L'indipendenza del Kosovo

 
Il parere della Corte di giustizia internazionale
 
L'Aia, 22 lug - (Agenzia Nova) - Il presidente della Corte internazionale di giustizia, Hisashi Owada, ha letto oggi il parere consultivo e "non vincolante" del massimo organo giudiziario delle Nazioni Unite sulla dichiarazione d'indipendenza del Kosovo. Prima di riconoscere che la dichiarazione d'indipendenza del Kosovo "non è contraria al diritto internazionale", Owada ha ricordato tutte le tappe compiute dalla ex provincia serba sulla strada dell'indipendenza, a partire dalla guerra del 1999, dopo la quale il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha adottato la risoluzione 1244 con cui autorizzava una presenza internazionale civile e militare nel Kosovo, ponendolo sotto l'amministrazione provvisoria delle Nazioni Unite. "Successivamente (nel 2005) il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha deciso di promuovere l'avvio di negoziati sul futuro status del Kosovo", ha aggiunto Owada, ricordando il lavoro dell'ex inviato speciale delle Nazioni Unite, Marti Ahtisaari, dopo il 2005, per prevenire l'insorgere di nuove crisi nell'area. "Quella del Kosovo è una situazione eccezionale", ha sottolineato poi il presidente della Corte, dato che la stessa provincia è rimasta coinvolta, come parte della ex repubblica federale di Jugoslavia, anche nella guerra dei Balcani dei primi anni Novanta.

Il presidente Owada ha affermato quindi che "la risoluzione 1244 dell'Onu non contiene alcun impedimento alla dichiarazione d'indipendenza del Kosovo" riconoscendo che, secondo i giudici della Corte, "la stessa dichiarazione non ha violato il diritto internazionale". Dieci dei 15 magistrati del tribunale dell'Onu hanno appoggiato il parere consultivo, mentre quattro si sono opposti. Il parere della Corte non è vincolante, ma avrà implicazioni importanti per i futuri rapporti tra Kosovo e Repubblica serba, oltre a costituire un precedente per altre eventuali dichiarazioni di secessione, in Europa e nel resto del mondo.

Owada ha ricordato l'opposizione della Serbia all'indipendenza kosovara, aggiungendo però che "il diritto internazionale non prevede la proibizione di dichiarazioni di indipendenza e che la dichiarazione deve essere considerata alla luce della situazione di fatto che ha portato all'indipendenza". Tale affermazione rappresenta un'importante vittoria per Pristina che ora potrà veder aumentare sensibilmente il numero dei paesi che hanno riconosciuto la sua indipendenza e la sua integrità territoriale. Finora sono 69 gli stati membri dell'Onu che si sono detti favorevoli all'indipendenza, su un totale di 192.
 

 

 

La reazione della Serbia
 

Belgrado, 22 lug - (Agenzia Nova) - La Serbia aveva fatto ricorso al massimo organo di giustizia presso le Nazioni Unite perché sperava di rilanciare, sulle basi di un'attesa "bocciatura", i negoziati per una soluzione del conflitto con Pristina. Ora però, Belgrado non ha alcuna intenzione di riconoscere il Kosovo indipendente e lo ha già dichiarato nei primi commenti al parere consultivo della Corte. "La Serbia non cambia posizione - ha detto il ministro degli Esteri serbo, Vuk Jeremic - e non riconoscerà mai la proclamazione unilaterale di indipendenza del Kosovo", nonostante la decisione della Corte dell'Aia. Il vicepremier serbo con delega all'Integrazione Ue, Bozidar Djelic, aveva peraltro anticipato nei giorni scorsi che Belgrado, nei prossimi giorni, presenterà all'Assemblea generale dell'Onu una risoluzione sul Kosovo.

"La Serbia - aveva detto Djelic - è pronta, immediatamente dopo aver ricevuto il parere della Corte, a proporre all'Assemblea generale delle Nazioni Unite l'adozione di una risoluzione equilibrata che mostri chiaramente il nostro desiderio di raggiungere un compromesso su tutte le questioni, incluso lo status (del Kosovo), e che mostri la nostra flessibilità circa i bisogni della comunità albanese, così come delle altre comunità". Il presidente serbo, Boris Tadic, ha dichiarato oggi che il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia è "difficile per la Serbia" e che appare chiaro come la Corte dell'Aia non si sia dichiarata espressamente sulla questione della secessione. "In questo modo la Corte di giustizia ha ceduto la questione del Kosovo all'Assemblea generale dell'Onu", ha detto Tadic, ribadendo che "la Serbia continuerà a lottare per il Kosovo in modo pacifico e legale", mettendo a punto a questo scopo un fitto programma di attività diplomatiche.

   Cittadini serbi manifestano a Kosovska Mitrovika
 
La reazione dell'Albania
 
Tirana, 22 lug - (Agenzia Nova) - "Una decisione dalla portata storica": così il primo ministro albanese, Sali Berisha, ha definito il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia dell'Aia, la quale ha stabilito che la proclamazione d'indipendenza del Kosovo non viola il diritto internazionale. "E' stato testimoniato a tutto il mondo che l'indipendenza del Kosovo rispettava in pieno ogni diritto internazionale", ha precisato Berisha. Per il premier albanese, "la decisione di oggi è un contributo alla pace e alla stabilità dei Balcani, ma anche alla costruzione di nuovi rapporti fra gli albanesi ed i serbi, due nazioni molto importanti nella regione che, indipendentemente dal loro passato, hanno davanti un comune futuro: l'ideale europeo". Secondo Berisha, la decisione della Corte potrebbe rappresentare una solida base "per la collaborazione fra serbi e albanesi, fra Tirana e Belgrado". Il premier albanese, infine, ha detto di volersi impegnare "ad aiutare, per quello che si può, i rapporti fra Kosovo e Serbia".    
     
