Indipendenza Kazakhstan
Il Kazkhstan a 25 anni dall'indipendenza 
     

Astana, 29 nov - (Agenzia Nova) - Il Kazakhstan festeggia il 16 dicembre i 25 anni d’indipendenza dall’Unione sovietica. Un appuntamento importante, che giunge a sei mesi dall’apertura ufficiale dell’Expo di Astana 2017, un'occasione per il paese di rafforzare la sua posizione all’interno dei mercati regionali e globali. In vista delle celebrazioni di dicembre, la Camera bassa del parlamento kazako (Mazhilis) e il ministero degli Esteri hanno organizzato lo scorso 28 novembre una conferenza internazionale dal titolo “25 years of independence of Republic of Kazakhstan, outcomes, accomplishments. Vision for the future”. L’evento è stato il primo legato alle celebrazioni per il 25mo dell’indipendenza rivolto ai paesi stranieri e ad esso hanno preso parte, tra gli altri, i ministri degli Affari esteri e dell’Economia nazionale, Erlan Idrissov e Kuandyk Bishimbayev, il presidente della Camera bassa del parlamento kazako Nurlan Ningmatulin, oltre a politici e rappresentanti di delegazioni di paesi stranieri, tra cui Russia, Turchia, Unione europea, Cina e Iran. Ultimo tra i paesi dell'Unione Sovietica ad ottenere l'indipendenza, ufficialmente il 12 dicembre 1991, il Kazakhstan è stato guidato fin dalla sua nascita dal presidente Nursultan Nazarbayev salito al potere il 16 dicembre 1991 e confermato a stragrande maggioranza (97,7 per cento) anche nelle ultime elezioni presidenziali, anticipate ad aprile 2015. La figura di Nazarbayev è stata quindi assolutamente centrale nell’evoluzione del paese. A partire dall'elezione nel dicembre del 1991, dopo aver servito come primo segretario del Partito comunista kazako, Nazarbayev ha saputo sfruttare la posizione geografica e le risorse del paese, mantenendo stabili gli storici rapporti con la Russia e rafforzando le relazioni con la Cina, rendendo il Kazakhstan il perno dei fragili equilibri dell’Asia centrale grazie alla sua stabilità e sviluppo economico.

 

La Repubblica kazaka, al pari delle altre realtà regionali, è caratterizzata da una commistione di etnie differenti, ben 136. I kazaki sono il gruppo etnico più numeroso e costituiscono circa il 60 per cento della popolazione (17 milioni di persone), seguiti dall’importante componente russa (22 per cento) e da altre nazionalità come ucraini, uzbeki, uiguri, tagiki, tedeschi e coreani. Accanto alle etnie il paese vede la convivenza di 17 confessioni religiose, di cui l’Islam è quella maggioritaria. Le varie componenti del paese sono rappresentante all’interno dell’Assemblea del popolo del Kazakhstan, organo consultivo che offre soluzioni a tutti i problemi delle relazioni interetniche. In questi 25 anni il processo di formazione politica del paese si è snodato in primo luogo attraverso una Costituzione in grado di conciliare le nascenti istituzioni democratiche e parlamentari con una guida comune. Ciò ha evitato la frammentazione politica su base etnica, favorendo una politica di coesistenza fra le varie etnie e religioni sulla base dei principi teorizzati dalla “Dottrina dell’unità nazionale del Kazakhstan”. Tale documento è stato promulgato dallo stesso Nazarbayev in varie occasioni e ridefinito nel 2009 all’atto dell’assunzione della presidenza dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce). Per quanto riguarda la politica estera, il Kazakhstan ha sviluppato a partire dalla sua indipendenza strette relazioni non solo con i paesi della regione dell’Asia centrale, ma anche con i quelli del Medio Oriente e del sud est asiatico. Tale approccio diversificato ha consentito al paese di prosperare in un’area geografica caratterizzata dalla presenza di giganti economici come Russia e Cina, da aree a forte instabilità come l’Afghanistan. 

