Referendum in Moldova

 
Fallisce il referendum, il paese verso nuove elezioni
 
Chisinau, 6 set - (Agenzia Nova) - Il referendum costituzionale voluto dal governo moldavo per sbloccare la crisi politica che affligge il paese da un anno è fallito. La stragrande maggioranza dei votanti si è espressa a favore del regime semi-presidenziale e dell'elezione diretta del presidente della Repubblica, ma l'affluenza, del 29,67 per cento,  è stata bassissima, inferiore al quorum, fissato al 33 per cento.

Gli elettori della Moldova dovevano pronunciarsi sul referendum costituzionale sull'elezione del presidente della Repubblica. L'attuale legge prevede una maggioranza dei tre quinti per l'elezione del capo dello stato da parte dei parlamentari. Da un anno, dopo le elezioni politiche che hanno portato al governo l'Alleanza per l'integrazione europea guidata dall'attuale premier, Vlad Filat, il paese è bloccato da una crisi politica. Secondo la normativa in vigore, non riuscendo ad eleggere il presidente, il parlamento dovrebbe essere sciolto e nuove elezioni convocate. Prima di celebrare il rischioso voto anticipato, il governo ha però convocato i cittadini alle urne per pronunciarsi sulla riforma per introdurre l'elezione diretta del capo dello stato. 
 
Il fallimento del referendum comporta ora lo scioglimento del parlamento e la convocazione di nuove elezioni politiche: la terza consultazione in un anno e mezzo. Il presidente ad interim della Moldova e presidente del Parlamento moldavo, Mihai Ghimpu, ha quindi dichiarato ad un canale televisivo locale di essere obbligato dalla Costituzione a sciogliere il parlamento.
 

 Il premier moldavo, Vlad Filat

 

Le reazioni politiche 
 

Chisinau, 6 set - (Agenzia Nova) - "La politica antistatale dei comunisti e il mancato consolidamento dell'Alleanza per l'integrazione europea dove tutti hanno pensato che possono fare per conto loro come anche l'indifferenza dei cittadini sono i motivi della presenza estremamente bassa al voto": così Ghimpu ha spiegato il non raggiungimento del quorum del 33 per cento necessario per la convalida del voto.

Il leader del Partito comunista della Moldova ed ex-presidente della repubblica, Vladimir Voronin, si è dichiarato invece contento del fallimento del referendum costituzionale invalidato per il mancato raggiungimento del quorum  dicendo che "i moldavi si sono finalmente svegliati". Voronin si è dichiarato anche soddisfatto del livello straordinario di coscienza e responsabilità del popolo moldavo, ricordando che ogni capo di stato ha bisogno del sostegno della maggioranza del parlamento e che in queste condizioni la semplificazione della procedura di elezione del presidente della Repubblica è inutile.

 

 Il leader del Partito comunista moldavo, Vladimir Voronin

 
Il fallimento del referendum accresce l'instabilità regionale
     

Chisinau, 6 set - (Agenzia Nova) - Meno di un terzo dei cittadini della Moldova hanno risposto all'appello del governo di centrodestra, filo-occidentale, di recarsi alle urne per votare il referendum che chiedeva l’elezione diretta del capo dello stato. E' una vittoria del Partito comunista, che aveva invitato al boicottaggio. Col referendum, il governo guidato da Vlad Filat sperava di sciogliere il nodo istituzionale che impedisce di eleggere un presidente della repubblica e di evitare elezioni anticipate, da cui secondo i sondaggi uscirebbe probabilmente sconfitto. Con le ultime elezioni politiche, ripetute nel luglio dell'anno scorso dopo l’annullamento in seguito a movimenti di piazza di quelle tenute in aprile, il Partito comunista aveva perso la maggioranza che gli aveva permesso di governare per otto anni consecutivi, conservando un numero di seggi sufficiente (48 su 101) a impedire che la coalizione nazionalista-liberale potesse raggiungere i 61 voti che il parlamento deve esprimere per nominare il capo dello stato. A questo punto si aprono prospettive incerte.

