La Jahjaga a Roma
L'udienza con Papa Francesco
 
Roma, 22 gen - (Agenzia Nova) - Il riconoscimento dell’indipendenza di Pristina da parte del Vaticano avrebbe un grande valore simbolico per la popolazione kosovara, che non ha mai dimenticato il sostegno della Santa sede durante la guerra, ma anche per la soggettività internazionale del giovane paese balcanico. Lo afferma la presidente del Kosovo, Atifete Jahjaga, in un’intervista esclusiva concessa a “Nova”al termine della sua visita a Roma e a Città del Vaticano, dove ieri mattina è stata ricevuta in udienza privata da Papa Francesco. “E’ stato un incontro meraviglioso - afferma la presidente - ed è stato un grande onore per me e per tutta la popolazione del Kosovo. Ho avuto l’opportunità di informare Sua Santità di tutti i progressi raggiunti in Kosovo negli ultimi 15 anni, dopo la fine della terribile guerra che ha lasciato devastanti conseguenze per il nostro popolo e per il nostro paese ”. Il conflitto armato del 1998-99 ha causato la morte di almeno 13 mila civili, l’esodo di oltre 740 mila kosovari e danni per decine di miliardi di dollari.
 
“Abbiamo parlato - continua il capo dello stato kosovaro - della prospettiva del nostro paese e del resto della regione. Ho informato Sua Santità che il Kosovo in questi ultimi 15 anni è stato un grande contributore della pace e della stabilità nella regione, e un grande promotore delle relazioni di buon vicinato”. Il parlamento di Pristina ha proclamato l’indipendenza dalla Serbia nel febbraio del 2008, ma Belgrado continua a considerare il Kosovo come la sua provincia meridionale. I rappresentanti dei due paesi hanno siglato nell’aprile del 2013 un accordo in 15 punti per la “normalizzazione dei rapporti”. Dalla fine del conflitto degli anni Novanta, il Kosovo settentrionale non è mai stato sotto il controllo del governo di Pristina grazie ai finanziamenti garantiti dalla Serbia. L’accordo di Bruxelles sta portando ora alla graduale integrazione delle strutture serbe nelle istituzioni kosovare.
 
“Il riconoscimento da parte del Vaticano - prosegue la presidente Jahjaga - avrebbe un grande valore, perché la Santa sede è stata sempre vicina al popolo del Kosovo e ai nostri cittadini, soprattutto nei tempi duri della guerra e del processo verso la libertà e l’indipendenza: il nostro popolo conserva questo ricordo nel cuore”. Il capo dello Stato kosovaro sottolinea inoltre che il riconoscimento della Santa sede “contribuirebbe a rafforzare la nostra soggettività internazionale”. L’indipendenza kosovara è stata riconosciuta finora da 108 stati membri delle Nazioni Unite e da 23 stati membri dell’Ue su 28. “Sono stata felice di informare il Papa - conclude la presidente - della più lunga tradizione e di uno dei valori più forti del mio paese: la libertà e la tolleranza interreligiosa, che riguarda tutti i cittadini il Kosovo e le tre maggiori religioni (musulmana, cattolica e ortodossa)”.
 
La Chiesa cattolica in Kosovo conta circa 65 mila battezzati, pari al 3 per cento della popolazione. Esiste un'unica diocesi, di rito romano, gestita dall'amministrazione apostolica di Prizren, costituita da 23 parrocchie. Da tempo il Kosovo sta cercando di ottenere il riconoscimento dell’indipendenza da parte del Vaticano. Più del 95 per cento degli 1,85 milioni di abitanti del Kosovo è di religione musulmana e oltre il 60 per cento della popolazione è di età inferiore ai 35 anni. Pristina ha dichiarato la sua indipendenza da Belgrado nel febbraio del 1998.
 