Kosovo: dalla guerra all'indipendenza    
     

Roma, 22 lug - (Agenzia Nova) -  Nel 1913, il Trattato di Londra, che mette fine alla prima guerra balcanica, assegna il Kosovo alla Serbia. A seguito dell'invasione della Jugoslavia condotta nell'aprile 1941 dagli eserciti tedesco e italiano, le rispettive forze d'occupazione si dividono il controllo della provincia del Kosovo. Il ricco nord minerario rimane incluso, come in passato, nella Serbia occupata dalla Germania, mentre il sud viene incorporato nell'Albania, sotto occupazione italiana. Alla fine del 1944, il Kosovo viene liberato dai comunisti jugoslavi e albanesi e diviene una provincia della Repubblica serba nella nuova Federazione delle repubbliche socialiste jugoslave guidata da Josip Broz, “Tito”. Lo status costituzionale del Kosovo nella Jugoslavia titina vive un momento di svolta nel 1974, con la nuova Costituzione che gli assegna uno status di grande autonomia (con la parità linguistica e altre importanti concessioni).

Nel marzo del 1989, però, il leader serbo Slobodan Milosevic revoca gran parte dell'autonomia costituzionale del Kosovo, così come lo status paritario goduto dalla lingua albanese. E' in quegli anni che si forma il movimento di resistenza non violenta guidato da Ibrahim Rugova. Nella seconda metà degli anni Novanta, però, la resistenza non violenta di Rugova inizia a risultare insoddisfacente agli occhi di molti albanesi-kosovari che organizzano una lotta armata indipendentista guidata dall'Uck. Le forze di polizia e paramilitari serbe reagiscono con una cruenta controffensiva contro l'Uck, dando origine ad un conflitto durissimo che porta anche all'espulsione forzata di numerosi cittadini albanesi. I tentativi di mediazione internazionale non conducono ad alcun risultato di conciliazione tra le parti e, a seguito del fallimento dei negoziati di Rambouilliet, nel marzo 1999, la Nato interviene con i bombardamenti della Serbia e del Kosovo. Dopo 78 giorni di campagna aerea, le forze serbe si ritirano dal territorio kosovaro. Immediatamente dopo il conflitto, in base alla risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il Kosovo viene posto sotto protettorato internazionale Onu e Nato, fino alla dichiarazione unilaterale d'indipendenza del 17 febbraio 2008.

  Elicotteri Nato durante la guerra del Kosovo del 1999
 
La Russia non riconoscerà l'indipendenza    
 
Mosca, 22 lug - (Agenzia Nova) - Il parere della Corte internazionale di giustizia dell'Aia, che definisce l'indipendenza del Kosovo non in contrasto con il diritto internazionale, non avrà nessuna influenza sulla posizione di Mosca. La Federazione russa non riconoscerà infatti l'indipendenza della regione meridionale della Serbia, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri della Federazione russa, Andrej Nesterenko. "La posizione di Mosca, che ritiene la secessione del Kosovo inaccettabile, non cambierà, ha detto Nesterenko. "Siamo del parere che lo status del Kosovo possa essere determinato soltanto tramite trattative tra Belgrado e Pristina, in base alla Risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite", ha dichiarato il rappresentante ufficiale di Mosca.     
     
Nato: la Kfor rimarrà imparziale    
     
Bruxelles, 22 lug - (Agenzia Nova) - La Kfor, la forza militare guidata dalla Nato per il mantenimento dell'ordine in Kosovo, "continuerà ad esercitare il proprio mandato in maniere imparziale e al fine di mantenere la sicurezza" in tutto il paese. E' quanto ha affermato oggi pomeriggio il segretario generale dell'Alleanza atlantica, Anders Fogh Rasmussen, prendendo nota del parere della Corte di giustizia internazionale sull'indipendenza del Kosovo.

"La Kfor porterà avanti il suo lavoro - ha spiegato Rasmussen -, nell'interesse di tutte le comunità, sia della maggioranza che della minoranza". Il generale Markus Bentler, comandante della Kfor, ha dichiarato oggi alla Bbc che "per ora", nell'ex provincia jugoslava "non ci sono indicazioni di disordini, né di minacce imminenti".
   Il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen
     
L'Ue invita Kosovo e Serbia al dialogo    
     
Bruxelles, 22 lug - (Agenzia Nova) - Il parere della Corte di giustizia internazionale sull'indipendenza del Kosovo apre una nuova fase per la regione balcanica. E' quanto ha dichiarato l'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue, Catherine Ashton. "L'Unione europea - si legge in una nota diffusa a Bruxelles - accoglie con favore la pubblicazione dell'opinione consultiva della Corte, che stiamo studiando con grande interesse".

L'attenzione di tutti "dovrebbe ora essere rivolta al futuro, che sia per la Serbia che per il Kosovo consiste nell'adesione all'Unione europea". La baronessa Ashton ha sottolineato poi che "le relazioni di buon vicinato e la cooperazione sono le basi su cui è costruita l'Ue, che rimane pronta a favorire il processo di dialogo tra Pristina e Belgrado, in grado di portare pace, sicurezza e stabilità nella regione".
   I carabinieri italiani che partecipano alla missione Eulex