Le violenze a Genova

Italia-Serbia: gli estremisti entrano in campo
 
Genova, 12 ott- (Agenzia Nova) -  Le nazionali di calcio di Italia e Serbia sono entrate in campo allo stadio Marassi di Genova per una partita valida per le qualificazioni ai campionati europei del 2012, ma sono state costrette ad uscire quasi subito perché un'ottantina di estremisti organizzati hanno divelto e bruciato le reti di separazione tra i tifosi e il campo di gioco. Gli incidenti provocati ieri sera a Genova non sono una novità nella storia del calcio della Repubblica ex jugoslava. La maggior parte del tifo organizzato serbo si raccoglie infatti intorno al Partizan e alla Stella Rossa, le due squadre di Belgrado, con tanto di manipoli di teppisti al seguito e frange di estremisti ultranazionalisti. L'arbitro scozzese Craig Thomson è stato ovviamente costretto a interrompere la partita. I facinorosi, guidati dal loro leader, Ivan Bogdanov - il ventinovenne incappucciato che ha mostrato a tutti il proprio savoir-faire - non hanno esitato a sfidare le forze dell'ordine con atteggiamenti violenti e provocatori che hanno subito fatto il giro del mondo. Il calcio diventa politica e quelle che erano difficoltà interne vanno in pasto all'opinione pubblica internazionale.

Gli estremisti serbi che incendiavano lo stadio di Genova, impendendo alla loro squadra di giocare contro la nazionale italiana, sono gli stessi ultra-nazionalisti che lo scorso fine settimana hanno sconvolto Belgrado durante il Gay Pride, costringendo l'ambasciatrice Sanda Raškovic-Ivic a dichiarare: «forse il Paese no è ancora pronto per una manifestazione del genere, è ancora troppo omofobico». Sembra che i "tifosi" ultra-nazionalisti serbi, preoccupati dell'importante appuntamento europeo del loro paese, abbiamo deciso di far sentire la propria voce, rafforzando agli occhi del mondo l'immagine di un paese violento e ostile all'Europa. Nella notte degli scontri, la rabbia dei tifosi italiani si è riversata sulla casella di posta elettronica dell'Ambasciata serba in Italia. "Ho ricevuto e-mail orribili", racconta la Raskovic: "Alcuni dicono che ci dovremmo vergognare del comportamento dei nostri tifosi, e hanno ragione. Io mi vergogno a nome del mio Paese. Ma altri commenti sono molto offensivi. Definiscono tutto il popolo serbo con epiteti irripetibili".
 

Un'immagine delle violenze allo stadio di Genova

 

Le reazioni in Serbia
 

Belgrado, 12 ott - (Agenzia Nova) - Le motivazioni alla base di questa brutta pagina antisportiva sono molteplici e complesse. Il sottosegretario del ministero della Giustizia, Slobodan Homen, ha detto che gli hooligan responsabili dei disordini di Genova hanno provocato anche gli scontri a Belgrado durante il Gay Pride di domenica 10 ottobre e che fanno parte di gruppi estremisti organizzati il cui scopo è quello di dimostrare che il paese non è pronto per entrare a far parte della Comunità europea. Il messaggio lanciato dallo stadio è stato evidentemente indirizzato alle aspirazioni europee di Belgrado. Il sottosegretario Homan è convinto che gli hooligan facciano parte di "gruppi organizzati che godono di sostegni finanziari”. Il ministro dello Sport e della gioventù serbo, Snezana Samardzic Markovic, ha affermato invece la necessità di fare i conti con le frange radicali della tifoseria serba: "Il gruppo di presunti tifosi serbi ha fatto vergognare l'intero paese. Le immagini delle violenze di Genova faranno il giro del mondo e rappresentano un duro colpo al rispetto dello sport serbo e della Serbia, che abbiamo costruito faticosamente”.

