SPECIALE ENERGIA
 
Speciale energia: Senegal, nuovo governo, creato ministero del Petrolio e delle Energie rinnovabili
Dakar, 11 set 2017 14:15 - (Agenzia Nova) - Il presidente senegalese Macky Sall ha nominato un nuovo governo, a poco più di un mese dalle elezioni legislative dello scorso 30 luglio che hanno visto la vittoria della coalizione di maggioranza. Forte del risultato delle legislative, il nuovo esecutivo continuerà ad essere guidato dal primo ministro Mahammed Boun Abdallah Dionne. Un segno di continuità, che riflette la natura del rimpasto di governo, caratterizzato da un’unica novità di rilievo, ovvero la creazione di un ministero del Petrolio e delle Energie rinnovabili. In particolare, il nuovo governo vede cambi ai vertici dei ministeri dell’Interno, degli Esteri e della Giustizia. Al ministero dell’Interno è stato nominato Ali Ngouye Ndiaye, precedentemente ministro delle Risorse minerarie, mentre la direzione del ministero degli Affari esteri sarà affidata a Sidiki Kaba, ex dirigente della Federazione internazionale dei diritti umani (Fidh) e ministro della Giustizia uscente.

Il suo posto sarà ora occupato da Ismaila Madior Fall, già consigliere presidenziale. Il nuovo ministero del Petrolio e delle Energie rinnovabili sarà invece affidato a Mansour Elimane Kane, già ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. La creazione "ex novo" di un ministero del Petrolio era nell’aria dopo le recenti scoperte di idrocarburi al largo del paese, che potrebbero rappresentare un importante risorsa per l’economia nazionale. “Ci stiamo preparando all’economia del petrolio del Senegal, che dal 2021 potrà già avviare le prime esportazioni”, ha dichiarato il primo ministro presentando il nuovo governo, che egli stesso a definito un governo “di continuità”. Il riferimento è alle recenti scoperte fatte dalle compagnie petrolifere che operano al largo del paese, tra cui le australiane Far e Woodside, e la scozzese Cairn Energy. Quest’ultima ha aumentato del 20 per cento la stima delle risorse petrolifere presenti in Senegal, portandola a 385 milioni di barili.

Il dato fa riferimento al giacimento Sne, situato a circa cento chilometri dalla costa senegalese. L’annuncio segue gli ultimi test di valutazione realizzati dalla compagnia nel pozzo Sne-3, situato a 95 chilometri al largo del paese. Il primo ha rivelato una capacità di produzione media tra i 4 mila e i 5.400 barili giornalieri, mentre il secondo test ha portato alla luce un flusso potenziale pari a 4.500 barili giornalieri. “I risultati degli ultimi test confermano il potenziale del giacimento Sne e attestano il valore commerciale, per qualità e quantità, delle riserve”, si legge nel comunicato della società scozzese, che ha annunciato che ulteriori test verranno presto realizzati nel pozzo Bel-1, situato a nord del giacimento. Le precedenti operazioni di valutazione presso il pozzo Sne-2, a 1.200 metri di profondità e a un centinaio di chilometri dalla costa, avevano portato alla luce la presenza di un giacimento da 8 mila barili giornalieri di petrolio di ottima qualità.

Lo scorso agosto l’australiana Far, che lavora insieme alla scozzese Cairn Energy, ha annunciato in un comunicato la scoperta di idrocarburi in tre riserve del pozzo di esplorazione SNE North-1, nel blocco Sangomar Deep Offshore, al largo del paese. Si tratta dell’11ma scoperta di petrolio e gas nel giacimento. Secondo quanto si legge nel comunicato, degli studi sono attualmente in corso per valutare la qualità commerciale della scoperta e integrare i risultati con le altre scoperte effettuate fino a oggi. Il potenziale petrolifero dell’area potrebbe dunque rivelarsi superiore alle aspettative, alla luce dell’importante piano operativo presentato da Cairn Energy nel maggio 2015, che prevede la trivellazione a partire da ottobre 2015 di tre pozzi, studi sismici al largo delle località di Sangomar e Rusfique e la trivellazione di altri tre pozzi tra il 2016 e il 2017.

I siti oggetto di studio, si legge nel programma presentato agli investitori, potrebbero contenere più di un miliardo di barili. “Crediamo di avere scoperto un bacino di prima classe, con un potenziale stimato a più di un miliardo di barili di greggio”, ha detto l’amministratore delegato Simon Thomson in un comunicato pubblicato sul sito internet della compagnia. Far e Cairn Energy detengono rispettivamente il 15 e 40 per cento delle partecipazioni totali al sito Sne. L'australiana Woodside detiene un altro 35 per cento, mentre la compagnia statale Petrosen è titolare del 10 per cento. Sempre al largo del Senegal, al confine con la Mauritania, la compagnia Usa Kosmos Energy ha effettuato importanti scoperte di idrocarburi, che hanno portato alla firma di un memorandum di intesa con le due società petrolifere di stato, rispettivamente Petrosen e Smhpm. Nel marzo 2016 Kosmos ha annunciato l’esito positivo delle sue operazioni di valutazione nel quarto pozzo petrolifero al largo delle coste mauritane e senegalesi.

I lavori hanno riguardato il pozzo Ahmeyim-2, situato a cinque chilometri da pozzo di Tortue-1. Le ultime operazioni, si legge in un comunicato pubblicato sul sito internet della società, hanno consentito di allargare il sito produttivo da 50 a 90 chilometri e di stabilire dei collegamenti tra i pozzi di Tortue-1, Ahmeyim-2 e Guembeul-1. La stima relativa alle riserve totali del complesso Greater Tortue è salita a 20 miliardi di piedi cubi, rispetto alla precedente stima pari a 17 miliardi di piedi cubi. Sul potenziale del settore si è di recente espressa anche la Banca mondiale, che ha stanziato 29 milioni di dollari per aiutare il paese a negoziare progetti petroliferi e gasiferi. “Le recenti scoperte di petrolio e gas al largo del Senegal hanno il potenziale di mettere il paese su un cammino di crescita inclusiva e sostenibile”, ha dichiarato Louise Cord, direttore della Banca mondiale per il Senegal.

“Rafforzare la governance del settore estrattivo, come anche il quadro fiscale e normativo, e promuovere la trasparenza sarà fondamentale per garantire che tutti possano beneficiare dello sfruttamento delle risorse naturali”. Un punto, quest’ultimo, che ha già suscitato proteste nel paese, dove l’opposizione e alcuni esponenti della società civile hanno accusato il governo di concludere contratti poco trasparenti con le grandi compagnie petrolifere. Il timore è che possano presentarsi le disfunzionalità che si registrano nei grandi paesi produttori di petrolio, dove il settore petrolifero è al centro degli scandali di corruzione e dove l’eccessiva dipendenza dalle entrate petrolifere ha di fatto avuto ricadute rovinose sulle singole economie nazionali, alla luce della volatilità dei prezzi del greggio sui mercati. (Res)
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