Intervista a Hyseni
L'amicizia con l'Italia
 
Roma, 26 feb - (Agenzia Nova) - Il Kosovo considera l’Italia come un paese “vicino e amico” e lo conferma il fatto che i Carabinieri di stanza nella missione Nato Kfor sono “ben conosciuti e rispettati da tutti”, ma Pristina non può continuare a essere "un buco nero nel cuore dell’Europa". E’ quanto dichiara ad “Agenzia Nova” il ministro dell’Interno kosovaro, Skender Hyseni, attualmente in visita a Roma dove questo pomeriggio incontrerà l’omologo Angelino Alfano. “Parleremo di diversi argomenti - precisa il ministro - a partire dalla necessità di stringere accordi di cooperazione nel settore della polizia. Parleremo anche della collaborazione nella lotta all’estremismo violento e al terrorismo, della questione dell’immigrazione, della liberalizzazione dei visti per il Kosovo e diverse altre questioni, compreso il riconoscimento di alcuni documenti per i kosovari che vivono in Italia”.
 
Hyseni definisce “eccellenti” le relazioni bilaterali con Roma. “L’Italia è uno dei nostri partner chiave nella comunità internazionale. Cooperiamo strettamente fin dalla conferenza di Rambouillet e non abbiamo dimenticato che il vostro paese ha appoggiato i bombardamenti della Nato contro le truppe serbe in Kosovo”. Il ministro sottolinea che l’Italia è stata fondamentale soprattutto nella fase di “costruzione” dello Stato kosovaro. “Dopo la guerra e durante il protettorato dell’Onu - afferma Hyseni - l’Italia ci ha aiutato a realizzare le nostre istituzioni. Sono orgoglioso del fatto che durante il mio mandato come primo ministro degli Esteri del Kosovo abbiamo instaurato le relazioni diplomatiche”.
 
L’Italia è ancora oggi uno dei maggiori contributori della missione Kfor, guidata dal generale italiano Francesco Paolo Figliuolo: “Di recente ho avuto modo di incontrare un gruppo di Carabinieri e posso dire che sono ben conosciuti e molto rispettati da tutti”. La forza militare a guida Nato schiera ad oggi circa 5.500 truppe e l’Italia da sola contribuisce con circa 600 unità. “L’Italia è un amico del Kosovo e il Kosovo è un amico dell’Italia. Vi consideriamo come un nostro vicino, anche se a dividerci ci sono l’Adriatico, il Montenegro e l’Albania. Sono certo che questa nostra proficua collaborazione proseguirà anche in futuro”, afferma Hyseni.
 
 

 

Il ministro Hyseni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

     
L'immigrazione clandestina    
     
Negli ultimi tre mesi è stato registrato un fortissimo aumento degli ingressi irregolari di cittadini kosovari nell’Unione europea. Secondo l’Agenzia Ue per il controllo delle frontiere esterne (Frontex), la maggior parte degli ingressi illegali “sono stati rilevati sulla rotta dei Balcani occidentali nel tentativo di entrare illegalmente in Ungheria dalla Serbia”. I kosovari entrano nel sud della Serbia muniti di “carta bianca”, documento provvisorio che consente di rimanere nel paese per una settimana. “L’immigrazione clandestina - spiega Hyseni - avviene in primo luogo per via delle condizioni economiche. Tuttavia, quest’ultima recente ondata migratoria è il risultato di un protocollo sulla libertà di movimento siglato lo scorso anno con la Serbia, per cui è possibile viaggiare senza passaporto e raggiungere il primo confine con lo spazio Schengen con l’Ungheria”.
 
Il ministro kosovaro accusa la Serbia di essere “indifferente” di fronte a questo problema: “Avrebbero potuto fermare questo flusso di migranti ma non lo hanno fatto, pur sapendo che è illegale”. Lo stessa accusa era stata lanciata anche dalla presidente kosovara Atiefete Jahjaga in occasione della sua visita a Roma lo scorso gennaio: “Le maggiori responsabilità - aveva detto la presidente ad ‘Agenzia Nova’ - ricadono sui paesi vicini che condividono i confini con paesi Ue e Schengen: mi riferisco alla Repubblica di Serbia. Su Youtube circolano video che mostrano la polizia serba prelevare cittadini del Kosovo, ma anche di altri paesi, e trasportali al confine con l’Ungheria. Il valico di Subotica (Serbia settentrionale, ndr) è stato trasformato in una sorta di hub regionale dell’immigrazione illegale”.
 
L’aumento dei richiedenti asilo provenienti dal Kosovo preoccupa anche Bruxelles, al punto che la questione sarà inclusa nel prossimo rapporto della Commissione europea sulla liberalizzazione dei visti. Il Kosovo è ad oggi l’unico paese dei Balcani occidentali a non beneficiare del regime di “visa-free” nello spazio Schengen. “Noi crediamo che la liberalizzazione dei visti debba avvenire a breve. Abbiamo soddisfatto più criteri di chiunque altro nella regione. Il Kosovo non può continuare a essere isolato dal resto dei Balcani occidentali e dell’Europa. Ritengo che questo sia profondamente ingiusto. I giovani kosovari sono i più pro-europei del continente. Paradossalmente, questi stessi giovani possono viaggiare liberalmente solo a Istanbul e verso oriente”, prosegue Hyseni. Il problema è che “questi stessi giovani possono continuare il loro viaggio verso Siria o Iraq”, sottolinea il ministro.
 