 
Il legame con la Russia resta di primaria importanza per ragioni storiche, economiche e di vicinato: i due paesi condividono un confine di 7 mila chilometri; il Kazakhstan ospita ad oggi sul suo territorio il cosmodromo di Bayqonyr e fu sede del poligono nucleare di Semipalatinsk; la politica energetica di Astana è strettamente collegata con quella di Mosca. In virtù del suo stretto rapporto con la Russia, il Kazakhstan si è fatto promotore del progetto d'integrazione economica nell'area ex-sovietica che dal primo gennaio 2015 ha portato alla costituzione dell'Unione economica Euroasiatica (Uee) con Russia, Bielorussia, Armenia e, dall’agosto 2015, anche Kirghizistan. Astana ha costruito anche solide relazioni con i paesi europei culminate nel dicembre 2015 con un nuovo accordo di cooperazione e partenariato rafforzato con l'Unione Europea. Il 30 novembre 2015 il paese ha ufficialmente aderito all’Organizzazione mondiale per il commercio (Wto), ratificando l'accordo raggiunto a luglio, e continua a sviluppare intensi rapporti economici con Cina, Stati Uniti, Turchia e, nel contesto post-sanzioni, anche con l'Iran. Il progetto della cosiddetta “Via della seta” lanciato dal presidente cinese Xi Jinping nel 2013 ha aumentato le opportunità di internazionalizzazione dell’economia kazaka e la percezione del paese quale snodo centrale del commercio tra Europa e Medio ed Estremo oriente. Il Kazakhstan è inoltre attivo nei vari formati multilaterali, in particolare l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) e l’Organizzazione di Shanghai per la cooperazione (Sco).
 
Lo scorso 28 giugno 2016 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha eletto il Kazakhstan come membro non permanente del Consiglio di sicurezza per il biennio 2017-2019 per l'area Asia-Pacifico. Le priorità del mandato saranno: il disarmo nucleare, la questione energetica e lo sviluppo sostenibile. Dal punto di vista economico il Kazakhstan ha sviluppato in questi 25 anni soprattutto il settore energetico e minerario. Il paese è il primo produttore al mondo di uranio, il decimo per la produzione di carbone, il 18mo produttore di petrolio e 14mo per riserve di gas. Diverse sono inoltre le infrastrutture di primaria importanza nel comparto energetico: l’oleodotto Kazakhstan–Cina, che consente ad Astana di esportare direttamente in territorio cinese le risorse estratte dai giacimenti petroliferi situati nell’area del Mar Caspio; il sistema di gasdotti dell’Asia Centrale, risalente al periodo sovietico e attualmente controllato dalla russa Gazprom che trasporta verso la Russia il gas estratto dai giacimenti del Turkmenistan passando attraverso Uzbekistan e Kazakhstan; il sistema di gasdotti Asia-Centrale-Cina, nato nel 2009 e attualmente in fase di ampliamento, che trasporta il gas turkmeno verso la regione cinese dello Xinjiang attraverso Uzbekistan e Kazakhstan.
 