Il leader del Partito democratico liberale, Cedomir Jovanovic, non ha dubbi che "siamo coinvolti in una serie di incidenti con i quali si mettono seriamente a rischio la pace e la sicurezza di tutte le persone in Serbia e perciò devono seguire reazioni immediate dello stato (...) per proteggere l’ordine democratico e la sicurezza del paese”. Petar Skundric, ministro dell’Energia e neopresidente della polisportiva Stella rossa di Belgrado, ha condannato duramente il comportamento degli hooligan allo stadio Marassi:“Quel comportamento ha oscurato sia lo sport che la Serbia. La Stella Rossa non ha niente a che fare con gli eventi di Genova”, ha ribadito Skundric.Il vicepremier serbo, Bozidar Djelic, ha dichiarato che tutti i gruppi estremisti del paese saranno banditi, ma non ha precisato quando. Il vicepremier ha affermato che i disordini di Genova sono stati causati da qualche decina di hooligan criminali e ha chiesto come sia possibile che a guidare i tifosi fosse una persona sola - Ivan Bogdanov, detto “La Bestia”, il capo ultrà serbo arrestato a Genova - con quattro denunce penali alle spalle . "La Serbia non è l'unico paese che ha problemi con gli hooligan, ma le violenze avvenute domenica scorsa a Belgrado e in seguito a Genova sono un tentativo di forze antieuropee di bloccare il percorso europeo della Serbia", ha concluso Djelic.

 

 Il ministro dello Sport serbo, Snezana Samardzic Markovic

 

Le conseguenze sul piano politico

 

Genova, 12 ott - (Agenzia Nova) - Ai disordini di Genova sono seguiti anche piccoli disordini politici e velate accuse sulle procedure di contenimento della violenza adottate dalla forze dell'ordine italiane. Il ministro dell’Interno serbo, Ivica Dacic, ha infatti criticato la polizia italiana sostenendo che il suo intervento a Genova sarebbe potuto essere molto più efficace e che non si doveva permettere ai tifosi di entrare nello stadio con oggetti vari, cosa che a Belgrado non sarebbe mai accaduta. Il ministro ha poi espresso delle riserve sui preparativi della partita, ritenendo che non fossero adeguati alla criticità dell'evento, dato che a causare l’interruzione della partita è stato solo un piccolo gruppo di tifosi. Dacic ha poi aggiunto che le autorità serbe hanno l’elenco di tutti i tifosi che hanno comprato il biglietto e che spetterà ora alla Corte costituzionale la decisione di vietare o meno i gruppi di tifosi estremisti: “noi non ci intromettiamo nel lavoro della Corte, ma è importate che non si associno i tifosi con i gruppi violenti”. Intanto, la Corte costituzionale della Serbia si è già riunita per discutere sulla richiesta del viceprocuratore Slobodan Radosavljevic di vietare 14 gruppi estremisti di tifosi. Radovanovic, nella sua mozione presentata un anno fa, ha chiesto esplicitamente che venissero cancellati dalle liste ufficiali 14 gruppi di tifosi delle squadre di calcio “Stella Rossa, Partizan e Rad”, perché responsabili di “azioni indirizzate alla distruzione violenta dell’ordine costituzionale, alla violazione dei diritti dell’uomo e delle minoranze, e alla provocazione di odio religioso e razziale".

   
 
La "vergogna delle violenze" sulla stampa
 
Belgrado, 12 ott - (Agenzia Nova) - Tutti i quotidiani di Belgrado e i giornali sportivi serbi hanno affrontato la violenza di Genova il giorno dopo il mancato incontro delle due nazionali. Il quotidiano “Politika” ha descritto l’episodio come “la più grande vergogna del calcio serbo”, che ha scioccato il pubblico italiano. Il giornale di Belgrado “Press” ha paventato invece che la violenza esplosa sul campo indichi il tentativo della mafia di far crollare lo stato attraverso il calcio in quanto sia le proteste contro il Gay Pride sia i fatti di lunedì 12 mirano a "provocare il caos nel paese".“La Serbia è rossa dalla vergogna” è stato il titolo del quotidiano “Vecernje Novosti”, che ha reso noto che gli hooligan hanno cercato di linciare il portiere della nazionale serba, Vladimir Stojkovic. Il “Danas”, con il titolo “Nuova vergogna in Serbia”, ha invece citato il ministro dello Sport, Snezana Samardzic Markovic, che esige dallo stato una risposta pronta “una volta per tutte, per impedire la violenza sui campi sportivi”. Il quotidiano italiano, la “Gazzetta dello Sport” ha  parlato di una “manifestazione di vergogna e paura” e ha chiesto che i responsabili vengano immediatamente arrestati. Riportando le scuse ai colleghi italiani del capitano della nazionale serba Dejan Stankovic, il quotidiano “Blic” ha esordito con il titolo “Gravi incidenti a Genova”.    
     
