Alfano in Tunisia
 Focus su terrorismo, immigrazione e Libia
     

Tunisi, 19 gen 18:40 - (Agenzia Nova)  - La lotta contro il terrorismo, il controllo dei flussi migratori, la risoluzione della crisi in Libia, la prossima visita del presidente tunisino Beji Caid Essebsi a Roma, la partecipazione dell'Italia al piano di sviluppo regionale della Tunisia, l'avvio di nuovi programmi destinati ai giovani tunisini: questi sono solo alcuni dei temi affrontati oggi dal ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Angelino Alfano, nella sua prima visita a Tunisi da capo della diplomazia italiana. Accompagnato dall'ambasciatore d'Italia a Tunisi, Raimondo De Cardona, il titolare della Farnesina ha incontrato questa mattina il capo dello Stato tunisino, Beji Caid Essebsi, presso la presidenza della Repubblica, a Cartagine, per poi avere un pranzo di lavoro con l'omologo Khemaies Jhinaoui presso il dicastero degli Esteri di Tunisi. Alfano si è poi recato al palazzo del governo alla Kasbah di Tunisi, dove è stato ricevuto dal premier Youssef Chahed, il più giovane primo ministro del mondo arabo. Nel programma della visita, ancora in corso, prevista la partecipazione a una cerimonia di commemorazione delle vittime dell’attentato terroristico avvenuto al Museo Bardo il 18 marzo 2015, in cui sono morti anche quattro cittadini italiani. Alfano si recherà anche presso la residenza dell’ambasciatore De Cardona, dove incontrerà la collettività italiana residente a Tunisi. Il ministro andrà infine a Hammamet per il 17mo anniversario della morte di Bettino Craxi.

 

Il ministro degli Esteri Angelino Alfano con il presidente tunisino Beji Caid Essebsi

     
L'imminente visita di Essebsi in Italia
     
Nell'incontro con il presidente tunisino, Alfano ha confermato la "massima collaborazione" dell'Italia con la Tunisia e la disponibilità a rilanciare la collaborazione in ogni settore: dall'economia alla cultura, dalla lotta al terrorismo alle migrazioni. Nel corso della cordiale conversazione, il ministro ha detto al suo interlocutore che “Italia e Tunisia sono saldamente unite da storia, geografia e cultura comuni, oltre che da una profonda amicizia”, come riferito in una nota della Farnesina. Alfano ha espresso grande soddisfazione per gli importanti traguardi raggiunti dal popolo tunisino lungo il percorso di rafforzamento delle istituzioni democratiche. “La difesa della democrazia è un patrimonio prezioso per la Tunisia, conquistata con la sua determinazione e la sua passione per la libertà. L’Italia ha assicurato, e continuerà a farlo, la massima collaborazione, a tutti i livelli, alle istituzioni tunisine", ha dichiarato il titolare della Farnesina, aggiungendo: “Siamo pronti a rilanciare la cooperazione in tutti i diversi settori: economia, cultura, lotta al terrorismo e migrazioni".
 
Nel congedarsi dal presidente della repubblica, Alfano ha affermato che “il presidente Sergio Mattarella è felice di riceverla in Italia l’8 febbraio e lavoriamo insieme per preparare l’incontro per il miglior successo e per raggiungere risultati concreti”. Il ministro ha ricevuto, infine, "un caloroso apprezzamento del presidente Essebsi per l'importante contributo dei lavoratori e imprenditori italiani presenti in Tunisia". Il capo dello Stato tunisino vanta origini italiane, anzi sarde: il bisnonno Isma'il Caid Essebsi, infatti, fu rapito da corsari tunisini in Sardegna all'inizio del XIX secolo. Secondo un comunicato della presidenza tunisina, Essebsi, da parte sua, ha sottolineato l'importanza dei rapporti storici che uniscono la Tunisia e l'Italia, "partner privilegiato del nostro paese". Il presidente tunisino ha auspicato che l'Italia continui a sostenere la Tunisia per affrontare le sfide di sicurezza e promuovere lo sviluppo economico, sia a livello bilaterale che nel quadro dell'Unione europea, così come all'interno del gruppo G7 presieduto quest'anno proprio dal governo di Roma. I due interlocutori, prosegue il comunicato della presidenza tunisina, hanno inoltre discusso delle modalità per trovare una soluzione politica consensuale e completa che porti alla fine della crisi libica.
 

