Le elezioni in Bosnia

Quadro politico incerto dopo le elezioni
 
Sarajevo, 3 ott - (Agenzia Nova) - Circa 3 milioni e 100 mila cittadini - su una popolazione stimata in 4,6 milioni di abitanti - sono stati chiamati alle urne per le elezioni parlamentari e presidenziali in Bosnia-Erzegovina, considerate decisive per il futuro del paese. Gli elettori hanno votato per le camere dei dieci cantoni della Federazione bosniaco-croata, per le camere della Federazione dell'altra entità del paese, la Repubblica Srpska, per le due camere nazionali, per i tre membri della presidenza tripartita e per il presidente della Repubblica Srpska.
 
I risultati delle presidenziali

Secondo i risultati definitivi delle consultazioni, Bakir Izetbegovic del Partito d'azione democratica (Sda, di orientamento musulmano-conservatore) ha conquistato il seggio bosniaco-musulmano della presidenza tripartita della Bosnia-Erzegovina, avendo raccolto circa il 35 per cento dei voti. Lo seguono Fahrudin Radoncic, proprietario del quotidiano "Dnevni Avaz", il giornale più letto nel paese, e leader dell'Unione per un futuro migliore della Bosnia, con il 31 per cento, e il presidente uscente, Haris Silajdzic del Partito per la Bosnia ed Erzegovina (di orientamento musulmano liberal-conservatore, in forte opposizione verso il serbo Milorad Dodik), con il 24 per cento. Riconfermato l'attuale membro croato della presidenza, Zeljko Komsic del Partito social democratico della Bosnia (Spd, schierato a centrosinistra) con il 59,5 per cento dei voti, quasi 40 punti in più rispetto a Borjana Kristo dell’Unione democratica croata (Hdz, filiazione bosniaca del partito attualmente al governo in Croazia). Per quanto riguarda il membro serbo della presidenza, dopo alcune incertezze iniziali  è stato riconfermato Nebojsa Radmanovic dell'Alleanza degli indipendenti social democratici (Snsd, il partito di Milorad Dodik, indipendentista e liberal-conservatore). Dodik è diventato invece il nuovo presidente della Repubblica Srpska, avendo ottenuto il 53 per cento dei voti.
 
I risultati delle politiche

Per quanto riguarda la Camera dei deputati della Bosnia-Erzegovina, l'Snsd, seppure in lieve calo, è ancora il partito più forte della Repubblica Srpska, avendo ottenuto la maggioranza in tutte e 3 le unità elettorali, mentre nella Federazione ha vinto l'Sdp, con 4 unità su 5. L'Hdz è invece risultato il primo partito nella quinta unità, abitata prevalentemente da croati. Nessuna sorpresa al parlamento della Repubblica Srpska, dove l'Snsd di Dodik rimane il partito più forte con il 34.22 per cento dei voti, seguito dall'Sds fermo a 21.82 per cento. Nel parlamento della Federazione, a sorpresa, i socialdemocratici dell'Sdp sono al primo posto, con la maggioranza ottenuta in 4 unità elettorali, seguiti dal'Sda con 3 unità conquistate.
 

Il membro eletto musulmano-bosniaco della presidenza, Bakir Izetbegovic

 

 

 

L'ex presidente musulmano-bosniaco Silajdzic con il membro serbo-bosniaco della presidenza Radmanovic

 

 

 

 

 

 

 

 

La questione delle schede nulle
 
Sarajevo, 3 ott - (Agenzia Nova) - L'8 per cento delle schede consegnate ai seggi dagli elettori bosniaci sarebbero nulle, secondo quanto rilevato dalla Commissione elettorale. Una percentuale che sale al 9,4 per cento nelle schede per il membro serbo della presidenza. Irena Hadziabdic, presidente della Commissione, ha dichiarato che “con ogni probabilità si tratta di una sorta di boicottaggio dei cittadini, dovuto ad una legge elettorale discriminatoria che non prevede la possibilità di candidarsi ai seggi della presidenza per i rappresentanti delle minoranze etniche”. 

“Quella delle schede nulle è la stessa situazione verificatasi durante le elezioni del 2006 ma allora non vi abbiamo prestato sufficiente attenzione, un errore che quest'anno non ripeteremo”, ha detto la Hadziabdic, confermando che la percentuale delle schede nulle per i due seggi della Federazione croato-musulmana è del 6,88 per cento, mentre per quanto riguarda il seggio della Repubblica Srpska la percentuale sale al 9,44. “Di quest'ultimo dato, va sottolineato che il 7,04 per cento è costituito dalle schede completamente lasciate in bianco, e il 244 da schede compilate in modo sbagliato”.
 