Filat, che ha ammesso la sconfitta prima ancora che fossero divulgati i risultati definitivi, ha detto ai media di stato che le cose devono andare "secondo la legge" e quindi che il parlamento "deve essere sciolto" per svolgere le elezioni anticipate. La Costituzione moldava infatti impone lo scioglimento del parlamento dopo due tentativi falliti di eleggere il capo dello stato: il problema è che non fissa i tempi entro i quali debbono essere aperte le urne. Di questo ha approfittato il governo per organizzare, con dubbia correttezza costituzionale, il fallito referendum. "Dovremo discutere quando si potranno svolgere" le consultazioni, ha detto Filat. "Io insisterò per le elezioni al più presto. Ne parleremo domani in seno all' alleanza" di governo. Facile prevedere un altro periodo di contrasti ancora più aspri che negli ultimi mesi, tanto più che la stessa eterogenea coalizione di centrodestra manifesta sempre maggiori dissensi interni. Il capo dello stato ad interim, Mihai Gimpu, presidente del parlamento, ha già acceso le polveri: "I comunisti hanno esercitato pressioni sugli elettori", ha detto secondo quanto riporta l’agenzia russa Interfax. "Hanno esercitato ricatti e hanno continuato a fare pressioni anche nel giorno del referendum. Il loro boicottaggio s'è sviluppato attraverso i mass media e con tecnologie sporche". E' stato in seguito ad accuse analoghe che vennero mobilitate le piazze, scatenando una rivolta che portò ad annullare le elezioni del 2009, vinte dai comunisti, nonostante il fatto che gli osservatori internazionali ne avessero sancito la correttezza. Sull' impasse politica della Moldova si concentrano le attenzioni di tutta la regione.

La vicina Romania, con l’appoggio dell'Unione europea, ha fatto di tutto per difendere il governo di centrodestra, mentre Mosca (che peraltro aveva rapporti tempestosi col precedente governo comunista) ha reagito duramente agli atteggiamenti anti-russi della maggioranza, arrivando a bloccare le importazioni di vino dalla Moldova, una delle principali voci di bilancio del paese, fra i più poveri d'Europa. Uno dei tecnici del ministero dell'Agricoltura russo arrivò a dire che il vino moldavo "è buono solo per ridipingere gli steccati". Sullo sfondo c'è la questione della Transnistria, la regione russofona della Moldova autoproclamatasi indipendente nel 1992, dopo un breve e sanguinoso conflitto in cui persero la vita 800 persone. Sul suo territorio è tuttora presente una piccola ma significativa forza militare russa, lasciata sul posto "per il mantenimento della pace", con la funzione ufficiale di sorvegliare i bunker usati come depositi di armi. La loro partenza è pre-condizione chiesta dal governo di Chisinau per intavolare trattative con la Transnistria, ma Mosca non ha intenzione di lasciare senza difesa la popolazione russofona, anche se non ne ha riconosciuto l’indipendenza, con le stesse motivazioni con cui ha respinto l’indipendenza del Kosovo: non creare un precedente pericoloso.

La Romania, dal canto suo, guarda con preoccupazione alla prospettiva che sulla Moldova torni a instaurarsi un regime che guardi più alla Russia che all'Occidente. Il ministro degli Esteri romeno, Teodor Baconschi, ha invitato a procedere sulla via delle riforme nonostante il referendum fallito, ma non si vede su quali basi a Chisinau ci si possa mettere d'accordo su una piattaforma di riforme comune. Dal punto di vista di Bucarest, il possibile ritorno dell' influenza russa in Moldova è una minaccia, e la prospettiva spingerà il governo romeno a portarsi sempre più vicino all'alleato statunitense. La Romania ha aderito alla Nato il 29 marzo del 2004, e nei mesi ha accettato di accogliere sul proprio territorio le basi di intercettori antimissili Usa. Non è escluso, infine, che i futuri sviluppi regionali possano influire sui due progetti energetici rivali: il gasdotto Nabucco, voluto dagli Stati Uniti e parte degli europei, ed il South Stream, a partecipazione russa, italiana e francese. La partita che si sta giocando è complessa, e coinvolge gli interessi di molti. Difficile, per ora, prevederne gli sviluppi e la conclusione.

 

Il palazzo presidenziale di Chisinau

 

 

 

Il presidente ad interim, Mihai Ghimpu (in primo piano)

 

 

 

18 marzo 2009, il presidente russo, Dmitrij Medvedev (al centro), riceve nella residenza di Barvikha (Mosca) l'allora presidente moldavo, Vladimir Voronin (primo a sinistra), ed il leader della Transnistria, Irog Smirnov (primo a destra)

 

 

 

Chisinau, manifestazione contro la presenza di truppe russe in Transnistria

 
Cronologia: un anno e mezzo di instabilità
 

Queste le principali vicende che hanno segnato l'evoluzione politica della Moldova dalle elezioni legislative dell'aprile 2009 fino all'esito del referendum costituzionale di ieri.