L'incontro tra Alfano e Hyseni
     
La lotta al terrorismo    
     
Più del 95 per cento degli 1,85 milioni di abitanti del Kosovo è di religione musulmana e oltre il 70 per cento della popolazione è di età inferiore ai 35 anni. Gli esperti di terrorismo ritengono che le difficili condizioni economiche, con un tasso di disoccupazione giovanile intorno al 50 per cento, favoriscano il reclutamento di giovani aspiranti jihadisti. “Il Kosovo - ribadisce Hyseni - è avanti rispetto agli altri paesi della regione per quanto riguarda la lotta ai combattenti stranieri e all’estremismo violento. Nel giro di un anno abbiamo arrestato oltre 150 persone coinvolte nel reclutamento di combattenti stranieri, inclusi diversi imam, e 70 di loro sono ancora sotto custodia con accuse legate al terrorismo: il fenomeno è sotto controllo”.
 
Il dicastero dell’Interno ha recentemente proposto una nuova legge che proibisce la partecipazione dei kosovari nelle guerre straniere. “Al momento - spiega Hyseni - la bozza è passata in prima lettura e la seconda lettura avverrà presto. C’è un consenso molto forte in Kosovo, dal punto di vista politico, sociale e inter-religioso, sulla necessità di combattere l’estremismo violento. La nostra è una società laica e tollerante e vogliamo che continui a essere così, perché questa è la nostra ricchezza. E’ vero che il 90 per cento dei kosovari sono musulmani, ma il 90 per cento di questo 90 cento non è praticante”. Secondo il Programma Onu per lo sviluppo (Undp), il livello di povertà è pari al 29,7 per cento, mentre il 10,2 per cento dei cittadini i vive in condizioni di povertà estrema. Il tasso di disoccupazione supera il 35,1 per cento, mentre fra i giovani arriva addirittura al 60,2 per cento.
 
In una recente intervista televisiva, il premier albanese Edi Rama ha auspicato “un piano europeo per i profughi” provenienti dalla Libia sulla falsa riga di quanto fatto per i kosovari nel 1999, perché “l'Italia non può essere lasciata sola di fronte ai flussi migratori provenienti dal Nord Africa”. Secondo Hyseni, tuttavia, le due questioni non possono essere paragonate: “In Libia è in corso una guerra civile tra lo stesso gruppo etnico. In Kosovo, dove il 90 per cento della popolazione è albanese, c’è stata un’aggressione da parte della Serbia, dove il 90 per cento della popolazione è serba. E’ profondamente differente. Capisco le difficoltà dell’Italia che deve fronteggiare questo grande flusso di rifugiati dalla Libia, ma non spetta a me dire all’Ue dire cosa fare”.
 

 

Le delegazioni dei due dicasteri

     
La Corte speciale e le Forze armate    
     
Secondo il Parlamento europeo, l’istituzione della Corte speciale per i crimini commessi dagli ex guerriglieri dell’Esercito di liberazione del Kosovo (Uck) “dovrebbe costituire una priorità” per le autorità del Kosovo. Al momento, tuttavia, questo tribunale non è ancora funzionante. “La Corte speciale non è stata ancora stabilita perché il parlamento del Kosovo deve adottare una legge specifica, che dovrebbe essere votata a breve. C’è un gruppo di lavoro speciale che sta preparando la bozza di legge. Ovviamente c’è un dibattito pubblico in Kosovo su chi è a favore e chi è contro questo tribunale. Noi siamo del parare che sia necessario smentire tutte le accuse e appurare la verità per il bene del nostro stesso paese”, afferma Hyseni.
 
Spazio, infine, al progetto per la trasformazione delle Forze di sicurezza kosovare (forza di protezione civile con armamento leggero) in un corpo militare di 8.000 unità (5.000 effettivi e 3.000 riservisti). Questo passaggio è considerato fondamentale per l’adesione del Kosovo al Partenariato per la Pace, l’anticamera dell’ingresso nella Nato, ma è fortemente osteggiato alla Serbia. “Siamo nella fase finale di questa trasformazione. Credo che avverrà prima di giugno. Avremo una bozza di legge su questo argomento prima della sessione estiva del parlamento”, conclude Hyseni.
   
     
I monito ai serbi    
     
Il governo kosovaro sta operando al momento senza la partecipazione della comunità serba. Secondo il vicepremier kosovaro Branimir Stojanovic, una decisione in merito alla partecipazione nelle istituzioni kosovare sarà presa dopo le consultazioni con il capo del governo di Belgrado, Aleksandar Vucic. “Spero che i serbi rientreranno nel governo molto presto - commenta il ministro Hyseni - forse la prossima settimana o quella successiva. Sfortunatamente sono totalmente dipendenti dalle istruzioni che ricevono da Belgrado, e questo non è molto intelligente. Fanno parte del Kosovo e sono i benvenuti nel nostro governo, dove sono trattati molto bene, ma non hanno ragione di ricevere direttive da Belgrado. Noi, da parte nostra, non intendiamo sottoporli a pressioni: spetta a loro decidere quando torneranno e io sono certo che lo faranno”.
 
Nel frattempo il deputato serbo Momir Stojanovic, raggiunto ieri da un “avviso rosso” emesso dall’Interpol per presunti crimini contro civili albanesi durante il conflitto del 1999, ha affermato che il provvedimento nei suoi confronti è una “reazione” alla Corte speciale supportata dall’Ue per giudicare gli ex membri dell’Uck. Ma per Hyseni queste dichiarazioni non hanno alcun fondamento. “Tutti i crimini – afferma il ministro kosovaro - dovrebbero essere perseguiti a prescindere dagli autori e dal luogo dove sono stati commessi. Spero che anche la Serbia riconosca la necessità di incriminare tutti i suoi ex soldati e membri dei gruppi paramilitari che si sono macchiati di crimini orribili in Kosovo. Non dobbiamo dimenticare che in Kosovo oltre 12 mila persone sono morte in appena sei mesi”.