Elezioni politiche in Turchia
Il partito di Erdogan perde la maggioranza assoluta
 

Ankara, 08 giu - (Agenzia Nova) - Il partito conservatore turco Giustizia e sviluppo (Akp) ha perso per la prima volta dal 2002 la maggioranza parlamentare. Nelle elezioni generali che si sono tenute ieri nel paese, l'Akp ha ottenuto il 40,79 per cento dei voti e 258 seggi, 18 in meno di quelli necessari per avere la maggioranza. L’Akp sarà quindi costretto a formare un governo di minoranza o una coalizione, ipotesi che finora i suoi dirigenti, Erdogan in primis, non avevano mai preso in considerazione. I risultati ufficiali del voto saranno resi noti entro 11 o 12 giorni, ma non dovrebbero variare di molto. Sempre secondo i dati non ufficiali, il Partito repubblicano del popolo, erede della forza politica guidata dal fondatore della Turchia moderna, Mustafa Kemal Ataturk, ha ottenuto il 25,07 per cento dei voti e 132 seggi, seguito dal Movimento nazionalista (Mhp, braccio politico dei Lupi grigi) con il 16,38 per cento e 81 seggi. Per la prima volta una forza politica che si propone come legittima rappresentante dei curdi, il Partito democratico dei popoli (Hdp), ha superato la soglia di sbarramento del 10 per cento, piazzandosi al quarto posto con il 12,98 per cento dei voti e ben 79 seggi.

 
Il presidente Recep Tayyip Erdogan, da parte sua, ha invitato tutte le forze politiche a riflettere "in modo serio e realistico" sul risultato del voto. “Credo che la situazione attuale – ha precisato il presidente - non permetta ad alcun partito di formare un governo da solo e tale quadro deve essere valutato in modo serio e realistico da tutte le parti che hanno preso parte alle votazioni”. Per Erdogan l’alta affluenza ai seggi (vicina al 90 per cento) ha dimostrato la grande stima della popolazione nei confronti del paese ed è un segnale prezioso per la democrazia. Il presidente ha aggiunto che “un nuovo processo è iniziato”, ricordando ai partiti “di mostrare la sensibilità necessaria e il senso di responsabilità al fine di preservare il clima di fiducia del paese e le dinamiche del sistema democratico”.
 

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

     
I possibili scenari
     
Ankara, 8 giu - (Agenzia Nova) - La Turchia ha davanti a sé 45 giorni difficili durante i quali i vertici del partito Giustizia e sviluppo (Akp), al potere dal 2002, dovranno prendere decisioni fondamentali per il futuro del paese. Secondo i risultati non ancora ufficiali delle elezioni generali di ieri, l’Akp, fondato dall’attuale presidente della Repubblica, Recep Tayyip Erdogan, ha ottenuto il 40,79 per cento dei voti e 258 seggi in parlamento, 18 in meno di quelli necessari per avere la maggioranza. L’Akp sarà quindi costretto a formare un governo di minoranza o una coalizione, ipotesi che finora i suoi dirigenti, Erdogan in primis, non avevano mai preso in considerazione.

I risultati ufficiali del voto saranno resi noti entro 11 o 12 giorni, ma non dovrebbero variare di molto. Sempre secondo i dati non ufficiali, il Partito repubblicano del popolo, erede della forza politica guidata dal fondatore della Turchia moderna, Mustafa Kemal Ataturk, ha ottenuto il 25,07 per cento dei voti e 132 seggi, seguito dal Movimento nazionalista (Mhp, braccio politico dei Lupi grigi) con il 16,38 per cento e 81 seggi. Per la prima volta una forza politica che si propone come legittima rappresentante dei curdi, il Partito democratico dei popoli (Hdp), ha superato la soglia di sbarramento del 10 per cento, piazzandosi al quarto posto con il 12,98 per cento dei voti e ben 79 seggi.

Al di là dell’instabilità creata dall’esito delle elezioni nei mercati finanziari, ora gli scenari per la Turchia sono molteplici ed è probabile che nei prossimi 45 giorni ci siano repentini cambi di previsione. “La via più facilmente percorribile per l’Akp – afferma Valeria Giannotta, docente della Türk Hava Kurumu Üniversitesi di Ankara – sarebbe quella di guadagnare l’appoggio del Movimento nazionalista (Mhp) per un governo di coalizione o il suo sostegno esterno per un esecutivo di minoranza”. Tale eventualità, tuttavia, porrebbe molti limiti e condizioni all’Akp. In primis Erdogan, che da anni aspira a modificare il sistema istituzionale del paese per trasformarlo in una repubblica presidenziale, dovrebbe rinunciare alle sue ambizioni politiche. “Il presidente dovrebbe anche rinunciare alla sua ingerenza negli affari di governo – continua la Giannotta – e si profilerebbe l’ipotesi di elezioni anticipate”.

Per il vicepremier Numan Kurtulmus, le elezioni anticipate, nel caso in cui l’Akp non riesca a ottenere l’appoggio interno o esterno delle altre forze politiche, sono comunque un’opzione da tenere in considerazione. Il leader dell’Mhp, Devlet Bahceli, da parte sua, ha già detto che il presidente dovrebbe indire nuove elezioni se l’Akp non riuscirà a formare una coalizione di governo, smentendo però l’ipotesi di un’alleanza con il partito di Erdogan. Bahceli ha accennato piuttosto ad un’eventuale coalizione tra Akp e Chp, mentre un’alternativa potrebbe essere un’alleanza tra Akp, Chp e Hdp.

Sembra per ora esclusa l’ipotesi di un governo di minoranza che escluda l’Akp. Il vicepremier turco, Numan Kurtulmus, ha detto oggi che il primo ministro sarà in grado di formare un governo entro il termine stabilito. Una coalizione senza l’Akp – ha aggiunto - non è immaginabile”. Quello che è certo, secondo la Giannotta, è che invece “ci sarà un momento di crisi” e si rischia che la stabilità economica e finanziaria acquisita negli anni di governo dell’Akp si volatilizzi.

La reazione dei mercati oggi non è stata positiva. Il principale indice della Borsa di Istanbul, il Bist-100, ha perso oltre 8 punti già all’apertura della prima sessione di questa mattina. La lira invece ha perso quasi il 5 per cento, toccando un nuovo minimo storico rispetto alla moneta Usa (2,8 lire per un dollaro) e perdendo valore anche nei confronti della divisa unica europea (3,08 lire per un euro). La Banca centrale è dovuta intervenire in soccorso della lira, riducendo dal 4 al 3,5 per cento i tassi applicati sui depositi in dollari e dal 2 all'1,5 per cento i tassi su quelli in euro.

Se l’Akp vuole evitare un tracollo, deve cambiare. “Queste elezioni – continua la Giannotta – evidenziano che l’Akp ha bisogno di un rinnovamento”. Per la docente italiana, è quindi probabile che il premier attuale, Ahmet Davutoglu, venga sostituito e che possa anche rientrare in scena l’ex presidente moderato Abdullah Gul, gradito anche ai nazionalisti dell’Mhp. “Un asse Akp-Mhp sarebbe la via più percorribile – afferma la Giannotta – altrimenti sarebbe in meglio andare ad elezioni anticipate. Un’eventuale coalizione tra Akp e partito filocurdo invece non sarebbe verosimile. Il leader dell’Hdp, Selahattin Demirtas, ha già negato (ancora prima del voto) la possibilità di una coalizione con il partito di Erdogan e l’Akp probabilmente non scenderebbe ad un tale compromesso”.

Un governo di coalizione tra Akp e Mhp, in ogni caso, non favorirà il processo di pace con i curdi. Il partito nazionalista, infatti, non ha un buon rapporto con le minoranze etniche e l’Hdp, pur essendosi presentato come un partito di sinistra libertaria, “è ancora percepito come una formazione identitaria curda soprattutto daı settori nazional-conservatori”, aggiunge la Giannotta.

“Alla comunità internazionale – continua la docente italiana - Demirtas piace molto, ha rappresentato un’idea plurale di politica e ha trasformato l’Hdp in un partito nazionale, gay friendly e libertario. I nodi storici della Turchia però rimangono”. Il dato rassicurante è che i curdi siano stati “istituzionalizzati” ma come questo porti a una risoluzione “è tutto da vedere”. Insomma la lezione che si può trarre dal voto di ieri è che l’Akp deve rinnovarsi e “i cittadini turchi hanno dimostrato di essere in grado di cambiare idea e di essere favorevoli a un cammino democratico”.
 

 

Uno stand elettorale del Chp a Istanbul

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il leader del Movimento nazionalista, Devlet Bahceli

 

 

 

 

 

Il leader del partito filocurdo, Selahattin Demirtas

     
Ue: affluenza alle urne è "segno di forza per la democrazia turca"    
     
Ankara, 8 giu - (Agenzia Nova) - Le elezioni politiche di ieri in Turchia hanno visto un'affluenza alle urne dell'86 per cento, un “chiaro segno di forza della democrazia turca”: è quanto hanno affermato l'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue, Federica Mogherini, il commissario per la Politica di vicinato e i negoziati per l'allargamento, Johannes Hahn. “Il fatto che tutti i principali partiti politici abbiano ottenuto una rappresentanza nel nuovo parlamento è particolarmente importante”, hanno aggiunto i due leader Ue, che aspettano ora la valutazione delle elezioni da parte della missione Osce/Odihr.

Mogherini e Hahn auspicano ora che si arrivi alla “rapida formazione di un nuovo parlamento e un nuovo governo con cui lavorare a stretto contatto”. Il prossimo futuro “offre l'opportunità di rafforzare ulteriormente le relazioni tra l'Unione europea e la Turchia e di migliorare la cooperazione in tutti i campi, a vantaggio dei nostri cittadini”, hanno concluso l'Alto rappresentante e il commissario Ue.
   
     
Il partito filocurdo celebra i risultati del voto
     
Ankara, 8 giu - (Agenzia Nova) - Festeggiamenti e fuochi d’artificio, così la minoranza curda ha festeggiato il 12,9 per cento dei consensi ottenuto dal Partito democratico dei popoli (Hpd) alle elezioni politiche che si sono svolte ieri in Turchia . Si tratta del più importante risultato mai raggiunto dallo schieramento filocurdo. Nella città di Diyarbakir, la roccaforte curda situata nell’area sud orientale del paese, i festeggiamenti sono durati tutta la notte, con caroselli e fuochi d’artificio. Selahattin Demirtas, leader dell’Hdp, ha descritto il risultato delle elezioni politiche come “una magnifica vittoria”. Grazie a questo risultato lo schieramento filocurdo ha superato lo sbarramento del 10 per cento e dovrebbe poter contare su 79 deputati nella nuova legislatura, un numero di tutto rispetto che consentirebbe alla più importanza minoranza in Turchia – i curdi rappresentano circa il 20 per cento della popolazione – di ottenere una concreta rappresentanza in parlamento. Nella città di Diyarbakir, la roccaforte curda situata nell’area sud orientale del paese, i festeggiamenti sono durati tutta la notte, con caroselli e fuochi d’artificio.