Referendum in Turchia

L'elettorato turco approva la riforma
 
Ankara, 13 set - (Agenzia Nova) - Gli elettori turchi hanno approvato il referendum costituzionale che trasformerà l'assetto istituzionale del paese, consegnando al partito di governo un'importante vittoria politica prima delle prossime elezioni generali, previste nel 2011. Secondo i dati resi noti dall'Alto comitato elettorale, 21,78 milioni di elettori (il 57,88 per cento) si sono espressi a favore delle modifiche costituzionali, mentre 15,85 milioni (il 42,12 per cento) hanno votato contro. L'affluenza alle urne è stata del 73,7 per cento.
La consultazione rappresentava un banco di prova sull'effettivo consenso nei confronti del partito del premier Erdogan (Giustizia e Sviluppo, Akp), in vista delle elezioni politiche del 2011.
 
A fissare la data della consultazione popolare, alla quale sono chiamati a votare 49 milioni e mezzo di elettori, era stata la Corte suprema il 7 luglio scorso, dopo che l'esecutivo, due mesi prima, non era riuscito a far passare la riforma in parlamento. A maggio il pacchetto di riforme (26 articoli) era stato approvato da 337 deputati su 550, meno della maggioranza di due terzi necessaria per l'adozione degli emendamenti. Era stata superata però la soglia dei 330 voti necessari per permettere al presidente Abdullah Gul di indire il referendum costituzionale. Le modifiche più importanti proposte dall'Akp riguardano gli articoli della Costituzione (entrata in vigore nel 1982 dopo il colpo di stato militare del 1980) relativi alla composizione della Corte suprema, della Corte Costituzionale e del Consiglio superiore della magistratura, e al potere dell'apparato militare. Le riforme renderanno i militari più facilmente processabili dai tribunali civili e daranno maggior potere al parlamento nel nominare i giudici. Sarà eliminata inoltre l'immunità per i leader del colpo di stato militare del 1980 e sarà introdotto il diritto di sciopero nel pubblico impiego.  L'opposizione formata dal Partito Repubblicano del popolo (Chp), dal Partito del movimento nazionalista (Mhp) e dal Partito per la pace e la democrazia (Bdp), pro-curdo, hanno osteggiato il referendum fin dall'inizio per motivi differenti. I primi due, Chp e Mhp, lo considerano un tentativo del partito filo-islamico Giustizia e sviluppo di voler prendere il controllo della magistratura, mentre il Bdp ritiene che non soddisfi le richieste dei cittadini di etnia curda. Contrario, per lo stesso motivo, il Partito dei lavoratori curdi (Pkk, fuorilegge). Ora però tutti e tre i partiti sono stati costretti ad ammettere la sconfitta.
 

 Il premier turco, Recep Tayyip Erdogan

 

Gul: con la riforma inizia una nuova era
 
Ankara,13 set - (Agenzia Nova) - Il primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, ha accolto con grande soddisfazione i risultati del referendum costituzionale celebrato oggi nel paese, dichiarando "vittoria" contro l'opposizione. Il presidente turco, Abdullah Gul, ha affermato che i risultati del referendum costituzionale, non ancora ufficializzati, "aprono una nuova era per il paese".

In un'intervista al quotidiano italiano "La Repubblica", Gul ha affermato che "il popolo turco ha fatto una scelta e noi l'abbiamo accettata. Ho sempre sostenuto che la Costituzione in Turchia deve essere scritta dalle autorità civili. Tutti gli articoli del pacchetto di emendamenti costituzionali - ha aggiunto Gul - rientrano in un quadro europeo e riguardano la richiesta di adeguare gli standard della Turchia a livello comunitario". Riguardo alle relazioni tra Ankara e Bruxelles, Gul ha affermato che l'Ue ha avuto nel recente rallentamento dei negoziati d'adesione. "La Turchia ha preso una strada importante. Oggi siamo un paese più democratico, abbiamo alzato i nostri standard. Il futuro sarà brillante per la Turchia. E se infine l'Ue manterrà le sue promesse, questo sarà un bene per entrambe le parti". 
 

 Il presidente turco, Abdullah Gul

 
La Commissione europea accoglie con favore
l'esito del referendum
     
Ankara, 13  set - (Agenzia Nova) - La Commissione europea ha accolto con favore l'esito del referendum sulle riforme costituzionali in Turchia, "che dimostra il costante impegno dei cittadini turchi per migliorare i propri diritti e libertà". E' quanto ha affermato il commissario all'Allargamento e alla politica di vicinato, Stefan Fuele, che ha ribadito che "le riforme appena approvate sono un passo nella giusta direzione, poiché affrontano una serie di requisiti del processo di adesione della Turchia all'Unione europea". Tuttavia, ha evidenziato, "il loro impatto dipenderà dalla loro effettiva applicazione" e l'esecutivo comunitario "seguirà molto attentamente questo processo", durante il quale il governo di Ankara dovrà "dimostrare la massima trasparenza e uno spirito di dialogo".

