Intervista a Dahlan
Libia, una soluzione per la crisi
 
Roma, 06 mag - (Agenzia Nova) - Sostenere un parlamento legittimo, costruire un esercito nazionale e inserire le varie componenti della società libica all'interno di questo esecutivo. Tutto questo può essere ottenuto solo con la realizzazione con un serio appoggio dei paesi interessati al futuro della Libia: Italia e Francia, per quanto riguarda l’Europa, Egitto, Emirati, Algeria e alcuni paesi del Golfo rispetto alla componente araba. È quanto dichiara in un'intervista esclusiva ad “Agenzia Nova”, Mohammed Dahlan, già ministro di Stato per la sicurezza interna e Consigliere per la sicurezza nazionale dell'Autorità nazionale palestinese (Anp), profondo conoscitore della situazione in Libia. Giunto in Italia per partecipare alla tavola rotonda che si terrà domani a Roma dal titolo "La Libia e il futuro della sicurezza nel Mediterraneo", organizzata dal Comitato atlantico italiano, Dahlan rivela la sua strategia per la conclusione della crisi in Libia, situazione che mette a rischio non solo i paesi dell’Africa settentrionale, ma anche l’Europa. 
 
“L’Unione Europa – afferma - deve essere cosciente che vi è un parlamento eletto e un esercito, entrambi sono deboli, certo, ma possono essere rafforzati”. Secondo l’ex leader di al Fatah, “è uno sbaglio pensare di poter creare un esercito partendo dalle milizie”, e l’Europa sta compiendo un grande errore trattando con tutti le fazioni libiche, senza fare distinzioni, mettendo sullo stesso piano il parlamento legittimo in esilio a Tobruk, l’esecutivo non eletto di Tripoli e milizie legate ad al Qaeda. Per Dahlam ciò dimostra che ad oggi non vi è alcuna visione strategica. 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

     
I ruolo di Egitto e Italia    
     
Il leader palestinese precisa che in Libia vi è un parlamento eletto a cui deve essere data l’autorità per costituire un esercito nazionale indipendente con la forza necessaria per spingere le milizie a consegnare le armi. Per dare il via a questa fase transitoria occorre l’intervento di un paese arabo che costruisca questo piano insieme all’Unione Europa. In questo quadro i paesi più accreditati sono l’Egitto e l’Italia, che insieme a Francia, Algeria e altri paesi, sono interessati ad avere una Libia stabile. 
 
Dahlan ricorda come oggi il paese sia diviso in modo geografico e tribale. Infatti le varie componenti hanno un proprio reddito, hanno dei paesi stranieri alleati, controllano spazi geografici e mirano a difendere ciascuno i propri interessi che spesso collidono. Tali tribù, circa 110, hanno riportato alla luce conflitti risalenti a mille anni fa e nessuno ha impedito questo corso. “In questo senso – spiega - è importante sfruttare la conoscenza dell’Egitto nello scenario libico” e ciò non solo in virtù della reazione legata all’esecuzione dei 21 cristiani copti da parte dello Stato islamico, dove l’Egitto ha agito soprattutto in modo simbolico, ma anche per la profonda consapevolezza delle dinamiche interne alla società libica. In merito Dahlan nota che “rispetto ai raid contro le città di Sirte e Derna per vendicare la morte dei cristiani uccisi, Il Cairo ha ricevuto profonde critiche, anche se molti nel mondo musulmano pensavano che questo fatto avrebbe scosso le coscienze dei paesi occidentali e delle Nazioni Unite”, ma ciò non è accaduto.
 
Per il leader dell’Anp, in Libia devono essere evitati gli stessi errori fatti in passato. “Ora – nota – serve una gestione della crisi, per questo l’Europa deve decidere quale futura Libia vuole vedere, ma l’Ue non ha ancora deciso”. Dahlan avverte inoltre sugli scenari drammatici in caso la situazione resti quella attuale che riguardano da vicino l’Italia, che oltre agli interessi strategici nel paese subisce le conseguenze immediate dei flussi migratori: “Forse solo quando i governi europei vedranno 1 milione di profughi provenienti dalla Libia a questo punto prenderanno una decisione. Infatti quella in corso è solo la prima ondata, la seconda sarà molto più forte e pericolosa, perché potrebbe vedere l’arrivo dei terroristi. Dalla mia conoscenza dei paesi arabi, prevedo questo stile di immigrazione, ovviamente spero che ciò non accada”. 
   