- 5 aprile 2009: il Partito comunista della Repubblica di Moldova, al potere dal 2001, vince le elezioni politiche, con il 50 per cento circa dei voti. l’opposizione scende in piazza, dopo aver respinto i risultati, accusando le autorità di brogli elettorali e chiedendo nuove elezioni.

- 21 aprile 2009: dopo un riconteggio delle schede autorizzato dal presidente della Repubblica uscente, il comunista Vladimir Voronin, il risultato delle elezioni viene confermato. Il Partito dei comunisti della Moldova nomina Zinaida Greceani, un medico di Chisinau, come candidata alla presidenza. Perché sia eletta, la candidata comunista deve raccogliere i due terzi dei voti: 61 sui 101 dell'assemblea legislativa.

- 28 maggio 2009: le tre principali forze dell'opposizione, il Partito liberale (Pl), il Partito liberale democratico di Moldova (Pldm) e l’Alleanza "Moldova Nostra" boicottano il primo scrutinio, obbligando il parlamento ad un secondo tentativo. Stando alla Costituzione, se dopo il secondo tentativo il parlamento non riesce ad eleggere il presidente, l’Assemblea viene sciolta e si convocano nuove elezioni.

- 3 giugno 2009: il Parlamento viene convocato per il secondo tentativo di elezione del presidente, ma Greceani, ottiene solo 60 voti: uno meno del quorum.

- 15 giugno 2009: il presidente uscente, Voronin, è quindi costretto a sciogliere il parlamento e indire elezioni anticipate.

- 29 luglio 2009: i quattro partiti dell' opposizione (Partito liberal-democratico, Partito liberale, Partito democratico e Alleanza "Moldova Nostra") ottengono la maggioranza relativa dei voti alle elezioni parlamentari, aggiudicandosi 53 seggi. Il Partito comunista mantiene una forza notevole, conquistando il 45 per cento dei voti dei voti e 48 seggi parlamentari, e restando così il primo partito del paese. Dopo otto anni, tuttavia, i comunisti perdono il controllo del governo.

8 agosto 2009: i quattro partiti dell' opposizione formano una "Alleanza per l’integrazione europea", costituendosi in maggioranza parlamentare. l’Alleanza candida Vlad Filat, presidente del Pldm, alla carica di primo ministro.

- 11 settembre 2009: Voronin si dimette da presidente della Repubblica e Mihai Ghimpu, numero uno dei liberali e presidente del parlamento, assume la carica di capo di Stato ad interim, come previsto dalla Costituzione.

- 17 settembre 2009: Ghimpu nomina Vlad Filat alla guida del governo. l’Alleanza per l’integrazione europea adotta il programma "Ripensare la Moldova", che presenta una linea politica filo-occidentale e orientata a indebolire il potere dei comunisti.

- 14 gennaio 2010: il presidente Ghimpu istituisce una commissione per la convocazione di un referendum costituzionale.

- 10 marzo 2010: Ghimpu annuncia un referendum per modificare la Costituzione e le procedure per l’elezione del presidente della Repubblica (art. 78 della Carta costituzionale).

- 16 giugno 2010: il presidente Ghimpu annuncia che scioglierà le Camere solo dopo il referendum di riforma costituzionale.

- 6 luglio 2010: la Corte costituzionale approva la proposta di referendum che prevede l’elezione a suffragio diretto del presidente della Repubblica e la trasformazione della Moldova in repubblica semi-presidenziale.

- 7 luglio 2010: il parlamento fissa il 5 settembre 2010 come data per la celebrazione del referendum costituzionale.

- 14 luglio 2010: il Partito comunista annuncia il boicottaggio del referendum, chiedendo ai cittadini di disertare i seggi elettorali.

- 5 settembre 2010: si celebra il referendum. I comunisti boicottano la consultazione popolare, come annunciato a luglio. Oltre l’89 per cento dei votanti si esprimono a favore della riforma, ma l’affluenza alle urne è bassissima: 29, 67 per cento, nettamente al di sotto del quorum fissato al 33 per cento. Il referendum, dunque, fallisce.

- 6 settembre 2010: il primo ministro, Vlad Filat, ammette la sconfitta, mentre il leader dei comunisti, Voronin, non nasconde il suo entusiasmo: "Finalmente i moldavi i sono svegliati". Il presidente ad interim, Ghimpu, dice di non poter far altro che sciogliere il parlamento e indire nuove elezioni anticipate.

 

Un'immagine delle manifestazioni anticomuniste dell'aprile 2009 a Chisinau

 

 

 

 

Manifestazione elettorale del Partito comunista