 Presidente Nursultan Nazarbayev

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

     
L'obiettivo è entrare nel novero delle economie Ocse
     
Astana, 29 nov - (Agenzia Nova) - Il Kazakhstan a 25 anni dall’indipendenza dall’Unione sovietica guarda al suo futuro come ponte tra Asia ed Europa e mira ad entrare nel novero delle 30 economie più sviluppate del pianeta. E' quanto emerge dalla conferenza internazionale “25 years of independence of Republic of Kazakhstan, outcomes, accomplishments. Vision for the future”, avvenuta lo scorso 28 novembre ad Astana nel quadro delle celebrazioni per i 25 anni di indipendenza del paese. L’evento organizzato dalla Camera bassa del parlamento kazako (Mazhilis) e dal ministero degli Esteri è il primo legato all’anniversario dell’indipendenza completamente dedicato ai paesi stranieri. La conferenza giunge inoltre a sei mesi dall’apertura ufficiale dell’Expo di Astana 2017 e a due mesi dall'inizio del mandato del Kazakhstan come membro non permanente nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. In questo periodo Astana ha perseguito la strategia politica ed economica avviata, fin dagli albori della Repubblica kazaka, dal presidente Nursultan Nazarbayev che dal 1991 ad oggi ha consentito un costante sviluppo del paese. Un dato indicativo è il prodotto interno lordo che in poco più di due decadi è aumentato di 16 volte. Alla conferenza hanno preso parte tra gli altri: il ministro degli Affari esteri, Erlan Idrissov, il presidente della Camera bassa del parlamento kazako, Nurlan Ningmatulin, il viceministro per gli Investimenti e lo sviluppo, Yerlan Hairov, il vice ministro degli Esteri, Roman Vassilenko, e il presidente della comitato per gli Affari esteri, la difesa e la sicurezza della Camera bassa kazaka, Maulen Ashinbayev. L’evento ha visto inoltre la partecipazione di autorità e delegazioni di partner stranieri tra cui le delegazioni di Russia, Turchia, Unione europea, Cina e Iran.
 
Nel suo intervento il ministro degli Esteri Idrissov ha descritto il percorso virtuoso del paese in questi 25 anni, iniziato nel 1991 con profonde difficoltà economiche, sociali e ambientali legate al passato sovietico e culminato con l’elezione a membro non permanente nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e l’assegnazione dell’Esposizione universale ad Astana. “La chiara visione del fondatore del Kazakhstan, il presidente Nursultan Nazarbayev, nel rendere il nostro paese economicamente competitivo e una nazione democratica ha reso necessario lo sviluppo della politica estera kazaka su due principali pilastri. Il primo è stato adottare un modello bilanciato basato sull’apertura al mondo, promuovendo relazioni alla pari, rispettose e mirate a benefici comuni con tutti i nostri partner vicini e lontani. Il secondo pilastro è stato assumere il ruolo di paese responsabile e affidabile impegnato a contribuire alla sicurezza globale e al progresso”, ha dichiarato il ministro. Per Idrissov il mutuo rafforzamento di questi due pilastri ha garantito la sovranità, la sicurezza e lo sviluppo economico del Kazakhstan, posizionando il paese come un attore internazionale la cui “voce può essere ascoltata in tutto il mondo”. Il ministro ha ricordato l’importante decisione presa negli anni successivi all’indipendenza dal presidente Nazarbayev di cancellare il passato nucleare del paese sul piano militare e di battersi per un’Asia centrale e un mondo liberi dalle armi atomiche. La lotta contro la proliferazione nucleare, culminata nel 2012 con il lancio del progetto Atom (Abolish testing our mission) contro i test atomici ha consentito in seguito al Kazakhstan di ospitare l’anno successivo due incontri cruciali ad Almaty tra i rappresentanti dei paesi del gruppo 5+1 (Cina, Francia, Regno Unito, Russia, Stati Uniti più la Germania) e Iran che hanno posto le basi per il Piano globale d’azione congiunto (Jcpoa) firmato nel luglio 2015 e attuato nel gennaio 2016. Idrissov ha inoltre ricordato l’accordo firmato nell’agosto 2015 con l’Agenzia internazionale dell’energia atomica (Aiea) per creare la prima Banca dell’uraniano a basso arricchimento, uno “sforzo per consentire ai paesi di un accesso sicuro al combustibile nucleare” senza il bisogno di possedere tecnologie per l’arricchimento.
 