Papa Francesco riceve la presidente Atifete Jahjaga

 

     
I colloqui di Montecitorio
     
Roma, 21 gen - (Agenzia Nova) - Italia e Kosovo potrebbero siglare presto un memorandum di collaborazione parlamentare. E’ quanto emerge dall’incontro tenuto questo pomeriggio a Montecitorio tra la presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, e il capo dello stato kosovaro, Atifete Jahjaga, in visita ufficiale in Italia. La titolare di Montecitorio si è congratulata per i rapidi progressi compiuti dal Kosovo dopo la fine della guerra e per il raggiungimento della piena sovranità, ricordando di aver lavorato nel territorio kosovaro come funzionario dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) nel 1998-99: “Da allora grandi e positivi cambiamenti sono intervenuti ed il merito va in buona parte a personalità come la presidente Jahjaga, che godono di una grande autorevolezza nazionale e internazionale”, ha affermato Blondrini, secondo un comunicato della presidenza di Montecitorio.
 
La presidente Jahjaga, da parte sua, ha ringraziato l’Italia per il continuo sostegno offerto al consolidamento istituzionale e democratico del suo paese, ricordando che attualmente ai vertici delle due più importanti missioni internazionali operanti nel paese, Kfor ed Eulex (rispettivamente la forza militare a guida Nato e la missione europea per rafforzare lo stato di diritto), siedono due italiani, il generale Francesco Figliuolo e l’ambasciatore Gabriele Meucci. Grazie a queste iniziative è in corso un intervento di stabilizzazione che va a favore non solo del Kosovo, ma dell’intera regione balcanica. “Auspico che l’Italia sostenga il Kosovo - ha dichiarato - per una rapida conclusione dell’Accordo di stabilizzazione e associazione con l’Unione europea e nel superamento della questione dei visti di ingresso tuttora richiesti ai suoi cittadini. La progressiva integrazione nell’Unione europea è del resto l’unica prospettiva possibile per l’orientamento internazionale del Kosovo".
 
La presidente Boldrini, riferisce il comunicato di Montecitorio, ha assicurato il massimo sostegno alla politica di integrazione europea perseguita dal Kosovo: “Ho fiducia che la nostra collaborazione potrà estendersi anche ad altri settori, come quello parlamentare: la cooperazione fra le assemblee costituisce un canale quanto mai efficace per intensificare i contatti”. Accogliendo con grande apprezzamento questa proposta, la presidente Jahjaga ha auspicato che si possa giungere presto all’approvazione di un memorandum di collaborazione. I contatti potrebbero essere intensificati anche fra le parlamentari dei due paesi, sulla scia della positiva esperienza del gruppo costituitosi all’interno del parlamento del Kosovo. Infine, prima di congedarsi, la presidente Jahjaga ha formulato l’invito a visitare il Kosovo, che la presidente Boldrini ha accolto con grande favore.
 
Classe 1975, la Jahjaga è stata la prima donna a salire ai vertici di un paese balcanico ed è la più giovane presidente dell’ultima repubblica nata in Europa (febbraio 2008); è originaria di Giocavizza (Gjakova in albanese, Djakovica in serbo), sede di un aeroporto militare costruito nel 1999 dopo la guerra e gestito tuttora dall'Aeronautica militare italiana. L’interscambio commerciale tra Italia e Kosovo è stato di 97,2 milioni di euro nel periodo gennaio-settembre 2014 secondo i dati dell’Ice (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane), in leggero calo rispetto alla media di circa 150 milioni di euro all’anno. Gli italiani esportano per lo più prodotti alimentari (12,5 milioni di euro nei primi nove mesi dell’anno) ed importano soprattutto prodotti di metallurgia (37,5 milioni).
 

 

La presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini

 

     
Il Tribunale per i crimini di guerra
     
Pristina, 22 gen - (Agenzia Nova) - Il Kosovo ha avviato tutti i passi necessari per creare il Tribunale speciale incaricato di indagare sui presunti crimini commessi dall’Esercito di liberazione del Kosovo durante e dopo il conflitto del 1998-99. Lo afferma oggi la presidente del Kosovo, Atifete Jahjaga, in un’intervista esclusiva concessa a “Nova”al termine della sua visita a Roma e a Città del Vaticano. “La crisi politica che abbiamo avuto da giugno a dicembre - spiega la Jahjaga - non ha influenzato la creazione della Corte speciale. Nell’aprile scorso, durante la legislatura passata, il parlamento ha votato con i due terzi dei voti la legge sulla creazione del Tribunale. Il Kosovo ha soddisfatto le richieste della comunità internazionale e rispetteremo tutte le scadenze”. La Corte avrà doppia sede, una in Kosovo e l’altra nei Paesi bassi, dove si svolgeranno le audizioni dei testimoni e i procedimenti considerati più sensibili.
 
