moon. L’incontro di oggi è osservato con attenzione come un preludio dell’attesissimo incontro tra Kim e il presidente Usa Donald Trump, che stando a fonti della presidenza sudcoreana potrebbe tenersi attorno alla metà del mese di maggio. Kim Jong-un ha attraversato la linea che delimita il confine demilitarizzato tra le due Coree alle 9.30 di venerdì mattina, divenendo così il primo leader nordcoreano della storia a calcare il suolo della Corea del Sud. (Res)
ARTICOLI CORRELATI
 
 
 
 
 
 
 
 
 
TUTTE LE NOTIZIE SU..
GRANDE MEDIO ORIENTE
EUROPA
AFRICA SUB-SAHARIANA
ASIA
AMERICHE