 

     
La conferenza stampa congiunta
     
Nella conferenza stampa con Jhinaoui, il ministro Alfano ha sottolineato come i due paesi abbiano intensificato la cooperazione su una serie di dossier, come l'immigrazione e la lotta al terrorismo, che riguardano non solo i rapporti tra i due paesi, ma anche il Mediterraneo e l'Europa nel suo insieme. "Abbiamo lavorato su alcune questioni di interesse italiano e tunisino. Mi permetto di dire che queste questioni, se lavorate bene, sono di interesse più grande. E' interesse dell'Europa che le istituzioni tunisine vengano conosciute dai giovani europei. E' interesse della Tunisia che le istituzioni europee e italiane vengano conosciute dai giovani tunisini. Da questa conoscenza rafforzata nascerà più amicizia, e l'amicizia è sempre la base della pace", ha detto il capo della diplomazia italiana. I ministri dei due paesi, ha aggiunto Alfano, stanno lavorando "a un progetto di interscambio molto ambizioso di cui parleremo quando i dettagli saranno definiti". Sul tappeto anche l'importantissimo dossier del terrorismo. "Abbiamo già un lavoro comune e vorrei ribadire - ha detto il ministro - che vi è una cooperazione molto fruttuosa e veramente eccellente tra le due parti. Rafforzeremo il nostro legame nella lotta al terrorismo attraverso progetti specifici". Si è discusso anche di immigrazione "come parte di un progetto più ampio", ha aggiunto il titolare della Farnesina. "Abbiamo parlato di un lavoro comune perché comune è la frontiera che gestiamo. Anche su questo abbiamo messo al lavoro i nostri staff, sapendo che il nostro avversario è comune, e cioè i trafficanti di esseri umani".
 
A partire da oggi, ha aggiunto Alfano, la cooperazione tra Italia e Tunisia assume maggiore intensità e velocità. "Tra 20 giorni abbiamo un appuntamento importante, e cioè la visita del presidente della Tunisia (Essebsi) in Italia nel corso della quale incontrerà il presidente della repubblica (Mattarella). Abbiamo un intervallo di 20 giorni da oggi fino all'8 febbraio: lo impiegheremo per far avanzare i nostri dossier e le cose di cui abbiamo parlato con la maggiore intensità e velocità possibile, per arrivare quel giorno a segnalare ai nostri presidenti che qualcosa già si è mosso e che quel qualcosa è davvero importante", ha concluso Alfano. Jhinaoui, da parte sua, ha detto che la visita del capo dello Stato tunisino, prevista il prossimo 8 febbraio a Roma, farà compiere "un salto di qualità" nelle relazioni bilaterali tra i due paesi. Proprio durante questa visita, ha detto il ministro tuinisino, dovrebbe essere presentato un programma che consentirà "ai giovani tunisini di muoversi, realizzare i loro sogni di una migliore istruzione, trovare lavoro e comunicare con i loro coetanei europei". I due ministri degli Esteri hanno parlato anche della collaborazione per sconfiggere il terrorismo, "un flagello che minaccia entrambi i nostri paesi e tutto il mondo", ha detto Jhinaoui. Il ministro nordafricano ha poi illustrato all'omologo italiano il piano di sviluppo tunisino 2016-2020, che si prefigge di ridurre gli squilibri tra le regioni più ricche della costa tunisina e le province più povere dell'entroterra. "Abbiamo parlato del ruolo che può avere l'Italia nello sviluppo regionale in Tunisia e il ministro Alfano ha rinnovato il sostegno del suo paese per aiutarci in questa direzione", ha detto Jhinaoui.
 
Parlando del dossier libico, il ministro tunisino ha detto che il suo paese intende rafforzare la collaborazione con l'Italia per aiutare la Libia ad arrivare ad una soluzione pacifica della crisi attraverso il dialogo. "Dopo domani al Cairo ci sarà una riunione dei paesi vicini della Libia, a cui parteciperà anche la Tunisia", ha detto Jhinaoui. Il riferimento è alla 10ma riunione ministeriale dei paesi vicini della Libia che riunirà al Cairo i ministri di Libia, Egitto, Sudan, Algeria, Tunisia Ciad e Niger, oltre al segretario generale della Lega araba, Ahmed Aboul-Gheit, e l'inviato speciale delle Nazioni Unite per la Libia, Martin Kobler. "Ora con l'Italia speriamo di ottenere un buon risultato, dal momento che la situazione in Libia influenza la Tunisia, l'Italia e la regione nel suo complesso", ha detto il ministro tunisino. Alfano, da parte sua, ha detto che l'Italia ritiene che in Libia si possa trovare un accordo tra le diverse componenti del paese, incluse quelle che fanno capo al generale Khalifa Haftar, il quale ha innegabilmente "un ruolo" nella nazione nordafricana. "Noi abbiamo sempre detto fin dall'inizio che Haftar ha un ruolo nel paese", ha detto Alfano. "In Libia si può raggiungere un accordo, ci vogliono delle condizioni di stabilità", ha aggiunto il ministro, confermando che l'Italia "continua a lavorare con il governo" di accordo nazionale del premier designato Fayez al Sarraj. Dopo la chiusura dell'ambasciata a Tripoli il 15 febbraio 2014, a causa del deterioramento delle condizioni di sicurezza, l'Italia è tornata operativa in Libia con l'ambasciatore Giuseppe Perrone, primo rappresentante diplomatico occidentale ad aver presentato il 10 gennaio scorso le lettere credenziali al governo al Sarraj.
  I due ministri degli Esteri si stringono la mano prima della conferenza stampa
     
