SPECIALE DIFESA

 
 
 

Speciale difesa: ad Finmeccanica Moretti, approfittare del Libro bianco per tradurre proposte in fatti concreti

Roma, 05 giu 2015 15:30 - (Agenzia Nova) - Industria italiana della difesa e intero settore non possono accumulare ritardi, l’Italia deve approfittare del Libro Bianco per tradurre le sue proposte in termini concreti. È quanto emerge dall’intervento del amministratore delegato di Finmeccanica, Mauro Moretti, pronunciato all’incontro “Forze armate e innovazione tecnologica nel programma Forza Nec: ritorno al futuro”, organizzato a Roma dall’Istituto affari internazionali. Per l’ad della più importante azienda italiana del settore Difesa, il programma Forza Nec, avviato nel 2007 per l’interconnessione dei diversi elementi delle forze armate in unica rete e per la modernizzazione dell’intero comparto, mostra la capacità di gestire lo sviluppo della difesa in modo nuovo, avviando una serie di servizi integrati di cui anche l'industria fa parte, al fine velocizzare i cicli ed evitare di sprecare risorse. “Il flusso che abbiamo è insufficiente per poter sorreggere una capacità innovativa potente”, ha detto Moretti. Facendo riferimento all’interconnessione fra industria della difesa e capacità innovativa dell’esercito, l’ad di Finmeccanica ha precisato che “l’industria serve se è moderna, se non siamo aggiornati ai tempi, se non possiamo confrontarci con i migliori serviamo a poco”. Citando una conversazione intrattenuta con il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, durante la sua visita in Italia lo scorso 26 febbraio Moretti, ha notato che non è possibile per la coalizione ridurre ogni anno i budget, con il rischio che nei prossimi 10 anni vi sia il rischio di avere grandi difficoltà a restare al passo di altre realtà, come ad esempio quella asiatica. Per l’ad di Finmeccanica, in questo contesto di continui tagli e ostacoli nel settore “l’Europa è la parte più debole”, proprio per i tempi necessari a trasformare le proposte “in qualcosa di operativo”. Secondo Moretti, un altro grande problema che affligge l’intero settore sono i programmi troppo estesi nel tempo, che spesso rendono inutili gli sforzi iniziali, a causa dell’evoluzione della tecnologia, generando una dispersione di risorse. Per evitare ciò l’ad di Finmeccanica ha consigliato la traduzione di programmi e studi in produzione.

Tuttavia per rendere allo stesso tempo efficace ed efficiente quanto viene proposto e prodotto all’interno del settore della difesa è necessario dotarsi di requisiti unici all’interno della Nato o almeno a livello europeo. “Il problema di Forza Nec- ha notato Moretti – è che ad oggi l’Italia comunica di fatto solo con il Regno Unito, con il rischio di non riuscire a comunicare se vi sono percorsi temporali di sviluppo diversi”. Secondo l’ad Finmeccanica è necessario in questo preciso contesto, che le forze armata abbiamo obiettivi chiari rispetto a quanto le industrie devono tradurre in prodotti utilizzabili. Citando la sua esperienza nel ramo ferroviario, Moretti ha consigliato “l’affinazione di elementi funzionali, senza migliorare semplicemente l’esistente, ma sfruttando in modo consapevole le opportunità della tecnologia informatica e delle comunicazioni”. “I ferrovieri hanno iniziato a comprendere questa opportunità solo quando hanno smesso di essere qualcosa di diverso”. Secondo l’ad Finmeccanica è questo il nuovo dialogo che deve avere luogo fra industria e tecnici, in questo caso le forze armate, e questo rapporto sta avvenendo in modo proficuo anche grazie al Libro bianco sulla difesa.

“Ora dobbiamo esprimerci in modo aperto, realizzando ciò che serve realmente al paese”, ha precisato Moretti, ricordando che le industrie possono mantenere aperti gli stabilimenti solo se vi sono degli ordini. Per l’ad Finmeccanica l’Italia deve “liberarsi dall’inerzia, traguardando spazi diversi e immaginare situazione di scelta ottima, ponendo anche alla politica dei problemi concreti”, perché non “è possibile avere enormi spese e poca efficienza”, con il rischio che la “tradizione mangi la prospettiva futura”. Per Moretti la “sperimentazione non può avvenire solo in campo tecnologico, ma è necessario un rapporto diverso fra difesa e industria”, che concepisca la flessibilità operativa”. L’ad di Finmeccanica ha lanciato una nuova ipotesi sottolineando che l’industria non può essere vincolata solo alla produzione canomica, ma deve sperimentare la necessità di offrire servizi integrati alla difesa, ad esempio attraverso contrati che possono offrire la possibilità ai produttori di accollarsi problemi di gestione transitori, questioni che nell'ambito della pubblica amministrazione non si possono risolvere.

Rispetto all’innovazione e alla traducibilità in produzione delle sperimentazioni nel settore Moretti ha notato che “tutti i paesi hanno compreso questa necessità e ad oggi stanno agendo su programmi e finanziamenti”, sottolineando che oggi il settore si trova di fronte ad un nuovo processo di consolidamento e non ammissibile procedere come avvenuto finora. Infatti per Moretti occorre avere risorse sufficienti, altrimenti non è possibile alimentare l’industria. In questo senso occorre “forzare operazioni che siano in grado di creare una piattaforma Europea”, perché per Moretti il rischio è che la regione Ue, divenga l’unica senza avere una gestione unitaria nel settore difensivo. “Siamo troppo frammentati – ha concluso - non possiamo andare avanti come in passato, pensando di poter gestire cinque sistemi in competizione”. Per raggiungere questo obiettivo l’ad di Finmeccanica ha consigliato di “recuperare gli elementi politici di unitarietà che si traducono in elementi unici, sviluppando dal punto di vista industriale uno sforzo unitario di pregio, che nel tempo siano in grado di consentire una relativa capacità di sovranità”. (Sic)
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