La Serbia verso l'Ue

Via libera alla domanda di adesione di Belgrado
 
Lussemburgo, 25 ott- (Agenzia Nova) -  I ministri degli Esteri dell'Ue, riuniti oggi a Lussemburgo, hanno dato il via libera alla domanda di adesione della Serbia, presentata ufficialmente il 22 dicembre 2009. Il dossier passerà ora alla Commissione europea, che dovrà preparare il proprio parere nell'arco dei prossimi dodici mesi. I capi delle diplomazie dei ventisette paesi membri si sono accordati su un testo che chiede a Belgrado di rafforzare la cooperazione con il Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia (Tpi) per poter fare ulteriori passi in avanti nel processo di integrazione europea.  

Il via libera del Consiglio è stato a lungo appeso un filo, a causa del veto minacciato dai Paesi Bassi, secondo i quali la Serbia doveva prima dimostrare una piena collaborazione con il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia (Tpi). Il pressing della presidenza belga dell’Ue ha avuto alla fine i suoi risultati, anche se l’Aia ha obbligato i Ventisette ad approvare delle conclusioni in cui si obbliga Belgrado a rafforzare la propria cooperazione con il Tpi. Per poter fare ulteriori passi in avanti nel processo di adesione, quindi, le autorità serbe dovranno arrestare Goran Hadzic e Ratko Mladic, quest’ultimo accusato di genocidio, crimini contro l’umanità e di violazione delle leggi di guerra durante l’assedio di Sarajevo tra il 1992 e il 1995.  
 

Il premier serbo, Mirko Cvetkovic, e il presidente del Consiglio dell'Ue, Herman Van Rompuy

 

Le reazioni politiche
 

Lussemburgo, 25 ott - (Agenzia Nova) - La decisione del Consiglio, fortemente auspicata da gran parte degli stati dell'Ue, fra cui l'Italia, ha comunque creato qualche malumore tra i paesi vicini della Serbia. Fonti diplomatiche della Croazia interpellate da "Nova" non hanno nascosto un certo fastidio, sottolineando che "Zagabria non ha ricevuto in passato questo genere di sconti". "E' vero che la Serbia ha catturato 44 criminali su 46 - hanno affermato le fonti -, ma Mladic è responsabile della maggior parte delle vittime" della guerra nella ex-Jugoslavia.

Il commissario all'Allargamento e alla politica di vicinato, Stefan Fuele, ha accolto con estremo favore la decisione del Consiglio Ue, grazie alla quale "si apre una nuova fase nelle relazioni tra Bruxelles e Belgrado". La Commissione europea, ha affermato, "intende avviare immediatamente la preparazione del suo parere sulla richiesta di adesione della Serbia e, nel giro di poche settimane, consegneremo un questionario alle autorità del paese per verificare il raggiungimento dei tre criteri di Copenaghen: politico, economico e legislativo".

Il commissario all'Allargamento ha inoltre sottolineato che la decisione dei ministri degli Esteri "è l'espressione del sostegno comunitario nei confronti della leadership serba" e del suo impegno a iniziare "un dialogo costruttivo con il Kosovo". Per il premier serbo, Mirko Cvetkovic, "il via libera alla domanda di adesione della Serbia è la prova che Belgrado è sulla strada giusta e che molto è stato fatto per avvicinarsi all'integrazione europea . La Serbia lavorerà nei prossimi mesi sul questionario e sull'adempimento delle richieste dell'Ue al fine di ottenere lo status di candidato - ha aggiunto Cvetkovic - e collaborerà con il Tribunale penale internazionale dell' Aia", ha dichiarato il premier serbo.

Il presidente del parlamento di Belgrado, Slavica Djukic, si è detto "felice e soddisfatto" per la decisione di oggi dell'Ue, che "riconosce gli impegni della Serbia. Continueremo a lavorare per raggiungere tutti gli standard europei", ha assicurato. Djukic, dal canto suo, ha ribadito la ferma determinazione del suo governo a catturare Ratko Mladic. "Anche se il Tribunale dell'Aia dovesse cessare di funzionare domani - ha spiegato -, Belgrado continuerebbe a ricercare Mladic usando tutte le risorse a sua disposizione. Ciò costituisce un nostro obbligo morale nei confronti delle vittime ed è il solo modo di arrivare alla riconciliazione fra i popoli della regione balcanica". A inizio ottobre il procuratore capo del Tpi, Serge Brammertz, aveva chiesto alla Serbia di "fare di più" per la cattura dei criminali di guerra, spiegando che i due fuggitivi, per poter essere giudicati, "devono essere estradati all'Aia nei prossimi tre-sei mesi".

 

Il commissario europeo all'Allargamento, Stefan Fuele

 

Il percorso di Belgrado verso l'Ue

 

Queste le principali tappe del percorso europeo della Serbia fino alla decisione del Consiglio affari esteri dell'Ue di dare il via libera alla domanda d'adesione. 29 aprile 2008: Serbia e Unione europea firmano l'Accordo di stabilizzazione e associazione, primo passo verso l'integrazione europea. La piena applicazione dell' accordo è vincolata alla collaborazione con il Tribunale penale internazionale e in particolare all'arresto e alla consegna dei latitanti ancora liberi. 30 novembre 2009: Bruxelles abolisce i visti per i cittadini della Serbia, sbloccando l'Accordo di associazione e stabilizzazione. 19 dicembre 2009: entra in vigore il regime di liberalizzazione dei visti.

22 dicembre 2009: il presidente serbo, Boris Tadic, consegna la domanda di adesione di Belgrado all' Unione europea con l'obiettivo di entrare nell' Ue nel 2014 . Primo febbraio 2010: l'Accordo di associazione e stabilizzazione diventa effettivo con l'entrata in vigore dell'Accordo commerciale transitorio tra Belgrado e Bruxelles. 19 marzo 2010: la Gran Bretagna decide di appoggiare l'adesione serba all'Ue. 31 marzo 2010: il parlamento serbo approva una risoluzione di condanna del massacro di Srebrenica, una delle peggiori stragi della guerra degli anni Novanta perpetrata da militari serbi. La risoluzione rappresenta un passo avanti verso l' adesione all'Ue .

14 settembre 2010: l'Assemblea generale dell' Onu approva la risoluzione sul Kosovo concordata dalla Serbia con l'Unione europea. Serbia e Kosovo dovranno iniziare ora un processo di dialogo con la mediazione di Bruxelles. La disponibilità di Belgrado al dialogo con il Kosovo è un ulteriore fattore di avvicinamento della Serbia all'Ue. 5 ottobre 2010: il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, annuncia la disponibilità della Germania a favorire il percorso europeo della Serbia. 25 ottobre 2010: il Consiglio Affari esteri e generali dell' Unione europea dà il via libera alla domanda di candidatura di Belgrado, mantenendo però come condizione all'ingresso della Serbia la cattura dei criminali di guerra latitanti Ratko Mladic e Goran Hadzic.

  Il presidente serbo, Boris Tadic, e quello della Commissione europea,  José Manuel Barroso