“La scorsa settimana - ricorda la presidente Jahjaga - abbiamo stabilito il team tecnico per coordinare tutte le istituzioni coinvolte, dal governo al parlamento fino alla presidenza, per sviluppare le leggi e gli emendamenti alla costituzione necessari”. Nella prima riunione del team tecnico congiunto è stata sottolineata la necessità che vi sia consenso generale sulla formazione del Tribunale speciale” Per emendare la Carte fondamentale kosovara serve infatti una doppia la maggioranza qualificata, due terzi del totale e dei deputati delle minoranze. La coalizione di governo può contare su un totale di 87 seggi su 120. “Ogni passo necessario sarà coordinato in collaborazione con i partner e la comunità internazionale. Rispetteremo tutte le scadenze”, assicura infine il capo dello Stato. Le prime udienze del Tribunale dovrebbero tenersi entro la prima metà del 2015.
 
Nel mese di dicembre il Servizio diplomatico europeo (Sde) aveva reso noto che lo statunitense David Schwendiman prenderà il posto del connazionale John Clint Williamson come procuratore capo della task force creata dall’Ue nel 2011 per fare piena luce sulle accuse riguardanti i crimini di guerra commessi in Kosovo. Schwendiman, secondo l'Sde, “ha una vasta esperienza nel trattare le questioni legali e politiche sia nei procedimenti penali internazionali che nazionali”. La decisione di nominare lo statunitense “rappresenta un forte segnale dell’impegno nel portare a termine le indagini”, aveva affermato il Servizio diplomatico.
 
La task force è stata creata nel settembre 2011 per indagare sulle accuse contenute nel rapporto dell’ex magistrato svizzero Dick Marty, approvato pochi mesi prima dall’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa. Nel luglio 2014, Williamson aveva presentato i risultati di tre anni d’indagine della task force, affermando che i mesi che seguirono il ritiro delle forze jugoslave dopo l’intervento della Nato in Kosovo nel 1999 furono caratterizzati da crimini orrendi. Alcuni vertici dell’Esercito di liberazione kosovaro si resero responsabili di omicidi, rapimenti, detenzioni illegali in Kosovo e Albania, violenze sessuali, trattamenti inumani e distruzione di chiese e altri luoghi sacri.
 
L’indagine ha coinvolto “centinaia di testimoni” e ha richiesto l’esame di “migliaia di pagine di documenti” redatti da organizzazioni e individui che si trovavano in Kosovo alla fine degli anni novanta. Williamson aveva spiegato che soltanto all’inizio del 2015, quando ci si aspetta la creazione di una Corte speciale, la task force potrà formulare precisi capi d’imputazione. Sino alla creazione di tale Corte e alla nomina dei giudici, le prove raccolte dall’indagine della task force Ue non saranno rese di dominio pubblico.
 

 

Miliziani dell'Esercito di liberazione del Kosovo (Uck)

 
     
La trilatrale Italia-Serbia-Albania    
     
Roma, 22 gen - (Agenzia Nova) - Il Kosovo “apprezza” l’iniziativa del primo ministro italiano Matteo Renzi di organizzare a Roma un vertice trilaterale tra Albania, Serbia e Italia, e auspica che simili incontri possano svolgersi in futuro “anche con altri paesi dei Balcani occidentali”. Lo afferma la presidente del Kosovo, Atifete Jahjaga, in un’intervista esclusiva concessa a “Nova” al termine della sua visita a Roma e presso la Santa sede. Il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Paolo Gentiloni, incontrerà domani a Villa Madama i ministri degli Esteri albanese Ditmir Bushati e serbo Ivica Dacic. L’incontro è stato organizzato su iniziativa dell’Italia, annunciata dal premier Renzi nel corso della recente visita in Albania.“Questi incontri contribuiscono sicuramente a rafforzare le relazioni bilaterali, ma anche multilaterali. Perché non espandere questa iniziativa anche ad altri paesi balcanici? Noi siamo un paese molto piccolo, abbiamo molti problemi e difficoltà che altri stati balcanici membri dell’Unione europea possono aiutarci a risolvere”, spiega la Jahjaga.  

