Il ruolo di Tirana nella Nato

Intervista al ministro della Difesa albanese, Arben Imami
 
Roma, 5 dic- (Agenzia Nova) -  “I paesi dei Balcani hanno ormai raggiunto i migliori livelli di sicurezza, stabilità politica e sviluppo sociale”: lo ha detto il ministro della Difesa albanese, Arben Imami, in un’intervista esclusiva all’Agenzia Nova, sottolineando che “Croazia ed Albania sono paesi membri della Nato, mentre a Macedonia, Montenegro e Bosnia-Erzegovina sono stati offerti piani d’azione per l’adesione all’Alleanza, e la Serbia partecipa ai programmi di partenariato per la pace in ambito Nato. Inoltre, Croazia e Macedonia hanno ottenuto lo status di paese candidato all’ingresso nell’Unione europea. I Balcani – ha sottolineato il ministro – danno oggi un valore aggiunto alla sicurezza fornita dalla Nato e, pur essendo paesi con popolazioni di numero più limitato rispetto agli altri alleati, contribuiscono con i loro eserciti alle missioni di pace in diversi teatri”.
 
Non si può nascondere comunque, ricorda il ministro, che “la situazione nei Balcani presenta anche delle difficoltà. In Bosnia-Erzegovina la riforma istituzionale per uno stato funzionale dotato di una nuova costituzione ed un’integrità territoriale deve essere sostenuta ed anche accelerata. In Macedonia (Fyrom, ndr), la questione del nome e le relative discussioni con la Grecia vanno affrontate dal governo di Skopje con responsabilità nella prospettiva dell’integrazione euro-atlantica, altrimenti vi saranno rischi per la stabilità politica che favoriranno gli elementi estremisti. Il governo albanese, comunque, farà di tutto per scoraggiare questi elementi”.
 
Il Kosovo, peraltro, dice il ministro, si sta rivelando come una nuova realtà piuttosto stabile e responsabile, anche se nella parte nord del paese (l’enclave serba, ndr), Mitrovica rimane un punto debole nella carta geopolitica della regione in quanto vi si potrebbe creare un vuoto di governo che creerebbe le precondizioni di un “potere parallelo”, in alcuni casi finanziato dai serbi. Per questi motivi, la posizione dell’Albania è ferma nell’affermare che la regione balcanica rimane un “unfinished business” per la Nato, e che una piena integrazione nell’Alleanza migliorerà sostanzialmente il livello della sicurezza e della stabilità politica della regione. L’Albania, dice Imami, guarda ai paesi vicini, incluso il Kosovo, con l’occhio della politica della “porta aperta”, non soltanto per motivi di “buon vicinato”, ma soprattutto per motivi di sicurezza e stabilità.
 
Il ministro non vede, comunque, rischi legati alle imminenti consultazioni kosovare. “L’indipendenza del Kosovo – dice – ha aumentato, non fatto diminuire, la sicurezza regionale. Lo dimostra anche la decisione della Nato di ridurre la presenza delle truppe di stabilizzazione da 8.500 a cinquemila effettivi. Il Kosovo è un paese ordinato e la situazione della sicurezza è stabile, anche se a volte fragile. La recente crisi politica che ha portato allo scioglimento del governo e alle nuove elezioni, non ha dato luogo a incidenti o disordini, e si è svolta su di un piano di assoluta normalità, con i partiti e le istituzioni che l’hanno gestita senza dar luogo a conflitti né a tensioni sociali”.
 
Il ministro tiene a sottolineare il ruolo dell’Albania come fattore stabilizzante per la sicurezza della regione. “Non è più come vent’anni fa”, dice. “Grazie alle politiche prioritarie contro la corruzione economica e l’illegalità, l’Albania di oggi è fuori dalle vie di transito dei grandi traffici illegali, non è una zona attraverso la quale si possa svolgere impunemente il commercio della droga o il traffico di esseri umani. E’ un paese con una constante crescita degli investimenti pubblici, in particolare nei settori della comunicazione, delle infrastrutture stradali, dell’energia e, soprattutto, del turismo”.
 