La Tunisia a sei anni dalla rivoluzione     
     
Quella di Alfano è la seconda visita a Tunisi di un ministro del governo del presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, dopo quella del responsabile del dicastero dell’Interno, Marco Minniti, avvenuta lo scorso 3 gennaio. A sei anni della rivoluzione dei gelsomini, la Tunisia è oggi l'unico paese delle rivoluzioni arabe ad aver beneficiato di una transizione pacifica del potere. Una nuova Costituzione è stata emanata nel 2014 e ora il paese è governato da un esecutivo di accordo nazionale, guidato dal giovane Chahed. Il governo tunisino ha annunciato una serie di misure volte a migliorare l'efficienza della pubblica amministrazione, a ridurre la burocrazia e ad attirare gli investimenti esteri necessari per far ripartire l'economia. In particolare, il governo sta cercando di raccogliere i frutti della Conferenza internazionale per gli investimenti “Tunisia 2020”, che si è conclusa lo scorso novembre con la promessa di ottenere 14,7 miliardi di euro tra investimenti, accordi e aiuti.
 
Secondo l'ultimo rapporto della Banca mondiale sulle prospettive economiche globali, la Tunisia dovrebbe raggiungere un tasso di crescita economica del 3 per cento nel 2017, del 3,7 per cento nel 2018 e del 4 per cento nel 2019. Per l'anno appena concluso, l'istituzione finanziaria internazionale prevede una crescita economica reale del 2,0 per cento, lo 0,2 per cento in più rispetto alle proiezioni dello scorso giugno. Rispetto a sei mesi fa, la Banca mondiale prevede una crescita superiore dello 0,5 per cento nel 2017 e dello 0,7 per cento nel 2018. Secondo il portale governativo "Invest in Tunisia", il flusso di investimenti esteri nel paese rivierasco ha raggiunto quota 1,863 miliardi di dinari tunisini (760 milioni di euro circa) alla fine del mese di novembre 2016, in aumento del 9,3 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.
   
     
Italia secondo partner commerciale     
     
Secondo i dati recentemente pubblicati dall'Istituto nazionale di statistica tunisino, forniti ad "Agenzia Nova" dall'Agenzia per l'internazionalizzazione e la promozione all'estero delle imprese italiane (Ice), l'andamento della bilancia commerciale nel corso dei primi nove mesi dell'anno 2016 è stato lievemente negativo per la Tunisia (-1,13 per cento), in quanto le importazioni sono state leggermente superiori alle esportazioni, raggiungendo il valore di 4,3 miliardi di dinari tunisi (circa 1,9 miliardi di euro), con un saldo negativo pari a 1,1 miliardi di dinari tunisini (circa 506,7 milioni di euro). La quota paese dell'Italia nelle esportazioni tunisine, per i primi nove mesi del 2016, è stata pari al 15,3 per cento, mentre nelle importazioni tunisine, sempre per quanto riguarda il periodo di riferimento, è stata del 14,3 per cento. La Francia è il primo cliente della Tunisia, con un valore di esportazioni tunisine pari a 6,7 miliardi di dinari (circa 3,0 miliardi di euro) nei primi nove mesi del 2016 e a 5,833 miliardi di dinari (circa 2,6 miliardi di euro) nel periodo omologo dell'anno precedente, e con una quota paese del 32,4 per cento. Sul fronte delle importazioni tunisine, invece, nel periodo di riferimento, il valore globale di quelle dall'Italia è stato pari 4,3 miliardi di dinari (circa 1,9 miliardi di euro) mentre nello stesso periodo del 2015 esso è stato di 4,3 miliardi di dinari (circa 1,9 miliardi di euro), attribuendo all'Italia una quota paese del 14,3 per cento.
 
La Tunisia, nei primi nove mesi del 2016, ha registrato un valore di importazioni dalla Francia di 4,7 miliardi di dinari tunisini (circa 2,1 miliardi di euro) e di 5,3 miliardi di dinari tunisini (circa 2,3 miliardi euro) nello stesso periodo dell'anno precedente; la quota della Francia è del 15,6 per cento. L'Italia rappresenta da oltre vent'anni il secondo partner commerciale ed economico della Tunisia, subito dopo la Francia. Nel 2015 il valore delle importazioni è stato pari a 5,9 miliardi di dinari (circa 2,6 miliardi di euro) mentre nel 2014 è stato di 6,154 miliardi di dinari (circa 2,7 miliardi di euro), con un calo del 4 per cento rispetto all'anno precedente. Nel corso dei primi nove mesi del 2016, il volume globale delle importazioni tunisine dall'Italia ha registrando un lieve aumento dello 0,3 per cento. Tenendo conto dei soli primi nove mesi dell'anno 2016, l'Italia resta sempre solida al secondo posto, dietro la Francia, nella graduatoria dei principali paesi partner della Tunisia, con una quota pari a 14,3 per cento del volume globale delle importazioni della Tunisia. I principali paesi partner della Tunisia, subito dopo la Francia e l'Italia, sono la Cina con il 9,5 per cento degli scambi totali della Tunisia, e la Germania (terzo partner a livello europeo) con il 7,7 per cento, e con, rispettivamente, 2,8 miliardi di dinari (circa 1,2 miliardi di euro) e 2,3 miliardi di dinari, circa un miliardo di euro.  (Tut)