 

 
I commenti e le reazioni politiche
     

Sarajevo, 3 ott - (Agenzia Nova) - I risultati indicano un passo in avanti verso un paese più unitario, è il giudizio sull'esito delle elezioni di Daniel Serwer, analista politico statunitense ed esperto del sud-est europeo dell'Istituto americano per la pace. "I social-democratici di Lagumdzija hanno avuto buoni risultati, Bakir Izetbegovic ha sconfitto Haris Silajdzic e Milorad Dodik ha vinto, ma con minore appoggio dell'elettorato. Tutto indica un progresso verso l'unità del paese, molto di più rispetto alle elezioni del 2006" scrive Serwer, e sottolinea, più avanti nella sua valutazione, che "quanto fatto dal presidente serbo Boris Tadic nel corso della campagna elettorale è fuori luogo. Tadic non può andare a Washington a dire di essere favorevole all'unità della Bosnia e poi offrire appoggio a Milorad Dodik nel pieno della campagna elettorale, abbracciandolo durante i comizi in giro per la Repubblica Srpska".

Il passo in avanti verso l'unità del paese individuato da Serwer potrebbe però essere una semplice contrazione fisiologica, e per giunta di entità tutto sommato minima, dovuta allo stallo quasi totale attraversato dal paese negli scorsi quattro anni. Se ad essere sconfitto è stato soltanto un fattore filo-nazionalista (rimpiazzato peraltro dall'esponente di un partito che comunque soltanto di recente ha scoperto una vena conciliatoria) e non tutti quanti, appare chiaro che il compito dei social-democratici di rimettere il paese in carreggiata non sarà semplice. Non bisogna dimenticare che la nuova vittoria dell'unitarista Komsic è dovuta ancora una volta quasi soltanto ai voti dei bosniaco-musulmani, da sempre i più unitaristi, e quindi più che di un segnale della volontà di costruire un paese più centralizzato si dovrebbe parlare di una riconferma di quanto già noto.

Un Dodik ancora arroccato sulle posizioni indipendentiste darà del filo da torcere all'Sdp esattamente come l'ha dato a Haris Silajdzic nei quattro anni passati. Ha quindi probabilmente ragione il quotidiano londinese “The Independent” quando, commentando i risultati preliminari delle elezioni, parla di "vicolo cieco". D'altro canto, una diminuzione nell'incidenza delle richieste di abolizione dell'entità serba che periodicamente arrivano dalla Federazione, diminuzione a cui quasi sicuramente assisteremo ora che Silajdzic ha perso le sue posizioni, potrebbe allentare nei serbi la voglia di ripicche indipendentiste, e portare comunque a un clima più disteso.

Le ripercussioni dei risultati delle elezioni non saranno comunque pienamente chiare finché non si saranno formate le coalizioni. Una possibile coalizione tra i social-democratici dell'Sdp e i conservatori di stampo islamico dell'Sda, coalizione definita già "possibile" da Bakir Izetbegovic, è sintomatica della situazione in cui, a 15 anni dalla fine della guerra, si trova il paese. Le spaccature a livello ideologico dovranno essere messe da parte se si vuole tentare di risolvere la questione base della costituzione, federalista o unitarista, e la sopravvivenza stessa del paese.

Una coalizione "usa-e-getta" dei due partiti è già stata tentata nell'aprile del 2006, quando l'Sdp e l'Sda hanno tentato di far passare il pacchetto delle riforme costituzionali, ma sono stati bloccati dal partito di Silajdzic, che all'epoca aveva giudicato le riforme proposte come "cosmetiche" e troppo permissive verso la Repubblica Srpska.  Silajdzic deve la sua vittoria nel 2006 anche a questa ferma opposizione al cosiddetto "pacchetto di aprile", ma oggi deve fare i conti con una sconfitta dovuta probabilmente allo stesso motivo. La Srpska è più forte oggi che nel 2006, e quello che sembrava permissivo allora sembra oggi utopistico a tutti gli unitaristi del paese. Una coalizione, magari anche ufficiale questa volta, tra l'Sdp e l'Sda potrebbe quindi nascere per riproporre quanto già bocciato, seppur per poco, nel 2006. Soltanto che oggi dall'altro lato del tavolo delle trattative c'è un Milorad Dodik più indipendentista che mai e, seppur in calo, ancora senza una vera opposizione nella sua entità.

 

Milorad Dodik festeggia la vittoria con i suoi sostenitori

 

 

 

Il leader socialdemocratico Zlatko Lagumdzija e, a sinistra, l'ambasciatore d'Italia a Sarajevo, Raimondo De Cardona