Il Montenegro verso l'Ue

L'Ue dà il via libera alla candidatura del Montenegro
 
Bruxelles, 17 dic - (Agenzia Nova) -  Il Montenegro ha fatto oggi un importante passo in avanti nel processo d’integrazione europea. I capi di stato e di governo dell’Ue, riuniti a Bruxelles, hanno deciso di concedere ufficialmente a Podgorica lo status di paese candidato all’adesione. L’annuncio è stato dato intorno all’una dal presidente permanente del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy: “Tutti i paesi dei Balcani occidentali hanno una vocazione europea e la decisione presa questa mattina lo dimostra”. I ministri degli Esteri dei Ventisette avevano già espresso il loro parere positivo martedì scorso, in seguito alla pubblicazione il 9 novembre scorso di un rapporto favorevole della Commissione europea, nel quale si sottolineava però che Podgorica non è ancora pronta a iniziare ufficialmente le trattative di adesione con Bruxelles.

Il commissario all’Allargamento e alla politica di vicinato, Stefan Fuele, ha espresso subito la propria soddisfazione per la decisione presa dal Consiglio europeo. “Si tratta del riconoscimento da parte dell’Ue dei progressi compiuti dal Montenegro nel cammino d’integrazione europea – ha detto –. Inoltre, ciò dimostra la credibilità della nostra politica di allargamento, che riconosce i risultati dei progressi fatti dai paesi che aspirano a diventare membri dell’Unione”. La Commissione “si augura che il passo in avanti di oggi darà un nuovo impulso alle riforme richieste dall’Ue, specialmente quelle necessarie ad avviare i negoziati di adesione”
 

Il premier del Montenegro,  Milo Djukanovic, (a sinistra) con il presidente permanente dell'Ue, Herman van Rompuy

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
I prossimi passi
 
Bruxelles, 17 dic - (Agenzia Nova) -  Le autorità montenegrine, secondo l'esecutivo comunitario, devono compiere ulteriori sforzi per quanto riguarda “la riforma elettorale e della pubblica amministrazione, il ruolo del parlamento, la libertà dei media e la lotta contro la criminalità organizzata”. Il Consiglio ha quindi chiesto alla Commissione europea di continuare a monitorare la situazione in Montenegro e valutare quando il paese sarà pronto a iniziare ufficialmente le trattative di adesione con Bruxelles sui 35 capitoli negoziali. La scorsa settimana il premier montenegrino, Milo Dukanovic, ha auspicato che tale fase “inizi il prima possibile” e che si eviti una situazione simile a quella dell’ex Repubblica jugoslava di Macedonia (Fyrom), le cui trattative sono bloccate da più di un anno.  

 

 

 
Il processo d'integrazione europea dei Balcani
 
Bruxelles, 17 dic - (Agenzia Nova) -  La concessione dello status di paese candidato all’adesione al Montenegro non deve tuttavia far dimenticare che il processo d’integrazione europea dei Balcani occidentali sta continuando a rilento e con enormi difficoltà. Allo stato attuale, solo Zagabria può aspirare a entrare nei prossimi due anni. Per gli altri, si dovrà aspettare il prossimo decennio, se non oltre. Lo dimostra il caso croato. E’ senza dubbio il paese più avanzato tra i candidati all’ingresso nell’Ue, eppure tra la domanda di adesione e il momento dell’entrata nel club europeo passeranno più di dieci anni. E la lentezza del processo d’integrazione inizia a far sentire i propri effetti negativi fra i cittadini balcanici, la cui fiducia nei confronti di Bruxelles è in costante calo.

Un recente sondaggio ha rivelato che solamente un croato su quattro è convinto che l’entrata nell’Unione avrà delle ricadute positive. Nella Fyrom la fiducia rimane alta, al 60 per cento, ma con una diminuzione di sei punti percentuali rispetto all’inchiesta effettuata pochi mesi prima, nell’autunno del 2009. I leader delle istituzioni comunitarie, in primis il presidente della Commissione José Manuel Barroso e il commissario Fuele, ripetono in ogni occasione che il percorso d’integrazione europea “è completamente nelle mani dei paesi candidati”. La responsabilità della lentezza del processo, tuttavia, è da imputare in parte alla stessa Unione europea.

Dopo l’entrata nel 2007 di Romania e Bulgaria, considerata da molti prematura, Bruxelles sembra aver deciso di tirare il freno a mano. In primo luogo, più nessuna adesione di gruppo, nello stile dei dieci paesi dell’Est entrati nel 2004. In secondo luogo, una procedura di allargamento con più passaggi e dall’esito incerto. Alcuni requisiti compresi nei trentacinque capitoli negoziali, come “la lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata”, sono difficilmente misurabili e possono essere utilizzati di volta in volta per ritardare il processo, a seconda degli interessi politici degli stati membri (ogni capitolo negoziale, per essere aperto, ha bisogno dell’unanimità dei Ventisette). Il Montenegro in questo ambito è particolarmente a rischio. La stessa decisione di oggi del Consiglio europeo è stata a lungo a rischio, con una minaccia di veto della Francia e dei Paesi Bassi poi sfumata.
 

Sala plenaria del Parlamento europeo