 

     
L'emigrazione clanendista    
     
La presidenza kosovara ha recentemente coordinato una riunione con le istituzioni competenti sul processo di liberalizzazione dei visti per i cittadini del Kosovo e la prevenzione dell’emigrazione clandestina. “Se guardiamo le statistiche della migrazione clandestina in Kosovo - spiega il capo dello Stato - non ci sono differenze sostanziali tra 2011, 2012, 2013, 2014. Nonostante questo noi, noi come istituzioni, insieme alla comunità internazionale stiamo prendendo tutti i passi necessari per prevenire questo tipo di fenomeno. Non dobbiamo dimenticare che il Kosovo è l’unico paese nella regione che non beneficia della liberalizzazione dei visti. Credo fermamente che la liberalizzazione certamente ridurrà le motivazioni che spingono la popolazione ad abbandona illegalmente il paese”.
 
L’Italia, da parte sua, sostiene gli sforzi delle autorità kosovare per fermare l’emigrazione illegale, un fenomeno in crescita che sta “danneggiando gravemente” il giovane paese balcanico. Lo ha detto a “Nova” l’ambasciatore italiano a Pristina, Andreas Ferrarese, lo scorso 14 gennaio. “Noi abbiamo contribuito a maturare questa percezione delle istituzioni kosovare. L’Italia ha premuto moltissimo sul governo di Pristina affinché ponesse in cima alla sua agenda lo sviluppo economico. Questo non solo per ragioni di natura materiale, ma per gettare le basi per arginare l’emigrazione illegale, un fenomeno che danneggia gravemente il Kosovo e che lo priva delle sue migliore energie”, ha spiegato il diplomatico. Oltre il 70 per cento degli 1,85 milioni dei cittadini kosovari ha meno di 35 anni. “I giovani - ha sottolineato l’ambasciatore - faticano a vedere una speranza per il loro futuro in questo paese”.
 
La Jahjaga ha sottolineato che il Kosovo sta “facendo di tutto” per contrastare il fenomeno. “Quindici anni fa abbiamo ereditato un paese con infrastrutture distrutte e un’economia completamente devastata. Stiamo cercando di rafforzare lo sviluppo economico e la crescita attraverso investimenti stranieri e di affrontare il problema del social welfare alla radice”. L’emigrazione clandestina, secondo la presidente, non è solo colpa del Kosovo, anzi: “Le maggiori responsabilità ricadono sui paesi vicini che condividono i confini con paesi Ue e Schengen: mi riferisco alla Repubblica di Serbia. Su Youtube circolano video che mostrano la polizia serba prelevare cittadini del Kosovo, ma anche di altri paesi, e trasportali al confine con l’Ungheria. Il valico di Subotica è stato trasformato in una sorta di hub regionale dell’immigrazione illegale. Dobbiamo rafforzare la cooperazione regionale. Non possiamo politicizzare tutto, perche alla fine stiamo parlando della sicurezza dei nostri cittadini e della loro libertà di movimento”.
   
     
Le miniere contese con la Serbia    
     
La presidente, infine, interviene sulla disputa in corso tra Pristina e Belgrado per la proprietà delle miniere di Trepca, situate nel Kosovo settentrionale. “Il complesso minierario di Trepca è di proprietà pubblica del Kosovo. La questione può essere affrontata solo ed esclusivamente in accordo con la costituzione e la legislazione del Kosovo. Non c’è alcuna discussione su questo”, afferma il capo dello stato kosovaro. Le autorità di Belgrado, invece, stanno cercando di portare la questione fra gli argomenti del prossimo incontro del dialogo Kosovo-Serbia previsto a Bruxelles il prossimo 9 febbraio. Nel complesso minerario si estraggono diversi metalli fra cui oro, argento, piombo, zinco e cadmio. La struttura estrattiva fu creata negli anni Venti del secolo scorso e nel suo periodo migliore occupava 25 mila persone. Oggi le miniere impiegano circa 3.300 dipendenti di etnia sia serba che albanese. Lo status legale però è ancora incerto.  

 

Le miniere di Trepca