“Attraverso questi 25 anni di indipendenza – ha continuato il ministro degli Esteri – il Kazakhstan non ha mai sottoscritto una visione di politica estera a somma zero, ma al contrario si è considerato libero di scegliere i propri partner indipendente dalla loro appartenenza ad alleanze esistenti” con altri stati. L’approccio avviato fin dall’inizio dal presidente Nazarbayev e definito come “multivettoriale” ha reso possibile per il Kazakhstan avere molti paesi “amici” e “alleati” che vanno dalla Russia agli stati dell’Asia centrale, dalla Cina fino all’Europa e gli Stati Uniti. Tale visione è basata, secondo il ministro, anzitutto sul riconoscimento della sovranità del Kazakhstan e dei suoi confini (14 mila chilometri), che ha rappresentato uno dei passi più importanti dell’indipendenza del paese. “Chiuso nel cuore dell’Eurasia, il Kazakhstan non può fare altro che promuovere un’interconnessione tra Oriente e Occidente tramite lo sviluppo di importanti corridoi di trasporto intercontinentali che attraversano il nostro paese”, ha dichiarato il ministro. In merito Idrissov ha ricordato una serie di esempi: il progetto per il corridoio per collegare in futuro l’Europa alla Cina, che in parte attraversa il Kazakhstan e renderà in futuro il paese “globalmente visibile” e parte dei collegamenti economici transcontinentali; il corridoio ferroviario Kazakhstan-Turkmenistan-Iran, inaugurato nel dicembre del 2014. Infine il ministro ha ricordato tre eventi che di recente hanno completato il pieno riconoscimento del Kazakhstan nella Comunità internazionale: l’entrata nell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto), la scelta di Astana come città ospitante dell’Expo 2017 e l’elezione come membro non permanente al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
 
L’entrata nel Wto è stata per Idrissov un’ulteriore conferma dell’apertura e dell’impegno del Kazakhstan non solo negli sforzi volti a sviluppare la sua economia ed entrare nella lista dei 30 paesi sviluppati, ma anche per condividere la responsabilità per l’ambiente economico globale. Il ministro ha ricordato infatti che sia Expo 2017 che il mandato biennale al Consiglio di sicurezza Onu confermano l’assunzione di tali responsabilità di fronte alla Comunità internazionale, oltre a rappresentare una opportunità per il Kazakhstan di rafforzare relazioni economiche e il proprio ruolo con attore regionale e globale. “Vedo il seggio al Consiglio di sicurezza Onu come una grande opportunità di cementare le partnership esistenti e stringerne nuove con i governi di tutto il mondo. Ci concentreremo in primo luogo a rafforzare gli strumenti delle Nazioni Unite nella lotta contro il terrorismo e l’estremismo, per stabilizzare anzitutto l’Afghanistan e in generale per contribuire allo sviluppo dell’Asia Centrale, promuovendo le idee del manifesto del nostro presidente ‘Il mondo. Il 21mo secolo”, ha dichiarato Idrissov. Il contributo del Kazakhstan nel promuovere la stabilità e la sicurezza regionale e i risultati della politica estera “multivettoriale” indicata dal ministro degli Esteri kazako, sono stati al centro degli interventi dei delegati dei paesi stranieri che hanno preso parte alla conferenza odierna, in particolare quelli provenienti da Russia, Turchia, Unione europea e Cina. Il vice presidente della Duma della Repubblica federale russa, Vladimir Vasiliev, ha ricordato nel suo discorso i legami storici tra Mosca e Astana, uniti “da una storia comune”. “La nostra strategia si basa sulle forti relazioni tra i nostri presiedenti, governi e parlamenti”, ha dichiarato il rappresentante della delegazione russa. Analizzando il ruolo dell’Unione economica Euroasiatica, Vasiliev ha fatto notare che l’argomento su cui concentrarsi non è solamente il processo di integrazione fra i vari paesi membri, di cui il Kazakhstan è uno dei principali, ma negoziare nuove opportunità e avviare iniziative profonde come dimostrano i vari accordi nel campo della sicurezza firmati da Mosca e Astana.
 
