Le elezioni in Kosovo

Incerte le prospettive per la formazione del governo
 
Roma, 13 dic - (Agenzia Nova) -  Le prospettive politiche che si delineano al termine delle elezioni legislative che si sono volte ieri in Kosovo appaiono incerte. Se infatti il Pdk (Partito democratico del Kosovo), guidato da Hashim Thaci si è confermato come la prima forza politica del paese con un consenso che, secondo dati non ufficiali, è superiore al 30 per cento dei voti, sarà però difficile per il premier uscente formare un governo di coalizione. Come ha sottolineato a “Nova” il responsabile dell’Unmik (Missione dell’Onu in Kosovo), l’ambasciatore Lamberto Zannier, “guardando i risultati attuali”, sebbene non ufficiali e ancora incerti, appare evidente che “le future coalizioni dovranno essere più ampie e con una piattaforma programmatica più vasta”, per garantire la necessaria stabilità al paese.

La Lega democratica del Kosovo (Ldk), guidata dal sindaco di Pristina, Isa Mustafa, secondo i risultati resi noti dalla rete “Democracy in Action” (di cui fanno parte le Ong di osservatori internazionali presenti alle elezioni) sarebbe al secondo posto nelle preferenze degli elettori con il 26,2 per cento, un esito che complica la situazione politica del paese. L’Ldk, infatti, come ha ricordato lo stesso Zannier, non potrà unirsi a una coalizione con Thaci. Va ricordato a tale proposito che l’Ldk nell’ottobre scorso è uscito dalla coalizione di governo con il Pdk, in seguito alle dimissioni del presidente della Repubblica Fatmir Sedju (ex leader dell’Ldk).

“I negoziati per la formazione del nuovo esecutivo potrebbero prendere un po’ di tempo - continua Zannier – è importante però che le cose vadano avanti. È fondamentale che a Pristina ci sia un governo solido e stabile”. Nel contesto attuale, secondo il capo dell’Unmik, potrebbe rientrare in gioco anche Ramush Haradinaj, leader dell’Alleanza per il futuro del Kosovo (Aak) ed ex comandante dell’Esercito di liberazione albanese (Uck) nel Kosovo dell’ovest, ora sotto processo all’Aia con l’accusa di crimini di guerra.

L’Aak, sempre secondo risultati ufficiosi, si sarebbe assicurato il 10,9 per cento alle consultazioni di ieri e potrebbe quindi essere uno dei tre partiti “papabili” per una possibile coalizione di governo. È improbabile tuttavia che i moderati del Pdk possano raggiungere un accordo con la forza politica di Haradinaj. Altrettanto improbabile è che Thaci possa arrivare a un’intesa con l’Alleanza per il nuovo Kosovo (al 7,85 per cento secondo Democracy in action), lo stesso partito che, a novembre scorso, ha avanzato una mozione di sfiducia nei confronti dell’esecutivo e che, oggi, si è subito affrettato a sopire gli entusiasmi dei democratici di Thaci, dando come partito vincitore l’Ldk.

Impraticabile risulta infine la possibilità di una qualsiasi intesa tra il Pdk e il Movimento per l’autodeterminazione albanese “Vetevendosje”, che avrebbe ottenuto il 12,78 per cento dei voti ed è considerato una forza extraparlamentare e dalle posizioni troppo “estreme”. Lo stesso leader di Vetevendosje, l’attivista Albin Kurti, aveva detto più volte in passato che non intende formare coalizioni politiche con partiti tradizionali. “L’affermazione di Vetevendosje come terzo partito del Kosovo – osserva comunque Zannier – è il risultato di un voto di protesta, di frustrazione, soprattutto da parte di giovani che ritengono antiquata la logica di potere attuale”. Rebus sic stantibus, è molto difficile fare previsioni sul futuro assetto politico del Kosovo.

“Bisognerà aspettare quanto meno i risultati definitivi – conclude Zannier – e il prossimo passo sarà valutare le reazioni politiche, se ci saranno contestazioni, anche in vista del dialogo con la Serbia che richiede un governo salubre e in sella” e che, a questo punto, non potrà essere avviato in tempi brevi come auspicato da alcuni esponenti politici serbi.
 

Un comizio del partito per l'autodeterminazione albanese

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il capo della missione Unmik, Lamberto Zannier, con il generale Antonio Satta a "Camp Sparta"


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 
Denunciate irregolarità in almeno due seggi
 
Roma, 14 dic - (Agenzia Nova) -  Polemiche in Kosovo per presunte irregolarità commesse durante le elezioni di domenica scorsa. Il quotidiano “Koha Ditore” riferisce che il malfunzionamento e, in alcuni casi, la mancanza delle lampade a raggi ultravioletti per la verifica delle impronte digitali hanno certamente compromesso il processo elettorale. Le manipolazioni avrebbero raggiunto un picco nelle municipalità di Drenas e Skenderaj, ma è stata segnalata la mancanza delle necessarie apparecchiature in altri nove comuni e, di conseguenza, il voto multiplo negli stessi seggi.

L’ambasciatore statunitense Christopher Dell ha “osservato, affrontato e riferito” numerose irregolarità, si legge in una nota diffusa dalla rappresentanza Usa a Pristina. In particolare, “ci sono state irregolarità a Skenderaj e Gllogovc” e “il numero di schede nelle urne ha superato le firme degli elettori”. Osservatori statunitensi erano presenti in seggi elettorali in tutto il Kosovo e “hanno verificato che il voto, tranne poche gravi eccezioni, si è svolto in modo efficiente ed efficace”. L’ambasciatore Dell ha svolto un “tour” in 17 seggi elettorali e 12 centri elettorali nelle municipalità di Gllogovc, Gjakove, Decan, Peje, Kline e Skenderaj.