     
Il tempo è contro l'Europa    
     
Dahlan avverte però che il tempo è contro l’Europa e occorre agire in fretta, ma occorre farlo con la collaborazione di chi tale crisi la comprende. Infatti, nel paese le milizie si stanno radicando sul territorio e creando uno stato militare e sono proprio loro quelle che seguono e procurano le ondate di profughi nei in Italia e nel resto d’Europa. 
 
“Gli europei – sottolinea il leader palestinese - hanno contribuito all'umanità in tanti modi”, tuttavia in questo momento è necessario tentare una soluzione in Libia che tenga conto della situazione interna. Dahlan critica la strategia del rappresentante speciale del segretario delle Nazioni Unite, Bernardino Leon, che nel suo dialogo inter-libico ha riunito “tutte le componenti allo stesso tavolo, pensando ad un governo di unità nazionale”, invece di rafforzare il parlamento legittimo ed eletto da voto popolare ora in esilio a Tobruk. In questo senso Dahlan vede inoltre come controproducente “la decisione delle Nazioni Unite di mantenere l’embargo sulle armi ai rappresentanti legittimi del popolo libico che è recepita dalle milizie islamiste e jihadiste come un incoraggiamento a continuare le loro offensive”.
 
Secondo il leader palestinese “non vi sono soluzioni facili", ma occorre avere una strategia che riesca ad avvicinare entrambe le forze. Tuttavia per fare ciò l’Europa deve avere una posizione chiara, iniziando con l’individuare un parlamento, un governo e un esercito legittimo, distinguendoli dai gruppi armati”. Secondo il l’ex leader palestinese, “quando si parla di un esercito unico e di dissolvere tutte le milizie, occorre avere il coraggio di punire chi non accetta un futuro accordo”.
 
Per Dahlan “l’Europa sta creando confusione, perché non si può pensare che essa non sia in grado di avere una visione" e tale atteggiamento accendo il dubbio che vi sia una sorta di convenienza ad avere il caos in Libia”. L’ex leader dell’Anp fa però notare come “oggi il terrorismo sia cambiato ed abbia effetti non solo nella regione, ma a livello internazionale”. Ciò è dimostrato da alcuni esempi. Uno è quello dello Stato islamico dove le adesioni hanno superato frontiere, ideologie e anche le religioni, come avvenuto nei Balcani, dove alcuni cristiani hanno aderito al movimento. Il punto è dunque rafforzare le istituzioni legittime e costruire un esercito, interlocutori a cui affidare la missione di ricostruzione del paese.
 
“Nessuno sta chiedendo all'occidente di intervenire militarmente perché già in passato ne abbiamo visto i drammatici effetti”, ammette Dahlan. Tuttavia la soluzione non può di certo essere quella attuale dove diversi paesi europei e mediorientali appoggiano o tollerano le milizie per mero interesse. Un esempio è il ruolo di Qatar e Turchia sostenitori del governo di Tripoli e delle milizie legate ai Fratelli Musulmani, ma come nota il leader palestinese “a Misurata e in altre aree non vi sono solo gli estremisti islamici, e queste persone hanno avuto degli aiuti e degli appoggi ai loro affari economici da parte di Turchia e Qatar”. Infatti per Dahlan “l’ingresso nella questione libica di Ankara e Doha è anche frutto dell’inerzia europea e della mancanza di strategie chiare”.
 
Secondo il leader palestinese “quanto sta accadendo non sono solo errori dei libici, ma anche della Comunità internazionale”. Dahlan insiste però sui rischi per l'Europa e per l'intera regione: "Occorre che i paesi interessati si rendano conto di ciò che potrebbe essere la Libia fra cinque anni se continuerà questo caos, allora saranno costretti a un passo diverso”. “Mentre le crisi in Iraq e in Siria, restano di fatto confinate in questi paesi – precisa - per quanto riguarda la Libia la situazione non può fare altro che esplodere e influenzare i paesi di entrambe le sponde del Mediterraneo”. Dahlan conclude ricordando che i libici desiderano una soluzione alla crisi “e meritano di avere un paese ricco, perché può essere un ponte per la coesistenza fra l’Europa e l’Africa, la Libia deve essere il paese che dà stabilità non che crea instabilità”.