Le reazioni italiane    
     
Roma, 12 ott - (Agenzia Nova) - Il portavoce del ministero degli Esteri italiano, Maurizio Massari, rispondendo alle domande dei giornalisti il giorno dopo le violenze avvenute al Marassi di Genova, ha affermato che gli estremisti serbi sono "una minoranza, un gruppo di facinorosi" che non vogliono bene alla Serbia, all'Italia e all'Europa. Il sottosegretario agli affari Esteri, Alfredo Mantica,che è stato la scorsa settimana a Belgrado per un forum bilaterale, aveva fatto capire in un'intervista radiofonica che gli scontri organizzati dagli estremisti serbi domenica scorsa durante il Gay pride, e il disordine dello stadio di Genova, delineano una strategia volta a complicare l'integrazione della Serbia in Europa. Il senatore Mantica ha parlato  di “un clamoroso autogol” per la Serbia, tenendo tuttavia a precisare che il rapporto tra Roma e Belgrado "non cambia". Gli ha fatto immediatamente eco l'ambasciatrice serba a Roma, Sanda Raskovic-Ivic, che dalla sede del convegno tenuto a Belgardo su "Le prospettive della Serbia nell’Unione Europea - Il ruolo dell’Italia” ha affermato che i teppisti autori delle violenze non rappresentano il popolo serbo.

L'ambasciatrice ha parlato di un vero e proprio "incubo", di una "disgrazia" di cui "Io e tutti noi serbi ci vergogniamo molto. Colgo l'occasione per inviare al popolo italiano le scuse dell'ambasciata, del governo e del popolo di Serbia per quanto accaduto”. Mentre avvenivano gli scontri, l’ambasciatrice si trovava a cena insieme a Mantica e al viceministro degli esteri serbo: “Erano imbarazzati, hanno cercato di minimizzare, e umanamente la loro è una posizione comprensibile", ha dichiarato il sottosegretario italiano. Il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini, che ha avuto all'indomani della mancata partita di Genova un colloquio telefonico col suo omologo serbo, Vuk Jeremic, ha tenuto a ribadire il forte disappunto del governo e dell'opinione pubblica italiani per gli inaccettabili incidenti di Genova causati da frandge radicali della tifoseria serba." Jeremic ha ribadito le scuse ufficiali del governo serbo per i fatti di ieri sera (domenica scorsa, ndr), scuse tanto più sentite trattandosi di episodi incresciosi avvenuti in un paese come l’Italia, al quale la Serbia si sente particolarmente legata e che rappresenta uno dei principali sostenitori delle aspirazioni europee di Belgrado", ha affermato il capo della diplomazia italiana, che ha evidenziato che il governo serbo, una volta accertate le singole responsabilità, non esiterà ad adottare misure radicali nei confronti dei criminali che hanno provocato gli incidenti. L'ambasciatore italiano a Belgrado, Armando Varricchio ha detto che gli incidenti avvenuti al Marassi sono l'espressione di forze retrograde che vogliono ostacolare l'integrazione europea della Serbia.

Tuttavia "il governo serbo, una volta accertate le singole responsabilità, non esiterà ad adottare misure radicali nei confronti dei criminali che hanno provocato gli incidenti", ha aggiunto l'ambasciatore. Il Ministro degli esteri Franco Frattini ha infine difeso l'operato della polizia italiana accusata di aver lasciato entrare nello stadio di Genova gli estremisti serbi armati di mazze, e non solo, affermando che “Le nostre forze dell’ordine hanno dato ancora una volta prova di professionalità e responsabilità". “La serata si sarebbe potuta concludere con un tragico bilancio, e il fatto che sia stato evitato dovrebbe essere sufficiente a spazzare via ogni dubbio sul valore della nostra polizia. Dobbiamo piuttosto chiederci - osserva il ministro - come prevenire il ripetersi di queste situazioni. Se la Serbia fosse membro dell’Unione europea, sarebbe infatti anche lei soggetta alle regole che in ambito comunitario disciplinano il monitoraggio delle tifoserie violente. Fermo restando - conclude Frattini - che non basta certo un fax per scagionare chi in Europa ancora non è, dalla responsabilità di non avere adeguatamente controllato facinorosi ben noti”. Commentando ancora una volta le violenze scoppiate allo stadio di Genova prima e durante la partita di calcio Italia-Serbia, il premier serbo Tadic ha insistito sull'esistenza di problemi di comunicazione tra le istituzioni competenti dei due paesi, dicendo che sarebbe opportuno comunque "individuare e correggere gli errori commessi dalla parte serba prima di affrontare gli sbagli degli altri".
   Il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini