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Speciale difesa: Libia, tensioni a Sirte tra forze al Bunian e Haftar dopo discorso del generale e uccisione sindaco di Misurata

Tripoli, 19 dic 2017 15:15 - (Agenzia Nova) - Si registrano tensioni in queste ore nella zona a sud di Sirte. Secondo quanto riferiscono fonti militari di Misurata, la zona interessata è quella di al Baghla dove le truppe del generale Khalifa Haftar, comandante dell'autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna), si sono avvicinate alle aree controllate dalle forze dell’operazione “al Bunian al Marsus”, quelle che hanno cacciato lo Stato islamico da Sirte lo scorso anno e che sono composte in buona parte da milizie di Misurata. La zona si trova circa 70 chilometri a sud-est di Sirte a ridosso della Mezzaluna petrolifera controllata dalle forze di Haftar. Queste ultime, come quelle di “al Bunian al Marsus”, stanno facendo confluire rinforzi in quell’area e si temono possibili scontri in futuro. Secondo quanto ha spiegato Taha Hadid, capo militare delle forze di “al Bunian al Marsus”, ai media locali la zona di al Baghla “sta vedendo l’arrivo di rinforzi da entrambe le parti e questo ci lascia pensare a un possibile scontro con le forze di Haftar che potrebbero voler entrare a Sirte”. Il profilo Facebook delle forze di Haftar parla invece già di scaramucce con le forze di Misurata, circostanza smentita dal comando di “al Bunian al Marsus”. La zona della Mezzaluna petrolifera e la città di Sirte sono strategicamente importanti per entrambe le parti.

Le tensioni sono legate anche al discorso tenuto da Haftar il quale ha affermato che il Governo di accordo nazionale di Tripoli “ha perso la sua legittimità, che era in dubbio sin dalla sua nascita, con la fine del periodo legale di vita degli accordi di Skhirat”, firmati in Marocco il 17 dicembre 2015. In un discorso televisivo trasmesso da alcune emittenti libiche, Haftar ha spiegato che “non sarà riconosciuto nessun organismo illegale ed è venuto il momento di dare la parola al popolo”, invitando tutti ad una mobilitazione popolare. Haftar ha assicurato che “le istituzioni militari non si piegheranno a nessuna parte che non abbia legittimità da parte del popolo”. Il discorso di Haftar è giunto il 17 dicembre, alla scadenza dei due anni dell’accordo politico di Skhirat.

Haftar ha lasciato intendere di candidarsi alle elezioni presidenziali previste in Libia nel 2018. Il generale ha, infatti, dichiarato che ascolterà la "volontà del libero popolo libico". Rivolto ai reparti dell'Esercito nazionale libico (Lna), Haftar ha aggiunto: "Affermiamo con chiarezza e senza equivoci la nostra obbedienza agli ordini del libero popolo libico, che è padrone e custode della sua terra". Haftar ha poi criticato le iniziative delle Nazioni Unite per la stabilità in Libia, con particolare riferimento all'accordo di Skhirat, di cui ieri ricorreva il secondo anniversario. Conclusa in Marocco il 17 dicembre 2015 da diverse fazioni libiche sotto l'egida dell'Onu, l'intesa ha istituito il governo di accordo nazionale (Gna), appoggiato dalla Comunità internazionale. Haftar non ha mai riconosciuto il Gna e ieri lo ha dichiarato decaduto con la scadenza dell'accordo di Skhirat, che ha definito "un pezzo di carta". Infine, il generale ha affermato che l'Lna obbedirà soltanto a chi verrà eletto dal popolo libico.

Il 16 dicembre scorso, il generale Haftar e l'Lna sono stati criticati dal ministro della Difesa del Consiglio presidenziale libico, Mahdi al Barghathi. Secondo il ministro, alcune fazioni libiche stanno tentando di limitare l'intero esercito nazionale a una singola persona o una singola famiglia dell'area orientale del paese. Il riferimento era ad Haftar, che con l'Lna controlla la Libia orientale. Le dichiarazioni di Al Barghathi erano state rese durante un incontro con ufficiali delle Forze armate e membri della Camera dei rappresentati della Libia nella città di al Zawiya, circa 45 chilometri a ovest di Tripoli. “Per unificare l'esercito libico è necessario un unico governo in Libia, oltre a porre fine allo stallo politico che il paese attraversa”, aveva affermato Al Barghathi.

Non si è fatta attendere la risposta del premier del governo di Accordo nazionale libico, Fayez al Sarraj, il quale ha affermato che “l’accordo politico firmato a Skhirat in Marocco due anni fa non ha una data di scadenza”. In una nota diffusa dopo il discorso del generale Haftar, Sarraj ha affermato che “l’unica scadenza ci sarà dopo le elezioni da parte del popolo”. Il premier di Tripoli ha accusato “alcuni dei firmatari dell’accordo di aver fatto marcia indietro e non aver rispettato gli impegni presi, questo non per un fine legato al paese ma solo per interessi personali”. Per questo Sarraj ha lanciato un appello per la convocazione urgente a Tripoli del Consiglio di amministrazione della Banca centrale libica in modo da porre fine alla crisi e alla divisione tra la Banca centrale di Tripoli e quella di Bengasi. Crisi che invece potrebbe acuirsi considerato che questa sera il parlamento libico è chiamato a eleggere il nuovo governatore della Banca centrale. E’ atteso per questo l’arrivo di 45 deputati da Tripoli a Tobruk a bordo di un velivolo messo a disposizione dalla compagnia petrolifera, Gulf Oil Company (Agoco). La nomina però difficilmente sarà accettata dalle autorità di Tripoli.

La brigata libica “al Nawasi”, è stata più diretta e ha accusato il generale libico di volere “il ritorno in Libia di un uomo solo al potere”. In una nota diffusa dal suo ufficio stampa la brigata fa sapere di aver ascoltato con attenzione il messaggio televisivo trasmesso da Haftar, in occasione del secondo anniversario della firma dell’accordo politico di Skhirat, in Marocco. “Nel suo discorso ha invocato il golpe nei confronti del processo democratico – si legge – e alla fine dell’operazione di passaggio pacifico del potere e del fallimento di tutti gli sforzi internazionali, locali e arabi per arrivare ad una fase transitoria e veramente democratica in Libia”. La Brigata "al Nawasi", la milizia che si occupa della sicurezza del premier del governo di accordo nazionale Al Sarraj e dei membri del Consiglio presidenziale libico, è composta da gruppi armati originari dell'area di Suq al Jumaa e controlla la costa di Tripoli. Si tratta della principale forza a cui è affidata la protezione dell'esecutivo appoggiato dalla Comunità internazionale. Nel comunicato, il gruppo, che fa capo al ministero dell’Interno di Tripoli, annuncia quindi di respingere in toto le affermazioni fatte da Haftar affermando che “staremo uniti con i nobili nazionalisti in difesa della sicurezza del paese e dei cittadini difendendo la via democratica e pacifica di passaggio di potere a istituzioni legali”.

Anche i ministri degli Esteri dei paesi vicini alla Libia - Tunisia, Algeria ed Egitto - hanno risposto al discorso televisivo tenuto dal generale Haftar, ribadendo la loro fiducia e sostegno all’accordo politico di Skhirat firmato due anni fa in Marocco. In una nota, i tre paesi arabi chiedono che “prevalga il linguaggio del dialogo e della riconciliazione e che si permetta l’esecuzione del piano proposto dall’inviato dell’Onu in Libia, Ghassan Salamé, in modo da portare a termine la fase transitoria al più presto possibile”. Nella nota, diramata al termine di un incontro ministeriale che si è svolto a Tunisi, si chiede di ricercare una soluzione della crisi in Libia respingendo qualsiasi ingerenza straniera e ogni tipo di escalation militare o tentativo di deviare il percorso politico e i risultati raggiunti con l’accordo di Skhirat.

Il presidente del parlamento libico, Aquila Saleh, ha invece invitato tutti i libici a “prepararsi per le elezioni presidenziali e parlamentari”. Si legge ancora che “i popoli non concedono una fiducia per sempre, né una legalità perpetua a chi governa”. Per Saleh le elezioni “sono l’unica via per costruire uno Stato di diritto e delle istituzioni per avere un ricambio pacifico del potere”, che sono “l’unica via per ricomporre lo scontro in corso in Libia”.

Poche ore dopo il messaggio televisivo di Haftar avveniva però un altro fatto che ha contribuito non poco ad alzare la tensione nel paese. Il sindaco di Misurata, Mohamed Eshtewi, è stato assassinato nella notte da miliziani sconosciuti presso l’aeroporto della città. Il politico era appena tornato da un viaggio in Turchia e all’uscita dall’aeroporto è stato ucciso. Il portavoce dell’ospedale locale ha riferito che il sindaco è stato prima rapito dal commando di miliziani che lo aspettava all’uscita dallo scalo e poi ucciso con dei colpi d’arma da fuoco. Era tornato da una visita in Turchia effettuata in compagnia di capi tribù e membri del parlamento e del Consiglio di Stato libico eletti a Misurata. I rapitori lo hanno trascinato in un luogo sconosciuto dove gli hanno sparato alle gambe e lo hanno picchiato intensamente prima di ucciderlo e di lasciare il suo cadavere davanti a una clinica privata della città. Il Consiglio comunale di Misurata, in Libia, ha proclamato tre giorni di lutto cittadino per l’uccisione del suo sindaco. In una nota si legge che il lutto cittadino, in vigore da ieri fino a mercoledì, riguarda tutte le istituzioni governative e comunali.

Le milizie islamiche di Misurata legate all’ex muftì al Sadiq al Ghariani e al disciolto Congresso nazionale libico sarebbero responsabili dell’uccisione del sindaco di Misurata, Eshtawi. E’ questa l’analisi dell’emittente televisiva emiratina “al Arabiya”, secondo la quale “il sindaco è stato ucciso per gli sforzi che stava conducendo nel far uscire la città dal controllo dei gruppi islamici accusati di terrorismo. Stava portando avanti questa battaglia sin dalla sua elezione”, avvenuta nel luglio 2015. Il primo importante risultato politico ottenuto dal sindaco di Misurata è stata la nascita di un movimento della società civile per chiedere che la città non sostenesse più le forze del disciolto Congresso nazionale libico e di far aderire il Consiglio comunale al dialogo politico e all’accordo di Skhirat del dicembre 2015. I profili Facebook degli esponenti di questo movimento accusano infatti gli esponenti dell’ex Gruppo islamico combattente di essere coinvolti nell’omicidio di Eshtawi, il quale era noto per essere contrario alla loro presenza in città.

Il sindaco aveva infatti chiesto a diverse milizie armate legate all’operazione “Alba della Libia” di ritirarsi da Misurata e di non riconoscere il governo di Salvezza libico appoggiato dall’ex muftì al Ghariani. Lo stesso movimento e il Consiglio comunale erano riusciti finora a evitare che Misurata si scontrasse direttamente con le forze del generale Khalifa Haftar, comandante dell'autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna), e aveva convinto alcune personalità militari della città ad andare al Cairo per incontrare gli ufficiali della Cirenaica e contrattare per una riunificazione delle istituzioni militai libiche. Il sindaco ucciso, infine, era noto per aver chiesto di cacciare dalla città i miliziani rimasti della Brigata di Difesa di Bengasi, nemica di Haftar, che avevano cercato rifugio a Misurata dopo la loro sconfitta da parte delle forze della Cirenaica. (Lit)

"In questi anni ho potuto constatare la professionalità di Nova e ho avuto modo di incontrare di persona i tanti giornalisti, giovani e motivatissimi"

Lorenzo Guerini
Ministro della Difesa
22 luglio 2021


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