Secondo Fuele, inoltre, le misure approvate "devono essere seguite da altre riforme nel settore dei diritti fondamentali, quali la libertà di espressione e di religione". A tal proposito, "condividiamo l'opinione di coloro che in Turchia credono che una nuova costituzione civile fornirebbe una base solida per lo sviluppo della democrazia nel paese, in linea con gli standard europei e con i criteri di adesione all'Ue". Infine, il commissario all'Allargamento ha sottolineato "che qualsiasi futura modifica costituzionale deve essere preceduta da un ampio dibattito pubblico, che coinvolga tutti i partiti politici e la società civile in uno spirito di dialogo e compromesso".
 

 Il commissario europeo all'Allargamento, Stefan Fuele

 

 

 

 

 

 

 

 

 
Secolari in difficoltà per la vittoria di Erdogan
 
 Roma, 13 set - (Agenzia Nova) - Il premier turco, Recep Tayyip Erdogan, e il presidente della Repubblica, Abdullah Gul, il cui partito "Giustizia e sviluppo" (Akp) aveva promosso il referendum, hanno accolto con grande soddisfazione i risultati della consultazione, ponendo particolare enfasi sul significato della riforma costituzionale per il percorso di adesione della Turchia all' Unione europea. L'Akp sostiene infatti che i principali cambiamenti previsti dalla riforma, la riorganizzazione dei vertici dell' apparato giudiziario e il ridimensionamento del potere delle Forze armate, rappresentino un grande passo avanti verso una democrazia parlamentare di stampo europeo e quindi verso il futuro ingresso di Ankara nell' Ue. Dello stesso parere è la Commissione europea che ha definito le riforme approvate come "un passo nella giusta direzione poiché affrontano una serie di requisiti per il processo di adesione della Turchia. Se però, da un lato, le riforme volute da Erdogan sono mirate a perfezionare l’immagine europeista della Turchia, con provvedimenti civili a favore dell' emancipazione della donna, delle cure dell' infanzia e dell' istruzione dei giovani, dall' altro rivelano l’intenzione del partito di maggioranza di colpire il potere congiunto di magistrati e militari, baluardi della tradizione secolare e anticlericale della Repubblica turca fondata da Mustafa Kemal Ataturk nel 1923.

Il fatto quindi che l’elettorato abbia approvato, in larga maggioranza, i cambiamenti voluti dal partito filo-islamico "Giustizia e Sviluppo", dimostra che la rivoluzione kemalista in Turchia sta passando in secondo piano e che il paese non intende rinunciare alle sue radici islamiche. L’opposizione del Partito repubblicano del popolo (Chp), considerato come il custode della tradizione kemalista, ha subito quindi una sonora sconfitta che avrà ripercussioni anche all'interno della stessa forza politica. Come scriveva ieri il quotidiano "Zaman" (filo-governativo), la vittoria del sì al referendum costituzionale "rischia di causare un vero e proprio terremoto nell'opposizione".

La consultazione referendaria ha però degli effetti importanti anche nei rapporti di Ankara con gli Stati Uniti e sul suo ruolo in Medio Oriente. Non è un mistero, infatti, l’ostilità di Washington nei confronti dell'Akp e la sua vicinanza, invece, con i militari turchi, usciti sconfitti dal voto di ieri. E se prima la Casa Bianca poteva sperare in un' improbabile sconfitta di Erdogan al referendum, seguita da una sua sostituzione alle prossime elezioni, ora dovrà fare i conti invece con un Akp rafforzato e con una Turchia sempre più lontana dalla politica estera Usa, in particolare sullo scacchiere mediorientale, dove Erdogan sta sviluppando legami sempre più stretti con Hamas e l’Iran. Non bisogna dimenticare, infine, che il successo di Erdogan avrà riflessi importanti anche per la proiezione sempre più forte della Turchia nei confronti dei paesi balcanici, soprattutto per quanto riguarda i progetti energetici sostenuti dall' Akp, come quello del gasdotto Nabucco, che trasporterà il gas naturale del Mar Caspio e dell'Asia Centrale in Europa, passando per la Turchia, la Bulgaria, l’Ungheria, la Romania e l’Austria, aggirando la Russia.