“La Turchia è stato il primo paese a riconoscere l’indipendenza del Kazakhstan”, ha osservato nel suo intervento, il vice presidente della Grande assemblea della Turchia, Mehmet Hamzacebi, il quale ha citato, a conferma delle storiche relazioni, l’accordo di partenariato strategico firmato durante la visita del presidente Nazarbayev in Turchia nel 2009 e l’istituzione del Consiglio di cooperazione strategica di alto livello (Hlscc) avvenuta nel maggio 2012 in occasione del viaggio ad Astana da parte dell’allora premier Recep Tayyip Erdgogan. “Osserviamo che la politica costruttiva nell’arena internazionale è stata un successo – ha aggiunto Hamzacebi – e la nomina del Kazakhstan come membro non permanente del Consiglio di sicurezza Onu è il migliore esempio”. Il prossimo anno ci sarà Expo 2017 "e la Turchia parteciperà per dare successo all’evento”, ha affermato il vice presidente del parlamento turco, ricordando le importanti opportunità della connessione tra Oriente e Occidente. “La Turchia – ha concluso Hamzacebi – sostiene il Kazakhstan nell’arena internazionale (…) e siamo determinati a rafforzare e mantenere la nostra cooperazione ad alti livelli”. L’accordo di cooperazione e partnership firmato lo scorso dicembre 2015 tra Unione europea e Kazakhstan ha portato le relazioni tra Astana e Bruxelles ad un nuovo livello, consentendo in futuro la creazione di rapporti di libero scambio. Nel suo intervento, il rappresentante speciale dell’Unione europea per l’Asia centrale, Peter Burian ha osservato che relazioni tra Ue e Kazakhstan si basano su valori comuni e sull’interesse da parte di Bruxelles di sostenere il processo di sviluppo e integrazione di Astana. “Il mutuo desiderio di espansione nelle nostre relazioni è stato confermato dalla visita del presidente Nazarbayev a Bruxelles lo scorso marzo”, ha ricordato Burian, osservando che la maggioranza degli investimenti diretti esteri nel paese provengono da stati membri Ue. “Gli accordi firmati a dicembre – ha continuato – hanno approfondito le nostre relazioni e aumentato le aree di cooperazione. La nostra speranza è che il Kazakhstan diventi presto membro dell’Ocse”.
 
Per l’inviato speciale Ue, il paese deve affrontare ancora molte sfide, ma il programma di riforme voluto dal presidente Nazarbayev, noto come “I cento passi”, va in questa direzione. “Noi – ha sottolineato Burian – vogliamo continuare ad essere un partner del Kazakhstan nel suo processo di modernizzazione”. In merito il rappresentante Ue ha ricordato l’importanza di Expo 2017 per creare nuove partnership e avviare un nuovo livello di collaborazione. “Speriamo di poter finalizzare presto gli accordi e implementare le relazioni in tutte le aree”, ha dichiarato Burian. Citando il ruolo di Astana nella stabilità regionale e nella lotta a terrorismo e cambiamenti climatici, il rappresentante Ue si è detto convinto che solo dei paesi “resilienti” possano resistere a queste crisi: “Per avere ciò dobbiamo continuare a lavorare per i principi democratici, il ruolo della legge e garanzia libertà”. La Cina è insieme alla Russia uno dei “giganti” economici che confinano con il Kazakhstan, soprattutto se vengono paragonate le due popolazioni: 1,35 miliardi contro 17 milioni.
 
