Scienza e diplomazia
Ricerca e scienza come motori della diplomazia
 

Roma, 13 ott - (Agenzia Nova) - La cooperazione internazionale nel settore della ricerca scientifica e tecnologica, la collaborazione tra università, enti scientifici e imprese italiane e straniere che operano nei settori di tecnologia avanzata e i più recenti sviluppi in tema di internazionalizzazione del sistema scientifico italiano. Di questo e di altro ancora si è discusso oggi alla Farnesina nel corso della riunione degli addetti scientifici, promossa dal ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale (Maeci) e che ha visto la partecipazione del titolare della Farnesina, Paolo Gentiloni, e del ministro dell’Istruzione, università e ricerca, Stefania Giannini, oltre che dei presidenti dei principali enti di ricerca, delle associazioni di categorie e delle organizzazioni dei ricercatori italiani all’estero. L’evento di oggi si è articolato in tre sessioni: durante la prima, inaugurata dagli interventi dei ministri Gentiloni e Giannini, è stato proiettato un video di presentazione della piattaforma RiSeT (Rete informativa scienza e tecnologia), alimentata dagli addetti scientifici in servizio all’estero, e del sito Innovitalia, gestito dal Maeci sulla piattaforma "researchitaly.it" del ministero dell’Istruzione, università e ricerca. La seconda sessione, intitolata “Scienza e tecnologia nel mercato globale: esperienze e modelli”, è stata moderata dal direttore generale per la promozione del Sistema paese del Maeci, Andrea Meloni, mentre la terza sessione, intitolata “L’eredità di Expo. Le sfide della sostenibilità ambientale e della sicurezza alimentare per un’alleanza tra istituzioni, ricerca e imprese”, moderata dal giornalista Frediano Finucci. L’incontro odierno si è posto come obiettivo quello di presentare le principali priorità nazionali in materia di ricerca ed innovazione nella prospettiva dell’approvazione del nuovo Piano nazionale per la ricerca, oltre che di affrontare il tema dell’eredità di Expo per gli aspetti relativi al collegamento tra ricercatori e imprese. Elemento di raccordo tra le varie sessioni è stato il sostegno alla crescita e alla competitività del nostro sistema produttivo, nella convinzione che gli addetti scientifici svolgano un ruolo cruciale per mettere la ricerca al centro delle strategia di crescita del paese, aiutando a fare rete, a condividere informazioni, ad anticipare e cogliere opportunità di collaborazione, a coinvolgere maggiormente gli scienziati negli sforzi di internazionalizzazione delle imprese, specialmente di quelle piccole e medie che non sempre hanno gli strumenti per restare al passo con le continue accelerazioni del progresso tecnologico. In tal senso, proprio nel corso della riunione sono stati presentanti i risultati del primo anno di attività del nuovo sito internet Innovitalia sull’internazionalizzazione della ricerca italiana e della nuova rete RISeT che, alimentata dagli addetti scientifici in servizio all’estero, diffonde informazioni su scoperte, brevetti, seminari e possibilità di collaborazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

     
Gentiloni: "Italia sia aperta al mondo"
     
Roma, 13 ott - (Agenzia Nova) - L'Italia ha bisogno di essere “aperta al mondo e di essere presente nel mondo”, per questo "la ricerca e la scienza rivestono un ruolo fondamentale nelle relazioni internazionali". Con queste parole il ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale, Paolo Gentiloni, ha inaugurato questa mattina i lavori della riunione degli addetti scientifici, promossa oggi alla Farnesina dal ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale (Maeci). All’evento hanno preso parte, tra gli altri, anche il ministro dell'Istruzione, università e ricerca, Stefania Giannini, oltre che dei presidenti dei principali enti di ricerca, delle associazioni di categorie e delle organizzazioni dei ricercatori italiani all’estero. Come Farnesina, ha spiegato Gentiloni nel suo intervento inaugurale, “cerchiamo di attribuire un particolare impegno all'attività della diplomazia scientifica nelle aree al centro della nostra attività diplomatica", nella convinzione che l'area del Mediterraneo, del Medio Oriente e del Nord Africa siano anche aree di straordinarie opportunità per il nostro paese", ha detto Gentiloni, sottolineando il "ruolo fondamentale" giocato dall'Italia. Negli ultimi due anni, ha proseguito il titolare della Farnesina, abbiamo operato un riorientamento della rete di addetti scientifici mentre quest'anno si svolgono due appuntamenti centrali per il destino pianeta e che hanno nel rapporto con la scienza il loro fondamento: la Conferenza sul clima di Parigi ed Expo. “Quando noi rivendichiamo il fatto che il nostro paese è una grande potenza sul piano culturale, dobbiamo abituarci a considerarlo tale non soltanto per quanto riguarda la cultura intesa come patrimonio ed eredità del passato, ma anche per quanto riguarda il futuro. Siamo in condizioni di svolgere un ruolo all'altezza di quello svolto sul piano culturale e storico, ma serve un atteggiamento più aperto e un approccio culturale diverso da quello del passato", ha aggiunto il ministro. 
 