 

 Il ministro della Difesa albanese, Arben Imami, ricevuto al Pentagono da Robert Gates

© Us Department of Defence

Con l’ingresso di Tirana nella Nato (il 4 aprile 2009, ndr), l’Albania, dice il ministro, “è ormai un alleato serio, che dimostra una responsabilità matura nell’assumere pienamente il suo ruolo per la pace e la sicurezza indivisibile e globale”. L’Albania collabora con i vicini e gli alleati alla lotta contro le minacce terroristiche, ed è pienamente integrata nei sistemi di difesa, “anche se siamo consapevoli di non essere una grande potenza per quanto riguarda le tecnologie e gli armamenti più sofisticati”. Tuttavia “ciò che vogliamo dare come contributo sono le nostre migliori risorse e capacità umane, capacità di nicchia. Abbiamo soldati bravi e coraggiosi, dei quali siamo fieri e che hanno ricevuto attestati di stima dagli alleati ovunque si siano trovati nel corso delle missioni all’estero”. Le Forze armate albanesi, aggiunge, sono in una fase di approfondita ristrutturazione che coinvolge strategie, obiettivi, procedure, in accordo con le nuove richieste Nato e le nuove realtà del mondo in cui viviamo. Al centro, c’è la riqualificazione professionale e l’addestramento del personale militare, perché “l’efficacia di un esercito viene dalla capacità di ufficiali e soldati, prima che dalla potenza dei mezzi”.
 
Una completa ristrutturazione dell’esercito albanese, ed anche della sua mentalità, verrà completata in una decina d’anni e, dice il ministro, “la riforma della Difesa è anche una questione di responsabilità verso la Nato, che per la prima volta nella nostra storia ci fa sentire realmente che cosa significhi la garanzia della sicurezza”. L’obiettivo prioritario è arrivare ad avere nel 2012 delle forze speciali interoperabili con le migliori forze analoghe dell’Alleanza. I reparti di fanteria verranno riorganizzati per consentire una maggiore partecipazione alle missioni internazionali di peacekeeping. In due anni verrà riorganizzata la Marina militare, equipaggiata con navi guardacoste per garantire la vigilanza costiera. Nel 2014 entreranno in operatività i nuovi elicotteri multiruolo e multifunzione Coguar, acquistati da Eurocopter. Inoltre, verrà allestita una brigata di supporto regionale, specializzata nel fronteggiare le situazioni d’emergenza civili, come quella che attualmente affligge l’Albania con le vaste inondazioni provocate dal maltempo.
 
 

 Ufficiali del Comando Forze congiunte albanesi visitano la fregata lanciamissili Uss Taylor

© Us Navy

“Al centro dei nostri impegni – dice il ministro – vi è il contributo dell’Albania in Afghanistan. Attualmente il contingente albanese conta 306 effettivi, con due compagnie impegnate nel controllo e la sicurezza territoriale e un reparto di truppe speciali impegnato in missioni di combattimento. Prossimamente, il numero degli effettivi verrà portato a 350 uomini”. In rapporto alla popolazione ed al Pil del paese, sottolinea il ministro, “si tratta di uno dei contributi più importanti fra tutte le nazioni coinvolte” nella missione internazionale. Verrà inviato anche un reparto medico, forte di una ventina di specialisti.
 
Il livello di prestazioni delle truppe albanesi finora è stato ottimo, e l’integrazione con gli altri reparti non ha avuto problemi. “Ho visitato i nostri uomini, che sono sotto comando italiano, e ho visto come tutti, italiani e albanesi, condividessero fraternamente i rischi e le difficoltà del conflitto, con lo stesso desiderio di superare ogni problema per portare al successo la missione della Nato. La stessa collaborazione l’ho vista per le nostre truppe speciali che sono integrate nei reparti statunitensi”.
 
Un’ultima domanda al ministro Imami ha riguardato l’eventuale partecipazione dell’Albania al sistema di difesa antimissili progettato in Europa da Stati Uniti e Nato. “Non abbiamo ricevuto alcuna richiesta di partecipazione”, ha detto il ministro. “Si tratta tuttavia di un progetto che, nel recente summit di Lisbona, è entrato a far parte dei programmi dell’Alleanza atlantica. Di conseguenza, quando verrà completato, lo scudo antimissili servirà a proteggere anche l’Albania”.
 

Militari albanesi e statunitensi di pattuglia in Afghanistan

© Us Department of Defence