Nonostante il peso economico e politico rappresentato da Pechino, Astana ha mantenuto in questi anni una partnership equilibrata con relazioni alla pari. Affrontando in merito le relazioni tra Astana e Pechino dal 1991, il vicepresidente dell’Istituto per gli studi internazionali del ministero degli Esteri cinese, Xu Jian, ha dichiarato che il Kazakhstan “deve essere orgoglioso dei suoi risultati”, ottenuti grazie ad una forte leadership che ha garantito una stabilità politica e sociale, attuando riforme coraggiose per evitare l’eccessiva dipendenza dal paese dalle risorse energetiche di petrolio e gas. Xu Jian ha lodato la “strategia 2050” voluta dal presidente kazako per riformare l’economia e consentire al paese di sviluppare il tessuto industriale, l’agricoltura e i commerci, “creando un futuro luminoso”. “La Cina – ha osservato Xu Jian – possiede importanti infrastrutture in Kazakhstan”, ma Astana allo stesso tempo ha stretto “importanti relazioni” con paesi sviluppati come Stati Uniti e Giappone. Il delegato cinese ha fatto notare che le relazioni tra i due paesi celebreranno il prossimo anno i 25 anni caratterizzati da un percorso in crescendo che si è evoluto dall’avvio delle relazioni diplomatiche nel gennaio del 1992 alla creazione di joint venture e cooperazione strategica nel settore dell’energia, delle infrastrutture, dei trasporti e dei rapporti tra persone. “Abbiamo sollevato le nostre relazioni ad un nuovo livello”, ha affermato Xu Jian citando la cooperazione iniziata nel 2013 per la creazione della nuova “Via della seta”, piano volto ad integrare ulteriormente i rapporti economici e che porterà “importanti benefici ad entrambi i paesi” oltre ad un clima di stabilità e sicurezza nell’Asia centrale.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

     
Viceministro Esteri Vassilenko, Italia partner importante
     
Astana, 29 nov - (Agenzia Nova) - L'importanza dell’accordo di cooperazione rafforzata tra Unione Europea e Kazakhstan e il ruolo centrale dell’Italia come partner commerciale del paese, soprattutto dopo la ripresa della produzione del giacimento petrolifero di Kashagan da parte di Eni: questi alcuni dei punti analizzati dal viceministro degli Esteri kazako, Roman Vassilenko, in un'intervista rilasciata ad “Agenzia Nova” a margine della conferenza internazionale avvenuta lo scorso 28 novembre ad Astana dal titolo “25 years of independence of Republic of Kazakhstan, outcomes, accomplishments. Vision for the future”. “L’accordo di cooperazione rafforzata tra il Kazakhstan e l’Unione Europea è attualmente nella sua fase preliminare e circa il 70 per cento degli obblighi è stato attuato, compresa la parte che riguarda il commercio, considerato l’ambito più importante del documento”, ha dichiarato il viceministro kazako. “Tuttavia per essere pienamente attuato è necessaria la ratifica di tutti i 28 paesi membri dell’Unione Europa. Finora sei paesi hanno ratificato l’accordo”, ha aggiunto. Secondo Vassilenko, la negoziazione con Bruxelles “sta andando avanti” e la speranza di Astana è che il periodo di attuazione duri “solo alcuni mesi” e “non diversi anni”. Il viceministro ha infatti osservato che ciascuna della parti “è interessata alla piena implementazione dell’accordo perché aprirà ad una cooperazione nell’ambito politico, nella lotta contro il terrorismo e altri settori”. Vassilenko ha evidenziato la complessità del documento firmato il 21 dicembre 2015 ad Astana dall’Alto rappresentante per gli Affari esteri e la politica di sicurezza dell’Ue, Federica Mogherini, e dal ministro degli Esteri kazako, Erlan Idrissov. “Si tratta di un documento molto complesso e lungo, circa 300 pagine”, ha precisato Vassilenko.
 