La delegazione del Parlamento europeo, pur segnalando un processo elettorale generalmente positivo, ha espresso preoccupazione per possibili irregolarità nei comuni di Drenas e Skenderaj. L’europarlamentare tedesca Doris Pack ha esortato i partiti politici a seguire le necessarie procedure giuridiche per denunciare gli eventuali brogli. La Rete europea delle organizzazioni di monitoraggio elettorale (Enemo) ha definito le elezioni “calme e tranquille”, ma al tempo stesso ha sollevato una serie di critiche per irregolarità nel processo di voto. In particolare, l’affluenza nei comuni di Drenas e Skenderaj, rispettivamente del 94 per cento e 98 per cento, è “sospetta” in quanto alle ultime elezioni locali il tasso di partecipazione era stato significativamente più basso.

Vetevendosje, il partito dell’autodeterminazione albanese, ha deciso che non riconoscerà i risultati elettorali di quattro comuni, mentre la Lega democratica del Kosovo (Ldk) non riconoscerà i risultati di sei municipalità. Anche Gani Koci, membro del Partito democratico del Kosovo (Pdk), non è soddisfatto con quanto successo a Skenderaj. Fino ad ora sono state consegnate oltre 171 tra denunce, ricorsi e reclami elettorali. Il leader del partito del Nuovo Spirito (Fair), Ilir Deda, escluso dal parlamento secondo questi risultati, non accetta i risultati della Commissione elettorale centrale. “Fair non accetta i risultati preliminari della Commissione perché sono compromessi. Riflettono il furto elettorale di massa avvenuto domenica”, ha dichiarato Deda.

Il premier Hashim Thaci, leader del Pdk, il partito più criticato e accusato di frodi elettorali, chiede che il voto sia rispettato. "Sulla base di valutazioni completate fino ad ora da diverse missioni di osservatori e della dichiarazione ufficiale dell'Unione europea presso l'ufficio della baronessa Catherine Ashton e il commissario Ue per l'allargamento, Stefan Fuele, il processo elettorale è stato valutato come molto calmo, ben preparato e senza gravi deformazioni tecniche che potrebbero mettere in dubbio il risultato delle elezioni”, ha detto Thaci.
 

Il premier Thaci al voto

 

 
I dati sull'affluenza contestati dalla Serbia
 
Roma, 13 dic - (Agenzia Nova) -  In Kosovo hanno votato 779,401 elettori su un totale di 1,6 milioni di aventi diritto, con un affluenza 47,8 per cento: è quanto emerge dai dati preliminari diffusi dal capo della Commissione elettorale centrale, Valdete Daka, in conferenza stampa. Alle scorse elezioni amministrative l’affluenza era stata di poco superiore al 30 per cento. Tuttavia, ha spiegato il capo della Commissione, questi risultati non includono i voti di 22 seggi a Mitrovica nord, due a Gnjilane, uno a Istok, uno a Draga, uno a Pristina e uno a Kacanik. “Abbiamo ritenuto che era meglio chiudere i seggi elettorali mobili nei comuni del nord per motivi di sicurezza”, ha spiegato il responsabile della Commissione elettorale. Secondo quanto riferisce il quotidiano “Koha Ditore”, nella parte settentrionale del Kosovo - roccaforte dell’enclave serba - due seggi ‘furgone’ sono stati oggetto di lanci di petardi nella municipalità di Zvecan e in quella di Zubin Potok.

Il dato a sorpresa è che l’affluenza dei serbi avrebbe raggiunto il 40 per cento, con picchi del 50 per cento nel Kosovo centrale, nonostante Belgrado avesse invitato a non andare a votare. Bassa invece l’affluenza nel nord. Questo fenomeno potrebbe spiegarsi col fatto che i serbi che vivono a sud dal fiume Ibar, in condizioni molto difficili perché in enclave all’interno di un ambiente completamente albanese, sono più predisposti ad andare a votare e - come hanno detto - prendere il destino nelle proprie mani. Il ministro serbo per il Kosovo, Goran Bogdanovic, sostiene ad ogni modo che le elezioni siano illegittime: “Tutti coloro che hanno partecipato alle elezioni dovrebbe sapere che non hanno rappresentato i serbi kosovari”, ha detto il ministro.

Il ministro serbo per il Kosovo ha dichiarato che l’affluenza dei serbi che vivono a sud del fiume Ibar non è stata così massiccia come vorrebbero dimostrare alcuni partiti. In una dichiarazione rilasciata all’agenzia serba “Beta”, Bogdanovic ha detto c’è stata certamente una manipolazione dei voti. “Dispiace il fatto che ieri sia stata dimostrata la triste realtà che esistono conflitti tra i serbi, e che ci sono stati diversi incidenti, ruberie e violenze. Tutto ciò rappresenta un messaggio negativo”, ha detto Bogdanovic.

Il ministro ha aggiunto che queste elezioni hanno provato che il governo serbo aveva ragione quando ha invitato i serbi a disertare le urne, perché nel Kosovo non ci sono le condizioni democratiche per la realizzazione di elezioni. “Diversi partiti, aiutati dalle istituzioni kosovare, hanno fatto di tutto per truccare le elezioni e per dimostrate che i serbi sono i più grandi nemici”, ha sostenuto Bogdanovic. Nelle elezioni kosovare, secondo i dati del partito indipendente liberale (Sls), dei 54.460 elettori aventi diritto residenti a sud del fiume Ibar hanno votato 21.940 persone, di cui 13.108 hanno votato per lo Sls. I serbi nel nord del Kosovo hanno invece boicottato le elezioni.