Concetto ribadito dal ministro Giannini, secondo la quale per affrontare le grandi sfide globali serve "una comunità scientifica aperta e dotata di strumenti adeguati e una visione strategica" per far sì che la ricerca "sia un elemento strategico della politica italiana". Per riuscire in questo obiettivo, ha spiegato la Giannini, il governo ha individuato sei linee di indirizzo nel settore scientifico: l'internazionalizzazione, ovvero la necessità di concepire i programmi di ricerca con una specifica valenza internazionale; l'investimento nel capitale umano; le infrastrutture; l'integrazione crescente tra investimenti pubblici e privati; gli investimenti sull'asse sud-sud per ridurre gli squilibri e le diseguaglianze territoriali anche nel settore scientifico; la qualità della spesa. Come sottolineato dal segretario generale della Farnesina, Michele Valensise, nel suo intervento alla sessione pomeridiana del dibattito, l’Expo di Milano deve essere “parte di un investimento permanente” dell’Italia piuttosto che “l’allestimento temporaneo di una vetrina”, cosa possibile solo “con l’apporto essenziale della rete diplomatica”. Secondo l’ambasciatore, dall’esposizione di Milano emergono “dati molto positivi in termini di contatti, di visibilità, di rilancio dell’immagine del nostro paese”, anche grazie alle tante delegazioni di alto livello in visita in questi mesi sia nel capoluogo lombardo che a Roma. Sull’eredità ideale di Expo Milano ha invece posto la sua attenzione il segretario generale della Farnesina, Michele Valensise, intervenendo alla sessione pomeridiana della giornata dedicata appunto a “L’eredità di Expo. Le sfide della sostenibilità ambientale e della sicurezza alimentare per un’alleanza tra istituzioni, ricerca e imprese”. Secondo Valensise, l’Esposizione di Milano deve essere “parte di un investimento permanente” dell’Italia piuttosto che “l’allestimento temporaneo di una vetrina”, cosa possibile solo “con l’apporto essenziale della rete diplomatica”.
 
Dall’esposizione di Milano, ha osservato l’ambasciatore, emergono “dati molto positivi in termini di contatti, di visibilità, di rilancio dell’immagine del nostro paese”, anche grazie alle tante delegazioni di alto livello in visita in questi mesi sia nel capoluogo lombardo che a Roma. L’eredità ideale di Expo, ha aggiunto Valensise, è “il patrimonio di conoscenze e impegno che abbiamo profuso nella Carta di Milano”, prodotto di un’articolata “attività di consultazione con vari soggetti”. Il documento costituisce una base sulla quale la rete diplomatica italiana può lavorare per rafforzare le attività di promozione scientifica e collaborazione tecnologica, “senza vergognarci di considerare come importanti le ricadute sul piano industriale”. Ancora, secondo il segretario generale della Farnesina, Expo “ci lascia un compito gradito e naturale: collegare i dibattiti con le attività del polo alimentare romano”, costituito Fao, Ifad e Pam. In questo contesto, il lavoro degli addetti scientifici è “elemento prezioso e importante che vogliamo integrare sempre più nella proiezione internazionale dell’Italia”. Un’attività da declinare “sotto il segno dell’innovazione”, come ha sottolineato Valensise. “Innovazione – ha osservato - è una parola di moda, ma per noi è più di uno slogan”. Si tratta, piuttosto, di un “motivo conduttore” dell’azione della Farnesina, in particolare in relazione ai rapporti con le imprese che perseguono l’obiettivo dell’internazionalizzazione. Su questo piano, l’ambasciatore ha osservato come negli ultimi anni si sia molto sviluppato il coordinamento con altre amministrazioni come il ministero dell’Istruzione, università e ricerca (Miur) e il ministero dello Sviluppo economico (Mise). Un modello che è replicabile anche nelle articolazioni dell’Italia all’estero. “I limiti di finanziamento non devono impedirci di essere ambiziosi sulle iniziative di cooperazione tecnologica”, ha detto Valensise, citando gli esempi dell’Università Sant’Anna di Pisa in Giappone e dei ricercatori dell’Istituto nazionale di fisica nucleare negli Stati Uniti.
 
Sull’Esposizione universale di Milano ha posto la sua attenzione anche il direttore generale della Cooperazione italiana allo sviluppo, Giampaolo Cantini, che nel suo intervento ha ricordato come la Cooperazione abbia partecipato attivamente all’Expo con l’organizzazione di 35 eventi. Uno dei più importanti di questi, ha sottolineato il direttore generale della Cooperazione, avrà luogo proprio domani sulle tematiche della sicurezza alimentare e ambientale nei piccoli stati insulari. Gli eventi della rassegna milanese hanno avuto un filo logico delineato in coordinamento con la comunità internazionale e con gli organismi delle Nazioni Unite, “in particolare la Fao”. Uno dei più importanti di questi, ha sottolineato il direttore generale, avrà luogo proprio domani sulle tematiche della sicurezza alimentare e ambientale nei piccoli stati insulari. Gli eventi della rassegna milanese hanno avuto un filo logico delineato in coordinamento con la comunità internazionale e con gli organismi delle Nazioni Unite, “in particolare la Fao”. Da un lato, ha spiegato Cantini, un forte accento è stato posto sulla piccola proprietà familiare, che oggi costituisce il 70 per cento della produzione agricola mondiale. Dall’altro lato, un’importante tematica di fondo è costituita dall’accesso alle tecnologie per un’agricoltura sostenibile. Il direttore generale ha ricordato, in questo senso, il concorso Feeding Knowledge, che ha premiato 786 “best practices” per divulgare le buone pratiche nel campo della sicurezza alimentare e favorire lo scambio di conoscenze si è rivelato un successo del Sistema Italia di cooperazione. Tra i vincitori, 12 progetti sono stati presentati da attori italiani (organizzazioni non governative, enti locali, imprese e centri di ricerca) e cinque sono stati finanziati dalla Cooperazione italiana della Farnesina, risultato di cui Cantini si è detto “molto fiero”. Cantini ha inoltre annunciato la creazione di una “cittadella dell’innovazione” che nasca sul sito di Expo al termine della manifestazione milanese. Si tratta, ha precisato il diplomatico, di un “contributo originale” pensato dalla Cooperazione italiana per connettere le tessere costituite dal tema di Expo, dalla Carta di Milano e dalla nuova Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. La cittadella sarebbe strutturata come un luogo fisico che gestisca “un hub di reti di conoscenza” con l’obiettivo di “rispondere alle necessità di chi fa agricoltura e di chi produce”. 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

     
Sarti (Pretoria): "Sudafrica paese di grandi opportunità"    
     
Roma, 13 ott - (Agenzia Nova) - Il Sudafrica è un paese “con grandi potenzialità” e “molto attivo non solo nel panorama africano, ma anche a livello internazionale, sia a livello di collaborazioni scientifiche che di innovazione tecnologia con i partner europei”. È quanto dichiarato ad “Agenzia Nova” dall’addetto scientifico presso l'ambasciata d’Italia a Pretoria, Pierguido Sarti, a margine della riunione degli addetti scientifici, promosso dalla Farnesina. Sarti, 47 anni, ricopre il suo incarico dal marzo scorso ed è il primo addetto scientifico italiano presente in Africa sub-sahariana. Il Sudafrica, ha spiegato, è “uno dei paesi terzi dell’Unione europea più attivi” per quanto riguarda i programmi quadro europei – dal settimo programma quadro per la ricerca e lo sviluppo tecnologico (Fp7) al Programma quadro europeo per la ricerca e l'innovazione ‘Horizon 2020’. “Se si confrontano gli investimenti in ricerca e sviluppo in Sudafrica con quello che i sudafricani sono riusciti a portarsi a casa con i precedenti programmi quadro, si nota come Pretoria sia uno dei primissimi paesi che sono riusciti ad ottenere più soldi dai nostri programmi europei”, ha aggiunto Sarti. Tra le attività principali portate avanti dall’ambasciata italiana nel settore ricerca e sviluppo sudafricano, Sarti ha citato la preziosa collaborazione avviata con il Dipartimento sudafricano per la scienza e la tecnologia. “Lavoriamo con uno dei ministeri tra i più attivi ed organizzati che si è posto degli obiettivi ben precisi e che si muove in maniera coordinata”. Tra le iniziative portate avanti c’è la piattaforma di collaborazione nell’ambito della cosiddetta tematica “nexus” (acqua, cibo, energia) avviata dall’Università del KwaZulu-Natal di Durban, dall’Istituto sudafricano di metrologia (Nmisa), dall’Istituto nazionale di ricerca metrologica (Inrim) e da un gruppo di università sudafricane. “L’iniziativa non è stata ancora avviata ma abbiamo già individuato degli attori ben delineati e l’occasione di oggi è buona per definire i dettagli tecnici per la sottoscrizione dell’accordo”, ha spiegato Sarti, aggiungendo che un i due istituti di metrologia hanno già firmato un memorandum d’intesa lo scorso anno. Fra le altre iniziative, Sarti ha citato la piattaforma di collaborazione che si sta definendo tra il Dipartimento sudafricano per l’Acqua e la sanità pubblica – il ministero che si occupa della gestione delle acque in Sudafrica - e il nostro ministero dell’Ambiente. In questo senso, ha proseguito l’addetto scientifico, dal 21 al 25 settembre c’è stata una missione di una delegazione sudafricana guidata dal ministro sudafricano per l’Acqua e la sanità pubblica, Nomvula Mokonyane, che ha avuto un incontro con il sottosegretario all’Ambiente italiano Barbara Degani - nell’ambito del quale è stato “riaffermato l’interesse da parte dei due ministeri nell’inquadrare questa collaborazione” - e con il presidente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) Luigi Nicolais. Nel corso della missione, ha aggiunto Sarti, la delegazione sudafricana ha inoltre visitato una serie di impianti industriali italiani. “Il Sudafrica chiede all’Italia di condividere ‘know how’ soprattutto dal punto di vista della gestione del patrimonio e delle acque, delle capacità tecniche e delle infrastrutture”, ha spiegato l’addetto scientifico italiano, il quale ha poi posto l’accento su altri settori in cui si concretizza la partnership tra Italia e Sudafrica. È il caso, ad esempio, della tecnologia laser, con una collaborazione avviata tra il gruppo di aziende italiane Prima Industrie – attivo nel settore laser e macchine laser ad alta potenza per applicazioni industriali e sistemi per la lavorazione della lamiera, elettronica e sorgenti laser industriali – e il Consiglio per la scienza e la ricerca industriale (Csir) del Sudafrica. “Abbiamo riscontrato un forte interesse a livello politico da parte delle istituzioni sudafricane”, ha affermato Sarti, sottolineando infine l’intenzione da parte dell’ambasciata di creare un’associazione per “creare opportunità di collaborazione e fare sistema”.   
     
Battinelli (Belgrado): "Importante cooperazione Italia-Serbia" 
     
Roma, 13 ott - (Agenzia Nova) - La Serbia è un paese che, seppur piccolo, riveste una “grande importanza” per l’Italia dal momento che siamo il primo partner commerciale di Belgrado. Lo ha dichiarato ad “Agenzia Nova” l’addetto scientifico presso l’Ambasciata d’Italia a Belgrado, Paolo Battinelli, a margine della riunione degli addetti scientifici in corso di svolgimento alla Farnesina. Battinelli, 47 anni, dal 2011 è l’addetto scientifico presso l’ambasciata d’Italia a Belgrado. Laureato in matematica, è cultore della materia presso il dipartimento di Fisica dell’Università di Roma La Sapienza e presso l’Istituto nazionale di astrofisica. Dal 2008 al 2011 ha lavorato in qualità di esperto presso il ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale. “La funzione di addetto scientifico non può non tener conto della caratterizzazione del paese in cui si opera e, in questo senso, la cooperazione scientifica fra Italia e Serbia si configura anche come una connessione tra ricerca e attività produttive”, ha detto Battinelli. La Serbia, ha proseguito l’addetto scientifico, pur essendo un paese piccolo “è ancora al centro dei Balcani” e i ministri e gli imprenditori di paesi che 20 fa combattevano fra di loro si sono formati prevalentemente all’Università di Belgrado e proprio nel settore della cooperazione universitaria “siamo molto attivi: il prossimo mese sarà firmato un accordo tra l’Università di Roma Tre e l’Università di Belgrado, mentre di recente è stato sottoscritto un accordo tra il Cnr (Centro nazionale delle ricerche, ndr) e lo stesso ateneo di Belgrado”. Quanto ai settori di maggiore cooperazione scientifica tra Italia e Serbia, Battinelli ha citato il campo medico, la produzione industriale, i macchinari e la cosiddetta “fabbrica intelligente”, ricordando infine come di recente sia stato firmato un accordo di cooperazione bilaterale proprio su questi settori. “L’intenzione – ha concluso – è naturalmente quella di sviluppare questa collaborazione a tutta l’area balcanica”. 
 

     
Kenny (Buenos Aires): "Attenzione al settore sanitario"    
     
Roma, 13 ott (Agenzia Nova) - Il settore della sanità è in questo momento al centro della cooperazione scientifica tra Italia e Argentina. Lo ha detto quest’oggi ad “Agenzia Nova” l’addetto scientifico dell’ambasciata italiana a Buenos Aires, José Kenny. “L’Argentina ha un buon sistema di ospedali pubblici e privati, il più grande dei quali è quello fondato oltre cento anni fa dalla comunità italiana a Buenos Aires”, ha ricordato Kenny, a Roma per partecipare alla Riunione degli addetti scientifici organizzata dalla Farnesina. “Le interazioni con l’Italia nel settore sono numerose e in continuo sviluppo”, ha detto ancora il diplomatico, secondo cui un altro importante comparto per la cooperazione bilaterale in materia scientifica è costituito dalla fisica e dalla vulcanologia. A novembre, ha detto Kenny, sarà celebrato il decimo anniversario di un progetto internazionale che ha visto il coinvolgimento dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), mentre altre iniziative sono in cantiere, tra cui una in partnership con la Francia. In tema di beni culturali l’Italia è molto presente per le attività di manutenzione e restaura. “A dicembre ci sarà una delegazione di oltre 25 esperti italiani per un evento a Buenos Aires che, in seguito, sarà replicato a Rio de Janeiro. Si tratta di un tema di grande interesse per gli operatori argentini”, ha detto Kenny. Tutto questo nonostante il rallentamento delle attività dovuto alle imminenti elezioni in Argentina. “Ci aspettiamo – ha affermato tuttavia l’addetto scientifico – che la collaborazione bilaterale possa tornare molto attiva sia negli scambi scientifici che in quelli economici”.    
     
Canganella (Seul): "Sfida è promuovere nostre eccellenze"    
     
Roma, 13 ott (Agenzia Nova) - Far conoscere le eccellenze italiane nel campo della scienza e della tecnologia in Corea del Sud è una delle grandi sfide di Francesco Canganella, addetto scientifico dell’ambasciata italiana a Seoul. Intervistato da “Agenzia Nova” a margine della riunione degli addetti scientifici alla Farnesina, Canganella ha ricordato come la Corea del Sud sia un paese che si è sviluppato sulla base della ricerca scientifica e tecnologica. “Su alcune tematiche sono fortissimi, in particolare su informazione e comunicazione, sulle nanoscienze e su tutto ciò che concerne l’elettronica. In altri settori, invece, sono molto indietro e l’Italia si può proporre in maniera sinergica: a Seoul si cercano spesso persone con idee innovative, mentre si offrono infrastrutture, fondi e grandi macchinari che a volte a noi mancano”. Al momento, per Canganella, “la sfida principale è migliorare le collaborazioni già in atto, approfondendo un lavoro molto faticoso che comporta il far conoscere l’Italia dal punto di vista scientifico e tecnologico. Altrettanto importante, inoltre, è aprire nuovi canali”. “Alcuni esempi – ha sottolineato l’addetto scientifico italiano - sono costituiti dall’agricoltura, dalle tecnologie dei beni culturali, dallo spazio e dalle scienze alimentari, tutti campi in cui noi possiamo dire la nostra”. Entrare nel mercato locale, ha concluso Canganella, è spesso molto difficile per le aziende italiane, ma “chi ci riesce riceve sempre grandi apprezzamenti”.  
     
La diplomazia scientifica del Maeci    
     

Roma, 13 ott (Agenzia Nova) - Gli addetti scientifici, 25 tra quelli in servizio (19) e quelli in attesa di assumere le funzioni (6), operano presso le ambasciate italiane a Belgrado, Berlino, Londra, Mosca, Cairo, Tel Aviv, Pretoria, Canberra, Hanoi, New Delhi, Pechino, Seul, Tokyo, Brasilia, Buenos Aires, Città del Messico, Ottawa e Washington, oltre che presso i consolati di San Francisco, Shanghai e Chongqing e le rappresentanze permanenti presso le organizzazioni internazionali di Ginevra e Parigi. Ad essi si affiancano due addetti per le questioni spaziali in servizio presso l’ambasciata a Washington e la rappresentanza a Bruxelles dove opera anche un addetto incaricato di seguire le politiche relative alla scienza e all’innovazione dell’Unione europea. Gli addetti scientifici operanti presso ambasciate, consolati e rappresentanze permanenti sono uno strumento importante di internazionalizzazione della ricerca e dell’innovazione italiane, promuovendo attività di università, politecnici, centri di ricerca, poli e distretti tecnologici ed imprese innovative. Il ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, in coordinamento con gli altri ministeri competenti (Miur, ministero dello Sviluppo economico, ministero della Salute, ministero dell’Ambiente), attraverso la rete degli addetti scientifici sostiene, anche con cofinanziamenti di progetti di ricerca congiunti, le interazioni tra il sistema italiano della ricerca e il resto del mondo. In particolare il Maeci, tramite le sedi all’estero, negozia protocolli e programmi esecutivi di cooperazione scientifica e tecnologica bilaterali che consentono di sostenere la ricerca con i paesi esteri su base di reciprocità. I protocolli esecutivi sono la diretta applicazione di specifici accordi bilaterali di collaborazione scientifica e tecnologica ed hanno valenza pluriennale. In particolare, attraverso un bando congiunto, i due paesi selezionano specifici progetti composti da team misti di ricercatori che, una volta firmato il protocollo esecutivo, accedono ai finanziamenti pubblici per i successivi anni su aree tematiche congiuntamente individuate con il paese partner. I progetti finanziati all’interno dei protocolli esecutivi sono di due tipi: progetti di mobilità dei ricercatori, per i quali è finanziata bilateralmente la mobilità, e progetti di cosiddetta "grande rilevanza", per i quali vengono co-finanziate le spese di ricerca del team italiano quali attrezzature, personale e viaggi mentre la controparte finanzia le spese di ricerca del team estero. Nel corso dell’anno 2013, Maeci e Miur hanno finanziato 70 progetti di grande rilevanza: l’importo complessivo del finanziamento è stato di 1,418 milioni di euro per il Maeci e di 273 mila euro per il Miur. Per l’anno 2014 i progetti finanziati sono stati 80, con uno stanziamento complessivo del Maeci di 1,595 milioni di euro e di 273 mila euro del Miur. Per il 2015, infine, è stato approvato il finanziamento di 89 progetti, per 1,595 milioni stanziati dal Maeci e 123 mila euro dal Miur. Per quanto concerne la mobilità dei ricercatori, attraverso il Maeci l’Italia ha finanziato 179 viaggi di ricercatori nel 2013 e 125 nel 2014 per una spesa complessiva, rispettivamente, di 130 mila euro nel 2013 e 102 mila euro nel 2014.