L’accordo sottoscritto nel 2015 e attualmente in fase di discussione da parte dei membri Ue mira a creare una base giuridica rafforzata per le relazioni politiche ed economiche tra l’Unione Europea e il Kazakhstan, fornendo un quadro generale per il dialogo politico rafforzato, cooperazione nelle questioni interne, nell’ambito giuridico e in molti altri settori. Il documento pone un forte accento sulla democrazia e lo stato di diritto, il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali e dello sviluppo sostenibile, ma affronta anche i temi della cooperazione della società civile. Tra i vari punti l’accordo pone particolare risalto alla cooperazione rafforzata in materia di politica estera e di sicurezza, ma anche alla stabilità regionale, al disarmo nucleare, alla cooperazione internazionale nella lotta contro il terrorismo, alla prevenzione dei conflitti e gestione delle crisi. Come sottolineato ad “Agenzia Nova” dal viceministro Vassilenko una delle parti di maggiore importanza del documento è quella commerciale che mira a garantire un miglior contesto normativo per gli operatori economici. L'accordo consentirà inoltre di migliorare la cooperazione concreta in ambito economico finanziario, energetico, trasporti, tutela dell’ambiente, occupazione, cultura, istruzione e ricerca. La piena attuazione dell’accordo di cooperazione rafforzata tra Kazakhstan e Ue è di grande importanza per l’Italia, il cui valore delle esportazioni verso la repubblica dell’Asia centrale ha superato nel 2014 il miliardo di euro.
 
Nei primi sette mesi del 2016 l’esportazione verso il Kazakhstan di prodotti italiani ha visto inoltre un aumento del 65 per cento rispetto allo stesso periodo del 2015, passando da 365 a 606 milioni di euro. A trainare la crescita sono state in particolare le forniture per il settore del petrolio e del gas connesse alla ripresa della produzione del sito di Kashagan e dell'ampliamento di quello di Tengiz (i prodotti della metallurgia hanno quintuplicato il proprio valore da 39 a 237 milioni di euro). “Le relazioni con l’Italia sono molto buone e il paese sta divenendo uno dei principali partner commerciali del Kazakhstan all’interno dell’Unione europea”, ha dichiarato Vassilenko, secondo cui l’Italia è uno dei più importanti partner della Repubblica kazaka, insieme a Russia e Cina. Il viceministro ha osservato che le relazioni tra Roma e Astana sono molto forti, come dimostrato dalla visita in Kazakhstan del presidente del Consiglio Matteo Renzi nel giugno 2014 e dal recente incontro tra il premier italiano e il presidente kazako Nursultan Nazarbayev lo scorso giugno a margine del Forum di San Pietroburgo.
 
Analizzando il ruolo dell’Italia, Vassilenko si è soffermato sul settore dell’energia che ad oggi rappresenta “uno dei principali ambiti” della cooperazione tra i due paesi, considerato che la società italiana Eni è presente in Kazakhstan dal 1992. Non a caso il viceministro ha citato la recente ripresa della produzione del giacimento petrolifero di Kashagan nel Mar Caspio settentrionale, dove Eni detiene una quota del 16,81 per cento nel consorzio per la gestione del giacimento scoperto nel 2000. “Lo scorso ottobre è iniziata la produzione di petrolio a livello commerciale, aumentando le opportunità di commercio tra Kazakhstan e Italia”, ha osservato il viceministro kazako facendo riferimento alla ripresa delle esportazioni di greggio lo scorso 14 ottobre a tre anni dall’incidente che nel 2013, poco dopo l’avvio della produzione, aveva costretto il consorzio ad interrompere le estrazioni. Infine Vassilenko ha ricordato anche l’importanza delle relazioni tra Italia e Kazakhstan a livello di enti regionali. In merito il viceministro degli Esteri ha citato la visita ai primi di novembre ad Astana della delegazione della regione Friuli Venezia Giulia guidata dalla presidente Debora Serracchiani, che ha visto la firma di un memorandum d’intesa fra la regione e la città di Astana, riguardante la collaborazione nei settori di cultura, turismo, innovazione ed economia. La premessa dell’accordo è quella di operare nell'ambito dell'Accordo di Cooperazione rafforzata tra Unione Europea e Kazakhstan e di attuare un utilizzo coordinato degli strumenti operativi e finanziari predisposti dalla stessa Unione, con particolare riferimento a quelli per l'assistenza esterna.
 

Viceministro degli Esteri Roman Vassilenko